Il Trecentonovelle/CIX

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Novella CIX

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CVIII CX

Uno va podestà, e lascia che la donna abbia guardia d’una botte di vino, sí che la ritrovi. Ella il dà a un suo divoto frate, e ’l marito, tornato d’officio, non se ne ricordò; di che ella pone a’ Servi una botte di cera.

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Presso alla chiesa de’ Servi da Firenze fu già un uomo d’assai buona condizione, e avea una sua donna molto bella. Il quale essendo per andar podestà del Borgo a Santo Lorenzo, lasciò e comandò alla moglie che d’una sua botte di finissimo vino vermiglio per alcuna persona non se ne dovesse cavare; ma che gli lo dovesse serbare, sí che alla sua tornata trovasse e la botte e ’l vino nella forma che lasciava. La moglie disse che ciò che dicea, serebbe fatto; il marito andò in signoria, e la moglie rimase a fare la masserizia. Essendo questa donna stata circa due mesi, uno frate suo confessore o devoto, della detta chiesa de’ Servi, cominciò ad esser di mala voglia, e la donna vicitandolo alcuna volta, e domandando come stava, ed elli rispondea che stava bene s’elli trovasse uno vino che li piacesse. Disse la donna:
- Io credo che in casa ne sia uno finissimo; ma il mio marito m’ha fatto tale comandamento che io non ardirei di toccarlo.
Udendo il frate questo, grandissima volontà gli venne d’averne, dicendo alla donna:
- Deh, mandatemene una piccola ingastaduzza pur per assaggiare.
La donna disse:
- Per una inghestara sia che vuole, ch’io ve la manderò.
E mandatoli la detta inghestada, al frate gli piacque sí che gli parve gli rimettesse la vita addosso; e raccomandandosi molto a questa donna, di guastada in boccaletto, e di boccaletto in guastada, il frate visitò sí questa botte, che un mese innanzi che ’l detto tornasse dell’officio, il vino ebbe del basso, e ’l frate era guarito e gagliardo.
Dice un dí la donna al frate:
- Oimè trista, come farò che ’l marito mio è per tornare, e la botte che mi raccomandò cotanto è vota?
Dice il frate:
- Buona donna, non ti dare pensiero; raccomandati e botati a questa nostra Annunziata, e lascia fare a lei.
Dice la donna:
- Se la mi fa grazia che ’l mio marito non mi tormenti per questa botte del vino, io gli porrò una botte di cera.
Disse il frate:
- E cosí fa’, e vedrai ch’ella t’aiuterà.
Compiuti li sei mesi, el marito tornò di podesteria, e come che s’andasse la cosa, affatappiato o aoppiato che fosse, giammai non si ricordò né di questa botte, né del vino, se non come mai non fosse stato in quella casa. La donna piú volte disse questo al frate, il quale le disse:
- Siate certa ch’Ella non abbandonò mai persona, e ha fatti sempre grandissimi miracoli.
Onde la donna fece fare una botte di cera, e mandolla alla detta Annunziata de’ Servi, per aver vota una botte di vino, e per essere tornato il suo marito di podesteria sanza la memoria.
Di questi boti e di simili ogni dí si fanno, li quali son piú tosto una idolatria che fede cristiana. E io scrittore vidi già uno ch’avea perduto una gatta, botarsi, se la ritrovasse, mandarla di cera a nostra Donna d’Orto San Michele, e cosí fece.
O non è questa non mancanza di fede, ma uno gabbamento di Dio e di nostra Donna e di tutti suoi Santi? E’ vuole il cuore e la mente nostra; non va caendo immagini di cera, né queste borie e vanità. Chi si recasse ben la mente al petto, e’ vederebbe che molti lacciuoli, con li quali si crede andare in paradiso, le piú volte tirano altrui allo inferno.