Il giornalino di Gian Burrasca/4 febbraio

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4 febbraio

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4 febbraio.

Grande novità!

Stanotte, dopo un lungo e paziente lavoro, dovendo fare in modo di non far rumore per non svegliare i compagni del dormitorio, son riuscito finalmente a fare un buco nella parete in fondo all’armadietto che è nel vano del muro a capo del mio lettino.

Subito è apparso un chiarore, una luce opaca che veniva dall’altra parte, ma riparata da qualche cosa che era frapposta al di là della parete.

Spingendo lo scalpello fuori del buco sentii che l’ostacolo era cedevole e, dopo averne studiata per un pezzo la natura, mi convinsi che doveva essere un quadro attaccato nella parete che avevo forata.

Ma se la tela mi vietava la vista non mi impediva l’udito; e io sentivo, sebbene non riuscendo ad afferrar le parole, la voce del signor Stanislao e della signora Geltrude che parlavano tra di loro.

Mi giunse solo distintamente questa frase pronunziata con vivacità dalla direttrice:

- Tu sarai sempre un imbecille! Queste carognette mangiano anche troppo bene! Intanto ho fatto un contratto col fattore del marchese Rabbi per trenta quintali di patate... -

Con chi parlava la signora Geltrude? L’altra voce che io sentivo era certamente quella di suo marito; ma è impossibile che il signor Stanislao, con quella sua aria rigida di vecchio militare, permettesse alla signora Geltrude di trattarlo a quel modo...

L’argomento delle patate mi ha fatto pensare che vi fosse presente anche il cuoco e che il dialogo corresse con lui.

Tito Barozzo al quale ho raccontato la cosa mi ha risposto:

- Chi sa! In ogni modo questa è una faccenda secondaria. La questione principale è che si presentano dinanzi al nostro immediato avvenire di infelici collegiali trenta quintali di patate, cioè trenta volte cento chilogrammi, ovverosia tremila chilogrammi che è quanto dire centoquindici chilogrammi per ogni stomaco, dovendosi certo escludere dal conto gli stomachi direttoriali e del personale di cucina, per i quali è fatto un trattamento diverso!... -

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Oggi durante l’ora di ricreazione si è riunita la Società segreta, e io ho raccontato l’affare del buco nell’armadietto, e tutti hanno applaudito dicendo che quel posto d’osservazione era importantissimo e poteva essere di molta utilità per tutti, ma che bisognava prima accertarsi che stanza fosse quella dalla quale venivano le voci del direttore e della direttrice.

Di questo si è preso l’incarico Carlo Pezzi che ha uno zio ingegnere e che sa come si fa a sviluppare le piante delle case.