I naufragatori dell'Oregon/2. I naufragatori

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2. I naufragatori

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1. Il colpo di sperone del Wangenep 3. L'Oregon


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2.

I NAUFRAGATORI


– Chi siete?

– John O'Paddy.

– L'uomo che ho mandato a cercare?

– Sì, sir Wan-Baer.

– Sapete cosa desidero?

– Un uomo risoluto che non indietreggi dinanzi ad un delitto.

– E credete voi di esser tale?

L'uomo che si chiamava O'Paddy ebbe un sorriso strano, poi alzò le spalle e disse con voce amara:

– Un tempo ero un onest'uomo, ma ora... maledizione sul giuoco e sul mare!...


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– Se non erro, voi siete un uomo che ha solcato gli oceani.

– E per lunghi anni, signore.

– Un tempo eravate un capitano od un ufficiale di marina.

– È vero.

– E poi vi hanno degradato.

– Sì, per una nave che ho tagliata per metà senza cercare di soccorrere i naufraghi che affondavano. Ah!... Cosa importava a me di quegli sconosciuti?... Che colpa avevo io, se il loro vascello si era lasciato urtare dal mio?

– Ma si dice che vi abbiano degradato per ben altre cose; dei falsi nei carichi, una assicurazione sulla vostra nave che poi, dicesi, mandaste a picco per guadagnare un milione alla Società d'assicurazione e...

– Morte di Giove!... Basta!... – tuonò l'uomo di mare, diventando pallido. – Che importa a voi tutto ciò?

– Anzi m'importa molto, signor O'Paddy.

– Per quale motivo?

– Per accertarmi che voi siete un uomo senza scrupoli.

Un sorriso più amaro del primo contrasse le labbra di O'Paddy.

– Al fatto, signore – disse poi.

– Una domanda innanzi a tutto.

– Parlate.

– Potreste procurarvi un compagno della vostra specie?

– Un altro uomo che non tema né gli uomini, né il diavolo?

– Sì.

– L'ho.

– Chi è?

– Un marinaio, che poi...

– Continuate...

– Eh!... Lasciate andare!... – esclamò Paddy con impazienza.

– No, bisogna che sappia tutto.

– È un ex-pirata malese, un antico schiumatore del mare.

– Un europeo?

– No, un malese. Al fatto, ora.

– Vorreste guadagnare centomila risdalleri?...

– Fulmini di Giove!... A me un milione di lire?... Volete scherzare, signor Wan-Baer?... Allora vi dirò che avete scelto male, poiché io sono un uomo...

– Non ischerzo, perciò vi prego di sedervi e di calmarvi. [p. 15 modifica]

– Ma un milione di lire!... Mille lampi!... Una fortuna che non guadagnerei in cinquant'anni di navigazione!

– Temete che non lo possegga?...

– Lo so, signor Wan-Baer, che voi siete uno dei più ricchi proprietari ed armatori di tutte le Filippine, ma... bisognerà ben lavorare per guadagnare quel milione.

– Bah!... Non molto.

– Cosa devo fare?

– Che fretta.

– Fulmini!... Si tratta d'un milione.

– Un'altra domanda prima.

– Parlate.

– Potreste voi raccozzare un equipaggio di...

– Vi ho compreso. Voi vorreste che io cercassi un equipaggio di furfanti.

– E di furfanti decisi a tutto.

Un sorriso misterioso sfiorò le labbra dell'uomo di mare.

– Se invece di trovarci a Manilla, noi fossimo in qualche porto di Mindanao, si potrebbe in meno di un'ora radunare un centinaio di certi bricconi...

– Di pirati, vorreste dire.

– Sì – disse O'Paddy, mentre una nube gli offuscava la fronte. – Maledizione!... E dire che avrei potuto fare una fortuna!...

– Ah!... Ah!... Vi rincrescerebbe di non aver fatto il pirata?...

– O di non aver continuato, signor Wan-Baer!... Sarei diventato ricco a milioni e forse più di voi, ma... a quarant'anni si può ancora fare qualche cosa.

– Ritorniamo al nostro affare, signor O'Paddy.

– Sia pure.

– Dunque voi potreste raccozzare un equipaggio di sette od otto uomini decisi a tutto.

– Li troverò.

– Quando?

– Avete fretta?...

– Bisogna che prima di domani sera voi vi mettiate in mare.

– Ma se non ho alcuna nave io!...

– Ve ne darò una.

– A me?...

– A voi. [p. 16 modifica]

– Una buona nave?

– No, una carcassa.

L'uomo di mare lo guardò con sorpresa.

– E perché una carcassa? – chiese poi.

– Basterà, per potervi recare allo stretto di Macassar.

– Ma...

– Volete che mandi a picco una delle mie migliori navi?

– Mandarla a picco!... Fulmini!... Che specie d'incarico mi affidate?... Orsù, spiegatevi, per mille corna di cervo!...

– Voi andrete, colla mia nave, ad incrociare nello stretto di Macassar e la manderete a sfasciarsi contro uno steamer che dovrà passare per di là.

– Si tratta di mandare a picco uno steamer?

– Sì, con un buon colpo di sperone. Sareste capace di farlo?...

– Ma il motivo?...

– Vi chiedo ora se sareste capace di speronare, durante una buia notte, uno steamer e di colarlo a picco.

– Sì – rispose O'Paddy, dopo qualche istante di silenzio. – Ditemi il nome di quello steamer.

– L'Oregon.

– Il postale che fa il servizio fra Manilla e Batavia?

– Sì, signor O'Paddy.

– Vediamo signore: oggi è il 17 agosto.

– E l'Oregon entrerà fra qualche mezz'ora e lascerà questo porto la mattina del 18.

– Il 20, salvo casi imprevisti, giungerà sulle coste di Celebes e consegnerà la posta a Tantoli e la notte del 21 lo speronerò all'entrata dello stretto di Macassar. Va bene, signor Wan-Baer?

– Vedo che siete un uomo risoluto e valente.

– È tutto questo che voi desiderate da me?

– No, signor O'Paddy. Io vi darò cinquantamila risdalleri se colerete a fondo l'Oregon ed altri cinquantamila se in quel naufragio farete sparire dei documenti che mi dànno fastidio – disse freddamente il signor Wan-Baer.

– Ah!... Vi sono delle carte, che volete far sparire?...

– Sì... e anche delle persone, ma di questo parleremo poi.

– E se nel naufragio quei documenti non andassero a picco? [p. 17 modifica]Pagina:Salgari - I naufragatori dell'Oregon.djvu/21 [p. 18 modifica] [p. 19 modifica]

– Li ruberete alle persone che li tengono od almeno cercherete ogni mezzo per farle seppellire in fondo al mare.

– Vi preme che quei documenti non possano più servire a quelle persone?

– Sì.

– E si potrebbe sapere che documenti sono?

– Sono carte che riguardano un testamento.

– Di chi?...

– Che v'importa, O'Paddy? Occupatevi a guadagnare il vostro milione e null'altro.

– Ma se quei documenti non potessi averli nelle mie mani?

Un cupo lampo balenò negli occhi del signor Wan-Baer.

– Avreste paura a commettere un delitto?... – chiese poi, con voce sorda.

Una profonda ruga si disegnò sulla fronte dell'uomo di mare. Stette zitto alcuni minuti guardando fisso fisso l'armatore, poi disse, crollando il capo:

– Bah!... Un milione vale bene un delitto.

Wan-Baer provò un fremito a quelle parole, poi disse:

– No... non voglio che si uccidano, ma... voi potreste internarle nel Borneo o nelle Celebes... farle schiave... che so io?... Ci penserete voi.

– A voi basta che quelle persone non vi diano fastidi: il mio compagno ha degli amici al Borneo e gli schiavi bianchi hanno del valore laggiù.

– Quanto vi occorre?... – disse Wan-Baer, che pareva avesse fretta di cambiare discorso.

– Non ho il becco d'un quattrino: il giuoco mi ha divorato tutto – disse O'Paddy, con rabbia concentrata.

L'armatore aprì un cassetto e gettò sul tavolo un fascio di banconote.

– Eccovi diecimila risdalleri – disse.

– Sta bene... grazie, ma... chi sono queste due persone che vi possono creare degli impicci? Bisogna che io le veda.

In quell'istante un colpo di cannone rimbombò al di fuori, dalla parte della baia.

– Sapete cosa significa questo sparo, signor O'Paddy? – chiese l'armatore, alzandosi. [p. 20 modifica]

– Lo chiedete ad un marinaio?... È l'Oregon che sta per salire il fiume.

– E che mi conduce le due persone che voi dovrete derubare e far sparire. Volete seguirmi al porto?

– Vorreste presentarmele?...

– No, sarebbe pericoloso. Ve le farò vedere, poi voi andrete ad arruolare i vostri furfanti.

– Andiamo, signor Wan-Baer. Fulmini di Giove!... Ecco una bella giornata!... Quale disgrazia che sia giunta così tardi!... La fortuna mi doveva questa rivincita!...

L'armatore e l'uomo di mare lasciarono la stanza, attraversarono parecchi salotti ammobigliati sontuosamente, poi una lunga fila di magazzini dove erano accumulate, alla rinfusa, casse, botti ed una quantità enorme di colli d'ogni specie e uscirono su di una larga via, fiancheggiata da un fiume e da un grande numero d'abitazioni di stile cinese.

Quel fiume era il Passig, il quale divide Manilla, la capitale del vasto arcipelago delle isole Filippine, in due città distinte, quella spagnola e quella indigeno-cinese; quelle case erano il sobborgo di Bidondo, il popoloso quartiere dei cinesi, dei commercianti e degli armatori.

Il signor Wan-Baer e O'Paddy si diedero il braccio e si diressero, discorrendo tranquillamente, come le più oneste persone del mondo, verso il grandioso ponte che unisce il sobborgo alla città spagnola, passando sopra il Passig.

Uno sguardo, innanzi tutto, a questi due uomini. Il signor Wan-Baer, un olandese, come lo dice il nome, era un uomo sulla cinquantina, tozzo di forme, con una faccia larga e rosea, con due occhi piccoli, d'un azzurro cupo, ma con certi riflessi verdastri come quegli degli animali notturni. La sua bocca era eternamente aperta ad un sorriso che pareva bonario ed in tutto l'insieme sembrava un pacifico discendente di quegli abitanti del paese delle dighe.

Sbarcato a Manilla giovanissimo, in breve aveva saputo guadagnarsi una fortuna considerevole. Abile speculatore, freddo calcolatore, astuto negoziante, a trent'anni già possedeva vasti magazzini e piantagioni considerevoli ed a quaranta una diecina di velieri coi quali trafficava coi porti della Cina.

Il suo degno compagno, un irlandese naturalizzato americano [p. 21 modifica]prima e poi spagnolo, era invece un uomo più alto, più tarchiato, più muscoloso, e s'indovinava anche a prima vista che doveva essere un uomo risoluto, deciso a tutto.

La sua ampia fronte era coperta di già da profonde rughe, come se entro quel cervello fossero imperversate tremende bufere; i suoi occhi neri avevano de' lampi sinistri; il suo naso rassomigliava ad un becco da pappagallo; le sue labbra erano sottili, quasi sempre schiuse ad un amaro sorriso; i suoi denti, bianchi come l'avorio, erano acuminati come quelli delle fiere, la sua barba nera, già brizzolata, i suoi baffi folti, i suoi capelli che portava lunghi, gli davano un aspetto poco rassicurante.

Quali vicende l'avevano sbalzato dalle sponde americane su quelle così lontane delle Filippine? Nessuno lo aveva mai saputo. A Manilla godeva però triste fama: si sapeva che era stato degradato per un incontro in mare; non s'ignorava che le Autorità s'erano immischiate per una certa frode da lui tentata a danno d'una Società d'assicurazioni marittime, che era un dissipatore, un giuocatore sfrenato e si diceva perfino da taluni, che un tempo doveva aver avuto relazioni molto strette coi pirati del Borneo. Comunque fosse, come abbiamo veduto, egli era uno di quegli uomini che non s'arrestano dinanzi ad un delitto.

Wan-Baer aveva ben scelto il suo socio!