Il libro dell'arte/Tavola delle voci attenenti all'arte

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Tavola delle voci attenenti all'arte

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Tavola delle voci attenenti all'arte
Capitolo CLXXXIX Indice
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TAVOLA


delle voci attenenti all’arte.





(I numeri arabici segnano i capitoli del Libro.)


Acconciare. Poi te l’acconcia (il pennello) in su la mano, o in sul dosso del dito grosso, racconciando e premendo il detto pennello. 31.

Acquarella e Acquerella. «Colore fatto di poche goccie d’inchiostro stemperate nell’acqua.» E questa tale acquarella vuole essere squasi come acqua poco tinta. 31. — E puoi aombrare le pieghe d’acquerella d’inchiostro; cioè acqua quanto un guscio di noce tenessi dentro due goccie d’inchiostro. 10.

Adornare. «Ornare, Mettere con colore, con oro o con stagno ornamenti rilevati in una pittura.» Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: saper tritare, o ver macinar.... ritagliare, colorire, adornare e invernicare in tavola o vero in cona ec. 4. — Lavorare in muro, bisogna bagnare, smaltare, fregiare, pulire, disegnare, ... temperare, adornare, finire in muro. 4. — Ti voglio dimostrare a che modo déi adornare in muro con istagno dorato in bianco, e con oro fine. 95. — Ne puoi (colle stampe) adornare in muro, in coffani, in prieta, in ciò che vuoi, mettendo poi di mordente di sopra lo stagno. 128.

Agugiare. «Aguzzare, Arrotare.» Durerà sempre al vento e all’acqua, se ne incollassi ruote da agugiare, o ver da arrotare, o mole da macinare. 106.

Aguzzare. «Appuntare.» Puo’la (la pietra nera da disegnare) aguzzare con coltellino, chè ella è tenera e ben negra. 54.

Albume d’uovo, o dell’uovo «Chiara d’uovo.» E per lo simile puoi fare e aombrare di colori e di pezzuole, secondo che i miniatori adoperano; temperati i colori con gomma, o veramente con chiara o albume d’uovo. 10. — A macinare il bolo, togli l’albume dell’uovo, e così intero il metti su la pietra proferitica. 132.

Alitare. Vedi Pezzo dell’oro.

Allacciato. «I fregi o altri adornamenti, detti lacci, disegnati o coloriti sul campo della tavola.» E gratta qual tu vuoi, o vuo’ il campo, o vuo’ l’allacciato, e quello che scuopri, quello colla rosetta grana poi. 142.

Alleggerire la mano. «Renderla leggiera, abile al disegnare.» Ancor ci è una cagione, che usandola, può alleggerire tanto la mano, che andrà poi ariegando e volando, assai più che non fa la foglia al vento. 29. [p. 146 modifica]

Alliquidare. «Detto delle tinte e dei colori, lo stesso che Sfumare.» Mettendo ciascuna incarnazione nel luogo degli spazi del viso: non però appressandoti tanto all’ombre del verdaccio, che in tutto le ricuopra; ma a darle con la incarnazione più scura, alliquidandole, e ammorbidandole sì come un fummo. 147.

Allume di ròcca. «Minerale composto di solfato d’allumina ammoniacale.» E poi insieme li cuoci con lisciva, e un poco d’allume di rocca. 62.

Amatita. Vedi Lapis amatita.

Amatito. «Due sono le specie dell’amatito, così detto dal suo color sanguigno. La prima, che alcuni vogliono essere lo stesso che il cinabro naturale, è dura, di grana fine, di un lustro di diamante, la quale ai trova amalgamata con il mercurio, col minerale del ferro, del rame, dell’oro ec. L’altra detta amatita o matita, è una pietra tenera o rossa o nera, e serve a disegnare. Della prima, perchè dura assai, se ne facevano pietre da brunire.» Rosso è un colore che si chiama amatito. Questo colore è naturale, ed è prieta fortissima e soda. 42.

Amido. Togli gesso sottile e un poco d’amido, o vero un poco di zúccaro, e macina queste cose con colla di quella ragione ch’hai temperato il gesso in tavola. 162.

Ammorbidare. «Unire, Commettere insieme i colori, Sfumare.» Vedi Alliquidare.

Ampolla. Metti queste cose in una ampolla di ferro o di rame o di vetro; fondi ogni cosa al fuoco; ed è fatto. 159.

Àncona. «Tavola per lo più quadrilunga, e terminata in alto o a centina o ad angolo acuto, così detta dalla parola greca ïcona, poichè ordinariamente vi era dipinta una sola e principale immagine come di Cristo, o della Madonna, o di un santo:» Prima vuol essere l’ancona lavorata d’un legname che si chiama arbero o vero povolare, che sia gentile, o tiglio o saligaro. 113.

Ancona. (corpo dell’). E prima abbi il corpo dell’áncona, cioè i piani. 113.

Anconetta. Per due maniere si lavora in vetro; cioè in nelle finestre, e in pezzi di vetro, i quali si mettono in anconette, o vero in adornamento d’orliquie. 171.

Andare delle pieghe. «Ordine, Disposizione delle pieghe.» E con acquerella d’inchiostro in un vasellino, va’ col detto pennello tratteggiando l’andare delle pieghe maestre. 31. — Poi piglia il terzo colore più chiaro, e per quello medesimo modo che hai ritrovato e campeggiato l’andare delle pieghe dello scuro, così fa’ del rilievo. 71. — E con questo colore, tu con pennelletto di vaio, di punta vai ritrovando a pezzo a pezzo le tue ombre, concordando l’andare delle pieghe e dell’altre cose della figura, di pezzo in pezzo di vetro, sì come el maestro ha tagliato e commesso. 171.

Anellario, «agg. di Dito, cioè il dito anulare.» Tasta poi questi lavori col dito anellario della man diritta, cioè col polpastrello. 151.

Angioletto. Che con sentimento di fantasía e di mano leggiera tu puoi in un campo d’oro fare fogliami e fare angioletti e altre figure che traspaiano nell’oro. 140.

Aombrare. «Adombrare, Ombreggiare, cioè dare colori più scuri ad alcune parti della pittura onde meglio rilievino e tondeggino.» E puoi aombrare le pieghe di acquarella d’inchiostro: cioè acqua quanto un guscio di noce [p. 147 modifica]tenessi dentro due goccie d’inchiostro. 10. — Avendo sempre la ricordanza in te del tuo aombrare, cioè in tre parti dividere; l’una parte, ombra; l’altra, tinta del campo che hai; l’altra biancheggiata. 31. — Quando hai la pratica nella mano d’aombrare, togli un pennello mozzetto. ivi.

Appannato. Sappi che l’oro che si mette in piani, non se ne vorrebbe trarre del ducato altro che cento pezzi; dove se ne trae cento quarantacinque; però che quel del piano vuole essere oro più appannato. 139. — Togli un pezzo dell’oro, che sia bene fermo oro, cioè appannato, mettilo su la paletta di carta, e gentilmente il metti sopra il detto vetro, dove hai bagnato. 172.

Appiccare. Vedi Colare.

Arbero. «Albero, Oppio.» Vedi Ancona.

Archimiato. «Fatto per mezzo dell’alchimia, Artificiato.» Bianco è un colore archimiato di piombo, el quale si chiama biacca. 59.

* Argere. «Acero.» Fa’ poi un’asticciuola d’árgere, o di castagno, o di altro legno buono. 64.

Aria. «Maniera, Pratica.» E seguitando di dì in dì, contra natura sarà che a te non venga preso di suo’ natura, e di suo’ aria. 27.

Aridire. E se vedessi che per lo tuo tignere aridisse o incoiasse per la tinta, è segno che la tempera è troppo forte. 46.

Ariegare. Ancor ci è una cagione, che, usandola, può alleggerire tanto la mano, che andrà più ariegando e volando assai più che non fa la foglia al vento. 29.

Ariento vivo. «Metallo che si dice ancora Mercurio.» Che se fusse un campo d’oro mettudo, che tenesse di qui a Roma, e quanto mezzo grano di panico fusse d’ariento vivo, o toccasse questo campo d’oro, è sufficiente a guastarlo tutto. 159.

Arricciare. «Intonacare di calcina il muro.» Togli della medesima pegola o vero pece, e togli mattone ben secco e nuovo, pesto: d’ogni maniera pesta e incorporane alquanto colla predetta pegola.... Ed è molto perfetto smalto. E arriccia colla calcina. 176.

Arricciato. «ad. da Arricciare.» Poi, quando vuoi lavorare, abbi prima a mente di fare questo smalto bene arricciato e un poco rasposo. 67. — E smalta perfettamente due o tre volte, lassando lo smalto bene a riposo e arricciato. 175.

Arte. «Il complesso delle regole e delle pratiche necessarie all’esercizio della pittura.» Alcuni sono che per povertà e necessità del vivere seguitano, sì per guadagno e anche per l’amor dell’arte. 2.

Arte del pennello. «La pittura.» Perchè all’arte del pennello ancora s’appartiene di certi lavorii dipinti in panno lino che son buoni da guarnelli di putti o ver fanciulli; e per certi leggii da chiesa. 173.

Avvellutato. «Simile al velluto.» Metti, o vuoi i campi, o vuoi i lacci in questo azzurro temperato con colla. Poi a distesa gualivamente ne dà sopra i campi, e sopra i lacci: ed è un drappo avvellutato. 143.

Arzica. «È opinione di alcuni che l’Arzica sia lo stesso che il giallo di vetro, detto dai francesi Massicot e da noi Mazzacotto o Massicotto.» Giallo, è un colore che ai chiama árzica; il qual colore è archimiato e poco s’usa. Il più che si appartenga di lavorare di questo colore, si è a’ miniatori. 50. — Se vuoi che sia bello più, mettivi dentro una poca d’árzica. 54. [p. 148 modifica]

Asiso. «Sorta di gesso usato dai miniatori per preparare le carte da mettere d’oro.» Poi ti conviene d’avere d’un colore, cioè d’un gesso, il quale si chiama asiso, e fassi per questo modo, cioè: abbi un poco di gesso sottile, e un poco di biacca men che per terza parte del gesso: poi togli un poco di candi, men che la biacca. 157. — Se vuoi un’altra maniera d’asiso.... togli gesso sottile e ’l terzo biacca, e ’l quarto bolo armeniaco, con un poco di zucchero. 158.

Asta. Gratta l’azzurro puro colla punta dell’asta del pennello. 83.

Asticciuola. Fa’ poi un’asticciuola d’árgiere o di castagno, o di altro legno buono. 64.

Asunare. «Raccogliere, Riunire.» Poi dividi questi pezzi in forma di zolfanelli, e sì come mazzo di zolfanelli, gli asuna insieme. 33. — E asuna le punte di più code (di vaio), che da sei o otto punte si farà un pennello morbido da potere mettere d’oro in tavola. 64.

Atteggiare. «Dare l’espressione, il sentimento.» E con questo pennello atteggia il viso che vuoi fare. 67.

Azzurro della Magna. «La miglior qualità di questo azzurro viene dalla Sassonia, ed è un ossido vetroso di cobalto combinato colla potassa, colla silice, e coll’ossido d’arsenico. Quando il cobalto per essere stato bene arrostito, perde l’arsenico, ed è mescolato con due o tre parti di silice pura, forma un colore chiamato zaffera, colla quale è preparato l’altro colore detto azzurro o smalto.» Azzurro della Magna è un colore naturale el quale sta intorno e circunda la vena dell’ariento. 60.

Azzurro oltramarino e oltremarino. «Colore bellissimo e nobilissimo che si cava da una pietra detta Lapis lazzuli.» Azzurro oltramarino si è un colore nobile, bello, perfettissimo oltre a tutti i colori; del quale non se ne potrebbe nè dire nè fare quello che non ne sia più. 62.

Baccadeo, «agg. d’una qualità d’Indaco, così detto corrottamente da Bagdad da dove si portava in Europa. Altri invece crede da Bacam, città dell’India sul Delta del Gange.» Togli quella quantità di fogli di sopra detta: abbi mezza oncia di biacca, e la quantità di due fave d’indaco baccadeo. 19. — «agg. d’Indaco.» Di questo colore (orpimento) mescolando con indaco baccadeo, fa color verde da erbe e da verdure. 47.

Bacchetta. Ma lassa tanto da un de’ lati, che vi possa mettere del sabbione, e con una bacchetta el priemi tanto che gualivamente sia ben pieno. 169. — Vedi Comporre.

Bacino. Vedi Catino.

Bagnare. Lavorare in muro, bisogna bagnare, smaltare, fregiare, pulire, disegnare. 4. — Quando se’ per ismaltare, spazza bene prima il muro, e bagnalo bene; che non può essere troppo bagnato. 67.

Bagnato. E al tondo, con un’assicella di larghezza di una palma di mano, va’ fregando su per lo ’ntonaco ben bagnato, ivi.

Balluzza. «Piccola palla.» Abbi una pezza con carbone macinato, legata a modo di balluzza, e va’ spolverizzando su per lo gesso di questa ancona. 120.

Bambagia. Se la vuoi più lucida (la carta) togli olio di linseme chiaro e bello, e ugnila con bambagia del detto olio. 21. — E se vedi l’oro non sia in tutto accostato all’acqua, togli un poco di bambagia nuova, e leggieri quanto puoi al mondo, calca il detto oro. 154. [p. 149 modifica]

Base. Vedi Mazzonarìa.

Battere il filo. «Segnare lince in muro, tavola o tela, mediante un filo tinto di nero o di rosso, il quale, essendo tirato dai due capi, è preso nel mezzo della sua lunghezza ovvero da uno de’ due capi, e discostato alquanto, è poi lasciato cadere, e battere con forza sopra la cosa ove si vuol segnare la linea.» Togli il carbone, e disegna e componi, e cogli bene ogni tuo’ misura; battendo prima alcun filo, pigliando i mezzi degli spazi. 67.

Bazzèo. Vedi Verdaccio.

Bere. «Detto delle materie che s’inzuppano di un liquido qualunque.» Vedi Catinella.

Berrettino. Tinta berrettina, o ver bigia, la farai in questo modo. Prima togli un quarro di biacca grossa; quanto una fava di ocria chiara, men che mezza fava di nero. 22.

Biacca. Questa biacca è forte, focosa, ed è a panetti, come mugliuoli, o ver bicchieri. 59.

Biancheggiare. «Lumeggiare i rilievi.» Abbi poi in un altro vasello ancora color più chiaro.... e va’ ritrovando e biancheggiando la sommità delle pieghe. 71.

Bianchetto. «Tinta chiara per lo più di biacca, o di calcina sfiorata per dare i lumi ai rilievi della pittura.» E levando poi la carta puoi toccare di alcuni bianchetti e rilievi. 23. — Ragguarda prima di che spazio ti pare o storia, o figura che vogli ritrarre, e guarda dove ha gli scuri, e mezzi, e bianchetti. 29.

Bianco dell’occhio. Vedi Pennello acuto.

Biancozzo. «Lo stesso che il Bianco sangiovanni.» E quando questi due colori (cinabrese e bianco sangiovanni) sono bene triati insieme, cioè le due parte cinabrese e il terzo biancozzo, fanne panetti piccoli come mezze noci, e lasciali seccare. 39.

Biavo. «Biado, Biadetto. Sorta di colore azzurro assai chiaro.» Se la tela è negra, la puoi lavorare d’un biavo ben chiaro, cioè biacca assai, e poco indaco. 173. — Sela tela è biava, togli della biacca macinata e riseccata e temperata secondo il modo degli altri colori. ivi.

Bicchiere. Poi abbi un bicchiere comune, non troppo grande, e non in tutto pien d’acqua chiara. 131.

Biffo. «Sorta di colore; lo stesso che il Violetto.» Se vuoi fare un bel colore biffo, togli lacca fina, azzurro oltramarino, tanto dell’uno quanto dell’altro. 73. — Se vuoi fare un biffo per lavorare in fresco, togli indaco e amatisto, e mescola senza tempera. 74. — Ma se volessi fare un bel colore biffo, togli lacca ben fina e azzurro oltramarino ben fine e sottile; e di questo mescuglio con la biacca fa’ i tuo’ colori di grado in grado. 145.

Bolio e Bolo armenico. Quando hai finito di rilevare la tua ancona, abbi bolio armenico, e to’ lo buono. 131.

Bollottolina. «Piccola pallottola.» Vedi Stella.

Borsa. Vedi Partita, Godere.

Bottega. Stare a bottega. Vedi Membro.

Bozzare. «Lo stesso che Abbozzare.» E di questo gesso va’ ponendo e bozzando, daendoli quella forma o d’uomo o d’animale che abbi a fare o d’uccello, assomigliandolo al più che puoi. 169. [p. 150 modifica]

Brillare. A te conviene principalmente torre il sesto: voltare le tue corone o ver diademe: granarle, cogliere alcuni fregi, granarle con istampe minute che brillino come panico. 140.

Brunire. Queste due parti (il dilegno e il colorire) vogliono questo cioè: saper tritare, o ver macinare.... rilevare di gesso, mettere di bolo, mettere d'oro, brunire, temperare, campeggiare ec. 4.

la carta, o su la carta. Poi metti un foglio di carta bambagina, ben netto, sopra quella (carta) che hai tinta: e con pietra da brunire oro, brunisci con buona forza di mano. 17.— Ad alcuni piace molto brunire pur su per la carta tinta, cioè che la pietra da brunire la tocchi e cerchi. ivi.

l’oro. Quando comprendi che ’l detto oro sia da brunire, abbi una pietra che si chiama lapis amatita. 135.

Bucetto. E quanto men gesso vi lassi, tanto è meglio: che spiani pure i bucetti delle fila (della tela), assai basta una volta dare di gesso. 162.

Bucciuolo. «Cannello.» Tali (peli di code di vaio) che vada in un bucciuolo di oca; tali che vada in un bucciuolo di penna di gallina o di colombo. 61.

Bulletta. Poi la ferma (la carta di cavretto) con bullette tirate su per una asse, a modo di carta di tamburo. 17.

Buttare. «Gettare, Formare.» Di questo tal gesso, o più forte di colla, puoi buttare alcuna testa di leone, o altre stampe stampate in terra o vero in crea. 125. — E sappi che poi di questa tal forma, perchè hai la prima, tu puoi fare buttare la detta impronta di rame, di metallo, di bronzo, d’oro, d’ariento, di piombo, e generalmente di quel metallo tu vuoi. 148. Vedi Fondere.

Calcina di galla. «Lo stesso che il fiore della calcina, La calcina sfiorita.» Poi con cazzuola abbi calcina ben fresca di galla; tanto calcina, quanto sabbione; e mescolavi dentro polvere stacciata di matton pesto, e smalta perfettamente una o due volte. 175.

sfiorata. Togli la calcina sfiorata, ben bianca; mettila spolverata in uno mastello per ispazio di dì otto. 58.

viva. Rimenala con un’assicella a due mani, con un poca di calcina viva. 112.

Caldaia. E se fusse figure o foglie che le potessi far bollire in caldaia con acqua chiara, mai quel legname ti farebbe cattiveria di sfenditure. 113.

Caldara. Poi abbi una caldara d’acqua, e falla ben calda, e mettivi questa pignatta di gesso temperato. 117.

Caleffare. «Tingersi il viso per burlare, o contraffare alcuno.» I tuoi colori puoi fare temperati con uovo, o vuoi, per caleffare, ad oglio o con vernice liquida, la quale è più forte tempera che sia. 179.

Camera. Questo colore è buono a dipignere palvesi e lancie, e anche si adopera a dipingere camere in secco. 53.

Campeggiare. «Colorire il campo della pittura.» Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: sapere tritare, o ver macinare.... mettere d’oro, brunire, temperare, campeggiare, spolverare, grattare ec. 4. — Poi, se vuoi fare il drappo rosso, campeggia questo cotale oro brunito con cinabro. 141. — E ancora ti avviso che, colorendo, vuole essere molte e molte volte campeggiato i colori, assai più che in tavola, perchè la tela [p. 151 modifica]non ha corpo come l’ancona, e nel vernicare, poi dimostra non bene, quando è campeggiata male. 162.

Campo della carta. Poi abbi quella carta che vuoi tignere; e di questa tinta ne da’ distesamente per lo campo della tua carta. 16.

d’oro, o dell’oro. Ma prima che grani una figura o fogliame, disegna in sul campo dell’oro, quello che tu vuoi fare, con stile d’argento, o ver d’ottone. 140. Vedi Porporina.

Camusciare. «Granare l’oro con un ferretto più grosso di quello che serve a granare.» Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: saper tritare o ver macinare,.... temperare, campeggiare, spolverare, grattare, granare o ver camusciare, ritagliare, colorire ec. 4.

Candi. Sorta di zucchero raffinato. Vedi Asiso.

Cangiante. Agg. di colore. Se vuoi fare un vestir d’angelo, cangiante, in fresco, campeggia il vestire di due ragioni incarnazione. 77. — Avendo lavorato di qual colore tu vuoi,.... e volendolo fare cangiante, va’ lavorando sopra l’oro di che colore ad olio tu vuoi, pur che svarii dal campo. 143. — E se fai foglie d’álbori, mescola con questo oro un poco di verde, ben sottile macinato, per le foglie scure. E per questo modo, mescolando con altri colori, puoi fare cangianti a tuo senno. 160.

Cannella. Fatto questo l’uomo o la donna fa’ che stia rivescio; e mettasi queste cannelle in ne’ busi del naso, e lui medesimo se le tegna con mano. 184.

Cannello. «Bucciolo di penna.» Poi togli il tuo bucciuolo di penna corrispondente alla quantità legata de’ peli, e fa’ che il bucciuolo sia aperto, o ver tagliato da capo, e metti questi peli legati su per lo detto cannello, o ver bucciuolo. 64. — E falla pulita e netta (l’asticciola) ritratta in forma di fuso; di quella grossezza che vada a stretto nel detto cannello. ivi.

Cannuccia. Vedi Comporre.

Canto. Vedi Smeriglio.

Cantone. V. Quadro.

Capellatura. Ma in capellature, in vestimenti.... mai miglior colore trovai di questo color d’ocria. 45. — E per lo medesimo modo (profila) le capellature, ma non che paiano vive, ma morte, con verdacci di più ragioni. 148.

Cappella. Se per ventura t’avvenisse, quando disegnassi o ritraessi in cappelle, o colorissi in altri luoghi contrari, che non potessi avere la luce dalla man tua, o a tuo modo, seguita di dare il rilievo alle tue figure.... secondo l’ordine delle finestre che trovi ne’ detti luoghi. 9. — Quando se’ per le chiese, o per cappelle, e incominci a disegnare, ragguarda prima di che spazio ti pare o storia o figura che vogli ritrarre. 29.

* Caravella. «Capra.» V. Colla di spicchi.

Carbone. Togli prima il carbone sottile, e temperalo com’è una penna o lo stile. 30. — Togli un di questi carboni, e disegna in su carta o bambagina, o tinta o tavola o áncona ingessata; e se vedi che ’l carbone lavori, sta bene. 33.

Carbone bianco. «Per il gesso da disegnare.» Vedi Telaro.

Cardare. «Ornare di peluzzi rilevati le vesti e altro con oro o con colori.» E se volessi fare alcuno disvariato pesce, cardalo d’alcune spine d’oro. 150. — [p. 152 modifica]Di questo così fatto oro macinato, o ariento, o oro di metà, tu ne puoi ancor cardare vestiri a modo antico, o fare certi adornamenti. 160.

Cardinalesco, agg. di colore rosso. E fatti (l’amatito) un color cardinalesco, o ver pagonazzo, o ver un color di lacca. 42.

Carta bambagina. Ritornando in su ’l diritto del nostro andare, ancor si può disegnare in carta pecorina o bambagina. 10. — Nella carta bambagina puoi disegnare col predetto piombino, senza osso, ed eziandio con osso. 12.

di cavretto. Quando tu vuo’ tignere carta di cavretto, o veramente foglio di carta bambagina, togli quanto una mezza noce di verdeterra. 16. — Quando tu vuoi tignere la carta di cavretto, convienti prima bagnarla con acqua di fontana o di pozzo. 17.

lucida. Ancora è una carta che si chiama lucida, la quale ti può essere molto utile per ritrarre una testa o una figura, o una mezza figura, secondo che l’uomo truova di gran maestri. 23. — E per avere bene i contorni o di carta o di tavola, o di muro,.... metti questa carta lucida in su la figura o vero disegno. ivi. — Questa medesima carta lucida di che abbiam detto, si può fare di carta bambagina. 26.

lucida di colla. Se vuoi fare questa carta lucida per un altro modo, togli una pietra di marmo, o proferitica, ben pulita. Poi abbi colla di pesce e di spicchi che vendono gli speziali. 25.

pecorina. Ritornando in su ’l diritto del nostro andare, ancor si può disegnare in carta pecorina e bambagina. 10.

tinta. E questo si chiama disegnare in carta tinta, cioè o in carta pecorina, o in carta bambagina. 15. — Sieno elleno (le carte) tinte; però che in una medesima forma si tinge l’una che l’altra. ivi. — Vero è che ad alcuni piace molto brunire pur su per la carta tinta, cioè che la pietra da brunire la tocchi e cerchi. 17.

Carte. Questo color (il sangue di dragone) alcune volte si adopera in carte, cioè in miniare. 44.

Cartolaio. Togli una carta di cavretto, e dalla a un cartolaio e falla tanto raschiare che poco si tegna, e che la conservi raderla igualmente. 24.

Casamento. Se vuoi fare casamenti, pigliali nel tuo disegno della grandezza che vuoi e batti le fila. 87.

Cassetta. I quali colori sempre vogliono stare in una cassetta ben coverta, col becco sempre in molle e bagnati. 63. — E se non ne truovi (de’ vasellini di stagno) togli degl’invetriati, e mettivi dentro i detti colori macinati: e pongli in una cassetta, che stieno nettamente. 95.

Cassetta, Colori da cassetta. E poi quando hai campeggiata la tua figura col colori propii da cassetta e temperati con un poca di chiara d’uovo, va’ colorendo la figura di parte in parte, si come facessi in su lo ’ngessato propio. 172.

Cassettina. E così lo tieni (il colore) sempre in molle, e ben coperto dalla polvere e d’ogni cattiveria, cioè in una cassettina atta a tenere più vaselli di licori. 36.

Casso. «Busto.» Appresso di questo parleremo del modo del colorire un uomo morto, cioè il viso, il casso, e dove in ciascun luogo mostrasse lo ignudo. 148. [p. 153 modifica]

Catinella. Poi abbi una pezza bianca di lino, e cola queste cose in una catinella invetriata. 62. — A pane a pane mettilo (il gesso) in una catinella d’acqua chiara; lascialo bere quant’acqua e’ vuole. 117.

Catino. Abbi il tuo olio di semenza di lino, e di state mettilo in un catino di bronzo, o di rame o in bacino. 92.

Cattiveria. Poi il metti (il colore) nel vasellino e mettivi dentro dell’acqua chiara predetta.... e così lo tieni sempre in molle e ben coperto dalla polvere, e d’ogni cattiveria. 36. — Vedi Caldaia.

* Cavelliera. «Capelliera, Capellatura.» Che con altre mescolanze si adopera (l’ocria) in incarnazioni, in vestiri, in montagne colorite, e casamenti e cavelliere. 45.

* Cavretto. «Capretto.» Quando tu vuo’ tignere carta di cavretto, o veramente foglio di carta bambagina, togli quanto una mezza noce di verdeterra. 16.

Cazzuola. «Mestola da Muratori.» Poi bagna il detto smalto col detto pennello,.... e colla punta della tua cazzuola ben piana e ben pulita la va’ fregando su per lo intonaco. 67.

Cefalonia. Vedi Mortina.

Cenderaccio. «Cenerognolo, Cenericcio.» Per amor dell’azzurro trialo poco poco, colla man leggiera; però che se troppo il macinassi, verrebbe in colore stinto e cenderaccio. 52.

Cercare. Vero è che ad alcuni piace molto brunire pur su per la carta tinta, cioè che la pietra da brunire la tocchi e cerchi, perchè l’abbi un poco di lustro. 17.

Cercare. E poi al detto modo va’ cercando col detto pennello pur nella profondità delle dette pieghe. 31.

Cercare. Togli un raffietto, va’ con leggier mano cercando il campo del bolo. 134.

Chiara. «Tinta di color chiaro.» Alcuna volta puoi disegnare in carta bambagina pur con penna che sia temperata sottile, e poi gentilmente disegna, e vieni conducendo le tue chiare, mezze chiare, e scure a poco a poco. 13.

Chiara d’uovo. E per lo simile puoi fare e aombrare di colori o di pezzuole secondo che i miniatori adoperano: temperati i colori con gomma, o veramente con chiara o albume d’uovo. 10. — Abbi la chiara dell’uovo in scodella invetriata, ben netta.... e come rompessi lo spinace o ver minuto, così rompi questa chiara. 131.

Chiareggiare. «Lumeggiare, render chiaro.» Cioè nelle pieghe e nelli scuri non granare niente; ne’ mezzi un poco, ne’ rilievi assai, perchè il granare, tanto viene a dire, chiareggiare l’oro; perchè per se medesimo è scuro dove è brunito. 140.

Chiaretto. Poi fa’ un verde con giallorino, che sia più chiaretto. 86. — Quando hai ridotto le tue incarnazioni, che ’l viso stia appresso di bene; fa’ una incarnazione più chiaretta. 147.

Chiarire. Se vuoi, poichè hai collo stile disegnato, chiarire meglio il disegno, ferma con inchiostro ne’ luoghi stremi e necessarii. 10.

Chiaro. Vedi Rosetta. [p. 154 modifica]

Chiarore. Poi tocca i chiarori delle cime (delle foglie) pur di giallorino, e vedrai i rilievi degli alberi e delle verdure. 86.

Chiovetto. Poi d’intorno andare con chiovetti, distenderla (la tela) egualmente d’una perfetta ragione. 162.

Chiovo. Vedi Procurare.

Cinerognolo, agg. di colore. «Colorazzo di cenere.» Se vuoi fare cangiante in fresco, togli bianco sangiovanni e negro, e fa’ un colore di vaio, che si chiama cignerognolo. 78. — E qual (casamento) puoi fare di biffo, qual di cignerognolo, qual di verde, quale in colore berrettino, e per lo simile di qual colore tu vuoi. 86.

Cimatura. Si fa lacca di cimatura di drappo, o ver di panno, ed è molto bella all’occhio. 44. — Chiavalo ben distesamente (il cuoio), e riempi tra ’l legno e ’l cuoio, d’un poco di cimatura. 134.

Cimiere e Cimieri, per Cimiero. Quando ti viene il caso di fare alcuno cimieri o elmo da torniero, o da rettori che abbino andare in signoria; prima ti conviene avere cuoio bianco. 169. — Distendilo e disegna il tuo cimiere come lo vuoi fatto; e disegnane due e cuce insieme l’un con l’altro. ivi.

Cinabrese. Rosso è un colore che si chiama cinabrese chiara.... ed è perfettissimo a incarnare.... Il qual colore si fa della più bella sinopia che si truovi, e più chiara, ed è missidada e triata con bianco sangiovanni. 39.

Cinabro. «È questo un colore naturale composto di mercurio e di solfo a parti disuguali. Ce ne è anche dell’artificiale e serve nella pittura, pigliando il nome di Vermiglione.» Rosso è un colore che si chiama cinabro, e questo colore si fa per archimia, lavorato per lambicco. 40.

Civorio. «Tabernacoletto rilevato e spiccato che serviva di ornamento e di finimento nei lati e nel mezzo della parte superiore delle tavole antiche.» — Poi con un pennello di setole grosso e morbido da’ di questa colla su per la tua ancona, e sopra fogliami civori o colonnelli, o ciò che lavoro fusse che abbia a ingessare. 113.» Vedi Mazzonarìa.

Códola, di vaio cotta e cruda. Togli códola di vaio (che di nessun altro son buone); e queste códole vogliono esser cotte e non crude. 64. Vedi Sgrigiolare.

Cofano. Volendo lavorare cofani, o vero forzieri se li vuoi far realmente, ingessali e tieni tutti que’ modi che tieni a lavorare in tavola, di mettere d’oro, di colorire, e di granare, d’adornare e di verniciare. 170.

Cogliere le misure, i piani. E cogli bene ogni tuo’ misura, battendo prima alcun filo, pigliando i mezzi degli spazi. Poi batterne alcuno, e coglierne i piani. 67. Vedi Storia.

Colare. Quando ha bollito un poco, tanto veggia la colla ben disfatta, colala due volte. 16. Tastala (la colla) colle palme delle mani, e quando senti che l’una palma si appicca coll’altra, allora è buona. Colala due o tre volte. 113.

Colla. L’è una colla che si fa di pasta cotta, la quale è buona da cartolari e maestri che fanno libri. 103.

di colli. «Di cartapecora.» Egli è una colla che si fa di colli di carte di pecora, e di cavretti, e mozzature delle dette carte. 110. [p. 155 modifica]

Colla forte. Togli poi della tua prima colla forte, e danne col tuo pennello due volte sopra il detto lavoro. 113.

di pesce. È una colla che si chiama colla di pesce. Questa colla si fa di più ragioni pesce. Questa, mettendosi così il pezzuolo, o vero specchio in bocca tanto bisogni, e un poco fregandola a carte di pecora, o altre carte, attacca insieme fortissimamente. 108.

Colla di spicchi. Poi abbi colla di pesce o di spicchi, che vendono gli speziali. Mettila in molle con acqua chiara, e in sei spicchi fa’ che sia una scodella d’acqua chiara. 25. — Egli è una colla, che si chiama colla di spicchi: la quale si fa di mozzature di musetti di caravella, peducci, nervi, e molte mozzature di pelli. 109.

Collarino. E tirato l'orlo della detta benda, o ver pezza, cucila al principio del collarino: e da’ una mezza volta a mezza la spalla, e torna a’ bottoni dinanzi. 182.

Colmo. Poi togli una prieta da tenere in mano, pur proferitica, piana di sotto a colma di sopra in forma di scodella. 36.

Colore. E per lo simile puoi fare e aombrare di colori o di pezzuole secondo che i miniatori adoperano. 10.

artificiato. E mi do a intendere, che questo colore sia propria prieta, nata in luogo di grandi arsure di montagne; però ti dico sia color artificiato, ma non d’archimia. 46.

gentile. Per venire a luce dell’arte di grado in grado, vegniamo al triar de’ colori, avvisandoti chi sono i colori più gentili, e più grossi, e più schifi. 35.

grasso. Avvisandoti che ogni color magro è migliore che il grasso, salvo in mettere d’oro, bolio, o verdeterra. 37. — Io ne feci la prova di questo bianco, e trovalo grasso, che non è da incarnazione. 45.

magro. Avvisandoti che ogni color magro è migliore che il grasso. 37. — E questo (di sermenti di vite) è colore negro e magro. ivi.

sottile. È un altro negro che si fa di guscia di mandorle, e di persichi arsi; e questo è perfetto magro e sottile. 37.

Colorire. Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: saper tritare o ver macinare, incollare, impannare.... granare o ver camusciare, colorire, adornare, e invernicare in tavola o vero in cona ec. 4. — El quale Agnolo colorì molto più vago e fresco, che non fe Taddeo suo padre. 67.

Colorire in fresco. Lavorare in muro, bisogna bagnare, smaltare, fregiare, pulire, disegnare, colorire in fresco, trarre a fine in secco. 4. — Or ritorniamo pure al nostro colorire in fresco e in muro. 71.

in secco. E con la detta spugna, mezza premuta della detta tempera va’ ugualmente sopra tutto il lavoro che hai a colorire in secco. 72.

Colorito. «La cosa colorita.» E per tanto bisogna provvedere d’avere una vernice ben chiara, e quando vernichi il colorito, vernica un poco e le dette diademe, o ver campo d’oro. 162.

Colorito. V. Guscio d’uovo. [p. 156 modifica]

Coloruzzo. Sopra le dette figure tu puoi dare alcuno coloruzzo svariato dal verde, come d’ocria, cinabrese, e orpimento. 177.

Coltellino. «Piccolo coltello.» E quando questa colla data su, è asciutta, togli una punta di coltellino, e comincia per alcun luogo a spiccare questa tal colla dalla pietra. 25.

Commettere. «Unire bene i colori, per via di degradazioni e sfumature.» Fa’ che col tuo pennello non eschi di suo luogo ad ogni condizione d’incarnazione, se non con bella arte commettere gentilmente l’una con l’altra. 67.

Commettere. Vedi Scommettere.

Commestizione. «Mescolamento, Miscuglio.» Togli tanto (colore) dell’uno vasello, quanto dell’altro, e fa’ una commestizione insieme ben rimenata con pennello di setole, o vuoi di vaio. 72.

Compartire i colori. Poi con pennelli di vaio, quando vuoi fare un vestire di tre ragioni,.... compartiscili (i colori) e mettili ne’ luoghi loro. 95. — Distendi il panno dipento in su un desco o tavola, e va’ compartendo di questo giallo o animali o figure, o fogliami. 173.

Compartito. E fa’ che queste figure sieno bene compartite con ogni misura, perchè ti fanno cognoscere e provedere delle figure che hai a colorire. 67.

Comporre. «Disporre ed atteggiare le figure in modo che meglio significhino il fatto che si vuole rappresentare.» Ma vuolsi legare il carbone (da disegnare) a una cannuccia, o ver bacchetta, acciò che stia di lungi dalla figura; che molto ti giova in nel comporre. 122. — Vedi Battere il filo.

Conca. Poi la metti (la colla) ben colata in certi vasi piani, come conche da gialatina o bacini. 109.

Condurre. E poi gentilmente disegna, e vieni conducendo le tue chiare, mezze chiare e scure a poco a poco. 13.

Confezione. Asciutto e risecco la tua confezione, togli gentilmente con temperatoio o coltellino, o forbici, e sdruci intorno intorno la benda che hai cucita. 184.

Contaminare. E se trovassi che nessuna persona ti biasimasse il verderame, perchè non pervenisse a contaminare l’oro, lasciati dire, che io l’ho provato che l’oro si conserva bene. 152.

Contorno. Togli lo stile di argento, e va’ ricercando su per li contorni, e stremità de’ tuoi disegni. 30. — E va’ tagliando fuori tutto stagno che avanza fuor del contorno della tua figura. 170.

Corda. «Sorta di misura.» Poi gentilmente accosta l’oro all’acqua sopra il bolio; ma fa’ che l’oro esca fuori della carta una corda, tanto che la paletta della carta non si bagni. 134. — Abbi una tavola di noce o di pero.... e sia di spazio come sarebbe una prieta cotta o vero mattone; la quale tavoletta sia disegnata e cavata una grossa corda. 173. — Ordina che una piastra di rame ben sottile sia dal mezzo della spalla; cominciando all’orecchie, per sino in sul fondo della cassa, e vada circondando leggiermente sanza lesione su per la carne dello ignudo, non accostandosi alla carne una corda. 185.

Cornice. E da’ a’ casamenti per tutti questa ragione: che la cornice che fai nella sommità del casamento, vuol pendere da lato verso lo scuro in giù. 87. — E danne di questo gesso sopra le cornici e sopra le foglie, e così ne’ piani, di stecca. 113. [p. 157 modifica]

Cornicetta. E lavorrai quelle cornicette (de’ casamenti) con gran piacere e diletto. 87.

Corpo. E il fummo ch’esce della fiamma batterà nel fondo della tegghia: affumasi con corpo. 37.

Corpo di colore. Poi sta’ un pezzetto: rimetti di questo bolio nel tuo vaselletto, e fa’ che sia la seconda volta con più corpo di colore. 131.

Corpo. «Colore di corpo.» Ben è vero che so’ certi colori, che non hanno corpo, i quali si chiamano pezzuola. 161. — Questo lavorío richiede essere ordinato d’alcuno altro colore campeggiato in certi luoghi, perchè paia di più vista: onde ti conviene avere colori senza corpo, cioè giallo, rosso e verde (cioè, fatto di zafferano, verzino e verderame). 173. Vedi Rosetta.

Corrente, detto del colore. «Sciolto, Liquido.» Mescola con li predetti, i colori tutti insieme per ragioni, e fa’ il detto colore corrente e liquido con acqua chiara. 67.

Corrente a pennello. Poi, quando è ben macinato, (il bolo) temperalo corrente a pennello, pur d’acqua chiara. 132.

Correre al pennello, o a penna. E mettivi tanta di questa colla che corra bene al pennello. 16. — Metteli in su la pietra proferitica, e con chiara d’uovo, bene sbattuta, tria bene il detto oro, e poi il metti in un vasellino invetriato: mettivi tanta tempera, che corre o a penna, o a pennello. 160.

Correre alla pietra. «Detto del colore macinato.» E raccogli il detto coloro nettamente, e mantiello liquido e non troppo asciutto, acciò che corra bene alla pietra. 36.

Cortina. Se tu avessi avere a lavorare in tela nera o azzurra, sí come in cortine, distendi la tua tela a modo detto di sopra. Non ti bisogna ingessare; non puoi disegnare con carbone. 163.

Corsivo. «Che corre sciolto.» Fa’ presto, chè (il gesso) rappiglia tosto, e fallo corsivo nè troppo nè poco. 184.

Costante. (per) «mod. avv. Medesimamente, Nel medesimo modo.» Salvochè ’l tuo verdaccio vuole essere più scuretto e così le incarnazioni: tenendo quel modo e quella pratica c’hai fatto del giovane, e per costante le mani e piedi e ’l busto. 68. — Per costante dalla man zanca metti il filo da battere che dia propio in su tuttadue le crocette. 67.

Costura. Valle (le liste di tela) distendendo colle mani su per li piani delle dette ancone, e leva prima le costure. 114.

Coverchio (dell’orecchio). E va’ con essa (incarnazione chiara) su per le ciglia, su per lo rilievo del naso, su per la sommità del mento, e del coverchio dell’orecchio. 67.

* Crea. «Creta, Argilla.» Poi abbi un testo da coprirla (la pignatta) con crea, in modo che per nessun modo non ne sfiati di niente. 33.

Credito. Togli poi il vasellino della terza incarnazione, e va’ nella stremità dell’ombre lasciando sempre, in nella stremità, che ’l detto verdeterra non perda suo credito. 67.

Crescere. E collo stile su per la tavoletta leggermente (comincia a ritrarre), che appena possi vedere quello che prima incominci a fare, crescendo e tuo’ tratti a poco a poco. 8. [p. 158 modifica]

Crivellare. Vedi Crivello.

Crivellatura. Vedi Crivello.

Crivello. Poi togli uno crivello minuto da uscirne el gran come è il miglio, crivella questo carbone e metti dispersè questa cotal crivellatura. 174.

Crocetta. Dalla man zanca metti il filo da battere che dia propio in su tuttadue le crocette e troverai il tuo filo essere piano a livello. 67.

Cucitura. Vedi Mella.

Cuocere. «Detto de’ vetri.» Poi il maestro (di vetri), innanzi che leghi insieme l’un pezzo coll’altro.... il cuoce temperatamente in casse di ferro. 171.

Cuoro. Parola usata dai Veneziani, ma in antico anche dai Toscani, come si vede ne’ Documenti d’Amore del Barberino. «Cuoio.» Vedi Partita, Godere.

Curato. «Purgato, Imbiancato.» In fresco (si lavora) mescolato el verdeterra con bianco sangiovanni fatto di calcina bianca e curata. 57.

Cuscinello. «Cuscinetto, Guancialetto.» Allora ti apparecchia un cuscinello grande come un mattone, o ver pietra cotta, cioè un’asse ben piana, confittovi su un cuoio gentile. 134.

Cuscino. Metti il tuo oro propriamente come fai in tavola e bruniscilo, tenendo di sotto alla detta tela una asse ben pulita e soda, avendo uno cuscino tra la tela e l’asse. 162.

Cuslieri. «Cucchiaio.» Appresso di questo, vi (nell’acqua) metti quanto sarebbe un cuslieri di mele, e dibatte bene ogni cosa insieme. 177. — Vedi Stecco.

Dare. E così ne da’ tre o quattro volte o cinque, tanto che veggia che ugualmente la carta sia tinta. 16.

Dente. Abbi un cerchio di ferro largo un dito o due, con alcun dente di sopra in forma d’una sega. 182. — Abbi questa benda, e tirala intorno intorno; posando l’orlo che non è cucito, a’ denti di questo cerchio. ivi.

Dentello. «Pietra da brunire.» Ed è tanto soda e perfetta (l’amatito) che se ne fa priete e dentelli da brunire oro in tavola. 42. — E mettudo in su l’oro, abbi il tuo dentello, o pietra da brunire, e bruniscilo, ma tieni sotto la carta una tavoletta soda di buono legname, e ben pulita. 157.

Diadema. Quando hai così ritrovate le diademe e i fregi, togli in uno vasellino un poca di biacca ben triata con un poca di colla temperata. 140.

* Dibusciare. «Parola che forse viene dal Debuxar degli Spagnuoli o dall’Ebaucher de’ Francesi, e significa, Schizzare, Disegnare in abbozzo, Abbozzare un disegno.» Nella pecorina (carta) tu puoi disegnare, o vero dibusciare collo stile detto, mettendo prima del detto osso, seminato isparso, e nettato con zampa di lepre, per su per la carta. 10.

Dichiarare. «Render chiaro, detto de’ colori.» Vedi Lavorare in fresco.

Dichiarato. E da questo (colore) temperato che gli è, ne digrada tre gradi, che poco svarii l’uno dall’altro; temperati bene.... e dichiarati sempre con biacca ben triata. 145. [p. 159 modifica]

Digradante. Poi di quello (colore biffo) che ne trai, fanne tre ragioni di colori da campeggiare il vestire, digradanti, più chiaro l’uno che l’altro. 73.

Digradare, «detto de’ colori». Se vuoi fare un vestire in fresco somigliante all’azzurro oltramarino, togli indaco con bianco sangiovanni, e digrada insieme i tuo’ colori. 75. — Se vuoi fare un vestire berrettino, tolli nero e ocria; cioè le due parti ocria, e il terzo nero: e degrada i colori, come indietro t’ho insegnato, e in fresco, e in secco. 81. — Digrada i colori, in fresco, di bianco senza tempera, e in secco, con biacca e con tempera. 85

Dimesticare. Che vuole (il pennello) essere un poco mozzetto colle forbicine, e arrotato un poco in sulla pria proferitica, tanto che si dimestichi un poco. 64.

Dimostrare. E quando l’hai battuta che vedi dimostrare perfettamente ogni intaglio, togli gesso grosso macinato con colla sodetta, e con istecca ne dà sopra questo stagno battuto. 170.

Dimostrativo. Vedi Vernice.

Dintorno. «Lo stesso che Contorno.» Poi va’ raffermando, con un pennello piccolo, con inchiostro puro, tratteggiando le pieghe, i dintorni ec. 31. — Poi va’ con azzurro oltramarino puro, ritrovando la fine delle più scure pieghe e dintorni. 72.

Dipignere. Appresso di quella séguita alcuna discendente da quella, la quale conviene aver fondamento da quella con operazione di mano; e questa è un’arte che si chiama dipignere. — Il quale Giotto rimutò l’arte del dipignere di greco in latino, e ridusse al moderno. 1.

Dipignere in carne. «Colorire la carne viva, il viso.» Usando l’arte, per alcune volte ti addiverrà avere a tignere o dipignere in carne, massimamente colorire un viso d’uomo o di femmina. 179.

Dipintorìa. «Arte del dipingere, della pittura.» — Sì come piccolo essercitante nell’arte di dipintorìa, Cennino di Drea Cennini da Colle di Valdelsa nato, fui informato nella detta arte da Agnolo di Taddeo da Firenze mio maestro. 1.

Dirozzare. «Rendere morbido, Addomesticare.» E questo tale pennello si vuole dirozzarlo a imbiancare muri, a bagnare muri dove hai a smaltare: e dirozzalo tanto, che le dette setole divegnano morbidissime. 65.

Discarcare. Poi te l’acconcia (il pennello) in su la mano, o in sul dosso del dito grosso; racconciando e premendo il detto pennello, e discarcandolo, quasi asciugandolo. 31.

Disegnare. Ma fa’, che quando disegni, abbi la luce temperata, e il sole ti batta in sul lato manco; e con quella ragione t’incomincia a usare in sul disegnare, disegnando poco per dì, perchè non ti venga a infastidire, nè a rincrescere. 8.

Disegnare di penna. Sai che t’avverrà, praticando il disegnare di penna? che ti farà sperto, pratico e capace di molto disegno entro la testa tua. 13.

Disegno. El fondamento dell’arte, e di tutti questi lavorii di mano principio è il disegno e ’l colorire. 4. — Sai che ti avverrà, praticando il disegnare di gesso? Che ti farà sperto, pratico, e capace di molto disegno entro la testa tua. 13.

Disegnato. «Per la cosa disegnata.» E se bisogna sia lavorato da ciascuna delle parti (del palio) una medesima storia o figura, metti il telaro al sole, volto il disegnato verso il sole. 165. [p. 160 modifica]

* Dislinguare, «Sciogliere, Struggere.» Quando hai fatto così, togli uno poco di biacca ben triata con gomma arabica, chè più innanzi ti tratterò come la detta gomma si de’ dislinguare e struggerla. 31.

Distagliato. «Intagliato.» Ancora puoi avere una pietra, distagliata di divise di qual ragione che vuoi. 128. — Questo cotale invernicare ama molto le ligure distagliate, o del legno o di pietra; e vernicare per questo modo i loro visi e mani e ogni loro incarnazione. 156.

Distesa (a). E con pennello di setole morbido, o vuoi con pennello di vaio, ne darai a distesa una volta su per i fogli della carta bambagina buoni da scrivere, e non iscritti. 168.

Distesamente. E pigliane (del gesso) temperatamente, nè troppo nè poco: a danne distesamente una volta su per li piani, e per cornici, e per fogliami. 117. — Vedi Ismaltare.

Dito anellario. Vedi Anellario.

grosso. Poi rivolgi la penna volta in giù e mettitela in sull’unghia del dito grosso della man zanca. 14.

lungo, cioè il medio. «E con pennello di setole mozzo, premuto col dito grosso, e col lungo della man zanca, va’ e comincia a ombrare. 67.

Divisa. E di questi cotali fogli tu puoi fare animali, fiori, rose e di molte maniere di divise. 168.

Dolcezza. E per questo modo leccando il vestire, secondo i luoghi, e suo’ colori, senza mettere o imbrattare l’un colore coll’ altro, se non con dolcezza. 72.

Donno. Poi togli una prieta da tenere in mano, pur proferitica, piana di sotto e colma di sopra.... in forma che la mano ne sia donna di poterla menare e guidarla in qua e là come le piace. 36. — Acciò che l’assicella predetta sia donna di levare dove fosse troppa calcina, o porre dove ne mancasse. 67.

Doratura. «Liquore artificiale per dorare stagno, o altro metallo in foglia.» Vedi Stagno dorato.

Dosso delle pieghe. E all’usato modo piglia il colore di mezzo, e campeggia, i dossi, e i rilievi delle pieghe scure. 145.

Dòtta. «Volta, Fiata, Spazio di tempo.» Quando hai finito d’ingessare (che vuol essere finito in un dì, e se bisogna, mettivi della notte, purchè tu dia le tue dòtte ordinate) lascialo seccare senza sole due dì e due notti per lo meno. 120.

Drappeggiare. E volendo vestire Nostra Donna di una porpora, fa il vestire bianco, aombrato d’un poco di biffo chiaro chiaro, che poco svarii dal bianco. Drappeggialo d’oro fine, e poi il va’ ritoccando e ritrovando le pieghe sopra all’oro d’un poco di biffo più scuro. 146.

Drappo. Si fa lacca di cimatura di drappo, o ver di panno, ed è molto bella all’occhio. 44. — Se vuoi fare un mantello o una gonnella, o un cuscinello di drappo d’oro, metti l’oro con bolio, e gratta le pieghe del vestire con quello ordine che t’ho insegnato a mettere un campo. 141.

Elmo. Vedi Cimiere.

Empigliare, lo stesso che Impigliare per Accendere. Vedi Fornello.

Erba. Color d’erba. Di questo colore con altre mescolanze.... Se ne fa di belle verdure o color d’erbe. 46. — Se vuoi fare un colore il più perfetto che si truova in color d’erba, togli un poco di verderame e di zafferano. 49. [p. 161 modifica]

Esempio, Essempio, Essemplo, e Essempro. «Esemplare, Mostra, Modello.» Poi con esempio comincia a ritrarre cose agevoli quanto più si può, per usare la mano. 8. — La più perfetta guida che possa avere e migliore timone, si è la trionfal porta del ritrarre di naturale. E questo avanza tutti gli altri essempi. 28. — E ricomincialo (il disegno) da capo, tanto e quanto tu vedi che con misura si concordi la tua figura coll’essemplo. 50. «Nol credere; chè io ti do l’essempro di questo libro.»

Fantastichetto. Perocchè se ti muovi a ritrarre oggi di questo maestro, domandi di quello, nè maniera dell’uno nè maniera dell’altro non n’arai, e verrai per forza fantastichetto. 27.

Fazzuolo. Acciò che sempre vadia risparmiando l’oro il più che puoi facendone masserizia, e cuoprendo con fazzuoli bianchi quell’oro che hai mettudo. 134.

Fermamento. Base, Fondamento. La cornice del fermamento del casamento di sotto, vuole alzare in su per lo contrario della cornice di sopra, che pende in giù. 87.

Fermare il disegno. Se vuoi, poichè hai collo stile disegnato, chiarire meglio il disegno, ferma con inchiostro ne’ luoghi stremi e necessari. 10. — Quando hai fatto così, togli da capo la penna pelosa, e spazza bene il detto carbone, e rimarrà il tuo disegno fermato collo stile. 30.

Ferretto. E per lo simile con i tuo’ ferretti va’ radendo cornici e fogliami, e va’ pulendo sì come fusse un avorio. 121.

* Figáro. Fico, albero. A quel medesimo è buona la tavoletta del figáro ben vecchio. 6.

Figura. Poi togli un poco di biacca pura, e va’ su per certi gran rilievi, come richiede il nudo della figura. 72.

Filo da battere. Vedi Costante (per).

Filuzzo. Poi va’ tagliando con coltellino bene aguzzato nella punta, e con riga taglia le filuzza (di stagno) di quella larghezza che vuoi fare i fregi. 97.

Fiammetta. E fa’ che la fiammetta della lucerna stia appresso al fondo della tegghia a due o tre dita. 37.

Finestretta. Fa’ che il lume di due finestre sia dal lato del disegnato, e da quel che hai a disegnare batta un lume d’una piccola finestretta. 165.

Finestra impannata. E abbi un tuo studietto.... e che abbi sola una finestra impannata: alla quale finestra metterai il tuo desco sì come da scrivere, in forma che la finestra ti batta sopra il capo. 172.

Finire in muro. Lavorare in muro, bisogna bagnare, smaltare, fregiare.... temperare, adornare, finire in muro. 4.

Fiorire. «Ornare, Abbellire.» E di quel colore (azzurro oltramarino), con l’oro insieme (il quale fiorisce tutti i lavori di nostr’arte) o vuoi in muro, o vuoi in tavola ogni cosa risprende. 62.

Fiorone. «Rosone». Vedi Mazzonarìa.

Filo del sesto. E col coltellino va’ tagliando la detta calcina su per lo filo de aesto, e rimarrà rilevata (la diadema). 102.

Focore. Rinnuova ogni dì l’acqua, che squasi s’inarsisce, ed escene (del gesso) fuori ogni focor di fuoco. 116. [p. 162 modifica]

Focoso. Questa biacca è forte, focosa, ed è a panetti, come mugliuoli, o ver bicchieri. 59. — E lasciala (la calcina) riposare qualche dì, tanto che n’esca il fuoco: chè quando è così focosa, scoppia poi lo ’ntonaco che fai. 67.

Foglia. Questo cotal gesso è molto buono a rilevare foglie o altri lavori. 119.

Fogliame. Va’ ritrovando bene le cornici e fogliami che non rimangano pieni, se no gualivi. 115. — In fogliami e altri rilievi si passa di meno; ma in piani non se ne può (il gesso) dare troppo. 117.

Fogliamento. Ancora in cortine puoi fare di pennello alcuni fogliamenti d’indaco con biacca pura, su per lo campo, temperata con colla. 163.

Foglietta. Per campeggiare le dette figure sì come fai in muro, a te conviene pigliare questo partito, di toglier fogliette dorate, o arientate o oro grosso battuto, o ariento grosso battuto. 172. — E se rilevassi alcune fogliette, disegnale prima come fai la figura, e non ti curare di rilevare molte nè troppe cose confuse. 124.

Foglio reale. Vedi Stagno bianco.

Foglio tinto. Mettivi dentro dell’acqua chiara tepida. Quando è asciutta è fatta, togli un coltello, e va’ col taglio fregando su per lo foglio tinto. 16.

Fondamento delle pieghe. E poi al detto modo va’ cercando col detto pennello pur nella profondità delle dette pieghe: cercando bene i lor fondamenti. 31.

Fondere. Abbi pure maestri sufficienti che del fondere e del buttare s’intendano. 184.

Forbicine. Poi gli taglia (i peli della coda del vaio) con forbicine; e quando ne hai fatto più e più parti, asunane insieme tante, che facci di quella grossezza che vuoi i pennelli. 64. — Vuole (il pennello) essere un poco mozzetto colle forbicine, e arrotato un poco in sulla pria proferitica, tanto che si dimestichi un poco. — Vedi Pennello di vaio.

Forcella della gola. Dalla forcella della gola alla sommità dell’omero, un viso (per lunghezza). 70.

Forma. Fatta e ripiena la detta forma.... abbi un martellino, e con bel modo va’ tastando e rompendo la scorza di fuori, cioè quella della prima forma. 184. — Fatto (l’uomo) levare a sedere o in piè, e tenendosi tralle mani la confezione che ha al viso, adattandosi col viso gentilmente a trarlo fuori di questa maschera o ver forma. 184. Vedi Incarnato.

Fornaro. Poi vattene dal fornaro la sera, quando ha lasciato ovra (cioè quando ha finito di cuocere il pane). 33.

Fornello. Quando hai fatto il tuo fornello, empiglia un foco temperato. 91.

Fornelletto. Fa’ un fornelletto, e fa’ una buca tonda, che questa pignatta vi stia commessa a punto. 91.

Fregatura. Quando lo vuoi ben brunire (l’oro), scuoprilo piano con sentimento, che ogni piccola fregatura gli dà impaccio. 137.

Fregare. Abbi in uno vasellino acqua chiara, e intignivi dentro il pennello tuo detto di sopra, e fregalo su per questa biacca macinata. 31.

Fregetto. Sopra le dette figure tu puoi dare alcuno coloruzzo avariato dal verde,... e adornare alcuno fregetto, ed eziandio mettere i campi d’azzurro. 177. [p. 163 modifica]

Fregiare. Lavorare in muro, bisogna bagnare, smaltare, fregiare, pulire, disegnare, colorire in fresco. 4.

Fregio. Poi va’ tagliando con coltellino bene aguzzato nella punta, e con riga taglia le filuzza di quella larghezza che vuoi fare i fregi, o vuoi pur di stagno, o vuoi sì larghi che gli adorni poi o di negro o di altri colori. 97.

Fresco. Fare in fresco. Vedi Fare in secco.

Fresco (in). Vedi Lavorare in fresco.

Fresco. «Detto del colorire.» El quale Agnolo colorì molto più vago e fresco che non fe’ Taddeo suo padre. 67.

Frodare. Adulterare, Falsare. Chè le più volte (il cinabro) si froda o con minio, o con matton pesto. 40.

Frontespizio. Vedi Mazzonaría.

Fuscellino. E quando vuoi adoperare del detto mordente, mettine un poco in un vasellino invetriato, e con poco d’oro e rimena con un fuscellino bellamente tanto a tuo modo, ch’al detto tuo pennello corra da poterlo abilmente lavorare. 153.

Fuoco (di), «detto di cosa cotta al fuoco.» Ma per mordenti (l’olio di linseme) vuol essere pur di fuoco, cioè cotto. 92.

Gallozza. Con l’altra mano tu isbatti sopra la panca gentilmente acciò che ’l gesso ugualmente abbi cagione di rientrare in ogni lungo, sì come fae la cera nel suggello, e che non faccia nè vesciche nè gallozze. 184.

Gentilmente. E poi gentilmente disegna, e vieni conducendo le tue chiare, mezze chiare e scure a poco a poco. 13.

Gesso da sartori. Togli gesso da sartori, e fanne gentilmente cotali pezzoletti, come fai di carboni. 163. — Macina sottilmente quanto più puoi un poco d’ocria o gesso da sartori, un poco poco di bolio armenico. 168.

Gesso sottile. E vuole essere il gesso sottile temperato meno che il gesso grosso. 117.

volterrano. Poi abbi gesso grosso, cioè volterrano, che è purgato, ed è tamigiato a modo di farina. 115.

Ghiera. Vedi Manichetto.

Gialatina, «Gelatina.» Vedi Conca.

Giallorino. «Questo colore composto degli ossidi del piombo e dell’antimonio, si preparava a Napoli, onde il suo nome di Giallo di Napoli. Oggi si fabbrica in Italia, con un processo che è un segreto. Suppongono alcuni che esso sia un prodotto naturale del Vesuvio e di altri vulcani. Il ferro lo guasta, e perciò non può mescolarsi nè col blu di Prussia, nè coll’ocra, o con altri colori dove sia alcuna parte di ferro.» Giallo è un colore che si chiama giallorino, el quale è artifiziato, ed è molto sodo; è grieve come prieta, e duro da spezzare. 46.

Gittare. Guarti bene, se vuoi che la tua opera gitti ben fresca, fa’ che col tuo pennello non eschi di suo luogo ad ogni condizione d’incarnazione. 67.

Gittare. «Fare di getto.» Se volessi improntare figurette di piombo o d’altri metalli, ugni le tue figure, e improntale in cera, e gittale di quel che vuoi. 187. [p. 164 modifica]

Godere. Quando il truovi asciutto, mettilo in cuoro, o in borsa, e lascialo godere, che è buono e perfetto. 62.

Gomma. E per lo simile puoi fare e aombrare di colori e di pezzuole, secondo che i miniatori adoperano; temperati i colori con gomma, o veramente con chiara o albume d’uovo, ben rotta e liquefatta. 10.

Gomma arabica. Togli un poco di biacca ben triata, con gomma arabica. 31. — Se ne (della porporina) fai vestiri, aombra o con lacca o con azzurro o con biffo: sempre i tuoi colori temperati con gomma arabica in carta. 159.

Grado. Togli indaco e amatisto e mescola senza tempera,... e fanne in tutto quattro gradi. 74.

Grana. Vedi Grattugiare, Vermiglio.

Granare. «Fare sul campo dorato d’una tavola dei punti spessi per mezzo d’un ferrolino appuntato, percotendolo con un martellino.» Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: saper tritare, o ver macinare, incollare, impannare.... spolverare, grattare, granare o ver camusciare ec. 4. — Questo granare che io ti dico, è de’ belli membri che abbiamo: e puossi granare a disteso come ti ho detto, e puossi granare a rilievo. 140.

Granellino. Vedi Puzza.

Granellosa. Ma togli lacca, la qual si lavora di gomma, ed è asciutta, magra, granellosa, che quasi par terra. 44.

Granelluzzo. Togli un coltello, e va’ col taglio fregando su per lo foglio tinto, leggiermente, acciò che levi via se nessun granelluzzo vi fusse. 16.

Granire. «Lo stesso che Granare.» E per questo modo granisce e stampa le dette diademe, e saranno proprie, come in tavola. 162.

Grassissimo, detto di colore. Questo colore (il verdeterra) ha più proprietà: prima, ch’egli è grassissimo colore. 51.

Grassetto. Vedi Rispondere.

Grassezza. Di questa (lacca) li guarda, però che ella ritiene sempre in sè grassezza per cagione dell’allume. 44. — E rimescolando bene la calcina e l’acqua, acciò che ne butti fuori ogni grassezza. 58.

Grattare. Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: sapere tritare, o ver macinare.... temperare, campeggiare, spolverare, grattare, gravare o vero camusciare ec. 4. — Ma prima gratta la perfezione delle pieghe con qualche puntaruolo di ferro. 83. — Disegnato che hai tutta la tua ancona, abbi una agugella mettuda in una asticciuola; e va’ grattando su per li contorni della figura, inverso i campi che hai a mettere d’oro, e i fregi che sono a fare delle figure. 125 — Abbi uno stiletto di scopa o di legno forte, o d’osso, punzio, come stile proprio da disegnare, da l’un de’ lati; dall’altro, pianetto da grattare. E colla punta di questo cotale stile va’ disegnando e ritrovando tutti i tuo’ drappi, e coll’altro lato dello stile va’ grattando, o gittandone giù il colore bellamente. 142. — Avendo il tuo disegno fornito, e vuoi grattare via certi campi che comunemente si vogliono mettere d’azzurro oltramarino ad olio, togli uno stile di piombo e va’ fregando sopra il detto oro, che tel leva subitamente via. 172.

Grattugiare. Togli una poca di grana pesta, e un poco di verzino: cuocili [p. 165 modifica]insieme; ma fa’ che il verzino o tu ’l grattugia o tu il radi con vetro. 62.

Gravare. «Rendere grave.» Conservando e ritenendo la tua mano, riguardandola dalle fatiche, come in gittare pietre, palo di ferro, e molte altre cose che sono contrarie alla mano, da darle cagione di gravarla. 29.

Greggio. Perchè la polvere del vetro va ritraendo l’orpimento al greggio della pietra. 47.

Groppo. «Nodo del legno.» Ritorniamo pure ai groppi o ver nodi e altre magagne che avesse il piano della tavola. 113.

Grossamente. «Dicesi in proverbio. Chi grossamente lavora, grossamente guadagna, per significare: Che chi lavora di sua arte un po’ alla grossa, con meno diligenza e bontà, guadagna assai più di chi fa il contrario.» — E sarà il nome tuo sì buono in dare buon colore, che se un maestro arà un ducato d’una figura, a te ne sarà proferto due, e verrai ad avere tua intenzione: come che proverbio antico sia: chi grossamente lavora, grossamente guadagna. 96.

* Gualivamente. «In modo eguale, pari.» Mettivi dentro la punta della detta asticciuola, e va’ legando gualivamente la metà del detto mazzuolo di setole. 65.

* Gualivare. «Raguagliare, Fare eguale, piano.» E colla palma della mano, si va’ battendo su per questo stagno, gualivando questa doratura così in un luogo, come in un altro. 99.

Gualivo. «Uguale, Pari.» •Poi componi col carbone, come detto ho, storie o figure: e guida i tuo’ spazi sempre gualivi o uguali. 67. — Poi con una punta di coltellino radi (la tavola) che torni gualiva all’altro piano. -113.

Guardia. Allora se ne vuole (della pietra da brunire) avere gran guardia, che non si percuota, nè tocchi ferro. 136.

Guscio d’uovo. Ancora puoi lavorare del detto musaico in qnesto modo. Togli le tue guscia d’uovo ben peste pur bianche, e in sulla figura disegnata, campeggia, riempi e lavora sì come fussi coloriti. 172. — Ancora campeggiare di gusci bianchi il campo, bagnare di chiara d’uovo battuta. ivi.

Ignudo. Vedi Casso.

Imbiancheggiare. È vero che la tinta verde comunemente per la più gente si usa più e più, ed è più comunale sì per l’aombrare, e sì per lo imbiancheggiare. 15.

Impannnare. «Coprire di panno o tela.» Ancora, secondo che usavano gli antichi, puoi fare; cioè, impannare di tela a distesa tutta l’ancona innanzi che ingessi, e poi mettere d’oro con verdeterra. 133. — Se vuoi lavorare cofani di men pregio, incollali in prima, e impanna le sfenditure. 170.

Impastare. Intingile (le code di vaio) nella terra intrisa, o ver crea. Impastavele bene dentro, e appiccale e lasciale stare. 66.

Impigliare, «Accendere.» • E empi la detta lucerna del detto olio, e impiglia la detta lucerna; poi la metti così impresa sotto una tegghia ben netta. 37.

Impigliare, «Stendersi, Occupare.» E il migliore rimedio che possi prestamente avere, si è con punta di coltellino o di agugella fare un frego sopra lo detto oro, e non andrà impigliando più oltre. 159. [p. 166 modifica]

Impreso, «Da Impigliare per Accendere.» Poi la metti (la lucerna) così impresa sotto una tegghia ben netta. 37. — Ciò è al lavorare, come fusse un doppiero impreso dal lato disegnato, e una candela dal lato che disegni. 165.

Impronta. Poi avere dello stagno battuto, e con stoppa alcuna cosa bagnata, mettendola sopra lo stagno ch’è sopra l’impronta, e battendolo forte con uno magliuolo di salice. 128 — Poi abbi dello stagno battuto o vuoi giallo, o vuoi bianco, in più doppi, e mettilo sopra la ’mpronta che vuo’ fare. 170. — Per questo modo arai la effigia, o ver la filosomia, o vero impronta di ciascun gran signore. 184. — E a quel modo ancora, quando impronti la faccia, la predetta forma o vero impronta tu la puoi buttare di ciò che metallo tu vuoi. 185.

Improntare. Ora ti voglio toccare d’un’altra, la quale è molto utile, e al disegno fatti grande onore, in ritrarre e somigliare cose di naturale: la quale si chiama improntare. 181.

Incarnare. E così fa’ dell’incarnare, e di fare ogni lavorío che vuoi fare: e così montagne, arbori, ed ogni altro lavoro. 93.

Incarnato, detto di colore, Penetrato addentro, Incorporato. E quando hai tanto fregato, che credi bene che ’1 colore sia bene incarnato colla tela o ver pannolino, leva la tua forma su, rimettivi colore da capo. 173. — E puoi fare le tue tinte o in rossetta, o in biffo, o in verde; o azzurrine, o berrettine, cioè colore bigie, o incarnate, o come ti piace. 15.

— «di colore d’incarnazione.» Per fare la tinta ancora bene incarnata, convieni torre.... mezz’oncia di biacca grossa, e men che una fava di cinabro. 21.

Incarnazione. Alcuni campeggiano il volto d’incarnazione prima; poi vanno ritrovando con un poco di verdaccio e incarnazione, toccandolo con alcuno bianchetto. 67 — Poi secondo che lavori e colorisci in muro, per quel medesimo modo fa’ tre maniere d’incarnazioni. 147.

Inchiostro. Se vuoi, poichè hai collo stile disegnato, chiarire meglio il disegno ferma con inchiostro ne’ luoghi stremi e necessari. 10. — Togli una gocciola o due d’inchiostro, e metti sopra la detta acquerella, e col detto pennello rimescola bene. 31.

Incoiare. «Divenir duro come cuoio.» E se vedessi, che per lo tuo tignere aridisse o incoiasse per la tinta, è segno che la tempera è troppo forte. 16.

Incollare. Queste due parti (il disegno, e il colorire) vogliono questo, cioè sapere tritare o ver macinare, incollare, impannare, ingessare ec. 4. — È una colla la quale è buona da incollare vetri, o orciuoli, o altri belli vasi da Domasco o da Maiolica, che fussero spezzati. 107.

Incorporare. Così colle dita e colla palma della mano al tondo va’ rispianando e fregando su per lo gesso dove il poni: e questo ti fa incorporare bene il sottile col grosso. 117.

Incorporato. Poi abbia una libbra di questa polvere (di lapis lazzari) e rimescola bene insieme ogni cosa, e fanne un pastello tutto incorporato insieme. 62.

Ingessare. Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: saper tritare, o ver macinare, incollare, impannare, ingessare e radere i gessi. 4. — E sappi che lo incollare e ingessare vuole essere il tempo alido e ventoso. 114. [p. 167 modifica]

Ingessato, «sost. per la cosa ingessata.» Va’ colorendo la figura di parte in parte, sì come facessi in su lo ’ngessato propio, pur d’acquerelle di colori. 172.

Inforcare. Abbi un proferito ben piano: mettivi su polvere di carbone; e con questa pietra, inforcandola bene in mano, sì come brunissi, va’ brunendo su per lo proferito. 136.

Inossare. E viene inossata (la tavoletta da disegnare) igualmente così in un loco come in un altro. 5. — Seguitando lo inossare con quello ordine che detto ho. 6. — Che ragione d’osso è buono per inossare le tavole rub. 7.

Inseliciare. Guarda di coglierne i pezzetti (dell’oro), così come fa il maestro che vuole inseliciare la via. 134.

Intagliare. Abbi una pietra, tenera, piana e macigna, e in su questa pietra intaglia di ciascun lavorío che vuoi, o tu te la fa’ intagliare; e ogni poco cavo basta. 170. Intaglio. E così ne va’ (del nero) imbrattando l’asse dov’è intagliata, bellamente, che l’intaglio non si riempiesse. 173.

Intarmare, «Intignare.» Se vuoi conservare le code di vaio che non s’intarmino, e non si pelino, intingile nella terra intrisa, o ver crea.

Intonaco. Adunqne smalta un pezzo d’intonaco sottiletto, e non troppo, e ben piano, bagnando prima lo ’ntonaco vecchio. 67. — Poi, secondo la storia o figura che de’ fare, se lo intonaco è secco, togli il carbone, e disegna e componi, e cogli bene ogni tuo’ misura. 67. — Così come ti ho detto in tavola, puoi pure (rilevare) nella calcina e intonaco fresco. 127. — Poi quando vuoi dipignere e lavorarci su, smalta il tuo intonaco, sottile. 175.

Intridere. Poi abbi il bolo spolverizzato; intridilo in questo albume. 132. — Abbi olio di linseme cotto a modo di mordente, e stempera con matton pesto insieme e intridi 175.

Intriso. Appresso di questo togli di questo intriso di matton pesto, e danne sopra il detto muro in modo che venga ben rasposo. 175.

Invernicare. Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: sapere tritare, o ver macinare, incollare, impannare ritagliare, colorire, adornare e invernicare in tavola o vero in cona. 4. — Ond’egli è buono a indugiare a invernicare più che puoi: chè vernicando poi ch’e’ colori con le loro tempere abbia fatto loro corso, e rivengono poi freschissimi e belli, restando verdanti nella medesima forma sempre. 153.

Invetriato. Come hai fatto che vedi la lisciva esser perfetta azzurra, trannela fuora in una scodella invetriata. 62.

Inzuppare. Abbi la tua colla migliore; taglia o straccia liste grandi e piccole di questa tela; inzuppale in questa colla. 114.

Ischiarare. Soffera (la biacca) ogni tempera; ed è tutta tuo’ guida in ischiarare ogni colore in tavola. 59.

Isdegnare. E se t’avvenisse caso, che pure il piano dell’oro isdegnasse, che non venisse bene a tuo modo; ancora per quel modo ve ne rimetti. 138.

Ismaltare. Quando se’ per ismaltare, spazza bene prima il muro, e bagnalo bene, chè non può essere troppo bagnato. 67. — Ismalta in muro a modo che lavorassi in fresco, salvo che dove tu smalti a poco a poco, qui tu dei smaltare distesamente tutto il tuo lavoro. 90. [p. 168 modifica]

Lacca. «Questa è la gomma lacca che oggidì non usano più i pittori, ma che adoprarono i vecchi maestri, massime i Veneziani.» Rosso è un colore che si chiama lacca, la quale è colore artifiziato. 44. — Ma togli lacca la qual si lavora di gomma, ed è asciutta, magra, granellosa, che quasi par terra. 44.

Laccio. «Lavoro disegnato sul campo della tavola.» Mettere tutto il campo d’oro, brunirlo, disegnarvi su il drappo che vuoi fare, o cacciagioni, o altri lavorii. Poi granare il campo, e granare lacci, cioè i lavorìi disegnati. 143. — Campeggiare il campo, o vero lacci, di cinabro temperato pur con rossume d’uovo. 145.

Lapis lazzari. Prima togli lapis lazzari. E se vuoi cognoscere la buona pietra, togli quella che vedi sia più piena di colore azzurro. 62.

Lapis amatita, e amatito. «Lo stesso che Amatito.» Togli per quella quantità di fogli che ho detto di sopra, cioè mezza oncia di biacca grossa, e quanto una fava di lapis amatita. 18. — Convienti per mortaro di bronzo pestarlo (il giallorino) sì come de’ fare del lapis amatito. 46. — Abbi un pezzo di lapis amatita, e guarda di sceglierla ben salda, senza nessuna vena, col tiglio suo tutto disteso da capo a piè. 136.

Lattificio, del fico. Ancora è miglior tempera tutto l’uovo sbattutto con lattificio del fico in una scodella. 90.

Lavorare. E se vedi che ’l carbone lavori, sta bene: e se fosse troppo cotto non si tiene al disegno, ch’ei si spezza in molte parti. 33. — Se ’l vuoi lavorarlo (l’azzurro) in vestiri o per farne verde.... vuoisi triarlo più. 60.

Lavorare di piatto. I pennelli di vaio vogliono essere di più ragioni: sì come da mettere d’oro; sì come lavorare di piatto, che vuole essere un poco mozzetto colle forbicine, e arrotato un poco in sulla pria proferitica, tanto che si dimestichi un poco. 64.

in fresco. Ma se puoi non t’indugiare: perchè il lavorare in fresco, cioè di quel dì, è la più forte tempera e migliore, e ’l più dilettevole lavorare che si faccia. 67. — Ogni colore di quelli che lavori in fresco, puoi anche lavorare in secco. 72 — Quelli (colori) che si lavorano in fresco vogliono per compagnía, a dichiararli, bianco sangiovanni. ivi.

in muro. Quando vuoi lavorare in muro (ch’è il più dolce e il più vago lavorare che sia) prima abbi calcina e sabbione, tamigiata bene l’una e l’altro. 67.

Lavorío. Disegna i tuoi lavorii con penna, o vuoi inchiostro, o vuoi biacca temperata 166.

Lavoruzzo. Ancora si può bene incollare due o tre volte, come da prima ti dissi, cotali lavoruzzi piccoli e gentili. 118.

Leccare. E per questo modo leccando il vestire, secondo i luoghi e suo’ colori, senza mettere, o imbrattare l’un colore coll’altro. 72.

Lecchetto, «Gentile, Delicato.» E se vuoi rimangano i tuoi disegni un poco più lecchetti, davvi un poco di acquerella. 13.

Leggío. Vedi Arte del pennello.

Lene. «Leggiero, Debole.» Mettivi dentro un poco di colla stemperata nè troppo forte, nè troppo lena. 83. [p. 169 modifica]

* Lesca. «Lo stesso che Lesco.» * Piglia una pezza di lesca di panno lino, e va’ brunendo questo bolio con una santa ragione. 134.

* Lesco. «Tiglio, Filo.» • Abbi tela, cioè panno lino, vecchio, sottile, di lesco bianco, senza unto di nessun grasso. 114.

Letto. «Preparazione, Apparecchio, Prima mano.» Abbi un poco di verdeterra con un poco di biacca ben temperata, e a distesa danne due volte sopra il viso, sopra le mani, sopra i piè e sopra ignudi. Ma questo cotal letto vuole essere a’ visi di giovani con fresca incarnazione. 147.

Limatura di rame. E secondo che colorire vuole i vestimenti della figura, così (il maestro di vetri) di parte in parte va tagliando i vetri, e dátti un colore, el quale si fa di limatura di rame ben macinato. 171.

Lisciva e Lesciva. «Ranno.» • E poi abbi il tuo pastello dentro nella catinella invetriata, dove l’hai tenuto; e mettivi dentro presso a una scodella di lisciva calda. 62.

Littera (a). Nota, che innanzi più oltre vada ti voglio dare a littera le misure dell’uomo. 70.

Livello (a). Dalla man zanca metti il filo da battere, che dia propio in su tuttadue le crocette: e troverai il tuo filo essere piano a livello. 67.

Luce. E ’l timone e la guida di questo potere vedere, si è la luce del sole, la luce dell’occhio tuo, e la man tua; che senza queste tre cose, nulla non si può fare con ragione. 8. — Ma fa’ che quando disegni, abbi la luce temperata, e il sole ti batta in sul lato manco. ivi. — E se la luce prosperasse con finestra che fusse maggiore d’altra che fusse ne’ detti luoghi, seguita sempre la più eccellente luce. 9.

Luce dell’occhio. Vedi Profilare.

Lucida. Vedi Carta lucida.

Lume. Poi piglia il colore chiaro, e campeggia i rilievi e i dossi del lume della figura. 145. — Avvisandoti ch’e’ pesci, e generalmente ogni animale irrazionale, vuole avere il suo scuro di sopra, e ’l lume di sotto. 150.

Lusingare. E con quella (pietra) che tieni in mano, va’ a poco a poco lusingandolo (il colore) a stringerlo dall’una pietra all’altra. 47.

Lustro. Di subito per lo lustro della carta lucida trasparrà la figura o ver disegno, di sotto, in forma e in modo che ’l vedi chiaro. 23.

Maccare, «Ammaccare.» E con pennello di setole ne da’ sopra il pelo (del velluto) e abbattilo per forza o maccalo ben giù. 166.

Macinare. E quando vedi sono tornati bene bianchi (gli osssi) più che cenere, tranegli fuore, e macinagli bene in su proferito. 7. — E puoi fare le tue tinte o in rossetta o in biffo, o in verde.... che tutte vogliono medesime tempere, e medesimo tempo a macinare colori. 15. — Macina bene insieme, quanto più puoi, che per macinare assai, non si guasta, ma sempre si racconcia. 18.

Macinato. Poi togli un vasello da pintori, grande e capace ai detti colori macinati. 16.

Maestà (in.) «Di faccia, Di fronte.» E se venisse che la luce venisse o risplendesse per lo mezzo in faccia, o vero in maestà, per lo simile metti il tuo rilievo chiaro e scuro alla ragione detta. 9. [p. 170 modifica]

Maestero. Seguita sempre la più eccellente luce, e voglia con debito ragionevole intenderla e seguitarla; perchè ciò mancando, non sarebbe tuo lavorío con nessuno rilievo, e verrebbe cosa semprice e con poco maestero. 9.

Maestro. Affáticati e diléttati di ritrarre sempre le miglior cose, che trovar puoi per mano fatte di gran maestri. 27. — di legname. Egli è una colla la quale adoperano maestri di legname, la quale si fa di formaggio mettudo in mollo. 112.

di vetri. Poi il tuo maestro di vetri toglie questo disegno, spianalo in sul desco o tavola, grande e piana. 171.

Magagna. Vedi Groppo.

Magistero. Sappi che nel sopraddetto modo volendo seguitare in più sottile magistero.... puoi l’uomo interamente buttarlo e improntarlo. 183.

Magliuolo. «Piccolo maglio, Maglietto.» Abbi dall’altra mano uno magliuolo non troppo grieve, di saligaro, e batti sopra questa stoppa, riinenaudola e rivolgendola coll’altra mano. 170.

Magone, «Stomaco». Dalla forcella della gola a quella del magone, o vero stomaco, un viso (per lunghezza). 70.

Manichetto. «Piccolo manico.» Poi la commetti (la pietra da brunire) in uno manichetto di legno con ghiera d’ottone, o di rame, e da capo fa’ che il manico sia ben ritondo e pulito. 136.

Manico. Vedi Manichetto.

Maniera. Poi a te interverrà che, se punto di fantasia la natura ti arà conceduto, verrai a pigliare una maniera propria per te, e non potrà essere altro che buona. 27. — E seguitando di dì in dì, contra natura sarà che a te non venga preso di suo’ maniera e di suo’ aria. ivi. — Perocchè se ti muovi a ritrarre oggi di questo maestro, doman di quello, nè maniera dell’uno, nè maniera dell’altro non n’arai. ivi.

Maniera. Vedi Tratta.

Mano. Poi da’ una mano di quella colla che temperi i gessi in ancone ovvero tavola. 163.

Mano temperata. E fa’ con temperata mano, acciò che questa cotal pelle tu la possa spiccare dalla prieta con salvamento a modo di una carta. 25.

Margine, «Estremità.» Ritornando al colore dell’ocria, andai col coltellino di dietro cercando alla margine di questo colore. 45.

Margine. «Segno, Voglia.» E dimostravansi i predetti colori per questo terreno, sì come dimostra una margine nel viso di un uomo o di donna 45.

Mareggiante, «Marezzato.» E guarda l’oro: che se ’l vedi mareggiante e tosto, come di carta di cavretto, allora tiello buono. 159.

Martellino. Ancora puoi senza osso disegnare nella detta carta, con istile di piombo; cioè fatto lo stile due parti piombo, e una parte stagno ben battuto a martellino 11. — Abbi un pezzo di sega, e segala (la forma) in più luoghi dal lato di fuori.... Interverratti che quando sarà piena, io piccola botta di martellino la spezzerai destramente. 184.

Mastello. Togli la calcina sfiorata, ben bianca; mettila spolverata in un mastello per ispazio di dì otto, rimutando ogni dì acqua chiara. 58. — Ora si [p. 171 modifica]vuole che tu abbi d’un gesso, il quale si chiama gesso sottile; il quale è di questo medesimo gesso, ma è purgato per bene un mese, e tenuto in molle in un mastello. 116.

Mastrice. E una colla ch’è buona a incollare priete: e questa si fa di mastrice, di cera nuova; di pietra pesta tamigiata, e poi al fuoco distemperate insieme. 106. — Vedi Ragia di pino.

Mattone pesto. Cbe le più volte (il cinabro) si froda o con minio, o con matton pesto. 40.

Mazzetto. Poi abbi un mazzetto delle dette penne, e spazza per tutto il disegno il carbone. 122.

Mazzicare. Vedi Strucare.

Mazzonaría. «Così si disse in antico l’arte di fare gli ornamenti rilevati, coloriti o dorati alle tavole dipinte, ed è parola che viene dalla francese Maçonnerie come se fosse la parte architettonica della tavola.» E lavorrai quelle cornicette (de’ casamenti) con gran piacere e diletto; e per lo simile, base, colonne, capitelli, frontispizi, fioroni, civori, e tutta l’arte della mazzonaría. 87.

Mazzuolo, Mazzetto, Piccolo mazzo. Poi fa’ asticciuole di quel legname detto di sopra, e lega ciascheduno mazzuolo (di setole) con filo doppio incerato. 65.

Medicare. E fa’ che generalmente ogni difetto di piani, e di mancamenti, o di cornici si medichino di questo ingessare. 115. — Lasciala stare (l’ancona disegnata) per alcun dì, ritornandovi alcuna volta a rivederla, e medicare dove fusse per bisogno. 122.

* Mella. «Stecca di legno o Lama di ferro colla punta tonda e sottile, simile in parte ai moderni mestichini; ed è parola del dialetto Veneziano, nel quale dura tuttavia mela nel significato di stecca e più specialmente di quella spada di legno di cui è armato l’Arlecchino.» Quando l’ancona è ben secca, togli una punta del coltello, a modo d’una mella, che rada bene, e va’ cercando per lo piano se truovi nocciuoletto, o cucitura nessuna, e togli via. -115. — Poi abbi questa mella di ferro, va’ radendo su per lo piano, ivi. Poi va’ colla tua mella arrotata piana quanto puoi al mondo, e con leggier mano, non tenendo la detta punta con nissuna strettezza di mano, la va’ fregando su per lo piano della tua ancona, spazzandoti dinanzi ’I gesso con le dette penne. 121. — Abbi una mella di coltello che sia nel taglio piana e diritta come una riga, e di questo gesso con questa punta ne da’ su per la detta tela. 162.

Meluzza. E il mio maestro usava ponere queste meluzze più in ver le orecchie che verso il viso, perchè aiutano a dare rilievo al viso. 67.

Membro. Poi stare con maestro a bottega, che sapesse lavorare di tutti i membri che appartiene di nostra arte. 104.

Menda. «Correzione, Emenda.» Come hai mettudo da tre pezzi, ritorna a calcare con la bambagia il primo, alitando sopra esso, e dimostreratti se ha di bisogno di alcuna menda. 134.

Menare di piatto. Abbia a mente di menare il pennello sempre di piatto. 31.

Mescolamento. E senza questo (bianco sangiovanni) non puoi fare niente, come d’incarnazione, ed altri mescolamenti degli altri colori. 58.

Mescolanza. Ed è (il giallorino) quando l’hai mettudo in opera, color molto [p. 172 modifica]vago in giallo: che di questo colore con altre mescolanze.... se ne fa di belle verdure e color d’erba. 46.

Mestoletta. E con una mestoletta togli di questo negro, e spiànatene su per la palma della mano, cioè sopra il guanto. 173.

Metadella. «Mezzetta, mezzo boccale.» E spazzato di carbone (il disegno) togli una scudella, o catinella grande d’acqua, o vuoi metadella a modo di Toscana. 177.

Mettere a fuoco. Poi, questo pignattello mettilo a fuoco che sia temperato. 16.

d’ariento. Se vuoi fare drappi d’ariento, quella medesima ragione e condizione si vuole avere a mettere d’ariento, che mettere d’oro. 142.

di biacca. Ancora certe tavolette le quali s’usano per mercatanti, che sono di carta pecorina ingessata e messe di biacca a olio. 6.

di bolo. Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo cioè: saper tritare o ver macinare,... rilevare di gesso, mettere di bolo, mettere d’oro, brunire, temperare ec. 4.

d’oro. Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: sapere tritare, o ver macinare.... ingessare e radere i gessi, pulirli, e rilevare di gesso, mettere in bolo, mettere d’oro, brunire ec. 4.

giù. Staendo la fiura bene, abbi la detta penna, e va’ a poco a poco fregandola su per lo disegno; non tanto però, che squasi ti metta giù il disegno; non tanto però che tu non intenda bene i tuoi tratti fatti. 122.

Mezza chiara, «Tinta di colore mezzo chiaro.» E poi gentilmente disegna, e vieni conducendo le tue chiare, mezze chiare, e scure a poco a poco. 13.

Mezzano agg. a colore. Togli poi il mezzan colore, e va’ campeggiando di quelle pieghe scure. 72.

Mezzi. Ragguarda prima di che spazio ti pare o storia o figura che vogli ritrarre; e guarda dove ha gli scuri, e mezzi, e bianchetti. 29. — E questo vuol dire che hai a dare la tua ombra d’acquerelle d’inchiostro, in mezzi, lasciare del campo proprio; e a’ bianchetti, dare di biacca, ivi. Vedi Chiareggiare.

Mezzo. Far bollire per mezzo, «cioè in modo che la materia bollendo sì riduca alla sua metà.» — E fallo (l’olio di linseme) bollire per mezzo, e sta bene. 91.

Tornare per mezzo. «Ridurre alla metà.» Ma per fare mordenti, quando è tornato (l’olio di linseme) per mezzo, mettivi per ciascuna libra d’olio un’oncia di vernice liquida. 91. — E quando è il sole lione, tiello (l’olio di linseme) al sole, il quale se vel tieni tanto che torni per mezzo, è perfettissimo da colorire. 92.

Miccino. Poi togli un poca di sinopia scura, con un miccin di nero, e profila ogni stremità di naso, d’occhi, di ciglia. 147.

Midolla di pane. E se alcuna volta t’avvenisse trascorso, che volessi tor via alcuno segno fatto per lo detto piombino, togli una poca di midolla di pane e fregavela su per la carta. 12.

* Migliuolo, Mugliuolo e Miolo, «Bicchiere.» Quando l’hai così brunito e ben netto, togli un migliuolo, presso a pieno d’acqua chiara ben netta, e mettivi dentro un poca di quella tempera di quella chiara dell’uovo. 135.

Miniare. Prima, se vuoi miniare, conviene che con piombino o vero stile disegni figure, fogliami, lettere, o quello che tu vuoi, in carta. 157. [p. 173 modifica]

Miniatore. Che quanto la (il lapis lazzari) tiri più sottile, tanto vien l’azzurro sottile: ma uon sì bello e violante e di colore ben nero; che il sottile è più «utile ai miniatori. 62.

Minio. Rosso è un colore che si chiama minio, il quale è artificiato per archimia. 41.

Minuto. «Erba cotta per lo più le foglie della bietola, tritata minutamente.» Abbi la chiara dell’uovo in scodella invetriata, ben netta. Togli una scopa con più rami, tagliata gualiva; e come rompessi lo spinace o ver minuto, così rompi questa chiara. 131.

Mischiato. E se vuoi cognoscere la buona pietra (lapis lazzari), togli quella che vedi sia più piena di colore azzurro, però che ella è mischiata tutta come cenere. 62.

Misura. E la prima misura che pigli a disegnare, piglia l’una delle tre che il viso, che ne ha in tutto tre; cioè la testa, il naso, e il mento colla bocca. 50.

* Missidado. «È parola restata nel dialetto veneto, ma pare che in antico fosse ancora propria de’ Toscani, perchè si trova ne’ Documenti d’Amore del Barberino. Mescolato.» Il qual colore (cinabrese) si fa della più bella sinopia che si truovi e più chiara, ed è missidada e triata con bianco sangiovanni. 39.

* Miuolo, Bicchiere. Poi abbi mezzo miuolo e ver bicchieri di lisciva ben forte. Mettivi dentro questo zafferano. 49.

Módano. Fa’ i tuoi modani, che rispondano bene ad ogni faccia. 141.

Mola. «Ruota da affilare.» • Poi vattene alla mola, e arruotala e falla ben piana e pulita, di larghezza di due dita, o come puoi fare. 156.

Mola, «Macina.» Vedi. Agugiare.

Mollette. Togli il tuo oro fine, e con un paio di mollette o vero pinzette piglia gentilmente il pezzo dell’oro. 134.

Molliccico. «Molliccio.» Quando tu vuoi tignere la carta di cavretto, convienti prima bagnarla con acqua di fontana o di pozzo, tanto diventi molliccica, o morbida. 17.

Mordente. El si fa mordente, il quale è perfetto, in muro, in tavola, in vetro, in ferro, e in ciascheduno luogo. 151. — Se vuoi che questo mordente.... duri otto dì, innanzi che sia da mettere d’oro, non vi mettere verderame. Se vuoi che duri quattro dì, mettivi un poco di verderame. 152. — E un altro mordente, il quale si fa per questo modo. Togli agli mondi, in qnantità di due o tre scodelle, o una: pestagli in mortaio, strucali con pezza lina due o tre volte. 153

Mordente a olio e d’aglio. E poi puoi mettere le diademe o campi d’oro con mordenti ad olio; e gli adornamenti con mordenti d’aglio, e vernicati poi. 165.

Mordere. E quando morde (il mordente) un poco, metterlo d’oro fine. 128. — E se vedi che (il mordente) piccola cosa morda e tegna, allora togli le pinzette, taglia un mezzo pezzo d’oro fino o d’oro di metà, o d’ariento benchè non durano, e mettilo sopra il detto mordente. 151.

Morella. «Color paonazzo.» Nel tignere le tue carte nel colore della morella o [p. 174 modifica]vero pagonazza, togli per quella quantità di fogli che ho detto di sopra, cioè mezza oncia di biacca grossa e quanto una fava di lapis amatita. 18.

Morello. «Lo stesso che Morella.» La prieta pura (dell’amatito) è di color di pagonazzo o ver morello, ed ha un tiglio come cinabro. 42. — A colorire un vestire pagonazzo, o vero morello, in fresco. Rub. del cap. 76.

Mortaio. Pesta prima questa tal prieta (l’amatito) in mortaio di bronzo, perchè rompendola in su la tua proferitica prieta, si potrebbe spezzare. 42.

Mortaro. Convienti per mortaro di bronzo pestarlo (il giallorino). 46.

Mortìna. «Mortella.» Prima ti conviene avere cuoio bianco, el quale non sia concio se non con mortina o vuoi cefalonia. 169

Mostrare. Ma guarti che non fusse pietra d’azzurro della Magna, che mostra molto bella all’occhio, che pare uno smalto. 62.

Mozzatura. Vedi Colla di spicchi.

Mozzetto, agg. di pennello di vaio. E se vuoi rimangano i tuoi disegni un poco più lecchetti, davvi un poco di acquerella,... come un pennello mozzetto. 13.

Muro (in). Lavorare in muro. E tieni bene a mente, che chi imparasse a lavorare prima in muro, e poi in tavola, non viene così perfetto maestro nell’arte, come perviene a imparare prima in tavola, e poi in muro. 103. Vedi Colorire in fresco.

Musaico. Vedi Guscio d’uovo.

Muta, Volta, Fiata. E se l’azzurro venisse lordo di niente, piglia un poco di lisciva o d’acqua chiara, e mettila sopra il vasellino e rimescola insieme lʼuno e l’altro: e questo farai due o tre mute, e sarà l’azzurro ben purgato. 62.

Naturale. «Ritrarre e disegnare del naturale.» Ritraʼne (degli animali) e disegna più che puoi del naturale, e proverai.

Negro. «Color nero.» Poi è negro il quale si fa di sermenti di vite, i quali sermenti si vogliono bruciarli. 37.

Nero. E quando (i sermenti di vite) sono bruciati, buttarvi su dell’acqua, e spegnerli e tirarli a modo dell’altro nero. 37.

Nocchiuolino. «Piccolo nocchio, o nodo.» Va’ poi con punta di coltellino ricercandola, se nessuno nocchiolino vi fusse, e tollo via. 125.

Nócciolo. Vedi Puzza.

Nocciuoletto. Vedi Mella.

Nodo della coscia. Dal bellico al nodo della coscia, un viso; dalla coscia al ginocchio, due visi. 70.

della mano. Dal gomito al nodo della mano, un viso ed una delle tre misure. 70.

Occhio di vetro. Quando è secco (il cimiero) radilo e puliscilo; e poi se bisogna fare occhi di vetro, con gesso da rilevare li commetti e rilieva, se di bisogno è. 169.

Ocria. Giallo è un color naturale, il quale si chiama ocria. 45. — Quando tu vuo’ tignere carta di cavretto, o veramente foglio di carta bambagina, togli quanto una mezza noce di verdeterra, e per la metà d’essa un po’ d’ocria. [p. 175 modifica]16. — Togli quanto una fava d’ocria scura (che sono di due ragioni ocrie, chiare e scure). 67.

Olio. Lavorare d’olio in muro, o in tavola in ferro e in pietra. Innanzi che più oltre vada, ti voglio insegnare a lavorare d’olio in muro, o in tavola, che l’usano molto i tedeschi, e per lo simile, in ferro e in pietra. 89.

di linseme. Togli olio di linseme chiaro e bello, e ugnila (la carta) con bambagia del detto olio. 24.

d’uliva. E con pennello, a modo che tigni le carte tinte, così ne da’ sopra queste pietre che sieno nette: e vogliono essere le dette pietre prima unte d’olio d’uliva. 25.

Ombra. Togli poi il vasellino della terza incarnazione, e va’ nella stremità dell’ombre, lasciando sempre in nella stremità che ’l detto verdeterra non perda suo credito. 67.

Ombrare. E ombra un poco sotto il labbro di sopra, che vuole pendere un poco più scuretto che il labbro di sotto. 67.

Opera. «Fiori, foglie od altri ornamenti che rilievano sul campo d’una stoffa, o tela o simili.» Nella quale (tavoletta) vuole essere disegnato d’ogni ragione drappo di seta che vuoi, o di foglie, o d’animali, e fa’ che sia in forma distagliata e disegnata che le facce tra tutte e quattro vengano a riscontrarsi insieme, e fare opera compiuta e legata. 173.

musaica. E questo basti alla detta opera musaica o vuoi greca. 172.

Orafo. «Orefice.» El ti è di bisogno far lavorare a uno orafo due cannelle d’ottone o ver d’ariento, le quali sieno tonde di sopra, e più aperte di sotto, sì come sta la tromba. 185.

Orefice. Vedi Spazzatura dell’oro.

Oro. Avvisandoti che l’oro che si mette in su’ mordenti, spezialmente in questi lavori sottili, vuole essere il più battuto oro, e il più fiebole che possi trovare: chè s’egli è sodetto, non puoi adoperarlo sì bene. 151.

di metà. «Oro falso battuto.» Ancora ti guarda da oro di metà, chè di subito viene negro. 93. Vedi Mordere.

macinato. Vedi Cardare.

Orpimento. «Questo orpimento è fabbricato specialmente in Sassonia, per mezzo della sublimazione del zolfo e dell’arsenico bianco. Esso è di un giallo compatto, di massa opaca, e dì apparenza vetrosa. Gli antichi Latini lo chiamarono auri pigmentum, quasi color d’oro. Se ne trova ancora del naturale nelle terre vulcaniche, ed il migliore viene dalla Persia.» Giallo è un colore che si chiama orpimento. Questo tal colore è artificiato e fatto d’archimia, ed è propio tosco. 47. Vedi Coloruzzo.

Osso. E quando la detta tavoletta (da disegnare) è asciutta bene, togli tanto osso ben tritato per due ore che stia bene; e quanto più sottile, tanto meglio. 5. — E quando tu n’hai bisogno per ingessare la detta tavoletta, togli meno di mezza fava di quest’osso o meno, e colla sciliva rimena quest’osso, e va’ distendendo con le dita per tutta questa tavoletta. ivi. — Bisogna sapere che osso è buono. Togli osso delle cosce e delle alie delle galline o di cappone. 7. — Nella carta bambagina puoi disegnare col predetto piombino, senza osso. ed eziandio con osso. 12.

Overa. Vedi Ovra.

Ovra. «Opera.» Poi vattene dal fornaro la sera, quaudo ha lasciato ovra (cioè [p. 176 modifica]quando ha finito di cuocere il pane. 53. Ma el ti fa pur bisogno saper a che modo gli (i carboni) puoi mettere in overa: chè non si può fare senta pennelli. 63.

Pagonazzo. La prieta pura (dell’amatito) è di color di pagonazzo, o ver morello, ed ha un tiglio come cinabro. 42.

Paletta. «Pezzo quadro di carta usato per mettere d’oro.» Ma fa’ che l’oro esca fuori della carta una corda, tanto che la paletta della carta non si bagni. 134. — Or, come hai fatto che l’oro tocchi l’acqua, di subito e presto tira a te la mano con la paletta. 154.

Palio. Ma convienti poi, perchè alcuna volta questi palii che si fanno alle chiese, sono portati di fuora, piovendo; e per tanto bisogna provvedere d’avere una vernice ben chiara. 162.

Palliare. «Tirare linee sottili di colore diverso diritte o in altro modo sopra le stremità e ne’ lembi di un panno o d’altro. Viticare.» Se vuoi fare drappo di seta o in tavola, o in muro, campeggia di cinabro, e pallia o ver vitica di minio; o vuoi di sinopia scura, e pallia di cinabro o di giallorino. 144. — E poi con altri colori va’ palliando e adornando il detto campo con ciò che colore tu vuoi, che isvarii partitamente del campo. 170.

Palpone. «in forza d’avv. Tastando, e palpando colle dita.» Poi tasta l’oro, se vuole essere ancora brunito: vollo palpone tastandolo sempre con dubbio. 158.

Pani di gesso. Poi ’l metti (il gesso) in su un pezzo di pannolino forte e bianco; e così fa’ tanto, che n’abbi tratto un pane. 117. — Togli ’l pane di questo gesso, e col coltellino il taglia sottile, come tagliassi formaggio. ivi.

Panetto. «Piccolo pane di gesso, di calcina, o d’altro.» Poi ne fa panetti (della calcina) piccoli, mettili al sole su per li tetti; e quanto più antichi son questi panetti, tanto più è migliore bianco. 58.

Particella. «Piccola parte.» E togli i peli del mezzo della coda, i più dritti e più sodi, e a poco a poco ne fu’ cotali particelle, e bagnali in uno mugliuolo di acqua chiara, e a particella e a particella gli premi e strigni con le dita. 64.

Partita. «Sorta, Grado, Qualità.» a Se vuoi fare un azzurro, cioè un vestire, nè tutto biancheggiato nè tutto campeggiato, togli di tre o di quattro partite di azzurro oltremarino. 146. — Quando son ben secchi (gli azzurri) secondo le partite che hai, secondo le alluoga in cuoro, o in vesciche, o in borsa. 62.

Pasta. E se le volessi (le santelene) fare pure di pasta, mescolavi minio macinato, cioè la polvere asciutta mescola colla detta pasta. 188.

Pastello. Ben è vero, che (l’azzurro della Magna) con arte, o ver pastello, si vuole ridurre a perfezione. 60.

Pece di nave. Prima togli di questa pece di nave, e bene bogliente ne da’ e imbratta bene il muro. 176.

Pegola. «Pece.» n Quando hai fatto questo, togli della medesima pegola, o vero pece, e togli mattone ben secco e nuovo, pesto. 176.

Peli della penna. «Le barbe.» E se di primo tratto non ti viene bene in misura la tua storia o figura, abbi una penna, e co’ peli della detta penna.... frega e spazza sopra quello che hai disegnato, il carbone.

A pelo a pelo. «mod. avv. Precisamente, Nè più nè meno.» Dall’altro capo di [p. 177 modifica]sotto vogliono (le cannelle) essere frabicate in quella forma, sì come stanno i busi del naso; e tanto minori ch’entrino a pelo a pelo ne’ detti busi. 183.

Pelle. E comincia per alcun luogo a spiccare questa tal colla dalla pietra, tanto che con la mano possa pigliare così fatta pelle, o ver carta. 23. — E fa’ con temperata mano, acciò che questa cotal pelle tu la possi spiccare dalla prieta con salvamento, a modo d’una carta. ivi. — E se questa tale pelle, tu vuoi provarla, innanzi la spicchi dalla prieta, togli olio di linseme ben bollito. 25.

Peluccio. Piccolo pelo. Vedi Velluto.

Peluzzo. Vedi Velluto.

Pendere. Se vuoi che penda in chiaro, l’orpimento vinca; se vuoi che penda in iscuro, l’azzurro vinca. 55. — Vedi Ombrare.

Penna pelosa. «Penna dal lato de’ peli o barbe.» Quando hai fatto così, togli da capo la penna pelosa, e spazza bene il detto carbone. 30.

temperata. — Alcuna volta puoi disegnare in carta bambagina pur con penna che sia temperata sottile. 13.

Penneggiare. «Tratteggiare, disegnare colla penna.» E disegna con leggier mano, e quivi aombra le pieghe e i visi, come facessi col pennello, o come facessi colla penna che si disegna, a modo si penneggiasse. 122. — E fa’ che il primo disegno si dimostri poco; perchè non mai non si può torre giù: e per tanto fa’ leggermente tanto che fermi il tuo disegno: poi va’ lavorando, si come penneggiassi, perchè il detto non si può fare se non di punta. 172.

Pennelletto. Alcuni maestri sono, che, poichè hanno rilevalo quello che vogliono, dánno una volta o due di gesso, di quello che hanno ingessato la detta ancona, pur di gesso sottile, con pennelletto morbido di setole. 124.

Pennello acuto. Poi togli un pennello di vaio, acuto, e con bianco puro fa’ i bianchi delli occhi, e in su la punta del naso, e un pochettino dalla proda della bocca. Tocca cotali rilievuzzi gentili. 67.

aguzzo. Poi abbi un pennello aguzzo di vaio, e va’ rifermando bene ogni contorno, naso, occhi, labbri e orecchi, di questo verdaccio. 67.

grosso. E fanne un pennello grosso, dove vada una libra delle dette setole, e legalo a un’asta grossetta. 65.

— morbido. Togli olio di linseme ben bollito, a modo che t’insegnerò ne’ mordenti; e con pennello morbido ne da’ una volta per tutto. 25.

mozzetto. E aombrare con pennello fatto di code di vaio, mozzetto e squasi sempre asciutto. 10.

mozzo. E fanne di quelli che le punte sieno ben gnalive di ciascuna setola, che si chiamano pennelli mozzi. 65. — E con pennello di setole mozzo, premuto col dito grosso, e col lungo della man zanca, va’ e comincia a ombrare. 67. — Fa’ che sia calda (la colla) quanto puoi, e con pennello di setola mozzo e morbido nè da’ a cioscuna delle parti. 162.

pontío, puntío o punzío. E fanne di quelli (pennelli) che le punte sieno ben gualive di ciascuna setole, che si chiamano pennelli mozzi; e di quelli che sieno puntii, d’ogni maniera di grossezza. 65. — Poi piglia un pennello piccolo e pontío di setole con un poco d’ocria senza tempera, liquida [p. 178 modifica]come acqua. 67. — Poi togli un poco di sinopia senza tempera, e col pennello puntío sottile va’ tratteggiando nasi, occhi e capellature, ivi.

Pennello di setole. I pennelli di setole si fanno in questa forma. Prima togli setole di porco bianco, che sono migliori che le negre. 65.

sottile. Allora togli o penna temperata ben sottile, o pennel sottile di vaio sottile. 23.

di vaio. E puoi aombrare le pieghe di acquerella d’inchiostro; cioè acqua quanto un guscio di noce tenessi dentro due goccie d’inchiostro, e aombrare con pennello fatto di code di vaio. 10. Nell’arte è di bisogno adoperare due ragioni di pennelli: cioè pennelli di vaio, e pennelli di setole di porco. 64. — È vero che i pennelli di vaio vogliono essere di più ragioni, sì come da mettere d’oro, sì come lavorare di piatto, che vuole essere un poco mozzetto colle forbicine. 64.

Perfezione. Vedi Grattare.

Pesco. agg. di colore. Come tu de’ tignere le carte di colore rossigno, o squasi color di pèsco. Rub. del Cap. 20.

Pezza. Guarda la pezza intera del cinabro, e dove è in maggiore altezza il tiglio, più disteso e dilicato, questo è il migliore. 46.

Pezzo d’oro o dell’oro. Poi in su questo tale cuscinello mettivi su un pezzo d’oro ben disteso, c con una mella ben piana taglia il detto oro a pezzuoli come per bisogno ti fa. 134. — Allora togli dell’oro, e mettivene su a pezzo, o mezzo pezzo, insieme alitando prima col fiato. 138. — Sappi che l’oro che si mette in piani, non se ne vorrebbe trarre del ducato altro che cento pezzi, dove se ne trae cento quarantacinque. 139.

Pezzoletto. «Piccolo pezzo, Pezzetto.» Ancora se non vuoi fare con mano, togli un pezzoletto di spugna ben gentile intinta nella detta vernice; e rullandola con la mano sopra l’ancona, vernica per ordine e leva e poni come fa bisogno. 155. — Vedi Gesso da sartori.

Pezzuola. So’ certi colori che non hanno corpo, i quali si chiamano pezzuola, e quali si fa d’ogni colore: e non bisogna se non torre un poco di questa pezzuola di qual colore la si sia tinta o colorita, metterla in un vasellino invetriato, o in una coppa; mettervi della gomma, ed è buono a lavorare. 161. — E per lo simile puoi fare e aombrare di colori o di pezzuole, secondo che i miniatori adoperano. 10. — E similmente su per la detta carta puoi aombrare d’inchiostro, di colori, e di pezzuole secondo la predetta tempera. 12.

Pezzuolo. Vedi Pezzo d’oro.

Pianetto. Vedi Spolverizzare.

Piano dell’ancona o della tavola. Poi il raccogli (il gesso macinato) con istecca, mettilo in su ’l piano dell’ancona, e con una stecca ben piana e grandicella, ne va’ coprendo tutti i piani. 115. — Vedi Groppo e Ancona.

Piastra. Poi abbia una piastra di stagno, o di piombo, che sia alta d'intorno un dito, sì come sta una lucerna; e tiella mezza d’olio, e quivi tieni i tuo’ pennelli in riposo, che non si secchino. 93.

Piatto (di) «detto d’un modo di adoperare il pennello.» E incomincia di piatto il detto pennello a fregare sopra e in quelli luoghi dove dee essere il bianchetto o rilievo. 31. — Vedi Lavorare di piatto. [p. 179 modifica]

Piega. E puoi aombrare le pieghe di acquerella d’inchiostro, cioè acqua quanto un guscio di noce tenessi dentro due goccie d’inchiostro. 10.

maestra. Togli lo stile d’argento, e va’ ricercando su per li contorni e stremità de’ tuoi disegni, e su per le pieghe maestre. 30.

Pieno. «Detto del colore.» Poi se, l’azzurro è di buon colore e pieno, mettivi dentro in poco di colla stemperata. 83.

Pietra da brunire. Vero è che ad alcuni piace molto brunire pur su per la carta tinta, cioè che la pietra da brunire la tocchi e cerchi, perchè l’abbi un poco di lustro. 17. — La ragione è questa: che fregando la pietra da brunire sopra la tinta, per lo suo lustro, toglie il lustro dello stile quando disegni. ivi.

da macinare colori. Che sono di più ragioni pietre da macinare colori, sì come proferito, serpentino, e marmo. 36. — Ma sopra tutte è il proferito: e se togli di quelli così lucidi lucidi, è meglio: e meglio un di quelli che non sieno tanto tanto puliti: e di larghezza da mezzo braccio in su di quadro. ivi.

Pignatta. Poi abbi una pignatta nuova, e mettivili (i bastoni di salcio) dentro tanto, quanto la pignatta sia piena. 33. — Vedi Fornelletto.

Pignattello. Togli uno spicchio di colla dagli speziali, non di pesce, e mettila in uno pignattello in molle in tanta acqua chiara e netta quanto possa tenere due mugliuoli comuni. 16.

Pintore. Poi togli un vasello da pintori, grande e capace ai detti colori macinati. 16.

Pinzetta. Vedi Mordere, Mollette.

Piombino. «Stile di piombo.» Nella carta bambagina puoi disegnare col predetto piombino senza osso, ed eziandio con osso. 12. — E se alcuna volta t’avvenisse trascorso, che volessi tor via alcuno segno fatto per lo detto piombino, togli una poca di midolla di pane, e fregavela su per la carta. ivi. — Vedi Miniare.

— «Peso di piombo.» E a questo (filo) che batti per lo mezzo, a cogliere il piano, vuole essere uno piombino da piè del filo. 67.

Pizzare. «Attaccare.» Quando è squasi asciutta (la doratura) che poco poco pizza, allora abbi il tuo oro fine, e ordinatamente metti e copri il detto stagno del detto oro fine. 99.

Poggiuolo. «Loggia, Terrazza.» Alcuna volta si lavora in camere, o sotto logge o poggiuoli. 177.

Polpastrello. E non far con altro polpastrello di dito, chè egli (l’anulare) è il più gentile che abbi la mano. 151.

Porfido. Rosso è un colore naturale che si chiama sinopia, o ver porfido. 58.

Porpora. «Panno del colore di porpora.» E volendo vestire Nostra Donna d’una porpora, fa’ il vestire bianco, aombrato d’un poco di biffo chiaro, chiaro. 146.

Porporina. «Sorta di colore, oggi chiamato Oro musivo.» Questo colore di porporina si fa per questo modo. Togli sale armeniaco, stagno, zolfo, ariento vivo, tanto dell’uno quanto dell’altro: salvo che meno d’ariento. 159. — Io ti voglio mostrare un colore simile all’oro, il quale è buono in carta di questi miniatori, e ancora in tavola se n’adoprerebbe; ma guarti come dal [p. 180 modifica]fuoco o da veleno che questo colore, il quale si chiama porporina, non si avvicinasse a nessun campo d’oro. 159.

Porre. E innanzi che lo metta d’oro (il getto) guarda se è di bisogno con punta di coltellino raderlo e spianarlo e nettarlo di niente: chè alcuna volta il tuo pennelletto pone più in un luogo che in un altro. 157.

Posare. «Far la posatura.» Poi el lascia posare per ispazio di una ora o due o tre; e butta via l’acqua. 52.

* Povolare. «Pioppo, Oppio.» Vedi Ancona.

Pratica. E così la natura per grande uso si convertisce in buona pratica. 104.

Praticare. «Adoperare con pratica.» Ma veggendo tu lavorare, e praticare la mano, ti farebbe più evidente che vederlo per iscrittura. 67.

Pratico. Ancora io ti avviso, quando tu sarai più pratico, e voler perfettamente biancheggiare d’acquerelle, come fai l’acquerella d’inchiostro. 32.

* Pria. «Pietra» Ancora per disegnare ho trovato certa pria nera, che vien del Piemonte, la quale è tenera pria. 34.

Prieta. «Pietra.» Per triarlo come si de’, togli una prieta proferitica rossa, la quale è pietra forte e ferma. 36.

Procurare. «Cercare con cura, con attenzione.» Va’ ancora procurando se v’è chiovo, o ferro, o punta di ferro che avanzasse il piano. 113.

Proferitico. «Di proferito, ossia di porfido.» E macina bene tutte queste cose in su prieta proferitica con acqua di pozzo, o di fontana, o di fiume. 16.

Proferito. «Porfido. Pietra da macinare colori.» E quando vedi sono tornati (gli ossi) bene bianchi più che cenere, tranegli fuore e macinagli bene in su proferito. 7. — «Porfido.» Vedi Pietra da macinare colori.

Profilare. «Disegnare o colorire i contorni delle figure delle pieghe o simili.» Tale pennello vuole essere appuntato con perfetta punta per profilare. 64. — Poi togli in un vasellino un poco di sinopia scura, e con detto pennello profila il contorno degli occhi sopra le luci degli occhi. 67. — Poi col profilare della sinopia, va’ ritrovando i contorni e le stremità della capellatura. 67.

Profiluzzo. Poi profila gli occhi di sopra un profiluzzo di negro, con alcuno peluzzo, come istà l’occhio, e le nari del naso. 147.

Profondità delle pieghe. E poi al detto modo va’ cercando col detto pennello pur nella profondità delle dette pieghe. 31.

Prosperare. «Detto della luce.» E se la luce prosperasse con finestra che fosse maggiore d’altra che fusse ne’ detti luoghi, seguita sempre la più eccellente luce. 9.

Pulire. Lavorare in muro, bisogna bagnare, smaltare, fregiare, pulire, disegnare, colorire in fresco. 4. — i gessi. Queste due parti (il disegno e il colorire.) Vogliono questo, cioè: saper tritare o ver macinare, incollare, impannare, ingessare, e radere i gessi, pulirli, rilevare di gesso ec. 4.

Punta del pennello. Poi, in sulle stremità de’ rilievi, nella maggiore altezza, togli un pennello con punta; e va’ colla biacca toccando colla punta del detto pennello. 31. [p. 181 modifica]

Punta (di). «Il contrario di Di Piatto.» E con questo colore, tu con pennelletto di vaio, di punta vai ritrovando a pezzo a pezzo le tue ombre. 171. — Vedi Penneggiare.

Puntaruolo. Ma prima gratta la perfezione delle pieghe con qualche puntaruolo di ferro, o agugella. 83. Vedi Rosetta.

Puntolina. Poi rivolgi la penna volta in giù e mettitela in sull’unghia del dito grosso della man zanca, e gentilmente a poco a poco scarna e taglia quella puntolina. 14.

Puzza. «Sudiciume.» Se nulla puzza, o nocciolo, o granellino vi fusse, mandalo via. 134.

Quadra. «Forma, Figura, Misura.» Ma prima che il lavi (il vetro), taglialo di quella quadra che ’l vuoi. 172.

Quadro. «Cosa di forma quadra.» a Abbi a modo d’una tasca fatta di fogli incollati, o pur di legname, leggiera, fatta per ogni quadro, tanto vi metta un foglio reale, cioè mezzo. 29. «In forma quadra.» Abbi una carta tagliata di quadro maggiore che il pezzo dell’oro, scantonata da ogni cantone. 134.

Quarro. «La quarta parte dell’oncia.» Prima togli un quarro di biacca grossa: quanto una fava di ocria chiara, men che mezza fava di nero. 22.

Quattrino. Vedi Stagno battuto.

Radente. Vedi Raffietto.

Radere i gessi. Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: saper tritare o ver macinare, incollare, impannare, ingessare e radere i gessi e pulirli ec. 4. — E questo, perchè il piano non si può radere troppo perfettamente, e perchè il ferro è piano con che radi il gesso, dove lievi, riman bianco come latte 120.

Raditura. «Raschiatura.» Egli è una colla, quale si fa di raditura di carta di cavretto, o di pecora. 111.— Abbi raditura di carta pecorina: bollila bene con acqua chiara, tanto che venga a una comunal tempera, cioè colla. 178.

Raffermare. Poi va’ raffermando con un pennello piccolo con inchiostro puro, tratteggiando le pieghe, i dintorni, nasi, occhi e spelature di capelli e di barbe. 31. — Poi conviene che con penna raffermi ciò hai disegnato. 157. — Poi piglia la penna, e lo inchiostro puro, e rafferma, si come fai in tavola con pennello. 164.

Raffietto. Fa’ fare certi ferretti, che si chiamano raffietti, come vedrai a’ dipintori, di più ragioni fatti. 115. — Abbi prima un raffietto piano e largo un dito, e gentilmente va’ intorno intorno al piano radente la cornice. 121.

Ragia di pino. Togli dagli speziali sei oncie di ragia di pino, tre oncie di mastrice, tre oncie di cera nuova per ciascuna libra di lapis lazzari. 62.

Ragione. «Qualità. Sorta.» Togli quanto una punta di coltellino di cinabrese chiara: mescola con li predetti i colori tutti insieme per ragioni, e fa’ il detto colore corrente e liquido. 67.

Ragnato. «Sottile e bucherellato a modo di tela di ragno.» In cornici e in fogliami si passa meglio d’oro più sottile, ma per li fregi gentili degli adornamenti de’ mordenti, vuole essere oro sottilissimo e ragnato. 139.

Raschiare. Togli una carta di cavretto, e dàlla a un cartolaio, e falla tanto raschiare, che poco si tegna. 24. [p. 182 modifica] Rasposo. Vedi Arricciato, Intriso.

Regolo. Abbi un telaio fatto si come fusse una finestra impannata, lungo due braccia, largo un braccio, confitto in su’ regoli pannolino o vuoi canovaccio, 173.

Ricamatore. Ancora ti conviene alcune volte servire ricamatori di più ragioni disegni. 164.

Ricampeggiare. Poi stà alcun dì e ritorna, e vedi come son coverti, e ricampeggia come fa mestieri. 93. — Va’ più e più volte coi detti colori, mo dell’uno e mo dell’altro, ricampeggiandoli e ricommettendoli insieme con bella ragione, sfumati con delicatezza. 145.

Ricercare. E con inchiostro puoi andare ricercando i contorni e le stremità del disegno di sotto 23. — E così con sentimento ricercare tutto il viso e le mani dove ha essere incarnazione. 67.

Ricetta. Ve n’è più ricette: ma io ti consiglio per lo tuo denaro togli i colori fatti, per amor delle pratiche. 44.

Ricreare. «Ravvivarsi, Tornar vivace.» Di subito ogni colore perde di sua forza, e conviengli ubbidire alla vernice, e non ha mai più possanza d’andarsi ricercando con la sua tempera. 155.

Ricuocere. «Rimettere al fuoco i vetri coloriti.» Aombrato che hai col predetto colore, tu puoi colorire alcuni vestimenti, e tratteggiare di colore ad olio: e questo non fa luogo ricuocere, nè non si vuol fare, perchè non faresti niente. 171.

Ridisegnare. E abbi una penna appresso; chè quando alcun tratto non ti venisse ben fatto, che coi peli della detta penna possi torlo via, e ridisegnarlo. 122.

Riformare. Vedi Pennello aguzzo. Riga. Poi fa’ una riga lunga, diritta e gentile, la quale dall’uno de’ tagli sia smussata, che non s’accosti al muro. 87.

Rilevare. Sappi che la diadema si vuole rilevarla in su lo smalto fresco con una cazzuola piccola, in questo modo. 92. — Togli di quel gesso da rilevare, ae volessi rilevare fregio o fogliame, o attaccare cotali priete preziose in certi fregi dinanzi o a Dio Padre o di Nostra Donna. 124.

di gesso. Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo; cioè: saper tritare.... ingessare e radere i gessi, pulirli, rilevare di gesso ec. 4.

Rilievo. Seguita di dare il rilievo alle tue figure o veramente disegno, secondo l’ordine delle finestre che trovi ne’ detti luoghi. 9. — E così seguitando la luce da qual mano si sia, da’el tuo rilievo e lo scuro secondo la ragione detta. ivi. — E voglia con debito ragionevole intenderla e seguitarla (la luce): perchè ciò mancando, non sarebbe tuo lavorĺo con nessuno rilievo. 9. - Vedi Fogliame.

Rilievuzzo. E va’ ricercando su per li dossi del viso, biancheggiando a poco a poco con dilicato modo, per fino a tanto che pervegna con biacca pura a toccare sopra alcuno rilievuzzo più in fuora che gli altri. 147. — Vedi Pennello acuto.

Rimendare. Fa’ pure ragione che rompa la pasta, senza lesione della figura, perchè tu puoi levare, aggiugnere, e rimendare dove la figura mancasse. 185. [p. 183 modifica]

Rimescolare. Mettila (la calcina) spolverata in uno mastello per ispazio di dì otto, rimutando ogni dì acqua chiara, e rimescolando ben la calcina e l’acqua. 58.

Ripriemere. Quando la lisciva è ben tornata azzurra, mettila sopra un’altra scodella invetriata, e rimetti in sul pastello altrettanto lisciva, e ripriemi a modo usato. 62.

Risalgallo. «Questa sostanza minerale detta in antico Risagallo e Risigallo, è una specie d’orpimento rosso, che spesso si trova unito coll’arsenico. Nasce in montagne, e ne’ luoghi vulcanici. Quando è in massa, ha un colore di scarlatto, ma diviene aranciato, se è ridotto in polvere. In cento parti, ne ha 70 di arsenico, e 30 di zolfo. — Giallo è un colore giallo, che si chiama risalgallo. Questo colore è tossico proprio. 48.

Rispondere. E anche sarebbe buona (la colla) a temperar gessi, ma ella è di natura magra; e al gesso che ha a tenere oro, vuole rispondere grassetta. 111. — Rispondeva (il colore d’ocria) non tanto chiaro quanto è giallorino. 45.

Ristata. «Quella maggior quantità di colore che nel dipingere lascia il pennello, dove si ferma.» E dove vuoi mettere d’oro, e dove hai bagnato colla spugna, va’ mettendo di questo bolio distesamente, guardandoti dalle ristate che fa alcuna volta il pennello. 13.

Ritagliare. «Far risaltare dal campo d’una tavola i contorni delle figure con segni fatti col pennello, o con ferretto aguzzo.» E con pennello picciolo di vaio va’ coprendo e ritagliando le figure del campo, si come vedrai quelli segnolini che grattasti colla agugella. 140. — Se vuoi fare senza ritagliare con biacca e pennello, togli i tuoi ferretti, e radi tutto l’oro ch’è di avanzo o che va sopra la figura. ivi.

Ritoccare in secco. Aombra lo scuro con azzurro oltramarino, e la incarnazione più chiara ombra con verde terra, ritoccandolo poi in secco. 77.

Ritrarre. Avendo prima usato un tempo il disegnare.... cioè in tavoletta, affaticati e dilettati di ritrarre sempre le migliori cose che trovar puoi per mano fatte di gran maestri. 27.

di naturale. Attendi che la più perfetta guida che possa avere e migliore timone, si è la triunfal porta del ritrarre di naturale. 28.

Ritriare. «Macinare di nuovo.» Ritorna a ritriare, o vero macinare, di colore in colore, come facesti a lavorare in fresco; salvo dove triavi con acqua, tria ora con questo olio. 93.

Ritrovare. Va’ e comincia a ombrare sotto il mento, e più dalla parte dove dee essere più scuro il viso, andando ritrovando sotto il labbro della bocca, e in nelle prode della bocca 67.

Rocchietto. Abbi qualche bastone di saligaro, secco e gentile, e fanne colali rocchietti di lunghezza come una palma di mano. 33.

* Romola. «Crusca.» Poi togli acqua calda bollita con romola o ver crusca, e lavagli la faccia. 179.

Rosetta. «Colorino di rosa.» E puoi fare le tue tinte o in rossetta, o in biffo, o in verde; o azzurrine o berrettine cioè colore bigie, o incarnate, o come ti piace. 15. — E dove in muro fai le tue rosette di cinabrese, abbi a mente che in tavola vuol essere con cinabro. 147. — Ancora si fa d’un colore di verzino bollito con ranno e allume di rocca; e poi, quando [p. 184 modifica]è freddo, si macina con calcina viva, e fa una rosetta assai bella, e viene ad avere un poco di corpo. 161.

Rossetta. «Lo stesso che Rosetta.» Poi abbi tre vasellini, i quali dividi in tre parti d’incarnazione; che la più scura sia per la metà più chiara che la rossetta. 67. — Poi danno una rossetta ne’ labbri, e nelle gote cotali meluzzine. 67.

Rosetta. «Ferro da granare in tavola.» E se in certi trattolini non puo’ mettere la rosetta, abbi un punteruolo di ferro che abbi punta come uno stile da disegnare. 142. — Che quanto fai i tuo’ fogliami più chiari, tanto gittano meglio al granare colla rosetta, e possonsi meglio brunire colla pietra. 124.

Rosettina. «Piccola rosa.» Poi in sull’asse distendi con vernice, poi taglia (il foglio di stagno) con coltellino, o vuoi prima con istampa fare, o rosettine, o qualche belle cosette. 98.

Rossigno. Se vuoi tignere di colore rossigno;.... togli mezza oncia di verdeterra; per la quantità di due fave di biacca grossa; e quanto una fava, di sinopia chiara. 20.

Rossume d’uovo. «Tuorlo dell’uovo.» Togli la biacca macinata con acqua, e temperala con rossume d’uovo. 32 — Togli spugna ben lavata, e abbi un rossume d’uovo con la chiara. 72.

Ruggine. Vedi Stagno battuto.

Rullare. Vedi Pezzoletto.

Sabbionino. «Di sabbione, che ha qualità o forma di sabbione.» Questo colore (il verde azzurro) per se medesimo è grossetto e par sabbionino. 52.

Salice. La prima cosa che déi fare, si vuole disegnare la tua ancona o ver tavola, con quelli carboni di salice che per addietro t’insegnai a farli. 122.

* Saligaro. «Salcio.» Abbi qualche bastone di saligaro, secco e gentile e fanne cotali rocchietti di lunghezza come una palma di mano. 33. —

Sangiovanni. «Sorta di bianco fatto di calcina.» Il quale (verde color di salvia) si fa mischiato di biacca e verdeterra in tavola,... in muro, in fresco, mescolato el verdeterra con bianco sangiovanni, fatto di calcina bianca e curata. 57.

Sangue di dragone. «Resina di color rosso che scola da un albero chiamato dai naturalisti pterocarpus draco. Di tutti i colori, esso è il più atto a rappresentare il sangue. Le ricerche de’ moderni hanno riconfermato l’opinione di Cennino intorno al pregio di questo colore. La biacca presto lo distrugge.» Rosso è un colore che si chiama sangue di dragone. 43.

Sanguigno. Quando vuoi fare d’altre capellature, e d’altre barbe o sanguigne, o rossette, o negre, o di qual maniera tu vuoi, falle pur prima di verdarcio, e ritrovale di bianco. 69. — E cosi profila ogni contorno di sinopia scura con un poco di nero temperato, e chiamerassi sanguigno. 148.

Sanguineo. Ed è (la lacca) asciutta, magra, granellosa, che quasi par terra, e tien colore sanguineo. 44.

Santalèna. «Così si disse qualunque sorta di medaglia in cui fosse espressa l’immagine d’un qualche santo: perchè in antico vi era d’ordinario impresso il volto di Sant’Elena imperatrice.» Se vuoi improntare santelène, ne puoi improntare in cera, o in pasta. 188.

Sbiadato. Biadetto. «Sorta d’azzurro chiaro.» Azzurro, che è come sbiadato, e somigliante ad azzurro, sic: togli indaco baccadeo e trialo perfettissimamente con acqua. 61. [p. 185 modifica]

Scantonato. Vedi Quadro (di).

Scarnare. E poi riponi il temperatoio in sa l’una delle sponde di questa penna, cioè in su’l lato manco che inverso te guarda, e scarnala e assottigliala inverso la punta. 14. — Poi rivolgi la penno volta in giù, e mettetela in sull’unghia del dito grosso della man zanca, e gentilmente a poco a poco, scarna e taglia quella puntolina. 14.

Schiuma. E colla mano va’ disfacendo questo gesso, come facessi una pasta da fare frittelle, pianamente e destramente, che non ti facci schiuma mai. 117.

Schiumare. Poi, questo pignattello mettilo a fuoco che sia temperato, e schiumalo quando bolle. 16.

Scigatoio. Mo sarà stato otto o dieci dì, o un mese, che per qualche cosa non si sarà potuto brunire? togli un fazzuolo o vero sciugatoio, ben bianco: mettilo sopra il tuo oro in canova, o dove sia. 137.

Scodellino. Mettine (del gesso) uno scudellino in su la prieta proferitica, e macina con questa colla bene, per forza di mano, a modo di colore. 115.

Scoglioso. «Informe a modo di scoglio.» Se vuoi pigliare buona maniera di montagne, e cbe paino naturali, togli di pietre grandi che sieno scogliose e non pulite. 88.

Scommettere. «Contrario di Commettere, Scomporre a pezzo per pezzo.» E fa’ cbe la detta cassa si commetta, o vero si scommetta in tutto per lo mezzo dall’un de’ lati, e dall’altro per lunghezza. 185 — Poi apri e scommetti la cassa e metti alcuni ingegni e scarpelli tra gli orli della cassa e le piastre di rame. ivi.

Scudellino. Togli in mano destra una scudella, o scudellino di legno, e col dosso frega fortemente per quello spazio, quanto l’asse intagliata tiene. 173.

Scoppiare. «Detto del colore, Crepare.» Se déssi troppa tempera, abbi che di subito scoppierà il colore, e creperà dal muro. 72.

Scurità. «Parte scura, Ombra.» E poi fa’ di questo miscuglio un poco più scuretto, e vai trovando le scurità. 68.

Scura. «Tinta o colore oscuro.» • E poi gentilmente disegna, e vieni conducendo le tue chiare, mezze chiare, e scure a poco a poco. 13.

Scuretto. Rispondeva non tanto chiaro, quanto è giallorino, poco più scuretto. 45.

Scuro. Incomincia a dare il colore scuro, ritrovando le pieghe in quella parte dove dee essere lo scuro della figura. 145. — E così secondo gli scuri, così annerisce l’acquerella di più gocciole d’inchiostro. 10.

Sdegnoso. Di questo azzurro.... si vuole triare poco poco e leggermente con acqua; perchè è forte sdegnoso della prieta. 60.

Secco. «Fare in secco.» Prima vadi più innanzi, di questa tempera ti voglio fare un vestire in secco, si come ti feci in fresco di cinabrese. 72.

— (in) Poi in secco ungi la diadema di vernice, mettivi su il tuo stagno dorato, o ver mettudo d’oro fine. 101. — Vedi Lavorare in fresco.

— «Macinare a secco.» Poi asciutto perfettamente o con sole o con fuoco, puoi da capo (il nero) macinarlo a secco, e mescolarlo con vernice liquida tanto che sia bastevole. 173. [p. 186 modifica]

Sedere. Che tutti i vaselli vogliono essere invetriati.... e voglion avere buono e grave sedere di sotto, acciò che riseggan bene. 67. Segatura. Poi abbi io una scodella segatura di legname intrisa di questa colla. 113.

Segno. E se alcuna volta avvenisse trascorso, che volessi tor via alcuno segno fatto per lo detto piombino, togli una poca di midolla di pane, e fregavela su per la carta. 12.

Segnolino. Vedi Ritagliare.

* Sentore. «Indugiare, Soprassedere.» La ragione: che ti verrà fatto i tuoi lavori come capelli, sottili, che è più vago lavoro. Voglia innanzi sentore più a fargli; poi aspetta di dì in dì. 151.

Sentimento. E questo (il ritrarre di naturale) avanza tutti gli altri esempi; e sotto questo con ardito cuore sempre ti fida, e spezialmente come incominci ad avere qualche sentimento nel disegnare. 28. — E seguita più volte andando col tuo pennello, e guidalo con sentimento. 31

Seppia. Abbi una tavoletta di bosso di grandezza per ogni faccia un sommesso; ben pulita e netta.... fregata e pulita di seppia, di quella che gli orefici adoperano per improntare. 5.

Serpentino. Il serpentino è tenera prieta, e non è buona; il marmo è piggiore, ch’è troppo tenera. 36.

Sesto. «Seste, Compasso.» E poi metti il sesto grande, l’una punta in sul detto filo, e volgi il sesto mezzo tondo, dal lato di sotto. 67.

Sfenditura. Vedi Caldaia.

Sfumante. Ed eziandio le acquerelle che vi dái su, non vi appariscono sfumanti e chiare, come fa a modo detto in prima. 17. — Poi con acquerella di nero da’ le tue ombre ben delicate e morbide e sfumanti. 177.

Sfumare e Sfummare. Va’ col detto pennello tratteggiando l’andare delle pieghe maestre; e poi va’ sfumando, secondo l’andare, lo scuro della piega. 31. — Che se questa tale acqua è poco tinta.... el ti viene le tue ombre a modo di un fummo bene sfumato. 31. — Va’ campeggiando dall’un tratto scuro all’altro, e commettendoli insieme, e sfuramando le tue pieghe nelle stremità degli scuri. 71.

Sgrigiolare. Se senti alla prieta niente di polvere, o che sgrigioli di niente, sì come farebbe la polvere fra’ denti, togli una codola di vaio, e con leggiera mano spazza sopra l’oro. 138.

Sinopia. «Secondo Dioscoride, la sinopia era una terra naturale grave, densa, e color di fegato. Cavavasi in Cappadocia in certe spelonche, e portavasi poi, quando era purgata in Sinope, dove ai vende: e onde prese il nome. Il Mattioli non trova chi a’ suoi tempi gli dichiari qual sia la vera sinopia, ed egli la crede una specie di bolo armeno grossolano. Cita Giorgio Agricola, dal quale si raccoglie che la sinopia si trova in sue proprie miniere, ed in quelle dell’oro, del rame, dell’argento e del ferro. Fa la sinopia secondo Plinio uno de’ quattro soli colori che adopravano gli antichi pittori greci. Il Davy dice che con questo colore sono fatti i più belli fondi rossi delle pitture di Pompei. La sinopia era di tre sorta: quella che veniva da Lemno, ed aveva un bollo per mostrare che era la più genuina. Veniva ancora dall’Egitto e dall’Affrica, dalle isole Baleari e dalla Cappadocia. La sinopia, al pari del cinabrese oggi non ha nessun uso nella pittura.» Rosso è un colore naturale [p. 187 modifica]che si chiama sinopia o ver porfido. Il detto colore è di natura magra easciutta. 38. — Io vidi vene di più ragioni colori: cioè ocria, sinopia scura e chiara, azzurro e bianco. 45.

Smaltare. Lavorare in muro, bisogna bagnare, smaltare, fregiare, pulire, disegnare, colorire in fresco. 4. — Togli la calcina tua, ben rimenata, a cazzuola a cazzuola, e smalta prima una volta o due, tanto che vegna piano lo intonaco sopra il muro. 67. — Prima e’ sono certi lavorii in moro ritondi, e foglie, che non si può con cazzuola smaltare. 126. — Vedi Arricciato.

Smalto. Ma guarti che non fusse pietra d’azzurro della Magna, che mostra molto bella all’occhio, che pare uno smalto. 62. — È vero che alcuna volta di verno, a tempo di umido, lavorando in muro di pietra, alcuna volta sostiene lo smalto fresco in nell’altro dì. 67. — Vedi Arricciato.

Smeriglio. Poi abbi polvere di smeriglio, e valla (la pietra amatita da brunire) bene acconciando, senza abbi taglio: pure un poco di schiena, ritonda bene ne’ canti. 136.

Smussato. Vedi Riga.

Sommità. E vanne cercando le sommità e rilievi del detto volto bene per ordine. 67.

Sorta. Poi disfà questo cotal pennello, e fanne le sorte, come vuoi far d’ogni condizione pennello. 65.

Sostenere. Ma tieni a mente che la natura sua (del cinabro), non è di vedere aria, ma più sostiene in tavola, che in muro. 40.

Sottiletto. Va’ col pennello tuo sottiletto di vaio su per l’ombre che vedi del disegno fatto. 165.

Sovatto. Allora ti apparecchia un cuscinello grande come un mattone, o ver pietra cotta, cioè un’asse ben piana, confittovi su un cuoio gentile, ben bianco, non unto, ma di que’ che si fa i sovatti. 134.

Spartito. Freddo che è (il gesso), con la punta del coltellino dispartisci un poco di questo gesso dalla impronta. Poi io su questo spartito, soffia bene forte. Ricevi in su la mano la tua figuretta di gesso; e sarà fatta. 187.

Spazzatura. E sappi che questa cotale spazzatura (di gesso raschiato) è fine a trarre l’olio delle carte de’ libri. 121.

dell’oro. Poi togli una penna, e spazza per tutto: e se vuoi ricogliere il detto oro che casca, o vero spazzatura, serbalo: ch’è buono per orefici, o per tua fatti. 151.

Spelare. Poi togli un pennelleto di vaio acuto, e va’ spelando gentilmente su su per li rilievi delle dette capellatura e barba. 68.

Spelatura. Poi va’ raffermando, con un pennello piccolo, con inchiostro puro, tratteggiando le pieghe, i dintorni, nasi, occhi, e spelature di capelli e di barbe. 31.

Spezzatamente. E per lo simile di membro in membro spezzatamente puoi improntare, cioè un braccio, una mano, un piè, una gamba. 185.

Spicchio di colla. Togli uno spicchio di colla dagli speziali, non di pesce, e mettila in uno pignattello in molle in tanta acqua chiara e netta. 46. — Quando la metti (la colla di pesce) al fuoco, mettivi per ogni spicchio, mezzo mugliuolo d’acqua chiara. 108. [p. 188 modifica]

Spolverare. «Fare lo spolvero.» Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: sapere tritare, o ver macinare, incollare, impannare,... brunire, temperare, campeggiare, spolverare, grattare, granare, ec. 4. — Quando l’hai forati (i disegni) abbi secondo i colori de’ drappi dove hai a spolverare. Se egli è drappo bianco, spolvera con polvere di carbone legato in pezzuola; se ’l drappo è nero, spolvera con biacca. 141.

Spolverare. «Ridurre in polvere.» Quando l’hai spolverato (l’orpimento), mettivi su dell’acqua chiara, e trialo quanto puoi. 47.

Spolverato. «Ridotto in polvere.» Mettila (la calcina) in uno martello per ispazio di dì otto, rimutando ogni dì acqua chiara, e rimescolando ben la calcina e l’acqua. 58.

Spolverezzare. «Ridurre in polvere.» Se è tela rossa, togli dell’indaco con biacca macinato sottilmente con acque: asciugalo e seccalo al sole: poi lo spolverezza. 173.

Spolverizzare. «Fare gli spolveri.» Avendo spolverizzato il tuo drappo, abbi uno stiletto di seopa o di legno forte o d’osso, punzio come stile proprio da disegnare, dall’un de’ lati; dall’altro, pianetto da grattare. 142.

Spolverezzo. «Spolvero.» Poi, secondo i drappi che vuoi fare, secondo fai i tuo’ spolverezzi, cioè déi disegnarli prima in carta, e poi forargli con agugella gentilmente, tenendo sotto la carta una tela o panno. 141.

Sponda della penna. E poi riponi il temperatoio in su l’una delle sponde di questa penna e scarnala e assottigliala in verso la punta. 14.

Spugna. E con la detta spugna, mezza premuta della detta tempera, va’ ugualmente sopra tutto il lavoro. 72. — Abbi una spugna gentile; lavala bene; e intignila in acqua ben chiara; priemila. Poi dove vuoi mettere d’oro, va’ fregando gentilmente con questa spugna non troppo bagnata. 131.

* Squasi. «Quasi.» E aombrare con pennello fatto di code di vaio, mozzetto e squasi sempre asciutto. 40.

Stagno battuto. Abbi poi colla con pezzuoli di stagno battuto, come quattrini, a cuopri bene dov’è ferro: e questo si fa, perchè la ruggine del ferro non passi mai sopra il gesso. 113.

bianco, «cioè, inargentato». Quando adorni di stagno o bianco, o dorato, che l’abbia a tagliare con coltellino; prima abbia un’asse ben pulita, di noce o di pero, o di susino, sottile non troppo, per ogni parte quadra, sì come un foglio reale. 97. — Ancora, se vuoi fare stelle d’oro fino, o mettere la diadema de’ santi, o adornare con coltellino,... ti conviene prima mettere l’oro fine in su lo stagno dorato 98.

dorato. «Tinto con vernice chiamata Doratura.» In muro i più hanno per usanza adornare con stagno dorato perchè è di meno spesa. 96. — Lo stagno dorato si fa in questo modo. Abbi un’asse lunga tre o quattro braccia, ben pulita; e ungesi con grasso o con sevo. Mettevisi su di questo stagno bianco poi con un licore che si chiama doratura, si mette sopra il detto stagno in tre o in quattro luoghi poco per luogo. 99.

giallo. Vedi Impronta.

Stagnuolo. «Stagno in foglia.» Adopera in suo cambio innanzi dello stagno battuto, o vogli stagnuoli. 95.

Stampa. Ungi la detta stampa con olio da bruciare, mettivi di questo gesso bea temperato e lascialo bene fredare. 125. [p. 189 modifica]

Stecca. Poi togli una stecca di legno, sottile, larga tre dita, e abbia il taglio come di coltello, e con questo taglio frega su per questa pria, e raccogli il detto colore nettamente. 36.

Stecchetta. Poi abbi una stecchetta di legno, forte, e va’ battendo i razzi d’attorno della diadema. 102.

Stecco. Quando vuol bollire, abbi della farina ben tamigiata: mettine a poco a poco in su ’l pignattello, di continovo rimenando con uno stecco o cuslieri. 105.

Stella. In prima hai a tagliare le stelle tutte colla riga; e dove le hai a mettere, metti in su l’azzurro dove viene la stella, prima una bollottolina di cera e lavoravi la stella a razzo a razzo. 100.

Stemperare. Con acqua chiara stempera ben liquidetto. 67.

Stendardo. Poi puoi mettere le diademe o campi d’oro con mordenti ad olio, e gli adornamenti con mordenti d’aglio, e vernicati poi: ma meglio è con mordenti ad olio. E questo basti a stendardi, e gonfaloni e tutto. 163.

Stile e Stilo. E poi abbi uno stilo d’argento o d’ottone, o di ciò si sia, purchè dalle punte sia d’argento, sottile a ragione, pulite e belle. 8.

di piombo. Ancora puoi senza osso disegnare nella detta carta con istile di piombo, cioè fatto lo stile due parti piombo, e una parte stagno. 11.

Stiletto. Vedi Spolverizzare.

Stillare. Togli chiara d’uovo ben rotta con la scopa quanto si può, tanto che pervegna spuma ben soda: lasciala stillare una notte. 156.

Stoppácciolo. Poi abbi a modo d’uno stoppacciolo di stoppa bagnata bene, e poi premuta e mettila sopra questo stagno. 170.

Storia. Poi, secondo la storia o figura che de’ fare, se lo intonaco è secco, togli il carbone, e disegna, e componi, e cogli bene ogni tuo’ misura. 67. — Poi disegna con carbone la tua storia, e fermala o con inchiostro, o con verdaccio temperato. 90.

Straforo. «Così si chiama quel disegno in carta o in altra materia, i cui contorni siano stati traforati con punta d’ago o d’altro ferro sottile, per servirsene a trasportarlo, fregandovi sopra polvere di carbone o di matita, sopra un altro foglio, e anche su tavola, o su muro: Dicesi anche Straforo quel disegno traforato che serve ai pittori e riquadratori di camere.» Alcuna volta ci è di bisogno (della colla di pasta) per incollare carte per fare i strafori. 103.

Stremità. Nelle stremità vuoi fare più scure, tante vi torna più volte; e così, per lo contrario in su e rilievi tornavi poche volte. 8.

Stretto. Andare a stretto. «Entrare con forza.» E fatta (l’asticciuola) pulita e netta, ritratta in forma di fuso, di quella grossezza che vada a stretto nel detto cannello. 64. * Strucare. «Premere, Spremere.» E con questi due bastoni, da catuna mano il suo, rivolgi e struca, e mazzica questo pastello. 62.

Studietto. «Studiolo, Scrittoio.» Abbi un tuo studietto, dove alcuna persona non ti dia impaccio nessuno. 172.

Stuora. «Stuoia.» Mettila in su stuore a seccare a’ venti sanza sole: e viene perfetta colla. 109. [p. 190 modifica]

* Súgolo e Sugoli. «Pasta fatta di farina.» A che modo si fa la colla di pasta o ver sugolo. 105 rubr. — Ancora a colorire in cortine puoi togliere della tela bianca, e soprapporla su la tela azzurra, attaccata con sugoli e modi di culla. 164. — Ancora a colorire in cortine puoi togliere della tela bianca, e soprapporla su la tela azzurra, attaccata con sugoli, a modo di colla. 163.

Svariazione. Ma io ti consiglio non perda tempo nelle molte svariazioni di pratiche: pigli pur di quel (cinabro) che truovi da’ speziali per lo tuo denaro. 40.

Tagliare al tondo. E poi riponi il temperatoio in su l’una delle sponde di questa penna.... e scarnala e assottigliala inverso la punta; e l’altra sponda taglia al tondo, e ridulla a questa medesima punta. 14.

Tagliatura. E tagliala (la penna), tirando il temperatoio inverso te, facendo che la tagliatura sia iguali, e per mezzo la penna. 14.

Taglio del coltello. Quando è asciutta e fatta, togli un coltello, e va’ col taglio fregando su per lo foglio tinto. 16.

Della riga. Vedi Riga.

* Tamigiare. «Stacciare.» Vedi Tamigio.

Tamigio. «Staccio.» Poi abbi un tamigio coverto, a modo gli speziali, da tamigiare spezie. 62.

Tarsia Ed è buona colla da legname e da molte cose: della quale tratteremo compiutamente, a dimostrare in ciò che adoperar si può, e in che modo in gessi, in temperar colori, far liuti, tarsie, attaccar legni, fogliame insieme ec. 109.

Tasca. Abbi a modo d’una tasca fatta di fogli incollati, o por di legname, leggiera, fatta per ogni quadro.... e questa t’è buona per tenervi i tuo’ disegni, ed eziandio per potervi tenere il foglio da disegnare. 29.

Tastare. Vedi Colore.

Tavoletta. «Assicella quadra coperta d’osso tritato o di biacca, che serviva in antico per imparare a disegnare.» Prima abbi una tavoletta di bosso, di grandezza per ogni faccia, un sommesso, ben pulita e netta, cioè lavata con acqua chiara. E quando la detta tavoletta è asciutta bene, togli tanto osso ben tritato per due ore, che stia bene. 5. — Ancora certe tavolette, le quali s’usano per mercatanti, che sono di carta pecorina ingessata, e messe di biacca a olio. 6.

Tazza. E se vuoi cognoscere quella (biacca) che è più Fine, togli sempre di quella di sopra della forma sua, che è a modo di tazza. 59.

Tegghia. Piglia la tegghia e con qnalche cosa spazza questo colore, cioè questo fummo, in su carta o in qualche vasello. 37.

Tegliuzza. Togli una tegliuzza di terra, coperta per lo modo predetto; mettila la sera sotto il fuoco, e copri bene il detto fuoco colla cenere. 33.

Telaio e Telaro Prima ti conviene mettere il telaio ben disteso, e chiavare prima e diritti dalle cuciture. 162. — Se hai a lavorare in zendado, palii o altri lavori, distendili prima in telaro.... e secondo il campo che ha, secondo to’ carboni o neri o bianchi. 165.

Tempera. Due maniere di tempere ti son buone, l’una miglior che l’altra. La prima tempera, togli la chiara e rossume dell’uovo, metti dentro alcune [p. 191 modifica]tagliature di cima di fico, e ribatti bene insieme. 72. — La seconda tempera si è propio rossume d’uovo, e sappi che questa tempera è universale, in muro, in tavole, in ferro. ivi.

Temperare. «Mescolare ne’ colori che servono alla pittura il rosso dell’uovo o il latte di fico». Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: sapere tritare, o ver macinare, incollare.... radere i gessi, e pulirli,... mettere d’oro, brunire, temperare, campeggiare, spolverare, ec. 4.

la penna. Se ti bisogna sapere come questa penna d’oca si tempera, togli una penna ben soda e recatela in su il diritto delle due dita della man manca a riverscio. 14.

la vita. Come dèi temperare tuo’ vita per tua onestà e per condizione della mano. 29. rubr.

Temperatamente. La tua vita vuole essere sempre ordinata.... cioè del mangiare e del bere temperatamente. 29. — Poi metti in su questi vasellini di questa tempera, temperatamente, non troppa nè poca, come sarebbe un vino mezzo innacquato. 72.

Temperato. «Detto della luce.» Ma fa’ che quando disegni, abbi la luce temperata. 8.

— «Detto del fuoco.» Poi questo pignattello mettilo a fuoco che sia temperato. 16.

— sost. «La cosa temperata.» Quando è ben secca (la tempera), da’ il tuo mordente, tanto che non esea fuori del temperato, e metti di quello oro e ariento che a te piace e pare. 167.

Temperatoio. «Temperino.» E togli un temperatoio ben tagliente e gentile, e piglia per larghezza, come un dito della penna per lunghezza; e tagliale, tirando il temperatoio inverso te, facendo che la tagliatura sia iguali e per mezzo la penna. 14.

Temperatura della penna. E fa’ la temperatura (della penna) grossa e sottile, secondo che vuoi o per disegnare e per iscrivere. 14.

Tenersi al disegno. Togli un di questi carboni, e disegna in su carta o bambagina, o tinta, o tavola o ancona ingessata. E se vedi che il carbone lavori, sta bene: e se fusse troppo cotto, non si tiene al disegno, ch’ei si spezza in molte parti. 33.

Terrigno. Sappi che sono sette colori naturali, cioè quattro propri di lor natura terrigne, siccome negro, rosso, giallo e verde. 36. — Che il tenni il maggior miracolo del mondo, che bianco possa essere di vena terrigna. 45.

Testa. E per questo modo fa’ e cuci ancora dall’altra spalla: e per quel modo vieni a ritrovare la testa della benda. 182.

del panno. Quando vuoi dipignere il tuo pannolino, una quantità di sei odi venti braccia, avvolgilo tutto, e metti la testa del detto panno in sul detto telaio. 173.

Testo. Poi abbi un testo da coprirla con crea, in modo che per nessun modo non ne sfiati di niente. 33. — Avendo il tuo gesso in uno vasellino su ’n un testo di cenere calda. 124.

Tiglio. «Testura, qualità e andamento delle fibre o filamenti delle materie filamentose e anche de’ legni e di alcune sostanze minerali.» Guarda la pezza intera del cinabro e dove è in maggiore altezza il tiglio, più disteso e [p. 192 modifica]dilicato. 40. — La prieta pura (dell’amatito) è di color di pagonazzo o ver morello; ed ha un tiglio, come cinabro. 42 — Abbi un pezzo di lapis amatita, e guarda di sceglierla ben salda, senza nessuna vena, col tiglio suo tutto disteso da capo a piè. 136.

— «Sorta d’albero.» — Vedi Ancona.

Tignere la carta o delle carte. Abbi quella tua carta che vuoi tignere: e di questa tinta ne dà distesamente per lo campo della carta. 16. — Qui ti darò un brieve modo per lo bisogno che hai a venire al tuo disegnare, e del tuo tingere delle carte. 15. — Quando tu vuo’ tignere carta dì cavretto o veramente foglio di carta bambagina, togli quanto una mezza noce di verdeterra. 16.

Tinta. E puoi fare le tue tinte o in rossetta, o in biffo, o in verde. 15. — È vero che la tinta verde comunemente per la più gente ai usa più e più. 15. — Poi abbi quella tua carta che vuoi tignere; e di questa tinta ne da’ distesamente per lo campo della tua carta. 16. — Vedi Carta tinta.

Toccare. E con inchiostro puoi andare ricercando i contorni, a le stremità del disegno di sotto; e così generalmente toccando alcuna ombra, siccome è a te possibile poter vedere e fare. 23. — E levando poi la carta puoi toccare di alcuni bianchetti e rilievi. ivi. — E con questa rossetta tocca i labbri e la meluzze delle gote. 67. — Poi tocca di biacca pura, temperata come detto è, e toccane sopra i maggiori rilievi. 145. — E puoi toccarli con un poco di biffo nelli scuri delle pieghe e un poco nelle chiare, ritrovando gentilmente sopra all’oro le pieghe. 146.

Torbidetto. Innanzi che l’acqua rischiari in tutto, vuota questa acqua torbidetta in altra catinella, e fa’ così più volte. 189.

Torniero. «Torneamento.» Se caso ti avviane d’avere a lavorare in panno di lino, per cagione di tornieri o di giostre.... togli prima, secondo il colore del drappo o vero panno, il carbone che si richiede a disegnare. 167.

Trarre a fine in secco. Lavorare in muro, bagnare, smaltare, fregiare, pulire.... colorire in fresco, trarre a fine in secco, temperare, adornare, finire in muro. 4.

Tratta. Poi ti reca dinanzi da te in su una tavola per ordine tutte queste scodelle, cioè prima, seconda, terza, quarta tratta. 62 — E così se hai diciotto scodelle di tratte, e tu voglia fare tre maniere d’azzurro, fa’ che tocchi sei scodelle, e mescolale insieme, e riducile in una scodella, e sarà una maniera. 62.

Tratteggiare. E con acquerella d’inchiostro in un vasellino, va’ col detto pennello tratteggiando l’andare delle pieghe maestre 31. — Aombrato che hai col predetto colore, tu puoi colorire alcuni vestimenti, e tratteggiare di colore ad olio. 171.

Tratto. Vedi Ridisegnare, Mettere giù.

Trattolino. Vedi Rosetta.

Trespide. «Lo stesso che Trespolo, Treppiede.» Togli la tua ancona, o quel che sia mettudo di oro. Dispianala in su due trespidi, o in su panca. 138.

Trespolo. Come viene tempo morbido o umido, e tu voglia mettere d’oro, abbi la detta ancona riversciata in su due trespoli. 134.

* Triare. «Macinare.» E macina bene insieme, che per triare bene, non se ne guasta la tinta. 19. — Per venire a luce dell’arte di grado in grado, vegniamo al triar de’ colori. 35. [p. 193 modifica]

Tritare. Queste due parti (il disegno e il colorire) vogliono questo, cioè: sapere tritare o ver macinare, incollare, impannare. 4.

Tritato. «Macinato.» E quando la detta tavoletta è asciutta bene, togli tanto osso ben tritato per due ore. 5.

* Ugualivo. «Uguale.» La cornice del mezzo del casamento, a mezza la faccia vuole essere ben pari, e ugualiva. 87.

Umidezza. E quando la vuoi adoperare (la pietra), per brunire oro e ariento, tiella prima in seno, per cagione che non senta di nessuna umidezza; chè l’oro ò molto schifo. 136.

Universale. «Colui che sa e intende un’arte o una scienza in ogni sua parte.» E comunemente quelli maestri ch’el lavorano (il vetro) hanno più pratica che disegno, e per mezza forza, e per la guida del disegno pervengono a chi ha l’arte compiuta (cioè che sia universale e buona pratica). 176.

* Uselletto. «Uccelletto.» E sopra le verdure butta alcuni fiori e uselletti. 86.

* Versuro. «Vomere ed anche Aratro.» E fanne (delle setole) un pennello grosso, dove vada una libbra delle dette setole e legalo a un’asta grossetta con groppo o ver nodo di bomare o ver versuro. 63.

Violante. «Detto dell’azzurro che pende alquanto in violetto.» E abbi a mente, che quanto la trii (il lapis lazzari) più sottile, tanto vien l’azzurro sottile, ma non sì bello e violante e di colore ben nero. 62. — E nota che se la detta pria lapis lazzari, non fosse così perfetta, o che avessi triata la detta pria, che l’azzurro non rispondessi violante, t’insegno a dargli un poco di colore. 62.

Vescica. Vedi Partita.

Vestire biancheggiato. E se hai a lavorare vestiri biancheggiati, vuolsi (l’azzurro) un poco triare in su la tua pria usata. 62.

Vermiglio. E quando bogliono, che vedi è perfetto color vermiglio.... mettevi su un poco di questa grana e verzino. 62.

Verzino. Vedi Grattugiare, Vermiglio.

Verdaccio. «Sorta di colore composto di una parte d’ocria, di nero, di cinabrese, e di bianco.» E da’ col tuo pennello a poco a poco, quasi asciutto, di questo colore che si chiama a Firenze verdaccio, a Siena bazzéo. 67.

Vampore. «Vampa.» Tiello (l’oro) in luogo che non senta alcun vampore di caldo, o dell’aiere. 137.

Vallicello. E pervegnendo in uno vallicello, in una grotta molto selvatica.... io vidi vene di più ragioni colori. 45.

Vasello. Poi togli un vasello da pintori, grande e capace ai detti colori macinati. 16.

Velluto. Se vuoi contraffare un velluto, fa’ il vestire, temperato con rossume, di quel colore che vuoi. Poi con pennello di vaio va’ facendo i peluzzi come istà il velluto, di color temperato ad olio, e fa’ i pelucci grossetti. 144.

Vena. Io vidi vene di più ragioni colori: cioè ocria, sinopia chiara e scura, azzurro e bianco. 45.

Venire. «Convenire, Abbisognare.» Dove non gli trovassi (i carboni) cotti tanto, ti viene rimetterla (la pignatta) nel forno. 33.

Verdante. Vedi Invernicare. [p. 194 modifica]

Verde azzurro. «Questo è un minerale di cobalto, il quale deve il suo colore verde al rame, al ferro e allo zinco con cui è combinato. Ed è un colore di assai durata.» Verde è un colore, el quale è mezzo naturale; e questo si fa artifizialmente, chè si fa d’azzurro della Magna; e questo si chiama verde azzurro. 52.

Verde color di salvia. Verde è un colore di salvia, il quale si fa mischiato di biacca e verdeterra. 57.

Verdeggiare. Togli un pezzo di vetro bianco che non verdeggi, ben netto, senza vesciche, e lavalo con lisciva e con carboni. 172.

Verderame. Verde è un colore il quale si chiama verderame. Per se medesimo è verde assai; ed è artificiato con archimia, cioè di rame e di aceto. 56. — In secco dare puoi a distesa per tutto il campo, verderame ad olio; e per questo modo ancora in tavola. 150.

Verdeterra. «Ė un colore che regge alla luce per forte che sia, e si mescola con gli altri colori senza danno. Non ha molto corpo, ed è mezzo trasparente. Il migliore viene dal Montebaldo presso Verona. Fu molto usato dai vecchi maestri, particolarmente per colorire corpi morti.» Verde è un colore naturale di terra, il quale si chiama verdeterra 51. E temperandolo, sì come ti mostrerò il bolo da mettere d’oro, così medesimamente puoi mettere d’oro con questo verdeterra. ivi.

Verdura. Che di questo colore (il giallorino) con altre mescolanze,.... se ne fa di belle verdure o color d’erbe. 46.

Vernicare. Sappi ch’ ’l più bello e migliore vernicare che sia, si è che quanto più indugi dopo il colorire della tavola, tanto è migliore. 155.

Vernice da pittori. «Questa vernice liquida di cui si servivano i maestri antichi per dar l’ultima mano ai loro dipinti, pare che avesse per ingrediente principale la gomma o resina che si cava dal ginepro, chiamata volgarmente sandracca. — La vernice è un licore forte ed è dimostrativo, e vuole in tutto essere ubbidito ed annulla ogni altra tempera. E di subito, come la distendi sopra il tuo lavoro, di subito ogni colore perde di sua forza 155.

Vernice da scrivere. «Sandracca.» Nella (carta) pecorina tu puoi disegnare.... collo stile detto, mettendo prima del detto osso seminato isparso e nettato con zampa di levre per su per la carta asciutto e spolverato in forma di polvere o di vernice da scrivere. 10.

Vescica del vetro. Vedi Verdeggiare.

Vetro. Una altra maniera è da lavorare in vetro, vaga, gentile e pellegrina, quanto più dir si può, la quale è un membro di gran devozione per adornamento d’orliquie sante. 172. — Vedi Anconetta.

Viticare. «Tirare su i lembi, e le stremità dei panni linee sottili, o fare altri ornamenti gentili, con colore diverso da quello de’ panni medesimi.» Vedi Palliare.

Volgere. Quando hai disegnata la testa della figura, togli il sesto, e volgi la corona. 102.

Voltare. Quando hai brunito e compiuto di mettere la tua ancona, a te conviene principalmente torre il sesto; voltare le tue corone o ver diademe. 146.

Zafferano. Giallo è un colore che si fa d’una spezie che ha nome zafferano. 49. [p. 195 modifica]

* Zanca. «Sinistra, Manca, Mancina.» Poi rivolgi la penna volta in giù, e mettitela in sull’unghia del dito grosso della man zanca, e gentilmente a poco a poco scarna, e taglia quella puntolina. 14.

Zolfanello. Poi dividi questi pezzi (di salcio) in forma di zolfanelli, e sì come mazzo di zolfanelli gli asuna insieme. 31.

Zolfore. «Zolfo.» Questo colore (ocria) si trova in terra di montagna, là ove si trovano certe vene, come di zolfore. 45.