Il Parlamento del Regno d'Italia/Ernesto Capocci

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Ernesto Capocci

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Ernesto Capocci.

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È nato il 28 marzo 1798 in Picinisco in Terra di Lavoro. La sua antica famiglia paterna è di origine romana, non meno che la materna — Zuccari — che ebbe nel XVI secolo i due famosi pittori Federico e Taddeo.

Fu iniziato negli studi astronomici dallo zio cavaliere Federico Zuccari, direttore dell’osservatorio di Napoli, a cui devesi la fondazione nel 1812 del novello cospicuo osservatorio, eretto sulla collina di Minadois; dappoichè il Piazzi, che lo compì nel 1819, non fece altro che ridurlo a meno splendide proporzioni.

Principiano a trovarsi dei lavori dell’alunno Capocci sin dal 1816 nel giornale enciclopedico di Napoli; ma nel 1823 egli, già astronomo in secondo, pubblicava vari studi sulle comete, che gli valsero lusinghiere lodi per parte dello Zack, dell’Oriani e del Piazzi.

Nel 1827 pubblicò un lavoro intorno alle macchie del sole, sul quale importantissimo argomento il chiaro scienziato è in seguito ritornato più volte.

Nel 1828 il Capocci dette alla luce una delle migliori carte celesti delle zone equatoriali, che l’Accademia di Berlino aveva commesse ai più valenti astronomi: quella del nostro protagonista venne particolarmente ammirata e lodata dall’Encke.

Nominato nel 1831 socio ordinario della regia accademia delle scienze di Napoli, nel 1833 fu creato direttore di quel regio osservatorio; quasi contemporaneamente la regia società astronomica di Londra lo sceglieva a suo socio corrispondente.

[p. 415 modifica]Fra i molti e importanti lavori di cui il Capocci dette lettura in seno all’istituto scientifico napolitano merita particolare ricordanza una sua memoria (in parte pubblicata negli Annali Civili, 1854.) ove si fa a sostenere pel primo il sistema plutonico dell’origine del nostro pianeta contro l’opposta opinione dei nettunisti che in Napoli allora prevaleva, non essendo ancora scesi in lizza i chiari geologhi Pilla e Scacchi, che indi fecero trionfare la prima, come trionfava in Inghilterra, in Francia e in Germania.

Nel 1836 e 1837 vediamo il Capocci in Parigi, ove in quella imperiale accademia delle scienze presentava alcuni strumenti ottici di sua invenzione che venivano accolti con plauso dietro il competente parere del suo segretario perpetuo, il celebre Arago.

Colà pubblicava pure — pubblicazione in vero assai straordinaria per parte d’un astronomo — un romanzo storico: il Primo vicerè di Napoli, in cui il caldo sentire dell’italiano scrittore in pro della sventurata sua patria ampiamente si disvela. Di questo romanzo scrissero elogi vari giornalisti e letterati di merito, tra i quali ci basti nominare il Tommaseo ed il Mamiani.

Indi a poco l’infaticabile nostro protagonista pubblicava una memoria sulla periodica ricorrenza dei bolidi e degli aeroliti, con un ampio catalogo, memoria che gli meritava le felicitazioni dell’Humboldt, il quale si rallegrava seco lui per aver egli fatto: «una bella ed interessante scoperta che spandeva molto lume sulla costituzione fisica dell’universo.

Il Capocci ha avuto luogo di fare molte interessantissime osservazioni sulle fisiche apparenze delle comete; in quella di Halley nel 1859, in quella splendidissima del 1843, in quella a doppio nucleo del Biella nel 1846, in quella del Donati del 1859, ecc.

Nel 1849 egli dava alla luce il 1.° annuario del regio osservatorio di Napoli, che per la copia delle materie di pratica utilità e per la ben intesa loro disposizione fu molto approvato dagl’intelligenti di tali materie, tra i quali basterà mentovare il Quetelet. E qui convien avvertire che il nostro astronomo, tanto in questa pubblicazione, quanto in molte altre, si è [p. 416 modifica]mostrato caldo e particolarmente utile a porre a portata del popolo con acconcia e chiara locuzione le più utili scientifiche conoscenze, traducendo pure nel 1850 le Lezioni di astronomia popolare dell’Arago e corredandole d’importanti note per ispargere il gusto di si bella scienza in quelle meridionali provincie, ove tanta penuria si pativa di siffatti libri elementari.

Nel 1850 il Capocci fu rimosso dalla direzione della Specola di Napoli per cagioni politiche, avendo accettato il mandato della deputazione all’Assemblea legislativa nel 1848, ed avendo inviati in Lombardia ed in Venezia quattro suoi figli più adulti.

Nel 1851 fu nominato uno dei 40 della Società italiana delle scienze risiedente in Modena.

Malgrado l’allontanamento dall’Osservatorio egli proseguì nei seguenti anni a coltivare la scienza, come rilevasi dalle varie memorie che trovansi negli atti e resoconti dell’accademia reale di Napoli, e più ancora in quelli della regia società d’incoraggi amen lo alle scienze naturali, della quale Società fu eletto ed è tuttora vice-segretario e bibliotecario.

Uno degli ultimi suoi lavori riguardò i terremoti, redatto in occasione di quello spaventevole avvenuto il 27 dicembre del 4858. Egli ha compilato un accurato catalogo di cotali fenomeni occorsi nella parte continentale dell’ex-reame.

Ripristinato nel suo antico uffizio di Direttore della Specola nel settembre del 4860, ed indi nominato professore onorario di quella università, il 20 dicembre del medesimo anno fu elevato alta dignità di senatore del regno.