Il cavallarizzo/Libro 1/Capitolo 10

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Cap. 10. Del pelo, & come si generi.


Il parlar de’ pelami, si come è molto necessario, così ancora è molto difficile a investigare la vera ragione, per la quale si conosce, & chiaramente si vede la natura de’ cavalli, à chi ne ha bona, & vera cognitione, la quale à mio giudicio non si pò havere da chi non sa bene i principij, & come si generi, & pigli colore, & si muti, & si alteri, & eschi fuori. Et però io intendo sotto brevità di ragionarne. Però che chi ne volesse parlar diffusamente sarebbe entrare in un troppo grande pelago. Si deve adunque sapere, & presupporre che nel corpo de gl’animali mentre il calor naturale attende à digerire, & fare l’officio suo consumando gh’humori; da essi cava & genera vapori fuliginosi, i quali cacciati dalla forza del caldo in sù, come è propria natura del calore, & spinti li primi dalli secondi, & questi da i terzi, & li terzi da i seguenti, bisogna ch’eschino dal corpo; & trapassando per le vie de’ pori cioè per quella carne, che trovano più atta, & aperta à darli via, alla pelle dond’escano, & si formano, & si conglutinano; è forza poi che forando della pelle escano all’aere, & in pelo si convertino, tanto più grosso, & sottile, quanto da maggior, ò minor calore cacciato, esce il vapore suddetto in più, ò in minor copia, & dall’aere, & sole è più ripercosso. Et tanto più chiaro, & oscuro, quanto più & meno dall’humore predominante è tinto e colorato. E tanto più disteso, & crespo quanto più secche o humide, diritte ò storte sono le vie de’ pori di donde è uscito. La densità adunque, la grossezza ò sottigliezza il calore, & la forma de’ peli daranno chiaro argomento delle complessioni de’ cavalli, e della loro più calidità ò freddezza, siccità, & humidezza. Et per questo anco di più ardire timore prestezza; & altre qualità che dirò poi al luogo suo.