Il calderone magico/Conclusioni: la vita dopo la rivoluzione

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Conclusioni: la vita dopo la rivoluzione

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Eric Steven Raymond - Il calderone magico (1999)
Traduzione dall'inglese di Sabrina Fusari (1999)
Conclusioni: la vita dopo la rivoluzione
Come arrivarci Bibliografia e ringraziamenti


Che aspetto avrà il mondo del software una volta completata la transizione all’open source?

Per rispondere a questa domanda, sarà utile suddividere i software in base al grado di completezza con cui i loro servizi sono descrivibili secondo gli standard tecnici dell’open source, il che collima perfettamente col grado di mercificazione che ormai caratterizza il servizio di base.

Quest’asse corrisponde abbastanza bene a quello che si immagina generalmente, quando si pensa ad "applicazioni" (niente affatto mercificate, con standard tecnici open source deboli o addirittura inesistenti), "infrastrutture" (servizi mercificati, con standard rigidi) e "prodotti middleware" (parzialmente mercificati, con standard tecnici efficaci ma incompleti). I casi canonici di oggi, nel 1999, potrebbero essere un word processor (applicazione), uno stack TCP/IP (infrastruttura) e un motore di banca dati (prodotto middleware).

La precedente analisi del vantaggio in termini di guadagno lasciava intendere che infrastrutture, applicazioni e prodotti middleware si sarebbero trasformati in modi diversi e avrebbero presentato diverse combinazioni di equilibrio tra open source e software commerciale. Lasciava intendere altresì, lo ricordiamo, che la prevalenza dell’open source in un determinato settore del software sarebbe stata una funzione dell’entità dell’effetto rete, dei costi per eventuali guasti e del grado di importanza del software in qualità di bene capitale per l’azienda.

Possiamo azzardare alcune previsioni, applicando questi criteri euristici non già ai singoli prodotti, ma a interi settori del mercato del software. Cominciamo subito.

Le infrastrutture (Internet, Web, sistemi operativi e i livelli più bassi del software di comunicazione che deve attraversare i confini tra parti in competizione) saranno quasi tutte open source, mantenute in cooperazione tra consorzi di utenti e strutture di distribuzione/servizi a scopo di lucro con un ruolo come quello attualmente ricoperto da Red Hat.

Le applicazioni, d’altra parte, avranno una tendenza prevalente a restare commerciali. Si presenteranno circostanze in cui il valore d’uso di un algoritmo o di una tecnologia non divulgati sarà abbastanza alto (e in cui i costi associati all’inaffidabilità saranno abbastanza bassi e i rischi associati al monopolio del fornitore sufficientemente sopportabili) per far sì che i consumatori continuino a pagare per un software commerciale. L’ambiente in cui il permanere di questa situazione è più probabile sono le applicazioni indipendenti sui mercati verticali, dove l’effetto rete è debole. L’esempio già citato delle segherie è uno di questi: è altamente probabile che un altro sia rappresentato dai software di identificazione biometrica, secondo le ultime previsioni del 1999.

I prodotti middleware (come i database, gli strumenti di sviluppo e gli strati personalizzati più elevati degli stack di protocolli delle applicazioni) rappresenteranno una categoria più mista. La tendenza delle categorie middleware a presentarsi come commerciali o open source dipende, probabilmente, dai costi associati ai guasti, dove costi maggiori esercitano pressioni di mercato per una maggiore disponibilità del codice sorgente.

Per completare la descrizione, comunque, occorre far notare che né le "applicazioni" né i "prodotti middleware" sono categorie stabili. Nel capitolo dal titolo "Capire quando è il momento", abbiamo visto che le singole tecnologie software sembrano attraversare un vero e proprio ciclo di vita naturale che le porta da razionalmente commerciali a razionalmente open source. La stessa logica si applica su grande scala.

Le applicazioni tendono a ricadere nella categoria dei prodotti middleware, via via che si sviluppano tecniche standardizzate e che alcune porzioni del servizio vengono mercificate. (I database, per esempio, sono diventati prodotti middleware da quando SQL ha separato l’interfaccia dal motore). Più i servizi si mercificano, più tenderanno a ricadere nelle infrastrutture open source, una transizione che vediamo già in atto nei sistemi operativi.

In un futuro che comprenda la competizione con l’open source, possiamo prevedere che, prima o poi, il destino di qualsiasi tecnologia software sarà o morire o divenire anch’essa parte dell’infrastruttura open source. Se questa non è proprio una bella notizia per gli imprenditori che sperano di raccogliere profitti dai software commerciali per sempre, ci lascia comune intendere che l’industria del software, nel suo insieme, rimarrà imprenditoriale, con nuove nicchie che si apriranno in continuazione nella categoria applicativa più alta e con una speranza di vita limitata per i monopoli IP chiusi, le cui categorie di prodotto ricadranno nelle infrastrutture.

Alla fine, naturalmente, questo equilibrio sarà ideale perché siano i consumatori di software a condurre il processo. Sempre più software di alta qualità diventeranno stabilmente disponibili all’utilizzo e al perfezionamento, anziché andare fuori produzione o essere chiusi nel solaio da qualcuno. Per concludere, la pentola magica di Ceridwen è una metafora troppo debole: perché il cibo si consuma o si deteriora, mentre i codici sorgente del software, teoricamente, durano per sempre. Il libero mercato, nel suo senso libertario più ampio, a includere ogni attività non coercitiva, sia di commercio, sia di dono, può produrre abbondanza di software per sempre e per tutti.