<dc:title> Il Misogallo </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Vittorio Alfieri</dc:creator><dc:date>1789-1798</dc:date><dc:subject>Satira/Poesia satirica</dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Gli epigrammi le satire, il Misogallo di Vittorio Alfieri (1903).djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_Misogallo_(Alfieri,_1903)/Sonetto_XXXV&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20260425010944</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_Misogallo_(Alfieri,_1903)/Sonetto_XXXV&oldid=-20260425010944
Il Misogallo - Sonetto XXXV Vittorio Alfieri1789-1798Gli epigrammi le satire, il Misogallo di Vittorio Alfieri (1903).djvu
D’ispido turpe verro aspro grugnito
Orribilmente mordemi l’orecchio,
In fra Pinti, e San Gallo, ov’io da vecchio[1]
Cercando il Sol passeggio intirizzito. Pure, a turarmi il flagellato udito
Io qui molto men ratto mi apparecchio,
Di quel ch’io fea con cera, o con capecchio
Quando fra i Galli stavami assordito. Di strette nari uscente un muto urlìo
Mi perseguìa per tutto a Senna in riva,
Laudare udissi o bestemmiare Iddio. Chiesa, e teatro, ed assemblea feriva
Spietatamente il miglior senso mio,
Sì che il dì mille volte io là moriva. — Deh, tu, d’Averno Diva, Fammi udir poi nel lagrimevol Orco, Pria che Galla Sirena, Etrusco porco!
Note
↑Pinti, e san Gallo, sono due porte di Firenze verso tramontana. A quella di Pinti si pesano i majali vivi, che con urli orribili si mostrano recalcitranti al pagare l’introito loro al Principe, ed in questo assai men docili, e di più libero animo, i porci, che non sono i Francesi; poichè questi, senza dir molto, pagano alla loro Convenzione, ed imposizioni tiranniche, ed imprestiti sforzati, ed ogni loro avere, ad arbitrio assoluto del Sovrano, che non perde neppure il tempo a pesarli.