Il libro dell'arte/Capitolo CLXXIV

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Capitolo CLXXIV

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Capitolo CLXXIV.

A mettere d’oro brunito una figura di pietra.


Egli accade che s’intenda l’uomo d’un’arte saper lavorare compiutamente d’ogni cosa, e specialmente di cose che abbino a importare onore: e per tanto non che s’usi, ma perchè io n’ho gustato, però tel mosterrò. E’ ti verrà per le mani una figura di pietra o grande o piccola: tu la vorrai mettere d’oro brunito: pertanto piglierai questo modo, cioè spazza e forbi bene la tua figura; poi piglia della colla comune, cioè di quella tempera che ingessi l’ancone, e falla bene bogliente; e quando è così bollente, danne sopra questa figura una volta o due, e lasciala ben seccare. Appresso di questo, abbi carboni di quercia o vero di rovere, e pestali, e abbi un tamigio, e tamigiane fuori la polvere del detto carbone. Poi togli uno crivello minutoFonte/commento: Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/249 da uscirne el gran come è ’l miglio, e crivella questo carbone e metti dispersè questa cotal crivellatura, e fanne per questo modo, tanto che a te basti. Fatto questo, abbi olio di semenza di lino cotto e fatto alla perfezione di fare mordente, e mescolavi della vernice liquida per terzo. Fa’ ben bollire insieme ogni cosa. Quando è ben caldo, abbi un vasello, mettivi drento la crivellatura del carbone: appresso di questo, mettivi questo tal mordente: mescola bene insieme, e con pennello o di setole o di vaio grossetto, gualivamente ne da’ in ogni luoco e per tutta la figura o vero altro lavoro. Quando hai così fatto, mettila in luogo che asciughi bene, o vento o sole, come a te piace. Essendo la tua figura ben secca, togli un’poca della colla predetta; mettivi dentro, se fusse di quantità [p. 130 modifica]d’un bicchieri,1 mettivi un rossume d’uovo: mescola bene insieme, e ben caldo: abbi un poco di spugna; intignila in questa tempera, e non troppo pregna la spugna, va’ strupicciando e fregandola in qualunque luogo hai dato del mordente, col carbone. Dimostrandoti il perchè tu dái questo tale mordente, la ragione è questa: perchè la pietra tiene sempre umido, e come il gesso temperato con colla el sentisse, subito marcisce e spiccasi e guastasi: onde questo tale olio e vernice è arme e mezzo di concordare il gesso con la pietra, e per questa cagione tel dimostro. El carbone sempre tiene asciutto per l’umidità della pietra. Onde volendo seguitare il tuo lavoro, abbi gesso grosso e colla distemperata con quel modo che ingessi un piano di tavola o d’ancona, salvo secondo la quantità, voglio vi metta uno, o due, o tre rossumi d’uovo, e poi a stecca da’ sopra il detto lavoro: e se mescoli insieme con queste cose un poco di polvere di mattoni pesti, tanto serà migliore: e di questo tale gesso ne dà a stecca due o tre volte, e lascialo seccare bene. Secco che è perfettamente, radilo e nettalo, sì come fai in tavola o in ancona. Poi abbi gesso sottile o vuoi da oro, e con la medesima colla tempera e macina questo tal gesso, sì come fai o ingessi in tavola; salvo ch’è di bisogno che tu vi metta alcuna cosa di rossume d’uovo, non tanto quanto metti nel gesso grosso: e incomincia a darne la prima volta su per lo detto lavoro, stropicciando bene colla mano perfettissimamente. Da questa volta in su da’ del gesso a pennello quattro o sei volte, sì come ingessi in tavola, con quello proprio modo e con quella diligenzia. Fatto questo, e secco bene, radilo gentilmente: poi il metti di bolo temperato, a quel modo sì come fai in tavola, e pur quella via e modo tieni a [p. 131 modifica]mettere d’oro e brunire con pietra o con dentello. Ed è questa così real parte di questa arte, come al mondo possa essere. E se pur ti venisse caso che pur alcuno lavorío messo del detto oro avesse a stare in pericolo d’acqua, tu il puoi vernicare; ma non è sì bello, ma bene più forte.

  1. Quel che segue fino al cap. 78 manca nel Laurenziano e si ha solamente nel Riccardiano.