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130 trattato della pittura

d’un bicchieri,1 mettivi un rossume d’uovo: mescola bene insieme, e ben caldo: abbi un poco di spugna; intignila in questa tempera, e non troppo pregna la spugna, va’ strupicciando e fregandola in qualunque luogo hai dato del mordente, col carbone. Dimostrandoti il perchè tu dái questo tale mordente, la ragione è questa: perchè la pietra tiene sempre umido, e come il gesso temperato con colla el sentisse, subito marcisce e spiccasi e guastasi: onde questo tale olio e vernice è arme e mezzo di concordare il gesso con la pietra, e per questa cagione tel dimostro. El carbone sempre tiene asciutto per l’umidità della pietra. Onde volendo seguitare il tuo lavoro, abbi gesso grosso e colla distemperata con quel modo che ingessi un piano di tavola o d’ancona, salvo secondo la quantità, voglio vi metta uno, o due, o tre rossumi d’uovo, e poi a stecca da’ sopra il detto lavoro: e se mescoli insieme con queste cose un poco di polvere di mattoni pesti, tanto serà migliore: e di questo tale gesso ne dà a stecca due o tre volte, e lascialo seccare bene. Secco che è perfettamente, radilo e nettalo, sì come fai in tavola o in ancona. Poi abbi gesso sottile o vuoi da oro, e con la medesima colla tempera e macina questo tal gesso, sì come fai o ingessi in tavola; salvo ch’è di bisogno che tu vi metta alcuna cosa di rossume d’uovo, non tanto quanto metti nel gesso grosso: e incomincia a darne la prima volta su per lo detto lavoro, stropicciando bene colla mano perfettissimamente. Da questa volta in su da’ del gesso a pennello quattro o sei volte, sì come ingessi in tavola, con quello proprio modo e con quella diligenzia. Fatto questo, e secco bene, radilo gentilmente: poi il metti di bolo temperato, a quel modo sì come fai in tavola, e pur quella via e modo tieni a

  1. Quel che segue fino al cap. 78 manca nel Laurenziano e si ha solamente nel Riccardiano.