Il libro dei versi/A Giovanni Camerana

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A Giovanni Camerana

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A Emilio Praga ***
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Il tizzo acceso fin che arde fuma;
Simile, o mesto amico, al nostro cuore
Che in pianto si consuma
Fin che arde d’amore.

Lascia dunque che s’alzi e che s’esali
Questa nube di duol cotanto intenso;
Essa abbrucia i tuoi mali
Come grani d’incenso.

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Sii te in te stesso al par d’un vaso sacro
D’olocausto, di fede e di speranza;
Vedi, il fumo pare acro,
Ma il turibolo danza.

Non ispegner per tema o per ristoro
Quell’incendio divin che ti fa egro,
Non far che il carbon d’oro
Si muti in carbon negro.

Anzi affronta gli spasmi ed il martíro,
Cerca nell’ansia del tormento occulto
Dopo il duol del sospiro
L’estasi del singulto;

Troverai qualche vero. È la tempesta
Esultazione a chi non sa temerla,
E sulla duna resta
Dopo l’onda, la perla.

Piangi, medita e vivi; un dì lontano
Quando sarai del tuo futuro in vetta
Questo fiero uragano
Ti parrà nuvoletta.

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Oggi volli per te cantar la vita,
Ma la dolce canzon sul metro mio
Torna fioca e smarrita
Per troppo lungo obblìo.

Torva è la Musa. Per l’Italia nostra
Corre levando impetuösi gridi
Una pallida giostra
Di poeti suicidi.

Alzan le pugna e mostrano a trofèo
Dell’Arte loro un verme ed un aborto,
E giuocano al palèo
Colle teste da morto.

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Io pur fra i primi di cotesta razza
Urlo il canto anatemico e macabro,
Poi, con rivolta pazza,
Atteggio a fischi il labro.

Praga cerca nel buio una bestemmia
Sublime e strana! e intanto muor sui rami
La sua ricca vendemmia
Di sogni e di ricami.

Dio ci aiuti, o Giovanni, egli ci diede
Stretto orizzonte e sconfinate l’ali;
Ci diè povera fede
Ed immensi ideali.

E il mondo ancor più sterile, o fratello,
Ci fa quel vol di poësia stupendo,
E non trovando il Bello
Ci abbranchiamo all’Orrendo.

Dio ci aiuti! Su te sparga l’ulivo,
Sparga la pace e le benedizioni,
Sii sulla terra un vivo
Felice in mezzo i buoni.

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A me calma più piena e più profonda;
Quella che splende nell’orbita d’una
Pupilla moribonda,
Mite alba di luna.



1865, 31 Ottobre



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