Il diavolo nella mia libreria/La gallina e i pulcini

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La gallina e i pulcini

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Italia, Italia!
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La gallina e i pulcini.

In quel punto un orribile grido spezzò il mio silenzio: era forse un modesto grido, ma la mia intensità era tale che mi parve sì grande che io ne ebbi paura. E vedo accanto a me la gallina, quella che covava, la quale, rivolta verso di me, metteva alte grida, fuori della sua comune favella. Quando mi accorsi che era la gallina, non ebbi più paura. Ma questa gallina domanda qualche cosa. «Cosa vuoi? Cosa hai detto?».

Forse annuncia qualche cosa. Ma io non capisco il linguaggio delle galline.

Chiamai la Marta e la Pallina; ma quelle non risposero. [p. 181 modifica]Non c’è dubbio: questa bestia domanda assistenza.

Mi recai nella cucina dove era la cova delle uova e vidi cosa meravigliosa che mai avevo veduto.

Una testa, stavo per dire umana; ebbene, sì una testa usciva dal guscio di un uovo.

Va bene, era un pulcino... Ma per quella che noi conveniamo di denominare «natura» la testa di un pulcino e quella di un uomo è lo stesso.

Oh, meravigliosa cosa!

Bene io avevo visto nelle vetrine dei dolcieri le uova di zucchero col pulcino che viene fuori, ma confesso che in natura mai avevo veduto.

La testa del pulcino si agitava, una forza interna commoveva l’uovo; infine tutto il pulcino uscì da quel guscio come una donna che si sprigioni nuda e sorrida dalle strettoie di una camicia. Il pulcino era grottesco: quasi implume e tutto bagnato. Così nacque Venere dalle acque? [p. 182 modifica]Molto utile sarebbe all'istruzione degli uomini farli assistere e meditare su la nascita di un pulcino.

In quella sopravrenne la Pallina e la Marta. Esse erano molto più pratiche di me. Esse mi spiegarono che bisognava aiutare i pulcini ad uscire dal guscio. La Pallina aveva fatto più volte la levatrice dei pulcini: io no. E perciò essa ne sapeva più di me. Mi fece osservare le uova. Picchiettavano: dentro si muoveva la vita. In alcune il guscio aveva una piccola protuberanza cagionata dal becco che batteva per rompere il guscio.

Ebbi un attimo di ebbrezza; e tutto l'universo mi parve animato, anche la morte.

Certo quella fanciulla campagnuola ne sapeva più di me; ma tuttavia osservai che nessun pensiero si formava in lei di quelli che si erano formati in me.

Ma l'ebrezza dileguò subito.

«Sciagurati — esclamai verso i pulcini — rientrate, invece di uscire!». [p. 183 modifica] Macché! Uscirono tutti, e sùbito cominciarono a vivere. Formidabile operosità!

Sotto un’acacia in fiore c’è ora la chioccia, che certamente la Marta avrebbe a suo tempo messo, come l'altra, nella pentola. Sotto le ali gonfie, la chioccia teneva i suoi pulcini, di cui una testa spuntava da una parte e una testolina dall’altra, si che pareva un idolo orientale: i pulcini che la Pallina avrebbe venduto per comperarsi le scarpette.

«Povera gallina — dissi cercando di accarezzarla, — va là! fa sciopero anche tu, idiota!».

Essa invece di approvare, trepidò e quasi si provò di bezzicarmi.

«Idiota! Ma fa sciopero!».

«Ecco una cosa — mi disse sorridendo Sua Maestà il Demonio — che la gallina non farà mai! Essa seguiterà a fare uova e pulcini. Essa è idiota e fatale come tanti [p. 184 modifica] individui della vostra specie, che seguitano a covare anni ed anni, e poi si fanno ammazzare.

«E finchè le galline seguiteranno a fare uova e pulcini, state pur sicuro, amico, che le cose finiranno sempre in perfetto pareggio, come i bilanci delle vostre aziende che si chiudono sempre con due zeri».