Il cavallarizzo/Libro 1/Capitolo 30

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Cap. 30. Come si deveno tenere le cavalle l'inverno, & la state, & alcuni avertimenti.


Vorrei che sopra tutto s’havesse grande avertenza di tener le cavalle la state in luoghi freschi, ombrosi & pieni di buon’herbe; & sopra tutto dove siano acque correnti, & buone. L’inverno vorrei che si tenesseno in luoghi che fusseno manco freddi che si potesse; non combattuti da venti tristi; ne che fusseno padullosi, ne penuriosi di buoni pascoli. Percioche non deve la cavalla gravida, over da ingravidarsi essere magra per carestia di pascoli ne d’acque buone, ne per altro, ne meno dev’esser grassa per troppo mangiare, ne per otio, over per altro. Però che & l’uno & l’altro nocerebbe assai alli heredi. Devesi adunque procurare che stia di mezzo, cioè che non sia grassa, & non sia magra. Non deveno esser affaticate, & massime le gravide. Et notate che à me non piaceno, che i luoghi dove si tengano siano tant’erti & aspri come vogliono molti; sì per rispetto che difficilmente si possano pascere in quelli, sì ancora perche le cavalle gravide durano grandissima fatica nel salire, & scendere, & si possono disperdere facilmente per la fatica di tali movimenti; li quali hanno del violento. Laudo bene i colli, & anco i monti ma non troppo aspri, sassosi & erti; ne biasimo i piani, pur che non siano padulosi. La razza del Duca di Mantoa sta ne’ piani non padulosi, ma copiosi di pascoli bonissimi, & irrigati d’acque chiare & buone; & non dimeno è la migliore,secondo me, & secondo il parere di molti cavallarizzi giuditiosi, che sia hoggidì in Italia. Si come dissemo di sopra, ne s’ha tanto riguardo à ferole cavalline, ne à cosche, che ben si sa, che non si può fare che tra il grano non sia mescolato ancora la vezza e loglio; e difficil cosa sia che in una gran campagna & pascolo, non siano con le buone mescolate anco delle trist’herbe. Ma gl’animali quadrupedi quando si pascono ben sanno scegliere la buona dalla rea, per istinto di natura, & guidati da intelligentia non errante; & quelle che fanno per loro dalle mortifere & venenose. Non niego per questo che non vi si debbia porre gran diligentia & cura, in trovar pascoli perfetti per le razze & al più che sia possibile senza venenos’herbe & cattive. Anzi io voglio che in questo si usi ogni diligenza possibile ancora, & si avertisca di non inciamparci. Ma voglio ben anco, [p. 41v modifica]che sopra tutto, i pascoli siano irrigati di acque correnti, chiare placide & buone, si come ho detto, e dico, che di tali si dilettano molto simili animali, & per tal dilettatione essere stati animali amatori delle acque. Resta à dire alcuni avertimenti & notandi. Devete sapere che una cavalla sterile si pò ingravidare, secondo alcuni, mettendo in bocca al cavallo che la coprirà l’ortica alquando pesta, e se l’inghiottirà farà più effetto. E’ buono medesimamente il nitro, & lo sterco del passaro, un poco di resina, & un poco di termentina, polverizate le cose da polverizare, & meschiate poi ogni cosa insieme, & poste nelle parti naturali del cavallo, & della cavalla. Et perche accade ben spesso alle cavalle una certa infermità molto dannosa, la quale procede da soperchia pituità & reuma nel capo raddunata, per la quale tra pochissimi giorni diventano molto magre & melanconiche, & anco se moreno, se presto non son soccorse, si deveno soccorrere con questo rimedio. Pigliate cinque sestarij di garo, chi non intende questi termini, ne addimandi a’ medici, o spetiali periti, perche io non vi potrei dichiarare che cosa fusse questa misura sestario, & questo medicamento garo, se non con lunga circonscrittione; pigliate adunque cinque sestari di garo, & per alcuni giorni continui infondetelo per le narici alle cavalle che patiscano l’infermità suddetta. Perche questo tutta la pituita & reuma ne farà uscire, & purghera benissimo la testa.