I quattro libri dell'architettura (1790)/Libro II - XIII

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CAPITOLO XIII.

Del Compartimento delle Case di Villa.


RItrovato il sito lieto, ameno, comodo, e sano si attenderà all’elegante e comoda compartitione sua. Due sorti di fabbriche si richiedono nella Villa: l’una per l’abitazione del Padrone e della sua famiglia: l’altra per governare e custodire l’entrate e gli animali della Villa. Però si dovrà compartire il sito in modo che nè quella a questa, nè questa a quella sia di impedimento. L’abitazione del Padrone deve esser fatta, avendo riguardo [p. 87 modifica]alla sua famiglia e condizione e si fà come si usa nelle Città e ne abbiamo di sopra trattato. I coperti per le cose di Villa si faranno avendo rispetto alle entrate e a gli animali, ed in modo congiunti alla casa del padrone, che in ogni luogo si possa andare al coperto: acciocchè nè le pioggie, nè gli ardenti Soli della State li siano di noia nell’andare a vedere i negotj suoi: il che sarà ancora di grandissima utilità per riporre al coperto legnami, ed infinite altre cose della Villa, che si guasterebbono per le pioggie e per il Sole: oltre che questi portici apportano molto ornamento. Si risguarderà ad allogare comodamente e senza strettezza alcuna gli uomini all’uso della Villa applicati, gli animali, le entrate e gli istrumenti. Le stanze del Fattore, del Gastaldo e de’ lavoratori deono essere in luogo accomodato e pronto alle porte, ed alla custodia di tutte l’altre parti. Le stalle per gli animali da lavoro, come buoi e cavalli deono essere discoste dall’abitazione del Padrone, acciocchè da quella siano lontani i letami: e si porranno in luoghi molto caldi e chiari. I luoghi per gli animali, che fruttano, come sono porci, pecore, colombi, pollami e simili, si collocheranno secondo le qualità e nature loro: ed in questo si dovrà avvertire quello, che in diversi paesi si costuma. Le Cantine si deono fare sottoterra, rinchiuse, lontane da ogni strepito e da ogni umore e fettore e deono avere il lume da Levante, ovvero da Settentrione: perciocchè avendolo da altra parte, ove il Sole possa scaldare; i vini, che vi si porranno dal calore riscaldati; diventeranno deboli e si guasteranno. Si faranno alquanto pendenti al mezzo e c’abbiano il suolo di terrazzo, ovvero siano lastricate in modo, che spandendosi il uino; possa esser raccolto. I tinacci, dove bolle il vino si riporranno sotto i coperti, che si faranno appresso dette cantine e tanto elevati, che le loro spine siano alquanto più alte del buco superiore della Botte; acciocchè agevolmente per maniche di coro, o canali di legno si possa il vino di detti Tinacci mandar nelle botti. I Granari deono avere il lume verso Tramontana: perchè a questo modo i grani non potranno così presto riscaldarsi: ma dal vento raffreddati; lungamente si conserveranno e non vi nasceranno quegli animaletti, che vi fanno grandissimo nocumento. Il suolo, o pavimento loro deve essere di terrazzato, potendosi avere, o almeno di tavole: perchè per il toccar della calce il grano si guasta. L’altre saluarobe ancora per le dette cagioni alla medesima parte del cielo deono riguardare. Le Teggie per li fieni guarderanno al mezzogiorno, over al Ponente: perchè dal calore del Sole seccati non sarà pericolo, che si sbolliscano, ed accendano. Gli instrumenti, che bisognano a gli Agricoltori, siano in luoghi accomodati sotto il coperto a mezzodì. L’Ara dove si trebbia il grano deve esser esposta al Sole, spaziosa, ed ampia, battuta, ed alquanto colma nel mezzo; ed intorno, o almeno da una parte avere i portici: acciocchè nelle repentine piogge si possano i grani condurre presto al coperto: e non sarà troppo vicina alla casa del Padrone per la polvere; ne tanto lontana, che non possa esser veduta. E tanto basti aver detto in universale dell’eletzione de’ siti e del compartimento loro. Resta, che (come io ho promesso) io ponga i disegni di alcune fabbriche, che secondo diverse invenzioni ho ordinate in Villa.