I pirati della Malesia/Capitolo XXX - Lo yacht di lord James

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Capitolo XXX - Lo yacht di lord James

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Capitolo XXX - Lo yacht di lord James
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Capitolo XXX
Lo yacht di lord James


Le due scialuppe non s’erano ancora scostate trecento metri, che una testa umana emergeva bruscamente dall’acqua, celandosi dietro la poppa del canotto che era rimasto sulla spiaggia semiarenato fra due scoglietti.

Quella testa era di Sambigliong. L’astuto pirata, approfittando del momento in cui l’equipaggio delle due imbarcazioni si gettava contro Sandokan, Yanez, il gallese e Tanauduriam, s’era lasciato scivolare rapidamente in acqua ed era andato a celarsi dietro uno scoglio che si trovava a breve distanza. Comprendendo che sarebbe stato più giovevole ai suoi capi libero, invece di accorrere in loro difesa, aveva preferito starsene zitto e portarsi al largo.

Trovandosi però lo scoglio, dietro a cui si era celato, a soli quaranta passi dalla spiaggia, aveva perfettamente udito le ultime parole di Yanez.

— Il nipote di Muda-Hassin —, aveva mormorato. — Comprendo che cosa ha voluto dire il signor Yanez.

Sì, il progetto della Tigre era quello di chiedere aiuto al pretendente al trono di Sarawack.

— Sambigliong è astuto e presto darà sue nuove.

Si lanciò in mezzo all’accampamento, frugando fra i cadaveri dei poveri forzati e specialmente sotto i ripari che avevano innalzato la sera precedente.

Le sue ricerche durarono poco, e fece quasi subito ritorno al piccolo canotto, portando con sé un barilotto d’acqua dolce, della frutta e una provvista di carne conservata.

Gettò tutto nella piccola imbarcazione, poi afferrò i remi e prese rapidamente il largo, dicendo:

— Prima andiamo a vedere dove imbarcheranno i capi, poi mi metterò in viaggio per Mompracem. Radunerò tutti i tigrotti e piomberemo su Sarawack, dopo aver guadagnato alla nostra causa il nipote di Muda-Hassin.

Le due scialuppe avevano ormai oltrepassato il promontorio meridionale e si spingevano sempre al largo con notevole rapidità. Sambigliong si mise a seguirle, tenendosi ad una grande distanza per non farsi scoprire, cosa d’altronde poco probabile essendo la notte assai oscura.

Ben presto il pirata vide brillare due punti luminosi che si muovevano dal nord al sud, poi vide delinearsi confusamente un piccolo veliero. Doveva essere il giong che aveva raccolto l’equipaggio della fregata. Sambigliong depose i remi ed attese, tenendo gli sguardi fissi sul piccolo bastimento.

Poco dopo vide le due scialuppe abbordarlo ai due lati, poi le grandi vele spiegarsi.

— Va verso il sud, — mormorò il pirata. — Riconducono la Tigre ed il signor Yanez dal rajah.

Quando vide il veliero riprendere la corsa e spingersi al largo, colla prora rivolta verso la costa di Sarawack, si mise ad arrancare con vigore supremo, dirigendosi invece verso il nord.

— Domani sera posso forse giungere a Uri —, disse. — Forse là troverò qualche praho in rotta per le Romades o per Labuan. Se tutto va bene, fra due settimane James Brooke rivedrà le tigri di Mompracem nel suo regno.

Tutta la notte il bravo e fedele Sambigliong arrancò, non prendendo che qualche brevissimo riposo, e all’alba già giungeva al capo Siriki, un grande promontorio che segna uno dei due punti estremi della vasta baia di Sarawack.

Essendo completamente esausto da quel lungo e faticoso esercizio, stava per dirigersi verso una delle isole che si estendono al nord del promontorio, onde far colazione all’ombra di qualche banano, quando la sua attenzione fu attirata da un bellissimo veliero che s’avanzava dal sud, cercando di superare il capo con una lunga bordata.

— Dove va quel legno? — si chiese Sambigliong. — Pare che venga da Sarawack e che abbia intenzione di filare verso il nord.

Lo guardò con maggior attenzione, poi un grido gli sfuggì.

— È uno yacht!... che sia quello di... Possibile!... Sarebbe troppa fortuna!....

Aveva afferrato i remi e s’era messo ad arrancare con lena disperata, per tagliare il passo al veliero. Un lampo di gioia immensa brillava negli occhi del pirata.

— Sì, è lo yacht di lord Guillonk! — esclamava di tratto in tratto. — Forse a bordo vi sono anche Tremal-Naik, Ada e Kammamuri. Quale fortuna inaspettata!... La Tigre della Malesia ed il signor Yanez sono salvi!...

Ed arrancava con accanimento, facendo appello a tutte le proprie forze, facendo volare il piccolo canotto sulle larghe ondate.

Lo yacht, con una seconda bordata, aveva già superato il promontorio e stava per mettersi in rotta verso il nord. Temendo di non giungere in tempo per abbordarlo, Sambigliong abbandonò i remi, armò rapidamente il fucile e lo scaricò in aria.

Tosto vide alcuni uomini apparire sul cassero ed alcuni cannocchiali puntarsi. Ricaricò il fucile e sparò un secondo colpo, poi, levandosi il sottanino, lo appese alla canna agitandolo disperatamente.

Era un segnale di soccorso e fu compreso dall’equipaggio dello yacht. Forse lord James o Kammamuri avevano già riconosciuto il fedele tigrotto di Sandokan.

Le due rande del veliero furono contro-bracciate e la piccola nave mosse rapidamente verso il canotto.

Giunta a cento metri, una voce gridò:

— Ehi!... Non sei tu Sambigliong?

— Sono io, Kammamuri! — urlò il pirata.

— Morte di Sivah! Sambigliong!

Sul ponte si vedevano lord James e Ada.

Una corda fu subito gettata a babordo.

— Come ti trovi qui, solo, in quel canotto? — chiesero ad una voce lord James e Kammamuri.

— E di Sandokan che cosa è avvenuto? — chiese Ada.

— E del signor Yanez? — domandò Kammamuri.

— Sono in viaggio per Sarawack, signori —, disse Sambigliong.

— Per Sarawack! — esclamarono tutti.

— Ma ancora prigionieri. Sono stati ripresi ieri sera, quando già stavano per recarsi a Mompracem.

— Erano dunque fuggiti dalla nave che doveva condurli a Norfolk? — chiese lord James. — Lo vedete, amici? Io ero certo che sarebbero riusciti a prendere il largo e che li avremmo ritrovati a Mompracem. Su, narra ogni cosa, Sambigliong.

Il pirata in poche parole li mise al corrente degli avvenimenti accaduti dopo la loro partenza da Sarawack a bordo della fregata. Quando Ada e Tremal-Naik seppero che i loro valorosi salvatori venivano ricondotti prigionieri nella capitale del rajah, un grido solo sfuggì alle loro labbra:

— Bisogna, a nostra volta, salvarli.

— Non precipitiamo le cose, nipoti miei —, disse lord James. — Brooke non è uomo da lasciarsi giuocare due volte.

— Milord —, disse Sambigliong. — L’intenzione della Tigre della Malesia era di tornare a Sarawack con tutti i tigrotti di Mompracem e di valersi del nipote di Muda-Hassin per strappare il trono al rajah.

— Voi sapete che i Dayachi sono ancora fedeli al legittimo erede del sultano.

— Lo so.

— Ebbene, mettiamo in esecuzione il progetto di Sandokan — disse Ada. - Quel fiero e leale uomo m’ha dato Tremal-Naik e mi ha fatto riacquistare la ragione, e noi pagheremo il nostro debito liberando lui ed i suoi compagni.

— Sì, noi tutto tenteremo —, disse Tremal-Naik.

— Senza le bande di Mompracem non si potrà però fare nulla —, osservò lord James.

— Milord, io sono pronto a ripartire per Mompracem —, disse Sambigliong.

— Datemi una delle vostre scialuppe, alcuni marinai ed io vado a radunare tutti i pirati per condurli dal nipote di Muda-Hasssin.

— Ho una scialuppa a vapore; la metto a tua disposizione.

— Partirò subito, milord.

— E noi, che cosa faremo intanto? — chiese Tremal-Naik.

— Torneremo a Sarawack.

— Una parola, milord —, disse Kammamuri.

— Parla.

— Ritornando a Sarawack, non metteremo in sospetto il rajah? Sarebbe meglio fargli credere che noi abbiamo continuato il nostro viaggio per l’India.

— È vero —, disse il lord, colpito da quella riflessione — Potrebbe credere che noi tentassimo la liberazione di Sandokan e Yanez.

— Milord, — disse Sambigliong. — Sapete dov’è il nipote di Muda-Hassin?

— A Sedang.

— Libero?

— Guardato a vista.

— Sedang è sul fiume omonimo, se non m’inganno.

— Sì.

— Andate ad ancorarvi alla foce di quel corso d’acqua e vi prometto che fra due settimane io verrò a raggiungervi colla flottiglia di Mompracem.

— Intanto voi potrete avvicinare il nipote di Muda-Hassin e metterlo al corrente degli avvenimenti che si preparano.

— Harry! — gridò James.

Il secondo di bordo, un bell’uomo di alta statura, dalla pelle leggermente abbronzata, che tradiva l’incrocio del sangue indiano coll’europeo, cogli occhi nerissimi ed intelligenti ed i lineamenti energici che avevano un non so che di fierezza selvaggia, si fece innanzi, dicendo:

— Sono ai vostri ordini, milord.

— Fate calare in acqua la scialuppa a vapore, mettetevi dei viveri, delle armi, il carbone necessario per cinque giorni ed equipaggiatela convenientemente.

L’ordine fu immediatamente eseguito. Quattro uomini e due fuochisti scesero nella scialuppa e la macchina fu subito accesa.

— Le vostre ultime istruzioni, milord? — chiese Sambigliong prima di scendere la scala.

— Armare l’intera flottiglia di Mompracem, e venire a raggiungerci alla foce del Sedang.

— Quanti uomini sono rimasti a Mompracem?

— Duecento, milord.

— Avete prahos bastanti?

— Ve ne sono trenta, armati di quaranta cannoni e di sessanta spingarde.

— Nel ritorno cercate di non farvi sorprendere dalla flotta del rajah.

— Agiremo con prudenza.

— Parti: i minuti sono preziosi. La scialuppa percorre dieci nodi all’ora ed in due giorni puoi essere a Mompracem.

— Arnvederci presto, milord.

Sambigliong discese nella scialuppa, dove l’attendevano due fuochisti, e diede il comando di prendere il largo. Un quarto d’ora dopo, la rapida imbarcazione non era che un punto nero appena visibile sull’azzurra superficie del mare.

Lo yacht aveva ripresa la corsa verso l’est, tenendosi al largo dalla foce di Sarawack, per non venire scorto dai piccoli guardacoste del rajah, premendo al lord di giungere a Sedang inosservato.

Durante la notte il rapido veliero oltrepassava la piccola baia racchiusa fra le due lunghe penisole, che formano l’avamporto della città, e all’indomani poggiava verso la costa.

Alle sette di sera, essendosi il vento mantenuto fresco assai, giungeva alla foce del fiume, sulle cui rive sorge la piccola città di Sedang.

L’ancora fu calata a picco entro una piccola darsena, seminascosta da altissimi durion e da splendide arenghe saccarifere, le cui foglie piumate proiettavano sulle rive una cupa ombra.

— Si vede nessuno, zio? — chiese Ada che era salita in coperta.

— La foce è deserta, — rispose il lord. — Sedang è una città poco frequentata.

— Quando ci recheremo dal nipote di Muda-Hassin?

— Domani, ma bisogna cambiar pelle.

— Che cosa volete dire?

— Degli uomini bianchi sarebbero subito notati ed il rajah non tarderebbe ad esserne informato.

— Che cosa dobbiamo fare?

— Travestirci da indiani e lasciarci dipingere il viso.

— Purché possa salvar Sandokan ed i suoi amici, sono pronta a tutto, zio!

— A domani, Ada.