Il corsaro/Canto III/XVI

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Filosofia

Canto III
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XVI.

Le voci alfine, e i traboccanti affetti
Hannosi tregua; ma per que’ feroci
Che salpâro a vendetta, il duce salvo,
Senza un colpo vibrar, mirarse innante
È increscioso pensier. Oh! s’ei narrava
Almen, qual donna dal periglio estremo
Trarlo potéo così, la valorosa
Salutavan regina. Austeri sensi
Non han costor come Corrado, e occhiate
Di meraviglia, ed avidi sorrisi
Versan sovra Gulnara, e vanno a cerchio
Mormorando di lei, che sebben fatta
Del suo sesso maggiore, ancor che sangue
Sparger, più orrendo esser per lei non possa,
Pur mal regge a que’ sguardi, ed a Corrado
Languide, supplichevoli pria volge
Le pupille, poi mesta su la fronte
Un velo abbassa, e ambo le man converse
Umilemente al sen presso gli stà,
Qual chi, or che salvo è lui, del fato in cura
Lascia ogn’altra speranza. Alto misfatto
Ben fu quel di costei, delìro atroce;
De l’odio solo, e de l’amor l’eccesso
Provar le féo, ma non cangiò il suo core!...