I predoni del Sahara/Capitolo 27 - Tradimento a sangue

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Capitolo 27 - Tradimento a sangue

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27 - Tradimento a sangue


Mentre il marchese ed i suoi compagni seguivano l'arabo, El-Melah, approfittando della confusione avvenuta sulla piazza della moschea nel momento dell'arrivo del sultano e dei suoi kissuri, erasi cacciato fra la folla, scomparendo senza che nessuno se ne accorgesse.

Il miserabile, certo ormai di non doversi trovare più dinanzi al marchese, né all'erculeo Rocco, si era subito diretto verso la piazza del mercato dove, come Amr aveva promesso, doveva trovare i quattro Tuareg destinati a lui per aiutarlo nella sua triste impresa. Praticissimo di tutte le vie e le viuzze della città, in pochi minuti vi giunse, cacciandosi sotto le vaste tettoie degli schiavi.

Amr-el-Bekr era ancora là, nascosto dietro ad un massiccio pilastro, avvolto nel suo mantellone bianco non astante il caldo equatoriale che regnava anche sotto quelle tettoie, male riparate dagli ardenti raggi del sole. A pochi passi stavano distesi al suolo, pure ammantellati, altri quattro Tuareg, con a fianco certe lance dalle lame dentellate e molto lunghe.

“Li hai finalmente lasciati?” chiese il capo.

“Sì,” rispose El-Melah.

“Non sì sono accorti della tua scomparsa?”

“No, erano troppo occupati a guardare il corteo del sultano.”

“Nella kasbah tutto è pronto per arrestare il marchese ed i suoi compagni.”

“È fedele quell'arabo che mi hai mandato? Se il marchese, che pare sia ricchissimo, lo comperasse con molto oro?”

“Muley-el-Hassan è troppo fanatico mussulmano per lasciarsi corrompere da un kafir. Non temere, El-Melah.”

“Si difenderanno terribilmente quegli uomini. Vi è quel Rocco che è capace di accoppare venti soldati a soli pugni.”

“I kissuri del sultano sono molti e coraggiosi e avranno ben presto ragione. Orsù, prendi i miei uomini e agisci; io mi reco alla kasbah ad incassare il premio che mi è stato promesso.”

Si alzò, fece cenno ai quattro Tuareg di fare altrettanto ed indicando loro El-Melah, disse:

“Lo aiuterete e lo difenderete: è mio amico.”

Prese la zucca del kief e si allontanò avvolgendosi maestosamente nel suo caic.

El-Melah rimase qualche istante immobile, pensieroso, poi alzando a sua volta le spalle, mormorò a mo' di consolazione e di giustificazione.

“Sono dei kafir, è vero, ed io sono un fedele mussulmano.”

Fece segno ai Tuareg di seguirlo e lasciò la piazza del mercato, dirigendosi verso i quartieri meridionali della città.

Camminava rapidamente, colla testa bassa e la fronte burrascosamente aggrottata. Di quando in quando s'arrestava bruscamente, lanciando sguardi obliqui a destra ed a manca, come se avesse paura d'incontrarsi col marchese, poi riprendeva la marcia più rapido. Mezz'ora dopo giungeva dinanzi all'abitazione dell'ebreo.

Il cancello del giardino era aperto, e presso il pozzo si vedevano i due beduini ed il vecchio moro, occupati a preparare la colazione. El-Melah fece cenno ai Tuareg di arrestarsi.

“Mi aspetterete qui, nascosti dietro la muraglia,” disse loro. “Non entrerete se non quando io fischierò come i cammellieri. Tenetevi però pronti a far uso delle vostre armi.”

Essendovi a breve distanza un cumulo di rottami, i predoni vi si sdraiarono dietro, mettendosi dinanzi le lance e gli jatagan.

El-Melah esitò un momento, poi entrò rapidamente nel giardino, chiamando:

“Tasili!... Tasili!...”

Il vecchio, udendo quella voce, era balzato in piedi così precipitosamente da rovesciare una delle pentole.

“El-Melah!” esclamò. “E il mio padrone?... Il signor Ben?...”

“Sono vivi ed il colonnello è stato salvato.”

“Dove sono?”

“Nascosti presso un mio amico.”

“Grazie a Dio!... Corro dalla signorina Esther.”

“Adagio,” disse El-Melah, arrestandolo prontamente. “Il tuo padrone ha bisogno di te e dei due beduini. La tua padrona deve rimanere qui onde non sia esposta a dei gravi pericoli.”

“I beduini vadano, ma io non lascerò questa casa,” disse il vecchio, con accento risoluto. “Io devo vegliare sulla signorina Esther.”

“È il signor Ben che ti vuole.”

“E tu?”

“Io resterò qui a guardare la tua padrona.”

“È impossibile! Ben mi ha fatto giurare di non lasciarla sola per nessun pretesto.”

Un lampo d'ira guizzò nei neri occhi del sahariano. Pure, comprendendo che mai sarebbe riuscito a vincere l'ostinazione del vecchio, finse di cedere.

“Ebbene,” disse. “Saremo in due a montare la guardia. Andranno i beduini.”

“E dove?”

“Sulla piazza del mercato degli schiavi. Colà troveranno Rocco che ha l'incarico di condurli nella casa del mio amico.”

“Forse che sono minacciati?”

“No, per ora, ma desiderano avere tutta la loro gente per meglio resistere nel caso d'un attacco da parte dei kissuri.”

Tasili, convinto dalle ragioni esposte dal traditore, si volse verso i beduini i quali avevano assistito al colloquio.

“Voi conoscete la città?” chiese.

“Sì,” risposero entrambi.

“Avete udito? Rocco vi attende sulla piazza del mercato. Prendete i vostri fucili e andate a raggiungerlo subito.”

I due figli del deserto si passarono nella fascia gli jatagan, le pistole dal calcio intarsiato d'argento, tolsero dai loro cammelli i moschettoni e uscirono a passo di corsa.

“Dov'è la signorina Esther?” chiese El-Melah, quando non li vide più.

“Nella sua stanza.”

“Conducimi subito da lei; devo parlarle da parte del marchese.”

“Seguimi.”

Il vecchio moro, che di nulla sospettava, attraversò il giardino ed entrò nel cortile passando per il porticato. El-Melah lo aveva seguito guardandolo cogli occhi foschi.

Ad un tratto si sbarazzò del caic lasciandolo cadere al suolo e con un salto da tigre si slanciò addosso al moro, afferrandolo strettamente pel collo onde impedirgli di gridare.

L'assalto era stato così impetuoso che entrambi erano caduti sulle pietre che lastricavano il porticato.

Quantunque preso alla sprovvista e per di dietro, il moro aveva subito cercato di voltarsi per afferrare a sua volta l'avversario. Sebbene vecchio era ancora un uomo robusto, capace di difendersi, disgraziatamente aveva da lottare con un giovane agile come una scimmia e dotato d'una muscolatura poderosa.

Appena rizzatosi sulle ginocchia era ricaduto e così malamente, da rimanere stordito. Aveva battuto la fronte sulle pietre ed il sangue gli colava abbondantemente, coprendogli gli occhi.

“Arrenditi,” disse El-Melah con voce rauca e facendogli balenare dinanzi al petto la punta del pugnale. “Se mandi un grido t'uccido.”

“Uccidimi... ma risparmia la mia padrona...”

“È troppo bella per ucciderla,” disse El-Melah, con un atroce sogghigno. “Il sultano la pagherà a peso d'oro.”

“Miserabile!” urlò il vecchio, tentando, con uno sforzo supremo, di afferrargli il pugnale.

Il sahariano alzò l'arma e colpì il petto del misero, che si distese sulle pietre come se la vita lo avesse bruscamente abbandonato. L'assassino gettò sulla vittima uno sguardo smarrito, poi si slanciò verso l'interno della casa, tenendo sempre in mano il pugnale ancora grondante di sangue.

In quel momento una porta si era aperta ed Esther era comparsa. Aveva ancora i capelli sciolti sulle spalle e le braccia nude come se il rumore della lotta l'avesse sorpresa nel momento in cui stava facendo la sua toeletta.

Vedendo El-Melah solo, col viso sconvolto, gli occhi fiammeggianti e armato d'un pugnale sanguinante, intuì subito che qualche cosa di grave doveva essere avvenuto e che ella stessa correva un serio pericolo.

“Cos'hai?” chiese, retrocedendo verso la stanza. “Perché quel viso alterato e quel pugnale? Dov'è mio fratello? Ed il marchese?”

Il sahariano rimase muto dardeggiando sulla giovane uno sguardo ardente. Accortosi d'aver ancora in mano l'arma, la gettò lungi da sé, facendo un gesto d'orrore.

“Cosa vuoi, El-Melah?” chiese Esther, con voce imperiosa.

“Mi ha mandato qui vostro fratello per condurvi da lui,” rispose finalmente il miserabile.

“Dove si trova?”

“Nascosto in un luogo sicuro.”

“Tu menti!”

“E perché?”

“Tu hai ucciso qualcuno. Dov'è Tasili? Dove sono i beduini?”

“Tutti partiti e noi, mi capite, siamo soli,” rispose El-Melah, facendo un passo innanzi.

“Sola!” esclamò Esther. “Sola! El-Melah, cos'è avvenuto? In nome di Dio, parla!... Hanno salvato il colonnello?”

“Chi?... Flatters? Ah! Ah! Voi avete creduto a quella storia? Sapete dove si trova ora la testa disseccata di quel francese? Orna la tenda del capo Tuareg Amr-el-Bekr, quello che abbiamo incontrato ai pozzi di Marabuti.”

“Tu m'inganni.”

“No, signora, e vi dirò ancora che chi ha ucciso il colonnello ed il capitano Masson e che ha tradito la spedizione per farla massacrare è stata una delle sue guide che allora si chiamava El-Aboid, poi Scebbi ed ora El-Melah. Il mio complice, Bascir, è stato avvelenato da me nelle carceri dei Biskra onde non parlasse, ma io e Amr-el-Bekr siamo ancora vivi.”

Dinanzi a quell'inaspettata confessione, Esther non aveva saputo frenare un grido d'orrore.

El-Melah, il carovaniere salvato miracolosamente dal marchese, era quel Scebbi che avevano sperato di raggiungere nel deserto ed era pure quell'El-Aboid che assieme a Bascir aveva ordito ed effettuato la strage della missione Flatters!...

“Allora tu hai tradito anche mio fratello ed il marchese!” gridò Esther, con uno scoppio di pianto.

“Non io, signora; è stato il capo dei Tuareg, quell'eccellente Amr-el-Bekr.”

“Miserabile, esci di qui! Tasili, aiuto!...”

“Tasili non può rispondere alla vostra chiamata, bella fanciulla.” disse El-Melah, ghignando.

“L'hai ucciso!” gridò Esther, indietreggiando fino alla parete.

“Mi pare, ma non ne sono certo.”

La giovane fece velocemente il giro della stanza cercando un'arma per punire il miserabile. Vedendo a terra il pugnale lo raccolse, mandando un urlo selvaggio.

El-Aboid però, con una mossa fulminea, l'aveva abbrancata a mezza vita, cercando di trascinarla verso la porta.

“Aiuto!” urlò la giovane dibattendosi disperatamente.

“Nessuno vi udrà,” disse El-Melah, stringendola sempre più, onde impedirle di far uso del pugnale. “Venite, siete una preda destinata al sultano... e la pagherà cara... sì, molto cara!...”

“Aiuto!” ripeté Esther, mordendolo al collo.

“Per la morte di Maometto!” urlò El-Melah, sentendosi bagnare di sangue. “Sei una vipera tu? A me, Tuareg!...”

Ad un tratto un uomo entrò precipitosamente, rovinandogli addosso. Un lampo balenò in aria e scomparve fra le spalle del sahariano.

“Ecco il prezzo del tuo tradimento!” gridò una voce.

El-Melah aprì le braccia lasciandosi sfuggire la giovane ebrea, fece tre passi battendo l'aria colle mani, stralunò gli occhi, poi un fiotto di sangue gli sgorgò dalle labbra ed egli cadde sul pavimento mandando un sordo rantolo.