Invito a Lesbia Cidonia ed altre poesie/All'abate don Aurelio De' Giorgi Bertola

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All’abate don Aurelio De’ Giorgi Bertola

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All'ornatissima donna Al signor N. N.
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ALL’AB. DON AURELIO DE’ GIORGI BERTOLA

principe dell’accademia degli «affidati»

(9 maggio 1787).


Aurelio, a cui la cetera gentile
Erato pone fra l’illustri dita;
Dolce è sentir d’argute corde il suono,
E il canto che sull’anima si spande.
5Non io son figlio di caucasea rupe,
Nè torpide mi tessono l’orecchio
Le destinate al suon tremule fibre.
Torcer le sento, se talor le fiede
Augel palustre colla rauca voce.
10Ma alle soavi scosse, agili e pronte
Ripeton l’armonia de’ sacri vati.
Nascon di Giove i vati; hanno dal cielo
Impeto e sensi; e rari in ogni clima,
Rari per ogni età, parlano l’aurea
15«Favella che in ciel parlano gli Dei.»
A un cenno lor, le immagini dipinte
Balzan dal nulla, e in color mille avvolte,
I novelli pensier veston di luce.
Quindi hanno vita le famose imprese.
20Più di real piramide s’estolle
II Carme iliaco, e per l’immensa fuga
De’ rovinosi secoli trasporta
Pieno di gloria il fortunato Achille.
Nè splende meno fra le greche fiamme
25L’Autor del latin sangue: opra di Maro.
Diero al Poeta i numi, intender tutti
Del core i moti, e le riposte sodi
Visitar degli affetti; o se gli piaccia
Ninfe e pastori intenerir cantando,
30O spargere d’orror notturne scene.
Alla sua voce l’anima s’innalza
Sovra l’esser mortale; e, a i casi avversi
Usbergo d’adamante al cor circonda.
Dov’è, Pavia, dov’è l’almo ritiro,
35Ove al tuo Guidi lusinghiera apparve
«Una Donna superba al par di Giuno?»
Quanta pompa di vezzi e di tesori
Gli spiegò innanzi; e di che dolce invito
Assalto mosse al generoso core
40L’arbitra delle cose istabil Dea!

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Ma nel pensier dell’inclito Poeta,
Altre figlie di Giove, altre venture
Teneano impero; e di lor luce asperso,
Sdegnò l’oro mirar, sdegnò le gemme:
45E non curata rimandò Fortuna.
Datemi un simil cor. Divo del canto;
E lascerò che il folle ignaro volgo,
D’inutili condanni i versi miei.