Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/211

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delle voci attenenti all’arte.

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vuole che tu abbi d’un gesso, il quale si chiama gesso sottile; il quale è di questo medesimo gesso, ma è purgato per bene un mese, e tenuto in molle in un mastello. 116.

Mastrice. E una colla ch’è buona a incollare priete: e questa si fa di mastrice, di cera nuova; di pietra pesta tamigiata, e poi al fuoco distemperate insieme. 106. — Vedi Ragia di pino.

Mattone pesto. Cbe le più volte (il cinabro) si froda o con minio, o con matton pesto. 40.

Mazzetto. Poi abbi un mazzetto delle dette penne, e spazza per tutto il disegno il carbone. 122.

Mazzicare. Vedi Strucare.

Mazzonaría. «Così si disse in antico l’arte di fare gli ornamenti rilevati, coloriti o dorati alle tavole dipinte, ed è parola che viene dalla francese Maçonnerie come se fosse la parte architettorica della tavola.» E lavorrai quelle cornicette (de’ casamenti) con gran piacere e diletto; e per lo simile, base, colonne, capitelli, frontispizi, fioroni, civori, e tutta l’arte della mazzonaría. 87.

Mazzuolo, Mazzetto, Piccolo mazzo. Poi fa’ asticciuole di quel legname detto di sopra, e lega ciascheduno mazzuolo (di setole) con filo doppio incerato. 65.

Medicare. E fa’ che generalmente ogni difetto di piani, e di mancamenti, o di cornici si medichino di questo ingessare. 115. — Lasciala stare (l’ancona disegnata) per alcun dì, ritornandovi alcuna volta a rivederla, e medicare dove fusse per bisogno. 122.

* Mella. «Stecca di legno o Lama di ferro colla punta tonda e sottile, simile in parte ai moderni mestichini; ed è parola del dialetto Veneziano, nel quale dura tuttavia mela nel significato di stecca e più specialmente di quella spada di legno di cui è armato l’Arlecchino.» Quando l’ancona è ben secca, togli una punta del coltello, a modo d’una mella, che rada bene, e va’ cercando per lo piano se truovi nocciuoletto, o cucitura nessuna, e togli via. -115. — Poi abbi questa mella di ferro, va’ radendo su per lo piano, ivi. Poi va’ colla tua mella arrotata piana quanto puoi al mondo, e con leggier mano, non tenendo la detta punta con nissuna strettezza di mano, la va’ fregando su per lo piano della tua ancona, spazzandoti dinanzi ’I gesso con le dette penne. 121. — Abbi una mella di coltello che sia nel taglio piana e diritta come una riga, e di questo gesso con questa punta ne da’ su per la detta tela. 162.

Meluzza. E il mio maestro usava ponere queste meluzze più in ver le orecchie che verso il viso, perchè aiutano a dare rilievo al viso. 67.

Membro. Poi stare con maestro a bottega, che sapesse lavorare di tutti i membri che appartiene di nostra arte. 104.

Menda. «Correzione, Emenda.» Come hai mettudo da tre pezzi, ritorna a calcare con la bambagia il primo, alitando sopra esso, e dimostreratti se ha di bisogno di alcuna menda. 134.

Menare di piatto. Abbia a mente di menare il pennello sempre di piatto. 31.

Mescolamento. E senza questo (bianco sangiovanni) non puoi fare niente, come d’incarnazione, ed altri mescolamenti degli altri colori. 58.

Mescolanza. Ed è (il giallorino) quando l’hai mettudo in opera, color molto


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