Il giornalino di Gian Burrasca/27 dicembre

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27 dicembre

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26 dicembre 28 dicembre


27 dicembre.


Giornalino mio, ti riprendo subito, appena arrivato a Roma, perché ho, da narrare nelle tue pagine tutte le mie avventure di viaggio che non sono piccole né poche.

Ieri, poco dopo che si fu partiti, il signor Clodoveo si mise a porre in ordine la sua roba esclamando:

- Meno male! Siamo noi due soli... e speriamo che si rimanga così fino a Roma. Vedi, ragazzo mio? Questa è la mia cassetta coi miei campionari... Guarda qui quante boccette e boccettine, e che varietà d’inchiostri!... Ne avresti da scrivere per tutta la vita!... Questo è inchiostro per penne stilografiche... Questo qui è inchiostro per i ministeri dei quali ho la fornitura... e su questi ci guadagniamo bene, sai? Vedi? E bisogna che io sappia fino a un puntino i prezzi di tutti, e la qualità chimica... Ci vuol la testa a posto, sai, per il commercio!

Io da principio mi son divertito molto a veder tutte quelle boccette ma poi il signor Clodoveo ha avuto un’ispirazione infernale e mi ha detto:

- Ora sta’ attento a tutte le principali stazioni dove si ferma il treno, e guarda dal finestrino; io ti spiegherò l’importanza dì tutte le città e te le farò conoscere meglio che la geografia, perché io ho la pratica commerciale e questa fa più dì tutti i libri...

E infatti via via che si arrivava a una stazione il signor Clodoveo si affannava a far la sua brava lezione peggio del professor Muscolo, finché a forza di sentire spiegazioni mi sono addormentato profondamente.

Quando mi sono destato ho visto nel divano difaccia il signor Clodoveo che dormiva, russando come un contrabbasso.

Mi sono affacciato al finestrino e mi son messo a guardar la campagna; ma poi mi son seccato e non sapevo che cosa fare... Ho aperto la valigia, ho riguardato tutti i miei balocchi... Ma ormai li conoscevo da un pezzo, e non bastavano a farmi passar la noia da dosso...

Allora ho tirato giù la cassetta dei campionari del signor Clodoveo e mi son divertito a riguardar tutte quelle boccette coi cartellini di tutti i colori.

In quel momento il treno si era fermato, e dal finestrino ho visto che un altro treno era fermo di faccia a noi, per lo scambio, a pochissima distanza, tanto che, spenzolandomi fuori, forse avrei potuto toccare la faccia dei viaggiatori che vi stavano affacciati...

È stato allora che m’è venuta un’idea terribile.

- Se avessi uno schizzetto! - ho pensato.

Mentre pensavo a questo, lo sguardo si è fermato sulla palla di gomma che era nella mia valigia rimasta aperta, e allora ho detto fra me:

- E perché non potrei fabbricarmelo?

E cavato di tasca il temperino ho fatto un buco nella palla; poi ho preso tre bottigliette d’inchiostro dalla cassetta del signor Clodoveo, e sono andato nella ritirata, dove, stappate le boccette, ho versato il contenuto nella catinella allungandolo con l’acqua. Fatto questo ho sgonfiato la palla, e immersala nella catinella l’ho riempita...

Quando son tornato nello scompartimento il treno di faccia si moveva e i viaggiatori eran tutti affacciati...

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Non ho fatto altro che sporgere un po’ le braccia fuori del mio finestrino e stringere gradatamente la palla tra le mani, col foro rivolto in avanti...

Ah, che emozione! Che effetto! Che divertimento!...

Campassi mill’anni non riderò mai quanto ho riso in quel momento nel vedere tutti quei visi affacciati, che da principio avevano una grande espressione di stupore e poi subito di rabbia, spenzolarsi fuori in mezzo alle braccia che mi tendevano i pugni chiusi, mentre il treno si allontanava...

Mi ricordo perfettamente di uno che ebbe uno schizzo d’inchiostro in un occhio, e che pareva diventato pazzo e ruggiva come una tigre...

Se lo incontrassi lo riconoscerei... ma forse è meglio che non lo incontri più!

Il signor Clodoveo intanto seguitava a dormire come un ghiro, sicché io ebbi il tempo di rimettere a posto la sua cassetta dei campionari in modo che non potesse accorgersi di niente.

E tutto sarebbe andato a finir bene ed egli non avrebbe avuto di che lamentarsi di me, se più tardi non mi fosse venuta un’altra idea peggiore della prima, perché questa ha avuto delle serie conseguenze.

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Ricominciavo a seccarmi di veder sempre il signor Tyrynnanzy sdraiato sul divano e di sentirlo stronfiare, quando disgraziatamente mi dètte nell’occhio il manubrio del segnale d’allarme che pendeva da una cassettina sospesa nel soffitto dello scompartimento.

Bisogna sapere che qualche altra volta mi aveva dato nell’occhio quel gingillo, e che sempre avevo provato una grande tentazione di vedere che cosa succede in un treno quando si dà l’allarme.

Questa volta non seppi resistere: montai sul divano, infilai la mano nel manubrio, e tirai giù con quanta forza avevo. Il treno si fermò quasi istantaneamente.

Allora aiutandomi alla meglio col braccio malato mi riuscì d’arrampicarmi sulla rete dove si metton le valige e mi ci accovacciai, stando a vedere che cosa sarebbe accaduto.

Immediatamente si aprirono tutti e due gli sportelli dello scompartimento e cinque o sei impiegati vi entrarono dentro, fermandosi dinanzi al signor Clodoveo che seguitava a dormire; e uno scotendolo disse:

- Ah! forse gli è venuto un accidente!

Il signor Tyrynnanzy si svegliò di soprassalto, esclamando:

- Che vi pigli!...

E allora vennero le spiegazioni:

- Lei ha dato il segnale d’allarme!

- Io? Niente affatto!...

- Eppure è stato dato da questo scompartimento!

- Ah! È Giannino!... Il ragazzo!... Dov’è il ragazzo!... - esclamò a un tratto come fuori di sé il signor Clodoveo. Ah! Forse qualche disgrazia! Dio mio! Il figlio di un mio amico che mi era stato affidato!... -

Mi cercarono nella ritirata; guardarono sotto i divani; finalmente un impiegato mi scoprì accucciato tra due valige sulla rete, ed esclamò:

- Eccolo lassù!...

- Disgraziato!... - gridò il signor Clodoveo. - Tu hai dato il segnale d’allarme?... Che hai fatto?...

- Ohi!... - risposi con voce piagnucolosa, perché ora capivo tutto il male fatto - mi doleva tanto il braccio malato...

- Ah! E per questo ti sei arrampicato costassù? -

Intanto due impiegati mi avevano preso di peso e mi avevano tirato giù, mentre gli altri eran corsi via a far ripartire il treno.

- Lei sa che c’è la multa! - dissero gl’impiegati rimasti.

- Lo so: ma la pagherà il padre di questo signorino! - rispose il signor Clodoveo, guardandomi come se mi avesse voluto incenerire.

- Intanto, però, bisogna che paghi lei...

- Ma se io dormivo!

- Appunto: dal momento che le era stato affidato il ragazzo doveva vigilarlo...

- Sicuro! - esclamai io tutto contento, guardando l’impiegato che dava prova di tanto senso comune. - La colpa è del signor Clodoveo... Ha dormito per tutto il viaggio!...

Il signor Tyrynnanzy fece l’atto come di strozzarmi, ma non disse niente.

È stato fatto il verbale di contravvenzione, e il signor Clodoveo ha dovuto pagare la multa.

Rimasti soli, ha durato un pezzo a dirmi delle impertinenze; e il peggio è stato quando, essendosi egli ritirato nella ritirata, è riuscito fuori e, dopo aver dato un’occhiata nella sua cassetta dei campionari, s’è accorto delle boccette che mancavano.

- Che hai fatto dei miei campioni d’inchiostro, assassino!... - ha gridato.

- Ho scritto una lettera ai miei propri genitori! - ho risposto tremando.

- Come una lettera!... Qui mancano tre bottigliette!...

- Ne avrò scritte tre... ora non mi ricordo!...

- Ma tu sei peggio di Tiburzi!... Come fa la tua povera famiglia a sopportare una canaglia come te?...

E così ha seguitato a dirmi parolacce finché non siamo arrivati a Roma.

Bel modo, questo, di accompagnare un ragazzo affidato da un amico!...

Ma io ho avuto prudenza e non gli ho risposto mai niente, meno che quando mi ha consegnato al mio cognato Collalto, al quale ha detto:

- Tenga: glielo consegno intatto... ma in parola d’onore darei dieci anni di vita piuttosto che essere nei piedi di lei che è costretto, povero signore, a tenerlo per diversi giorni!... Dio gliela mandi buona!... Hanno ragione a chiamarlo Gian Burrasca! -

Allora non ne ho potuto più, e gli ho risposto:

- Con codesti piedoni che ha lei, invece, dovrebbe ringraziare Iddio se potesse essere nei piedi di chiunque altro! E in quanto a Gian Burrasca è meglio farsi chiamar così che farsi chiamare con tre ipsilonni come fa lei che è proprio una ridicolaggine!

Il dottor Collalto mi ha fatto cenno di stare zitto; e mentre mia sorella mi faceva passare in un’altra stanza, ho sentito che egli diceva sospirando:

- Si comincia bene!