Il giornalino di Gian Burrasca/21 febbraio

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21 febbraio

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21 febbraio.

Pare che il babbo, visto che mi son corretto dal miei difetti, abbia intenzione di mettermi un maestro in casa per farmi poi pigliar l’esame regolare a fìn d’anno. Speriamo bene!

Oggi finalmente ho rivisto Gigino Balestra. Per l’appunto mia sorella ha un’amica, una certa signorina Cesira Beni, che sta di casa in un quartiere accanto a quello dove abita Gigino, e siccome oggi Ada è andata a far visita a questa sua amica io ho colto l’occasione di farne una al mio amico.

Quanto abbiamo parlato delle nostre avventure passate!

A un certo punto dei nostri discorsi mi s’è riaffacciata alla mente la curiosità di sapere come mai nel collegio Pierpaoli era venuto l’uso di chiamare il signor Stanislao col nome di Calpurnio.

- Mi hanno detto che è levato dalla Storia Romana, e a questo ci arrivavo anche io. Ma che significa? Perché l’hanno adattato al Direttore? Lo sai tu? -

Gigino Balestra si è messo a ridere; poi ha preso una Storia Romana che era nel suo scaffaletto, ha cercato un po’ e mi ha messo il libro dinanzi agli occhi aperto nelle pagine dove sono raccontate le guerre di Giugurta; e lì ho letto questo pezzetto che mi son ricopiato perché volevo metterlo qui nel mio giornalino proprio tale e quale:

"Dopo che Giugurta ebbe fatto torturare e uccidere il cugino profuse oro a destra e a sinistra perché il misfatto fosse taciuto. Ma il tribuno Caio Memmio manifestò dinanzi al Fòro la scelleraggine di Giugurta e il Senato bandì contro lo sleale principe numida la guerra che affidò a uno dei consoli eletti, per l’anno successivo, e che chiamavasi Lucio Calpurnio Bestia...".

- Ah! - gridai smascellandomi dalle risa. - Ora ho capito finalmente! Lo chiamavano Calpurnio perché...

- ... perché anche se sentiva, - concluse Gigino, non avrebbe capito che gli si dava della bestia!

È un ingegnoso strattagemma, non c’è che dire. Ma sarebbe stato molto meglio che l’avessi conosciuto prima, perché allora chiamando Calpurnio il signor direttore del collegio Pierpaoli ci avrei provato più gusto.

Ho parlato con Gigino Balestra anche di un altro importante argomento: dei pasticcini.

- Vedi se puoi passare domattina dal negozio, verso le dieci. Il babbo a quell’ora ha una adunanza per le elezioni... Ti aspetto sulla bottega. - Infatti ho saputo che ci sono le elezioni politiche, perché quello che era deputato è diventato pazzo a un tratto, per il motivo, - dicono tutti quelli che s’intendono di politica, - che aveva preso le cose troppo sul serio. E i nuovi candidati sono il commendatore Gaspero Bellucci, zio di Cecchino, e l’avvocato Maralli mio cognato.

Pensare che nel dicembre scorso, proprio il giorno prima che ci si rovinasse in quella disastrosa corsa in automobile, con Cecchino Bellucci ci pigliammo a parole appunto sulla maggiore o minore probabilità che avrebbero avuto di diventar deputati i due che oggi si trovavano in lotta davvero.

A sentir Gigino Balestra parrebbe che l’elezione del Maralli fosse sicura; e lui è al caso di saperlo perché il suo babbo non solamente è un pasticciere, ma è il grande elettore del suo partito e dice che di riffe o di raffe questa volta il collegio deve essere conquistato dai socialisti e che è già sicuro della vittoria.

Per questo ha messo fuori un giornaletto intitolato Il sole dell’avvenire che è in grande polemica con l'Unione Nazionale che sostiene lo zio di Cecchino.

Gigino Balestra mi ha fatto vedere questi giornali e mi ha detto:

- Il babbo ora non ripara a dar retta a tutte le commissioni, ed è sempre occupato a scrivere nel giornale... Domani siamo sicuri che in bottega non viene. Non mancare! -