Il giornalino di Gian Burrasca/19 gennaio

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19 gennaio

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19 gennaio.

Il Maralli da iersera è di un umore terribile.

Prima di tutto se la prese con me perché non lo avevo avvertito, come mi era stato detto, quando il notaro era uscito dalla camera del signor Venanzio, e poi era molto preoccupato perché non riusciva a spiegarsi il miglioramento avvenuto nelle condizioni di salute di suo zio, così a un tratto, senza una causa, mentre il medico aveva detto prima che si trattava di una cosa grave.

Stamani era anche più nero di iersera e me ne ha dette di tutti i colori perché gli buttai nel caminetto la sua vecchia cartella tutta strappata e scarabocchiata mettendogli invece sulla scrivania una cartella nuova, tutta dorata che è una, bellezza. E questa è la gratitudine per avere avuto il gentile pensiero di fargli un regalo!

Pare, a quanto ho potuto capire, che nella cartella vecchia vi fossero delle carte e dei documenti importantissimi che riguardavano un processo, e che ora, per la loro mancanza, il Maralli non sappia più dove battere la testa...

Fortunatamente era l’ora della scuola e me sono andato via lasciando che si sfogasse con Ambrogio.

Quando son tornato di scuola ho trovato mio cognato anche più nero di stamani.

Il signor Venanzio gli aveva detto che ero stato io che l’avevo guarito dandogli le lenti d’Ambrogio e Ambrogio poi gli aveva raccontato d’essere stato guarito pure da me per avergli dato le lenti del signor Venanzio.

- Voglio assolutamente sapere come sta questa faccenda! - ha detto il Maralli sgranandomi tanto d’occhi in faccia.

- Ma io che c’entro?

- C’entri benissimo. Com’è che mio zio non ci vede più con le sue lenti mentre ci vede con quelle d’Ambrogio? E com’è che Ambrogio non ci vede più con le sue e ci vede con quelle dello zio Venanzio?

- Uhm! Bisognerebbe sentire un oculista... -

In quel momento però è venuto Ambrogio, esclamando:

- Tutto è spiegato! Guardi: lo vede questo sgraffietto in questa lente? Ebbene: da questo sgraffietto ora riconosco che la lente è mia... Queste sono le mie lenti che ho sempre avute: soltanto sono state messe nei cerchietti d’oro di suo zio... Capisce? -

A questa rivelazione il Maralli ha cacciato un grido e ha fatto un passo verso di me, stendendo un braccio per afferrarmi, ma io ho fatto più presto di lui e son corso a chiudermi in camera.

Che anche questo di cambiar le lenti a due paia d’occhiali sia stato uno scherzo di cattivo genere?

Ma chi avrebbe potuto prevedere che per questo scherzo il signor Venanzio e Ambrogio si sarebbero ìmpauriti a quel modo?

Ed è colpa mia se i loro medici per questo fatto hanno riscontrato nel primo un caso disperato e nel secondo una nevrastenìa acuta?

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È un’ora che son chiuso in camera mia. Tanto per passare il tempo, con un bastoncino, una gugliata di refe e uno spillo ritorto, mi son fabbricato una lenza e mi son divertito a pescare nella mia catinella certi pesciolini ritagliati nella carta...