I cattivi pastori/Atto II

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
../Atto I

../Atto III IncludiIntestazione 3 luglio 2011 50% Da definire

Octave Mirbeau - I cattivi pastori (1897)
Traduzione dal francese di Luigi Fabbri (1911)
Atto II
Atto I Atto III


(Uno studio per pittura messo con gran lusso. Gran porta in fondo, aperta a due battenti, che dà sul vestibolo ricco e rischiarato da una larga finestra che si disegna, in prospettiva sul rettangolo della porta. Si scorge nel vestibolo la balaustrata di uno scalone monumentale, tutta dorata, statue, tappezzerie antiche ai muri, e quadri in parte tagliati dalle linee quadrate della porta. Nello studio, gran finestrone, a sinistra. A destra una porta, dissimulata da una portiera di seta ricamata. Cavalletti con suvvi delle tele. Sgabelli coperti di panno su cui sono delle statuette. Sui muri bianchi, tappezzerie, stoffe preziose, studii.)


SCENA PRIMA.


La madre CATHIARD, una cameriera.


(La madre Cathiard è nello studio, aspettando Genoveffa. Essa guarda tutto, mobili, tappeti, gingilli, con sguardi ove si intrecciano sentimenti di ammirazione e di odio. La cameriera ostensibilmente la sorveglia, mostrandosi occupata nell'ordinare qualche gingillo e disporre qualche fiore nei vasi. Non si parlano... Quando la cameriera la guarda, la madre Cathiard fa delle mosse insolenti di sdegno, che non si prende affatto la cura di dissimulare. Gioco di scena). Cameriera - (sentendo alcuni passi per le scale.) Ecco madamigella!... (Entra Genoveffa, la cameriera esce.)


SCENA SECONDA.


GENOVEFFA, la MADRE CATHIARD.


Genoveffa - Sono in ritardo... (la madre Cathiard s'inchina rispettosamente. Guardando l'orologio) Due ore!... È una cosa seria!... (alla madre Cathiard) Ma noi ci rifaremo del tempo perduto, non è vero? (Dispone la tela, e prepara la sua tavolozza.)

La madre Cathiard - (Ha ripreso una fisionomia rispettosa, in cui rimane sempre, però, un po' di odio.) Ma sicuro che ce ne rifaremo, signorina!

Genoveffa - Abbigliatevi come ieri... Presto... presto... L'occorrente è là!... (le indica un involto sul divano.) La madre Cathiard - Sì, signorina... (Un domestico entra, recando un vassoio carico di bicchieri e di bibite; lo posa su di un tavolino e se ne va.)

Genoveffa (mentre la madre Cathiard apre l'involto e s'accomoda.) Ebbene!... Abbiamo lo sciopero, questa volta!... Ma proprio così!

La madre Cathiard - (con gli occhi bassi.) Non lo so, signorina.

Genoveffa - Come, non lo sapete?

La madre Cathiard - Oh!... io non mi occupo mai di queste cose!... no, mai!

Genoveffa - Non potete ignorare però che in questo momento v'è una riunione di operai alla sala del ballo Fagnier... e che tra un'ora, forse... avranno votato lo sciopero!

La madre Cathiard - Può darsi!... può darsi!... ma io non ne so nulla... E come volete che lo sappia, io?

Genoveffa - Ma via!... Avrete bene sentito parlarne da gli uni o dagli altri... Hanno fatto molto chiasso, ieri sera!... E i manifesti rossi!... e i proclami!... tutti questi orrori!

La madre Cathiard - Ah, sì... mi pare d'averne sentito parlare... Ma, capirete, buona signorina, alla mia età!... tutto quello che entra per un orecchio, esce per l'altro!...

Genoveffa - Insomma, non volete dirmi nulla?

La madre Cathiard - Bontà del cielo!... Ma credete che vengano a raccontarli a me, i loro affari... Ah! sì!... se volete, posso dirvi quanto credo.... Io credo si tratti di una cosa da ridere... e che non vi sarà sciopero, come non v'è nulla ora nel concavo della mia mano... Dopo la risposta di vostro padre ai delegati... rifletteranno... pensatelo!

Genoveffa - E faranno molto bene... Mio padre è stanco di aver pazienza... Ha fatto quello che ha potuto... ed anche di più... Se essi insistono, egli li stritolerà!...

La madre Cathiard - Sì!... Sicuro!...

Genoveffa - E vostro figlio?

La madre Cathiard - Mio figlio?

Genoveffa - Sì, vostro figlio!... Non mi direte che non sapete nulla di vostro figlio!?...

La madre Cathiard - (un po' confusa) È giovane... è debole... non ha giudizio... si lascia trascinare ora da uno, ed ora da un altro... Ma, in fondo, è fermo, non dubitate!... È buono!... Oh! per questo poi...

Genoveffa - Pare, invece, che sia dei più arrabbiati!...

La madre Cathiard - Lui! Gesù mio!... Chi vi ha detto questo, signorina, è un famoso bugiardo, senza dubbio, salvo il vostro rispetto... e che mi vuol fare del male... Bisognerebbe che lo sentiste quando parla di voi, di vostro padre... Ah! vi è molto affezionato, credetelo,... molto affezionato!...

Genoveffa - Tanto meglio!... Capirete che non potrei continuare a tenervi con me, se vostro figlio fosse nostro nemico!... Io, che sono così buona con tutti!...

La madre Cathiard - Questo è vero!... Ma sono tutte storie quelle che vi raccontano!... tutte storie!...

Genoveffa - E Maddalena .... E Thieux?.... Non è una vergogna?

La madre Cathiard - (con voce senza espressione) Oh! per questo...!

Genoveffa - Persone che abbiamo colmato di benefizi!... Lo sapete, voi?...

La madre Cathiard - (collo stesso tono) Ha!...

Genoveffa - E chi è questo Giovanni Roule, che dirige tutto questo movimento?...

La madre Cathiard - Non lo so... Come volete che lo sappia?...

Genoveffa - Un malvagio!... Un bandito!... un assassino!... L'ho veduto a casa di Thieux, la sera della morte di Clemenza!.. Ah! come mi ha guardata!... Con che occhi!

La madre Cathiard - Ecco!.... Vedete!... (la madre Cathiard ha finito di abbigliarsi) Signorina Genoveffa, sono pronta.

Genoveffa - Orsù.... lavoriamo... Val meglio che dir parole inutili... Ma, infine, che cosa vogliono mai? Vorrei sapere che cosa pretendono costoro.

La madre Cathiard - (alzando le spalle) Già!.. Che cosa vogliono essi?... (in questo momento entra Roberto).


SCENA TERZA


ROBERTO, GENOVEFFA, la MADRE CATHIARD.


Genoveffa - (annoiata) Ah! sei tu?

Roberto - (alla madre Cathiard, che s'inchina) Buon giorno, madre Cathiard!... (a Genoveffa) Ti disturbo?

Genoveffa - No... Ma perchè non sei restato coi nostri amici?

Roberto - Non mi andava...

Genoveffa - Tu vieni per chiacchierare, e questo mi distoglie dal lavoro... (Roberto si avvicina alla tela... Genoveffa la rivolta verso il cavalletto) Ah!... tu vuoi?... No... no!.. non voglio, io….. Ti befferesti di me, ancora... (alla madre Cathiard) Ebbene?... E il paniere di aranci?... (la madre Cathiard fa un gesto significante che se ne era dimenticata, e va a cercarlo in uno stanzino in fondo alla stanza.)

Roberto - Cara mia Genoveffa... i tuoi amici mi irritano... mi fanno male!... Credeva di non poter neppure aspettar la fine della colazione.... E se, or ora, non fossi fuggito dalla sala del bigliardo, dove bevono il caffè, parlando di donne, dell'immortalità dell'anima, del socialismo, del papa, di caccia e di cavalli... credo che sarei scoppiato!... Qui succedono cose terribili... ed ecco di che cosa essi si preoccupano!... Ma come può vivere mio padre presso imbecilli così sinistri?...

Genoveffa - A te, a prima vista, tutti sembrano bestie!... Ma sai che prima di andarsene passeranno di qui?...

Roberto - Ah! ma qui parleranno di arte... poichè pretendono aver delle idee anche sull'arte!... Ma non saranno più odiosi, saranno semplicemente comici!... E la loro comicità mi conforta... mi rende più fiero di me stesso. (la madre Cathiard ritorna col paniere di aranci.)

Genoveffa - Ebbene... prendi un libro… leggi… e sta zitto!... (alla madre Cathiard) A noi due, ora!... (Roberto siede sopra un divano... Genoveffa siede avanti al cavalletto che mette a posto... A Roberto) Ebbene, leggi?

Roberto - (metà serio, metà beffardo) Leggo nel tuo animo!...

Genoveffa - Come sei snervante!... (silenzio. La madre Cathiard prende la posa. Genoveffa paragona il modello con la tela, con leggeri movimenti di testa) Non è uguale... Il capo un po' più a sinistra, più piegato... ancora... Ah! bene... benissimo!.. Non vi movete... (si alza, le accomoda qualche piega della veste, e guarda l'effetto... Facendo il gesto di dipingere). È bella!... che espressione!.... Che disegno!... Che... (finisce con un gesto la frase. Poi si mette a dipingere... Silenzio.) Oh! queste sfumature di vecchio avorio!.. quel viso incavato... quella magrezza estrema!.. È davvero esaltante!.. (silenzio, dopo qualche secondo Genoveffa aggrotta le ciglia, appoggia la tavolozza sulle ginocchia, e diviene sempre più attenta e grave.) Ma no, non è così!.. Non so che cosa ci sia, oggi... Non ritrovo più l'espressione... Madre Cathiard, voi non avete più l'espressione... Avete una cera dura e cattiva, oggi... (gioco di fisonomia della madre Cathiard.) Ma no... ma no... non è così... Non avete più tutto il sentimento..! Prendete un aspetto triste,... molto triste!... Non dovete essere sinistra... dovete esser triste, soltanto molto triste!... Ricordatevi quanto vi ho detto... Fate come se foste molto disgraziata... ed aveste molta miseria ed affanni... Fingete di piangere!... (la fisonomia della madre Cathiard prende una espressione sinistra. Ella dirige su Genoveffa sguardi come di lupa. Roberto che ha tenuto dietro a tutta questa scena si alza) Vediamo... non mi capite? (con una certa impazienza) Come se piangeste!!... Non è difficile!... (l'intensità dello sguardo della vecchia, e la sua fissità, divengono così fastidiosi che Genoveffa tutto ad un tratto ne freme, si alza, ed indietreggia.) Ma perchè mi guardate così?... Non mi avete mai guardata a questo modo!... Siete forse malata?...

Roberto - (intervenendo, severo) - Genoveffa!...

Genoveffa - (irritata) Che cosa vuoi, tu?

Roberto - Oggi sei troppo nervosa... non sei in vena di lavorare... Madre Cathiard, voi potete pure tornare a casa... (la madre Cathiard guarda Genoveffa e Roberto con aria ebete; ora) Sarà meglio... (la madre Cathiard si alza, e si leva gli ornamenti con cui posava).

Genoveffa - Perchè dici questo?... Ma perchè fai ciò?...

Roberto - (imperioso) Te ne prego! Non mi obbligare a far di più!

Genoveffa - (deponendo tavolozza e pennelli, e pagando la madre Cathiard) Ritornerete domani, dunque?

Roberto - (vivamente) Non deve tornar più!

Genoveffa - (impaziente e infastidita) Ma... perchè?

Roberto - (tagliandole la parola) Zitta!

Genoveffa - Sei pazzo?... Che ti piglia adesso? Roberto!... Ah! Roberto!... anche tu hai uno sguardo cattivo!

La madre Cathiard - (ha finito di togliersi di dosso gli ornamenti, ed è pronta ad andarsene) Signorina... signor Roberto... scusatemi!...

Roberto - Andate, ora, madre Cathiard... E non portate con voi da questa casa odio soverchio!... (la madre Cathiard esce lentamente, pesantemente con aria di non capire. Genoveffa ha suonato. Una cameriera si presenta e riconduce via la madre Cathiard, che, prima di sparire, mostra ancora il suo profilo duro, sul fondo luminoso del finestrone del vestibolo.)


SCENA QUARTA.


ROBERTO, GENOVEFFA.


Genoveffa - (adirata, asciugandosi qualche lacrimuccia) Umiliarmi così!.... dinanzi a quella vecchia mendicante!... Ah!...

Roberto - Genoveffa!

Genoveffa - Vattene... non mi parlare... Ti detesto!...

Roberto - Genoveffa!

Genoveffa - Non me la sarei mai aspettata da te!... (singhiozza) Sei diventato matto del tutto?... È odioso!... odioso!... Che cosa adesso penserà di me colei?... Che cosa andrà mai dicendo?...

Roberto - Non piangere... Quando verranno qui coloro non debbono vederti, colle lacrime!... Ascoltami... Se tu fossi una grande artista, e ti fosse possibile il dare all'umanità un capolavoro... di sofferenza e di pietà... ciò che fai sarebbe bene!... Ma al solo scopo di rompere per un istante l'ozio della vita con una distrazione o una vanità... scherzare così col dolore e la miseria della povera gente... Ti dico che è male... che è una cosa indegna di un'anima nobile!

Genoveffa - (piccata) Non ho la pretenzione di essere una grande artista,... Ma pure, la mia medaglia... al Salone... l'anno scorso... ciò vuol dire anche qualche cosa, mi sembra...

Roberto - Povera ragazza mia!

Genoveffa - Tu mi snervi... mi snervi... Insomma, non t'ho pregato io di venir qui... Sono nel mio studio infine.... Perchè sei venuto?

Roberto - (dolcemente) Vorrei farti capire... Genoveffa, ricordati di nostra madre, donna ammirabile, le cui virtù han preservato, per così lungo tempo questa casa dalla catastrofe che oggi la minaccia...

Genoveffa - Ebbene?

Roberto - Ebbene, ella ti aveva legato un gran dovere, e la più bella, la più dolce missione che sia dato ad una donna di compiere... il porre un freno agli eccessi della forza, l'intercedere in favore dei deboli... l'educare l'ignoranza... Questo dovere, che io non ti chiedo di portare – come nostra madre che era una santa – al più completo oblio di se stesso..., come l'hai tu compiuto?...

Genoveffa - E tu, che hai abbandonata la casa... e tu, la cui vita da rinnegato è il dolore più forte per nostro padre?... Ti conviene, veramente, parlar di dovere!...

Roberto - (serio) Io cerco di farlo, il mio dovere, a seconda delle mie forze, fuori di qui, ove nulla posso... Ma tu, è qui che devi compierlo!...

Genoveffa - Faccio quello che posso!.... Sono buona con tutti... a tutti regalo... E tutti in cambio mi detestano!... Roberto - Ma non è soltanto del danaro che bisogna saper regalare, mia povera Genoveffa... bensì la coscienza... la speranza.. l'amore!...

Genoveffa - Di', allora, che sono una cattiva ragazza!...

Roberto - No, tu non sei cattiva... ma non sai amare... Nostra madre lo sapeva, essa... Ed il suo grande esempio è sparito di qui!... (Roberto le prende le mani, e la tira a se). Ah! se potessi trasfondere in te un po' del mio pensiero!... (Genoveffa si piega un po', si raddolcisce) un po' dell'anima di nostra madre.

Genoveffa - Mi annoio, qui... e tutta questa gente mi fa paura!... Essi sono cattivi!

Roberto - Sei tu che stai troppo lontano da loro!... Non vi sono cuori cattivi... soltanto vi sono cuori troppo discosti gli uni dagli altri... e che non si comprendono... attraverso la distanza, ecco la sciagura!... (voci per la scalinata) I tuoi amici!... Asciugati gli occhi, sorridi... (l'abbraccia) Non essere triste...

Genoveffa - Come vuoi che non sia triste, quando parli tu?... Mi dici sempre cose che non capisco... Roberto - Perchè l'anima tua non è là dove è la mia... Noi due non sentiamo il dolore dallo stesso lato... Genoveffa - (ripetendo, e sforzandosi a capire) Il dolore dallo stesso lato!... (entrano Capron, Duhormel, De la Troude.)


SCENA QUINTA.


Gli STESSI, CAPRON, DUHORMEL, DE LA TROUDE.


Duhormel - E noi che credevamo sorprendervi in pieno lavoro, signorina!

Capron - In piena ispirazione!

Genoveffa - Non era in vena questa mane... ho congedato la modella (Roberto è andato alla finestra grande in fondo ove simula di guardare il paesaggio).

De la Troude - (esamina sul muro gli studi) Sempre rivoluzionaria, mia cara Genoveffa!... Impressionista anche, se l'oso dire!.. Del bianco.... del rosa... dell'azzurro!... Che cos'è questo? (indicando una tela) Un molino?...

Genoveffa - Oh! signor De la Troude !... Vedete bene che è una vecchia che raccatta legna!

De la Troude - Toh ! ma guarda!... (si inforca le lenti, e guarda più attentamente) È vero!... Ebbene, a prima vista, questa vecchia, l'aveva presa per un molino!... Del resto, con la nuova scuola ci s'inganna sempre!... Il mare, le vecchie che raccolgon legna, i molini, i giardini, le mandre di pecore, il cielo in tempesta.... è sempre la stessa cosa!... Scusate la mia franchezza, cara fanciulla... ma, lo sapete, in pittura, come in politica, come in tutto.... io sono un vecchio baccellone... sto per la tradizione, io!... Bello, del resto... pieno di luce... di talento!.. (esamina altri studi) Curioso molto!....

Capron - Non l'ascoltate.... Egli si diverte a contradirvi... Eppoi, il nostro la Troude è ciò che i pittori usano chiamare un filistin!

De la Troude - E me ne vanto.

Capron - E se ne vanta!...

Genoveffa - (a Duhormel) Gradite un po' di birra signor Duhormel?...

Duhormel - Volentieri signorina... (Genoveffa versa la birra) Grazie.

Genoveffa - Perchè mio padre non è venuto qui con voi?...

Duhormel - Hargand sta parlando con Maigret... Sarà qui fra qualche minuto, credo!

Genoveffa - Si sono avute notizie della riunione?

Duhormel - Senza dubbio Maigret ne deve aver portate... Lo sapremo a momenti.

Genoveffa - Ne sono impaziente... ho paura!

Duhormel - Ciò viene male a proposito, infatti... Dovrò rimandare ad altro tempo la grande caccia che volevo offrirvi.

Genoveffa - Anche voi ne temete molto, non è vero?

Duhormel - Molto, no... Non credo che ci sia da allarmarsi troppo.... Ma è certo che la ragione sta per esser messa sottosopra per qualche giorno...

Genoveffa - Mio padre, lui, la vede molto brutta...

Duhormel - Hargand è pessimista... Immagina spesso cose impossibili... Il movimento è più che altro superficiale... Capron - (che ha lasciato De la Troude) Ma perchè dovrà esservi uno sciopero qui, dove non ve ne sono stati mai?... Vorrei che qualcuno me lo dicesse!...

Duhormel - Evidentemente!...

De la Troude - (sedendosi vicino a Genoveffa) Evidentemente!...

Capron - Eppoi, ammettiamo.. Che cos'è mai uno sciopero?... se innanzi tutto in principio si usasse molta energia, e non si cedesse in nulla!... Che potrebbero questi disgraziati contro l'enorme potenza industriale e finanziaria di Hargand? Ma avrà, egli, l'energia necessaria?...

Genoveffa - (vivamente) Ne dubitate?...

Capron - No, madamigella... mi sono espresso male... Io non dubito dell'energia di vostro padre... che, al contrario, è un uomo molto risoluto e bravissimo... Ci ha dato venti volte la prova di una resistenza ammirabile... sì, ma infine c'è anche un po' di colpa sua in ciò che succede oggi.

Genoveffa - Come sarebbe?

Capron - È un sognatore!... Crede al miglioramento delle classi inferiori!... (leva le braccia al cielo) alla moralizzazione dell'operaio!... Che errore!...

Genoveffa - Generoso, in ogni modo!

Capron - No! signorina, non vi sono errori generosi... vi sono degli errori, ecco tutto!... Vedete, egli ha lasciato invadere la ferriera di troppe novità... ha lasciato svilupparglisi contro i sindacati, le associazioni di ogni sorta, che sono la morte del lavoro, l'indebolimento dell'autorità padronale... il germe della rivoluzione!... Quando si danno venti soldi di benessere o di libertà ad un operaio... egli ne pretende subito dopo per venti lire!... È regola!

Duhormel - Questo dipende...!

Capron - Dipende da che cosa?... No... no!... Lasciategli la briglia sul collo... ed egli si adira... si lancia... non sa più dove va... e tutto spezza!... Da gran tempo l'ho osservato (affermando in aria dottrinale)... Il proletario è un animale ineducabile... inorganizzabile!... Non lo si trattiene che a condizione di fargli sentire, duramente, il morso alla bocca, e la frusta alle reni... Ho già detto tutto questo ad Hargand, tempo addietro... Colla sua mania di emancipazione, i suoi forni, i suoi macelli cooperativi... le sue scuole professionali, le casse di soccorso e di risparmio... le società di previdenza... tutta questa blague socialista – sì, socialista – con la quale invece di fortificare il potere, si rischia di diminuirlo e perderlo... rende difficile, dannosa la situazione anche a noialtri, obbligati ad imitarlo... Deve accorgersi, oggi, che avevo ragione!... (dietro un movimento di Genoveffa) Notate, signorina, che, per questa volta, non credo allo sciopero!.. Come Duhormel, sono convinto che è un movimento fittizio... senza alcuna base seria... per cui sarà facile arrestarlo. Ma vorrei che ciò fosse, pel nostro amico, un avvertimento, una lezione... che comprendesse alfine, che non vi sono altri mezzi per guidare questi bruti, che quello consistente a reprimere senza scrupoli... a metterli fra l'uscio e il muro, com'essi dicono. Ma sul serio, senza debolezze... senza pietà!...

De la Troude - Per l'idea, in tesi generale, avete ragione, caro Capron... benchè, forse, non abbiate detto tutto... Ma qui, la situazione è speciale.. Grazie a Dio! le idee moderne non sono ancora molto penetrate nel paese. Gli arruffapopoli non han fatto breccia... che pochissimo, almeno, sullo spirito dei nostri bravi lavoratori!...

Capron - I nostri bravi lavoratori!... Eh!... Eh!... lo credete sul serio? De la Troude - Perfettamente...

Capron - E questo Giovanni Roule, che, in pochi giorni, ha saputo trascinare cinquemila operai, che, fino ad oggi, avevan resistito a tutti gl'incitamenti, a tutte le istigazioni a la rivolta?

De la Troude - Un fabbricatore di castelli in aria!... un parolaio!... Non avete detto, che neppur voi ci credete, alla serietà di questo movimento?

Capron - Senza dubbio!... senza dubbio!... Ma intanto Hargand teme l'ascendente di quest'uomo... Pretende che abbia dell'eloquenza... dell'attrattiva.... uno spirito di propaganda e di sacrificio... un gran coraggio!... Ce n'è anche di troppo, siatene sicuro mio caro La Troude, per avvelenare, in poco tempo, tutto un paese...

De la Troude - Ma via!:.. Queste sono qualità esclusivamente aristocratiche e borghesi. Non potrebbero animare il pensiero di un semplice operaio.

Genoveffa - Non sono niente affatto sicura, come voi... Conosco questo Giovanni Roule... è terribile!

De la Troude - No, cara Genoveffa, avete torto di spaventarvi... In fondo gli uomini non sono nulla, poichè è possibile schiacciarli... Le idee sole sono terribili!... Ebbene, dal punto di vista delle idee, la situazione qui, lo ripeto, è buonissima.. Vediamo!... di che si lagnano gli operai?... di che cosa potrebbero lagnarsi?... Sono contenti sempre...

Capron - Troppo contenti!... È questo che rimprovero loro...

De la Troude - Essi hanno tutto... buoni salari... buoni alloggi... buone assicurazioni... e dei sindacati.... cosa che, da parte mia, d'accordo con voi, caro Capron, trovo eccessiva...

Capron - Dite... scandalosa!... mostruosa!..., (si anima) Come?... Degli operai,... dei semplici operai.... gente senza istruzione... senza moralità…. senza responsabilità nella vita… e che non hanno un soldo... e che mangiano, o meglio, bevono tutto quanto guadagnano... man mano che guadagnano, avranno il diritto di unirsi in sindacati, come noi padroni... di difendersi come noi, e contro di noi?... Ma piuttosto che ammettere in loro un diritto così esorbitante, così antisociale... amerei meglio bruciare le mie officine... sì, bruciarle con queste mani!... (dietro un movimento di Roberto) .... Ah, capisco.... voi pretendete...

Roberto - (freddo) Io, signore?... Non pretendo nulla... vi ascolto... continuate dunque!...

Capron - Sì, sì, sì!... pretendete che le idee cambiano, che son cambiate... che cambieranno, un giorno?... Non è questo?...

Roberto - (molto vago) Se volete!...

Capron - Ebbene, questo per me è indifferente!... ciò che voglio constatare è, che gli interessi non cambiano... sono immutabili, mi capite?.... Ora, l'interesse esige che io mi arricchisca in tutte le maniere, e più che posso... Non devo saper altro!... Mi arricchisco, ecco il fatto!... In quanto agli operai?... ricevono il loro salario, non è vero?... Che ci lascino dunque tranquilli!... Ah! voi non penserete neppure, credo, aparagonare un economista e produttore come me, con lo stupido operaio che non sa nulla, che ignora perfino il nome di Giambattista Say, e di Leroy-Beaulieu! L'operaio, mio giovane amico, è il campo vivente che io lavoro e scavo fino a che non trovo il duro!... (animandosi) che sollevo a grosse zolle umane, per seminarvi il grano di ricchezze che raccoglierò, e riporrò nei miei scrigni... In quanto poi alla liberazione sociale... all'eguaglianza.... a – come la chiamate voi? – la solidarietà?... mio Dio! non ci vedo nessun inconveniente che si stabiliscano nell'altro mondo!... Ma in questo... alto là!... Gendarmi... ancora gendarmi... sempre gendarmi!... Ecco, come risolvo io la questione sociale!...

Duhormel - Vi spingete un po' troppo, voi, Capron... ed io non sono invece così esclusivo... Ma pure, non posso negare che, in quanto avete detto, ci sieno molte verità.

Capron - Per bacco!... non sono mica parole campate in aria. Io non son poeta, nè sognatore... sono un economista... un pensatore... e, non ve ne dimenticate, un repubblicano... un vero repubblicano!.... Non è lo spirito del passato che parla in me... è lo spirito moderno... E come repubblicano, mi vedete sempre pronto a difendere le sublimi conquiste dell'89, contro gli appetiti insaziabili dei poveri!...

Duhormel - È certo che non si può cambiar nulla di quanto esiste... In una società democratica ben costruita, abbisognano ricchi e poveri... è evidente!... Che ne sarebbe dei ricchi, se non ci fossero i poveri?... E i poveri, che cosa farebbero, se non ci fossero i ricchi?

Capron - È chiaro….. Ci vogliono i poveri per far capire e sentire ai ricchi il prezzo delle proprie ricchezze... come ci vogliono i ricchi per dare ai poveri l'esempio di tutte le virtù sociali!...

Duhormel - Ammirabilmente riassunto!...

De la Troude - Ecco una frase che dovrebbe servire di epigrafe a tutte le nostre istituzioni.

Duhormel - Ed è così giusta, che voglio farvi una confessione... (movimenti d'attenzione) Ecco... voi sapete che sono cacciatore!... Ora, quando ero povero – (a Genoveffa) poichè sono stato povero, signorina... (bonario) e vedete che non se ne muore – quando ero povero, non potevo ammettere che ci fossero caccie riservate... e, sinceramente, m'indignavo, perchè non si accorda a tutti il diritto di cacciare, almeno, nei terreni dello Stato… Appena divenuto ricco, ho cambiato opinione, tutto ad un tratto...

Capron - Per bacco!... avete aperto gli occhi... avete vista la luce...

Duhormel - Immediatamente ho compreso la utilità economica delle grandi caccie, dove si vede la gente che vi è dedicata spendere trecentomila lire all'anno, per nutrire dei fagiani.

Capron - «L'utilità economica delle grandi caccie», ecco la parola!...

Duhormel - Perchè infine.... la mano sulla coscienza.... è forse un povero – un bracconiere per esempio – capace di spendere trecentomila franchi, per nutrire, in una caccia, dei fagiani?

Capron (a Roberto) - Rispondete a questo giovanotto!...

Duhormel - E questi trecentomila franchi... dove vanno a finire? In mano di tutti.... della massa!

Capron - Ammirate come la società è materna.... anche con un bracconiere.

Duhormel - Beninteso!.... ognuno ne profitta...

Capron - È inconfutabile!... Economicamente scientificamente inconfutabile!... Tutta la questione è là!...

Duhormel - Ed il mio esempio vi prova anche un'altra cosa, che per tutti è cosa facile il divenir ricchi... con l'ordine, l'economia.... ed il rispetto alle leggi...

Capron - Ebbene! Andate un po' a predicar loro queste sane dottrine!... Vi tratteranno da sfruttatore, e vi urleranno la Carmagnole sul viso.... (fa qualche passo furioso, battendo i piedi, con le mani incrociate dietro il dorso. Poi ad un tratto facendo il gesto di prendere per la gola qualcuno) Prenderli pel collo... prenderli pel collo.... non v'è altro mezzo!... (a Roberto che si è avvicinato al gruppo) Sì!... sì, ridete, alzate le spalle!.... voi siete giovane... credete a tutte quelle corbellerie.... ma vi ravvederete!....

Duhormel - Siamo stati tutti come lui... siamo stati tutti come voi, Roberto. È la vita! L'esperienza della vita si incarica però di rettificare le nostre idee e guarirci dalle nostre illusioni... Ah, la vita!... non è sempre piacevole.... sopratutto per noi....

De la Troude - Abbiamo anche noi tormenti, disinganni, sofferenze, affari, gravose obbligazioni di cui i poveri non ne hanno neppure sentore.... Sono liberi i poveri.... Fanno ciò che vogliono.... Non hanno da pensare che a sè stessi... mentre noi... (sospira) Ma ciò che è insopportabile nella nostra situazione, è che non possiamo diventar poveri, anche se lo vogliamo!.... Così, vedete, mia cara Genoveffa... io ho sempre sognato un bel sogno... Vorrei avere un campicello, con una piccola casa, una piccola vacca.... un cavalluccio.... e duemila franchi... non un soldo di più!.. duemila franchi... che guadagnerei coltivando il mio campicello... Esser povero!.... che gioia!.... come sarebbe delizioso!... che idillio squisito e virgiliano!... Non aver più responsabilità sociali.... non più dilatazione di stomaco.... non più nevrastenia.... non più gotta!... poichè i poveri ignorano la gotta, fortunati! – Ebbene, io, neppur per sogno posso essere questo povero felice, candido e sano! Genoveffa - Chi ve l'impedisce?

De la Troude - Ma, cara ragazza, ho troppe case, castelli, foreste, caccie, amici e domestici.... Sono legato a questo carro: la ricchezza!... (sospirando) Bisogna pure che mi adatti a trascinarlo!... (Capron e Duhormel approvano, sospirando anch'essi, e levando le braccia al cielo).

Genoveffa - (alzandosi e andando verso la porta) E mio padre che ancora non viene!... Sono veramente inquieta!.... De la Troude - (a Duhormel e Capron) Lo vedete.... ella è inquieta?.... I poveri sono mai inquieti, essi?... (si alza) E dire che c'invidiano!... (camminando vede Roberto che è ritornato ad appoggiarsi alla finestra) Perchè restate in un angolo, Roberto? Perchè non dite nulla?

Roberto - (durante tutta questa scena ha dato continui segni di stanchezza) E che potrei dirvi?.... Voi siete gli eterni sordi!... Non sentite nè la preghiera, nè la minaccia!.... Meno pietosi, ma più ferocemente orgogliosi ed aspri, somigliate agl'uomini di cento anni or sono!... Quando la Rivoluzione incombeva su essi... e già erano ghermiti dai suoi artigli, e passava loro sul viso un soffio di sangue.... dicevano come voi: «Ma no, non è niente! Andrà sempre, come sempre è andata! L'ora del povero non verrà mai.» Eppure era venuta.... col coltello in mano!

Capron - Ma che cosa dite mai?... La Rivoluzione?.... l'abbiamo fatta noi!

Roberto - L'avete fatta voi!.... ma oggi, vostro malgrado, essa vi trascina!... (si ode un confuso mormorio, clamori ancora lontani, canti. Roberto apre la finestra, e, con la mano in direzione dei rumori) Sentite qualche cosa?.... (tutti sporgono il capo verso la finestra).

Capron - Che cos'è?...

Roberto - È la povertà che s'avvicina ... (silenzio nella stanza. I rumori si avvicinano. I canti si precisano. Tutti e tre ascoltano col collo sempre più teso, immobili, pallidissimi). È la miseria che viene!... La miseria che voi negate, signor De la Troude... La miseria che voi coltivate, che sollevate in forma di grosse zolle rosse, signor Capron (i gridi di «viva lo sciopero» si distinguono sempre meglio). La sentite ora?.. Viene qui oggi.... domani sarà da voi.... domani sarà in ogni luogo!... (fra il sordo rumore, lo scalpiccio d'una folla in cammino, si sente distinto il ritmo della «Carmagnole»). Credo infatti, signor Duhormel che la vostra caccia sia un po' compromessa.... (chiude la finestra) Ed ora, è finito?.... Non parlate più?.... E il vostro ardore di combattimento.... il vostro eroismo?... È già scomparso?... Che!... È bastato che qualche povero cantasse per la strada... perchè voi subito ve ne stiate là... silenziosi.... e pallidi di terrore!...

Capron - Di terrore?.... Ma che cosa dite!... Voi!.... Io!.... Ah! per esempio…. (il rumore, i clamori aumentano. Mostrando il pugno alla finestra) Miserabili!...

De la Troude - (dominando la propria paura) Ma lasciate andare!... Sono ebbri!

Roberto - Ebbri? Può essere.... Ma di che? Lo sapete?

Capron - Ah! mi fate imbestialire, alla fine, voi! Perchè state qui oggi?.... Perchè siete qui?.... È chiaro, adesso!.... Ah! ah! son vostri amici coloro!... e voi siete venuto.... per bacco!

Roberto - Signore calmatevi!...

Duhormel - Ma via!.... ma via!.... Non è una cosa seria!.... Non posso ammettere che sia seria!.... Scherzano!...

Genoveffa - (ansiosa, cogli occhi sempre verso la porta). E mio padre!... Mio padre che ancora non si vede!

Capron - Hanno chiusi i cancelli del castello?

Genoveffa - (atterrita, suona e va nel vestibolo e si china sulla balaustra dello scalone) Giuseppe!.... Adele!.... Battista!.... (si china ancora più) Chiudete i cancelli.... fate chiudere i cancelli.... (agitata e tremante rientra nello studio, ove Roberto cerca di calmarla) Dio mio!.... Dio mio!...

Capron - Purchè ci sia possibile ritornare a casa!... (Hargand compare) Ah! finalmente, ecco Hargand!...

Genoveffa - Mio padre!.... mio padre!.... (tutti attorniano Hargand).


SCENA SESTA.


GLI STESSI, HARGAND.


Capron - Ebbene?

Hargand - (guardando attonito gli amici e quasi con disprezzo) Rassicuratevi mio caro Capron.... i cancelli sono tutti chiusi...

Capron - Sì, ma la strada?....

Hargand - La strada è libera dalla parte del parco.... Ho dato ordine di attaccare i vostri cavalli.... Potrete rientrare in casa senza timore... Non sarete costretti che a fare un giro.

Capron - Partiamo, allora! (i clamori niente affatto cessati, giungono più violenti. Si ode distintamente: «Abbasso Hargand» Viva lo sciopero!)

De la Troude - Partiamo!... partiamo!.... Non l'avrei mai creduto.... E il mio cappello!... Dov'è il mio cappello? (cerca invano il suo cappello). È abominevole!... Perchè infine.... lo sciopero qui!.... Dove andremo a finire?.... il mio cappello!...

Hargand - (gli porge il cappello visibilissimo sopra un mobile). Non vi agitate così, La Troude.... Eccolo!... E andate!...

Capron - (solenne prendendo le mani di Hargand). Mio caro Hargand.... ormai avete esauriti tutti i mezzi di conciliazione.... li avete satollati.... Per questi banditi vi siete spogliato.... avete dato loro fin la vostra camicia.... Che vogliono ancora?... Ah! no, Non dovete esitare.... tocca ora ai fucili di parlare.... Energia, amico! ... e soldati subito!.... i soldati, i soldati! ... Pensate che non difendete soltanto voi e i vostri opifici.... ma anche noi.... diavolo!... la libertà del lavoro... la società!...

Duhormel - Non la cedete d'un passo!... Dovranno presto capitolare!...

Capron - Ah! se li aveste messi colle spalle al muro!...Ve l'aveva detto io!....

De la Troude - Il liberalismo mi ha disgustato!.... Energia ci vuole!...

Hargand - (importunato) Sì, sì.... contate su me!... A rivederci... Andate!

Capron - Siete sicuro che la via è sgombra?

Hargand - Ma sì!... Partite!...

Capron - E soldati! immediatamente!...

Duhormel - Un esempio.... un esempio terribile!...

De la Troude - Contiamo su voi!...

Hargand - Sì... sì... (addii... essi partono tutti e tre.... ironico guardandoli uscire). Ah! poveri diavoli!.... E sono questi i miei alleati!


SCENA SETTIMA.


HARGAND, ROBERTO, GENOVEFFA.


(Al di fuori, grida, clamori, canti, con flusso e riflusso come il mare. Hargand, un po' pallido, ma calmissimo si è seduto in una poltrona, attorniato da Genoveffa tremante, e da Roberto tristemente pensoso).


Hargand - Dammi un po' d'acqua, Genoveffa. (Genoveffa versa in un bicchiere dell'acqua che Hargand beve avidamente). Grazie figlia mia!.... (breve silenzio). E tu Roberto?

Roberto - Padre mio!...

Hargand - Il tuo posto non è più qui.... Non voglio obbligarti a scegliere fra i tuoi sentimenti... le tue idee... e me!...

Roberto - Padre mio!...

Hargand - Partirai questa sera!...

Roberto - Veniva per chiedervelo, padre….. (esitante, e timido). Ma prima che io parta permettetemi...

Hargand - (interrompendolo). Non una parola, te ne prego!... Non ti rimprovero nulla.... non t'accuso di nulla!... (In mezzo al chiasso si sente distinto il grido di: «Viva Roberto Hargand! Viva lo sciopero!» Roberto stupefatto vuol protestare. Hargand lo ferma con un gesto. Silenzio penoso. Infine col cuore visibilmente stretto, la voce un po' alterata, Hargand riprende) Non t'accuso di nulla!... Ma non aumentare con inutili parole.... la distanza dolorosa che questo.... avvenimento pone, oggi, tra noi due!....

Roberto - Padre mio!... padre mio!...

Hargand - (nobilmente) Tra noi due, figlio mio, non deve esservi ormai che.... del silenzio! (si alza).

Roberto - (commosso, gettandosi nelle braccia di suo padre). Io vi amo.... vi rispetto!... Ho fede nella vostra pietà.... nella vostra giustizia..... (in questo momento una pietra, lanciata dal di fuori, passando per la finestra, rompendo un vetro, viene a rotolare ai piedi di Hargand. Genoveffa atterrita getta un grido).

Hargand - (raccogliendo la pietra) La giustizia! (posa la pietra sur un mobile. Cala il sipario).

FINE DEL SECONDO ATTO

.