Il romanzo d'un maestro (De Amicis)/Il secondo anno a Camina/VI

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Uccelli di passaggio

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UCCELLI DI PASSAGGIO.


Ebbe un bel mese di febbraio senza neve, e quasi tepido, un buon mese di pace e di lavoro, svariato anche da qualche piccolo avvenimento che, nella vita eguale [p. 158 modifica]che viveva, gli diede pascolo alla fantasia e materia alla meditazione. Passò un giorno per Camina una vecchia maestra ingobbita e quasi in cenci, che pellegrinava da mesi di villaggio in villaggio, a raccogliere qualche soldo dai suoi colleghi, ai quali mostrava la patente, dei certificati di sindaci e altre carte, e diceva d’essersi rovinata la salute in un paesetto dell’Italia meridionale, facendo scuola in una stanza tanto umida che vi saltavano i rospi tra i piedi delle scolare: ed era diretta a Torino, dove la signora Malfatti stava preparando una rappresentazione di filodrammatici a suo benefizio. Gl’insegnanti di Camina fecero una colletta per lei, che fruttò poco, perchè l’anno innanzi n’era passata un’altra; ed ella se n’andò con quel poco. Il Reale, invece di denari, le regalò un bastone, e l’accompagnò, briaco, per mezzo miglio di strada, dandosi delle arie di cavaliere della miseria e bestemmiando tutti i ministri; e la sera all’osteria fece un discorso. Pochi giorni dopo, una domenica, il paese fu rallegrato da una visita degli alunni del collegio-convitto di Pennaro, che facevano una marcia di resistenza, guidati dai loro istitutori e da un vecchio maestro di ginnastica, il quale li fece sfilare di corsa sulla piazza, al cospetto dalla maestra Pedani, che il Ratti vide per la prima volta sfavillante d’entusiasmo, con gli occhi larghi e le nari dilatate, come una marescialla a cui passasse davanti il suo esercito. E in fine, l’ultimo giorno del mese, capitò alla trattoria del Cappello grigio una coppia coniugale scolastica che fece parlare lungo tempo di sè nel paese. Erano un maestro e una maestra di Stazzella, sposi recenti, venuti a fare una passeggiata di ricreazione a Camina, dove si recarono a far visita ai colleghi e li invitarono ad andar a bere il caffè alla loro tavola. Erano tutti e due sui trent’anni, due facce di “paria dell’alfabeto„ redenti e soddisfatti, sulle quali non si vedeva nemmen più un ricordo di miserie e di affanni antichi. Dissero in parte, e in parte lasciarono indovinare la loro storia. Li aveva indotti a sposarsi il sindaco, forse per legittimare una corrispondenza amorosa che cominciava a dare cattivo esempio alla crescente generazione. Magnificarono il sindaco, dissero maraviglie delle scuole. Essi avevano una casetta per [p. 159 modifica]sè soli; con un giardino. Ritornando dal loro viaggetto nuziale, erano stati ricevuti all’entrata di Stazzella sotto un arco di verzura, a colpi di mortaletti. Il sindaco avea messo a disposizione di tutti gli insegnanti del paese la sua biblioteca di tremila volumi. Il comune li avrebbe mandati a sue spese alla prossima esposizione pedagogica di Milano. Insomma, avea trovato l’Eldorado dei maestri. E partirono lasciando nei loro colleghi di Camina un misto di compiacenza, d’invidia e di buona speranza; di cui qualche maligno parlò al Lorsa, raccontandogli la visita dei due sposi fortunati. E quegli rispose con disprezzo: — Quale il sindaco, tali i maestri. Un branco di blagueurs, che daranno del culo in terra tutti insieme.