O graziosa Luna, io mi rammento Che, or volge un anno [Ch’è presso a] un anno
Ch['or volge un anno], io sopra questo poggio
Venia carco d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor [sopra quel bosco],[1]su quella selva Siccome or
[Com'ora] fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto a le mie luci [il tuo bel viso]
Che mi sorgea sul ciglio, [al a le tue luci][2] [Al mio sguardo] Il tuo volto apparia;
[Il tuo viso apparia, perchè dolente] chè travagliosa cambia
Era mia vita: ed è, nè [cangia] stile,
O mia diletta Luna. E pur mi giova ricordanza
La [rimembranza], e ’l noverar l’etate come
Del mio dolore. Oh [quanto] grato occorre[3]
Il sovvenir de le passate cose,
Ancor che triste, e ancor che [’]il pianto duri!
O graziosa Luna, io mi rammento
Che, or volge un anno, io sopra questo poggio
Venia carco d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva,
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, a le mie luci
Il tuo volto apparia; chè travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta Luna. E pur mi giova
La ricordanza, e ’l noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Il sovvenir de le passate cose,
Ancor che triste, e ancor che il pianto duri!
↑Parola bosco cancellata con molta cura e quasi illeggibile; la modifica immediata con selva è legittimata anche dalle concordanze al femminile del verso seguente.