Il libro dell'arte/Capitolo CXXXI

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Capitolo CXXXI

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Capitolo CXXXI.

Come si mette il bolio in tavola, e come si tempera.


Ritornando al nostro dire di prima; quando hai finito di rilevare la tua ancona, abbi bolio armenico, e to’lo buono. Accostalo al tuo labbro di sotto; se vedi che si [p. 85 modifica]attacchi, quello è fine. Ora ti conviene saper fare la tempera perfetta a mettere di oro. Abbi la chiara dell’uovo in scodella invetriata, ben netta. Togli una scopa con più rami, tagliata gualiva; e, come rompessi lo spinace o ver minuto, così rompi questa chiara, tanto che venga piena la scodella d’una schiuma soda, che paia neve. Poi abbi un bicchiere comune, non troppo grande, e non in tutto pien d’acqua ben chiara; e mettila sopra la detta chiara della scodella. Lasciala riposare e stillare dalla sera alla mattina. Poi, con questa tempera, macina il detto bolio tanto, quanto più puoi. Abbi una spugna gentile; lavala bene; e intignila in acqua ben chiara; priemila. Poi, dove vuoi mettere d’oro, va’ fregando gentilmente con questa spugna non troppo bagnata. Poi con un pennello grossetto di vaio stempera di questo bolio, macinato liquido si come acqua, per la prima volta; e dove vuoi mettere d’oro, e dove hai bagnato colla spugna, va’ mettendo di questo bolio distesamente, guardandoti dalle ristate che fa alcuna volta il pennello. Poi sta’ un pezzetto: rimetti di questo bolio nel tuo vaselletto, e fa’ che sia la seconda volta con più corpo di colore. E per lo simile modo ne da’ la seconda volta. Ancora il lascia stare un poco: poi vi rimetti su nel detto vasello più bolio, e rimetti all’usato la terza volta, guardandoti dalle ristate. Poi vi rimetti nel detto vasello più bolio, e per lo simile modo da’ la quarta volta: e per questo modo rimarrà mettudo di bolio. Ora si vuole coprire con tela il detto lavoro, guardandolo, quanto più puoi, dalla polvere e dal sole e dall’acqua.