Il Manifesto del Partito Comunista/III/1

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Letteratura socialista e comunista

Il socialismo reazionario

../ ../2 IncludiIntestazione 5 settembre 2014 75% Scritti politici

Letteratura socialista e comunista

Il socialismo reazionario
III III - 2


a) Il Socialismo Feudale

Dalla loro posizione storica, le aristocrazie francese ed inglese, furono chiamate a lanciare dei libelli contro la società borghese. Nella rivoluzione francese del 1830, nel movimento riformista inglese, esse soccombettero una volta di più sotto i colpi del sopravvenuto aborrito.

Per esse non poteva più ormai essere questione di una lotta politica seria, non rimaneva più che la lotta letteraria. Ma nel dominio letterario, la vecchia fraseologia della restaurazione era divenuta impossibile. Per crearsi delle simpatie bisognava che l’aristocrazia facesse finta di perdere di vista i suoi propri interessi, e che redigesse il suo atto d’accusa contro la borghesia nel solo interesse della classe operaia sfruttata. Essa si procurava in tal modo la soddisfazione di potere aggravare di beffe e d’ingiurie i suoi nuovi padroni, e di canticchiare ai loro orecchi delle profezie di grandi sventure.

È così che nacque il socialismo feudale, mescolanza di lamentazioni e pasquinate, di echi del passato e vagiti dell’avvenire. Se talvolta la sua critica mordente e spirituale toccava al cuore la borghesia, la sua impotenza assoluta a comprendere il cammino della storia finiva sempre col renderla ridicola.

Sotto forma di bandiera, questi signori inalberavano la bisaccia del mendicante allo scopo di attirare il popolo a loro; ma appena il popolo accorreva, esso scorgeva le loro spalle ornate dell’antico blasone feudale, e si disperdeva con degl’irriverenti scoppii di risa.

Una parte dei legittimisti francesi e la giovine Inghilterra divertirono il mondo con questi spettacoli.

Quando i campioni della feudalità dimostrano che il loro sistema di sfruttamento differisce da quello della borghesia, dimenticano di aggiungere ch’essi sfruttavano in condizioni e circostanze tutt’affatto differenti ed oggi scomparse. Quando essi provano, che sotto la loro dominazione il proletariato moderno non esisteva, essi dimenticano di dire che la borghesia moderna è precisamente un rampollo fatale dell’ordine sociale feudalistico.

Essi nascondono così poco, del resto, il carattere rivoluzionario della loro critica, che il loro primo atto d’accusa contro la borghesia, è giustamente di avere creato sotto il suo regime una classe che farà saltare tutto il vecchio ordine sociale.

Non tanto di avere prodotto un proletariato essi imputano come crimine alla borghesia, quanto di avere prodotto un proletariato rivoluzionario.

Nella pratica politica essi prendono dunque una parte attiva a tutte le misure violente contro la classe operaia. E nella vita di tutti i giorni essi si affaccendano nonostante i loro discorsi ampollosi, a raccogliere i frutti dorati, e per barattare tutte le virtù cavalleresche, l’onore, l’amore, e la fedeltà, con della lana, dello zucchero, e dell’acquavite.

A simiglianza del prete e del signore feudale che camminavano un tempo a braccietto, tali vediamo oggi il socialismo clericale ed il socialismo feudale.

Niente è più facile che coprire di una vernice di socialismo l’ascetismo cristiano. Il cristianesimo, esso pure, non si è forse elevato contro la proprietà privata, il matrimonio, lo Stato? Ed al loro posto non ha esso predicato la carità e la povertà, il celibato e la mortificazione della carne, la vita monastica e la Chiesa? Il socialismo cristiano non è che dell’acqua benedetta, con la quale il prete consacra il corruccio dell’aristocrazia.


b) Il Socialismo dei Piccoli Borghesi

L’aristocrazia feudale non è la sola classe sostituita dalla borghesia – non è la sola classe che si sia vista alterare e deperire nella società borghese moderna, I piccoli borghesi ed i piccoli contadini del medioevo, erano i precursori della borghesia moderna. Riguardo al commercio ed all’industria nei paesi i più arretrati, questa classe continua a vegetare a fianco della borghesia, che si dilata.

Nei paesi acquistati alla civiltà moderna si forma una nuova classe di piccoli borghesi. Questa classe oscilla tra il proletariato e la borghesia, e come elemento complementare della borghesia, essa si costituisce sempre di nuovo, ma gl’individui che la compongono si vedono incessantemente precipitati nel proletariato, in causa della concorrenza, ed inoltre per l’avanzamento progressivo della grande industria, vedono arrivare il momento in cui spariranno interamente come parte integrale della società moderna, e che saranno sostituiti nelle manifatture, nel piccolo commercio e nell’agricoltura, da ispettori, giovani di negozio e giornalieri.

Nei paesi come la Francia, dove il contadino costituisce ben più della metà della popolazione, era naturale che gli scrittori, prendendo a sostenere la causa del proletariato contro la borghesia, criticassero il regime borghese e difendessero il partito operaio dal punto di vista del piccolo borghese e del contadino. È così che si formò il socialismo del piccolo borghese. Sismondi è il capo di questa letteratura tanto per l’Inghilterra che per la Francia.

Questo socialismo analizza con molta penetrazione le contraddizioni, che scaturiscono dai rapporti di produzione moderni. Esso svela le panacee ipocrite degli economisti. Stabilisce d’una maniera irrefutabile gli effetti micidiali della macchina e della divisione del lavoro. Dimostra l’accentramento dei capitali e della proprietà fondiaria, la sopra-produzione, la crisi, la distruzione fatale dei piccoli borghesi e dei contadini, la miseria del proletariato, il disordine nella produzione, la sproporzione nella distribuzione delle ricchezze, la guerra d’esterminio che le nazioni si fanno tra loro col mezzo della concorrenza, la dissoluzione dei vecchi costumi, delle vecchie relazioni famigliari e delle vecchie nazionalità. Tuttavia, in fondo, questo socialismo dei piccoli borghesi tende, sia a ristabilire i vecchi sistemi di produzione e di scambio, e con essi, i rapporti di proprietà scaduti e tutta la società decaduta, sia a rinchiudere i mezzi moderni di produzione e di scambio nel quadro ristretto dei vecchi rapporti di proprietà, che erano stati spezzati, e fatalmente spezzati da essi.

Il sistema delle corporazioni di mestieri delle città e l’agricoltura patriarcale, per la campagna, ecco la sua ultima parola.

Arrivato all’estremo grado del suo sviluppo, questo socialismo non sa più che versare degli sterili pianti.


c) Il Socialismo tedesco o il “vero Socialismo”

La letteratura socialista e comunista della Francia, nata sotto la pressione d’una borghesia dominante, è l’espressione letteraria della rivolta contro questo regno.

Essa fu introdotta in Germania nel momento in cui la borghesia incominciava la sua lotta contro l’assolutismo feudale.

Dei filosofi, dei mezzi filosofi e dei belli spiriti tedeschi si gettarono avidamente su questa letteratura, ma dimenticarono che le relazioni sociali della Francia non erano state introdotte in Germania nel medesimo tempo che la sua letteratura. A causa delle condizioni germaniche, la letteratura francese perdette ogni significato pratico, e prese un carattere puramente letterario. Essa non doveva più apparire che una speculazione inutile, sulla realizzazione dell’essere umano. Ed è così che per i filosofi tedeschi del decimottavo secolo, le rivendicazioni della prima rivoluzione francese non avevano il senso di essere le rivendicazioni della ragione pratica in generale; che la manifestazione della volontà dei borghesi rivoluzionarii di Francia non era ai loro occhi, che la manifestazione delle leggi della volontà pura, della volontà qual’essa dev’essere, della volontà umana per eccellenza.

Il lavoro dei letterati tedeschi si limitava a mettere d’accordo le idee francesi con le loro vecchie coscienze filosofiche, ovvero ad appropriarsi le idee francesi accomodandole al loro punto di vista filosofico.

Questa appropriazione si fece nel medesimo modo che si assimila una lingua straniera per la traduzione.

Si sa in qual modo le monache sovrapponevano ai manoscritti degli autori classici del paganesimo, le assurde leggende dei santi cattolici. I letterati tedeschi agirono in senso inverso rimpetto alla letteratura francese. Per esempio al posto della critica francese della moneta, essi scrivevano: alienazione dell’essere umano, al posto della critica francese dello stato politico borghese, scrivevano, annichilamento del regno dell’universalità astratta.

Questa interpolazione della fraseologia filosofica in mezzo alle teorie socialistiche francesi essi la battezzavano: “Filosofia dell’azione. – Vero socialismo. – Scienza tedesca del socialismo. – Base filosofica del socialismo, ecc.”

In tal modo si estrinseca completamente la letteratura socialista e comunista francese.

E perché essa cessava, tra le mani degli Alemanni, di essere l’espressione della lotta di una classe contro un’altra, il filosofo tedesco si felicitava di essersi elevato al di sopra della strettezza francese, di avere rivendicato, non dei veri bisogni, ma “il bisogno del vero,” di avere difeso, non l’interesse del proletario, ma “gl’interessi dell’essere umano, dell’uomo in generale,” dell’uomo che non appartiene ad alcuna classe, ne ad alcuna realtà, e che non esiste che nella confusione della fantasia filosofica.

Questo socialismo tedesco, che prendeva sì solennemente sul serio i suoi goffi esercizi di scolaro, e che si strombazzava così insolentemente, perdette tuttavia, poco a poco, la sua innocenza di pedante.

La lotta della borghesia tedesca e principalmente della borghesia prussiana contro la monarchia assoluta e feudale, in una parola il movimento liberale divenne più serio.

Di modo che il vero socialismo ebbe l’occasione d’opporre i reclami socialisti al movimento politico. Esso poté lanciare gli anatemi tradizionali contro il liberalismo, contro lo stato rappresentativo, contro la concorrenza borghese, contro la libertà borghese della stampa, contro il diritto borghese, contro la libertà e l’eguaglianza borghesi; esso poté predicare alle masse ch’esse non avevano nulla da guadagnare, ma al contrario tutto da perdere in questo movimento borghese.

Il socialismo tedesco dimentica, ad un dato momento, che la critica francese, alla quale esso faceva scioccamente eco, presupponeva la società borghese moderna con le sue condizioni materiali di esistenza e una costituzione politica corrispondente, presupponeva una serie di conquiste, che per la Germania restano ancora da farsi.

I governi assoluti della Germania con il loro corteggio di preti, di pedagoghi, di gentiluomini, e di burocratici, si servirono di questo socialismo come di spauracchio per spaventare la borghesìa che ingrandiva.

Esso formò l’insipienza, compimento dei terribili colpi di frusta e di piombo, con i quali questi stessi governi repressero le sollevazioni degli operai tedeschi.

Se il vero socialismo divenne in tal modo un’arma nelle mani dei governi, esso, inoltre, rappresenta direttamente un interesse reazionario, l’interesse dei piccoli borghesi. La classe dei piccoli borghesi, trasmessa dal decimosesto secolo, e d’allora in poi incessantemente rinascente, costituisce, per la Germania, la vera base sociale delle condizioni esistenti.

Il mantenerla è mantenere le condizioni tedesche attuali con la dominazione industriale e politica della borghesia: questa classe di piccoli borghesi intravede la sua distruzione, per una parte, dall’accentramento dei capitali, per un’altra parte, dalla formazione d’un proletariato rivoluzionario. Il vero socialismo era una pietra, che ammazzava questi due uccelli in una volta. Esso si propagava come un’epidemia.

Il vestito, tessuto con i fili immateriali della speculazione, ricamato dei fiori del bello spirito, e saturato d’una rugiada sentimentale; il vestito iperfisico, nel quale i socialisti tedeschi involgevano qualche magra loro verità eterna, fu una strombazzatura che attivò la vendita della loro mercé presso questo genere di avventori.

Dal canto suo il socialismo tedesco comprese di meglio in meglio, che la sua vocazione era di restare il rappresentante magniloquente di questa piccola borghesia.

Esso proclama la nazione tedesca, la nazione normale, ed il filisteo tedesco l’uomo normale. Esso diede a tutte le loro infamie un senso mistico, un senso socialista ed elevato che le facevano apparire il contrario di quello che erano. Esso tirò l’ultima conseguenza elevandosi contro la tendenza “brutalmente distruggitrice” del comunismo, e dichiarandosi al disopra di tutti i partiti e di tutte le lotte di classe.

Fattavi qualche eccezione, tutte le pubblicazioni sedicenti socialiste e comuniste che circolano in Germania, appartengono a questa indecente e snervata letteratura.