Il giornalino di Gian Burrasca/7 novembre

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7 novembre

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6 novembre 9 novembre


7 novembre.


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Stamani a scuola alla lezione di latino n’è successa una che merita davvero d’esser raccontata.

Renzo, che sta di posto accanto a me, aveva portato un po’ di pece presa nel negozio di suo zio, che fa il calzolaio; e io, colto il momento che un compagno che davanti a noi si era alzato per andare a dir la lezione, ho steso ben bene questa pallottolina di pece nel posto dove sta a sedere questo ragazzo che è Mario Betti, ma noi si chiama il Mi’ lordo perché va vestito tutto per l’appunto e all’inglese, mentre invece ha sempre il collo e gli orecchi così sudici, che pare proprio uno spazzaturaio travestito da signore.

Naturalmente quando è ritornato al suo posto non si è accorto di niente. Ma dopo un po’ di tempo la pece sulla quale stava a sedere gli s’era riscaldata sotto e ha fatto presa sui calzoni in modo che egli, nel moversi, e nel sentirsi tirare per di dietro, ha cominciato a borbottare e a smaniare.

Il professore se n’è accorto, e allora tra Muscolo e il Mi’ lordo è avvenuta una scena da crepar dal ridere.

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- Che c’è lì? Che ha il Betti?

- Ecco, io...

- Zitto!

- Ma...

- Fermo!...

- Ma io non posso...

- Zitto e fermo! Guai se lo vedo muovere un muscolo!...

- Ma scusi, io non posso...

- Non può? Non può star zitto né fermo? Allora esca dal suo posto...

- Ma io non posso...

- Vada fuori di scuola!

- Non posso...

Ah!... E con un ruggito Muscolo si è scagliato sul povero Mi’ lordo e afferratolo per un braccio lo ha tirato fuori del banco, con l’intenzione di buttarlo fuori di scuola, ma l’ha lasciato subito, perché ha sentito un gran crac e s’è accorto che un pezzo dei calzoni di quel povero ragazzo era rimasto attaccato sul sedile.

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Muscolo è rimasto male... ma è rimasto peggio il Mi’ lordo, e bisognava vederli tutti e due impappinati a guardarsi in faccia, senza che nessun de’ due si potesse spiegare l’accaduto.

Una risata clamorosa è rimbombata nella classe, e il professore, rovesciando su tutti la sua rabbia, ha urlato:

- Tutti fermi! Tutti zitti! Guai se...

Ma non ha avuto il coraggio di finire il suo solito ritornello. Eh sì! altro che muscolo! Tutta la scolaresca era a bocca spalancata, ed era impossibile, anche volendo, che qualcuno si potesse frenare...

Basta. Dopo, per questo fatto, è venuto il Prèside, e per l’affare della pece siamo stati interrogati in sette o otto di noialtri, che stiamo nel banco dietro a quello del Mi’ lordo, ma non ci sono state spiate, fortunatamente, e la cosa è rimasta lì.

Però il Prèside, guardandomi fisso, ha detto:

- Stia attento chi è stato, ché può essere che la paghi quando meno se l’aspetta.

Oggi il dottore ha sfasciato l’occhio all’avvocato Maralli e ha detto che domani potrà incominciare a tenere l’imposta della finestra un po’ aperta, in modo che passi nella camera appena un filo di luce.