Il libro dell'arte/Capitolo CLXII

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capitolo CLXII

../Capitolo CLXI ../Capitolo CLXIII IncludiIntestazione 4 aprile 2016 75% Da definire

Capitolo CLXI Capitolo CLXIII
[p. 112 modifica]

Capitolo CLXII.

Del modo di lavorare in tela o in zendado.


Ora parliamo del modo di lavorare in tela, cioè in pannolino, o in zendado. E terrai questo modo in tela: che prima ti conviene mettere il telaio bene disteso, e chiavare prima e diritti delle cuciture; poi d’intorno intorno andare con chiovetti, distenderla egualmente [p. 113 modifica]d’una perfetta ragione, che tutta perfettamente abbi ritrovato bene ciascheduno nerbo. Quando così hai fatto, togli gesso sottile e un poco d’amido, o vero un poco di zuccaro, e macina queste cose con colla di quella ragione ch’hai temperato il gesso in tavola; macinato bene sottile; ma prima con questa colla senza gesso, danne una volta per tutto; e se la colla non fusse così forte come di gesso, non monta nulla. Fa’ che sia calda quanto puoi, e con pennello di setole mozzo e morbido ne da’ a ciascuna delle parti, se hai a dipignere da ogni parte. Piglia poi, quando è asciutta, la tela: abbi una mella di coltello che sia nel taglio piana e diritta come una riga, e di questo gesso con questa punta ne da’ su per la detta tela, andando ponendo e levando agguagliatamente, come radessi; e quanto men gesso vi lassi, tanto è meglio: che spiani pure i bucetti delle fila, assai basta una volta dare di gesso. Quando è asciutta, togli uno coltellino bene radente, guardando la detta tela se vi fusse nodo ovver groppo, e to’lo via; e poi piglia il tuo carbone, con quel medesimo modo che disegni in tavola, disegna in tela, e ferma con acquerella d’inchiostro. Poi ti voglio insegnare, se vuoi mettere le diademe e campo d’oro brunito come in tavola, che comunemente in ogni tela o zendado si mette a mordente, cioè di quella semenza di lino; ma perchè questo modo è miracoloso infra gli altri che molti hanno fatti, però te ne avviso; e puossi il panno avvolgere e piegare senza offendere a l’oro e a’ colori. Togli prima del detto gesso sottile con un poco di bolio, e con un poca di chiara d’uovo e di colla tempera il detto gesso, e danne una volta in quello luogo dove vuoi l’oro mettere. Quando è secco, radilo un pochettino; poi abbi bolio macinato e temperato come quel proprio che metti in tavola, e per quel modo ne da’ cinque o sei [p. 114 modifica]volte: lassalo stare alcun dì. Metti il tuo oro propriamente come fai in tavola, e bruniscilo, tenendo di sotto alla detta tela una asse bene pulita e soda, avendo uno cuscino tra la tela e l’asse; e per questo modo granisce e stampa le dette diademe, e saranno proprie come in tavola. Ma convienti poi, perchè alcuna volta questi palii, che si fanno alle chiese,1 sono portati di fuora, piovendo; e per tanto bisogna provedere d’avere una vernice ben chiara, e quando vernichi il colorito, vernica un poco e le dette diademe o ver campo d’oro.

All’usato modo dell’ancone, ti conviene colorire di passo in passo in su la detta tela, ed è più dolce lavorare che in tavola; però che la tela ritiene un poco il molle; ed è proprio come lavorassi in fresco, cioè in muro. E ancora t’avviso che, colorendo, vuole essere molte e molte volte campeggiato i colori, assai più che in tavola, perchè la tela non ha corpo come l’ancona, e nel vernicare poi dimostra non bene, quando è campeggiata male. Medesimamente tempera i colori come in tavola. E più in ciò non mi distendo.

  1. Nel codice Riccardiano dice: questi palii vanno alcuna volta che si fanno alle chiese. Ma noi abbiamo creduto di porre come è stampato.