Il cavallarizzo/Libro 1/Capitolo 11

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Cap. 11. De' pelami & sue spetie in genere.


Essendosi dimostrato di sopra come nasca, & si colora più & meno il pelo; mi pare hora necessario di parlar de’ pelami, quali siano, & quanti, migliori, & peggiori. Et ricercando curiosamente gl’autori antichi, & massime i Latini, trovo; che fanno mentione di molte sorti di peli, & colori, come sono radio, over balio, aurato, spadice, albineo russeo, murteo [p. 23v modifica]ò mureo, corvino gilbo, scutellato albeguttato, roseo, candido, negro, presso, vario, cano, spumeo, maculoso, sturneo, murino, ceneraccio; color proprio de’ cavalli selvaggi, benche dicono alcuni che de’ cavalli selvatichi se ne trovino de’ bianchi ancora, appresso ad Hippamene fiume nella Scitia, vi ancora il color mirteo, il ceruleo, over celuleo & glauco, & altri, che sarebbe lunga impresa raccontarli tutti. D’alcuni de’ quali si pò sapere la vera proprietà & nome, con quale hoggi nella nostra lingua si chiamano: ma nella maggior parte non si potrebbe sapere così bene se non per congietture; & forse anco dubbie, per molti rispetti, & massime per esser la lingua Latina quasi morta; non si parlando più in gran parte, come prima. Et per quasta causa non vi essendo l’uso continuo da essa, la quale conserva & muta, & altera la qualità de’ nomi; non si pò sapere in bona parte la vera proprietà et i nomi de’ suddetti colori, col qual nome hoggi si chiamano. Et non essendo anco di molta importanza, li lascierò, et passerò à dire de’ pelami che hoggi si trovano, & si vedeno in cavalli boni, & da servire à gentilhomuni signori, & cavallieri per l’uso della guerra, & per ogn’altra attione magnifica. delli quali cavalli sarà sempre l’intention mia, & il mio ragionare, & non de gl’altri sì come credo havervi detto un’altra volta. Dico adunque che hoggi tra i pelami boni vi sono cinque sorte e non più; cioè baio, leardo, sauro, morello, et vario. Li quali colori hanno principio dalli quattro humori, che nel corpo del cavallo si ritrovano; & hanno convenientia con i quattro elementi cioè fuoco, aere, acqua, & terra; & in vece di questi vi sono quattro qualità, colera, sangue, flemma, & malinconia: La colera adunque ne’ corpi de’ cavalli genera il color sauro, che al fuoco simiglia, il sangue che con l’aere ha convenientia genera il baio, la flemma, che corrisponde all’acqua genera il leardo, & la malinconia che si attribuisce alla terra genera il morello. Et le misture poi di tutti questi humori insieme più & meno, secondo che più, & meno sono alterate da alcuni di questi humori predominanti, fanno il color vario. Et da che non si pò trovar in terra alcun corpo totalmente semplice, ò per dir meglio di semplice qualità, diremo ancora che non si troverà fuoco che non sia caldo, & secco; aere, che non sia calido, & humido, acqua che non sia humida, & fredda, terra che non sia fredda, & secca. Per il che diremo ancora, che non sia cavallo alcuno, che sia sanguigno semplice, ne colerico solo, ma si bene colerico sanguigno, colerico addusto, colerico melanconico, flemmatico sanguigno, flemmatico malenconico, malenconico terreo, & agghiacciato, & malenconico colerico; & così dico delle altre qualità, le quali ben si comprendeno da i peli, & mantelli. Et però passiamo ad essi.