Izquierda de copia - nuovi sensi del possesso nell'era digitale/3.0 Libertà di creare, libertà di distribuire/3.2 Free Music

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3.2 Free Music

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"Oggi voglio parlare di musica e pirateria.
Cos’è la pirateria? E’ quello che fa chi ruba il lavoro di un artista
senza la minima intenzione di pagare per quel lavoro.
Non mi riferisco ai programmi tipo Napster per lo scambio di musica,
ma a quello che fanno le grandi etichette discografiche
"
(Courtney Love, cantante delle Hole)

Courtney Love.
Foto di Keith D. Tyler.
Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0.

Il tema della musica libera è uno dei più combattuti e discussi, forse perchè è quello che più tocca da vicino moltissimi utenti in tutto il mondo, anche quelli che normalmente non hanno nulla a che vedere con il mondo dell’informatica e non possiedono un personal computer. Il software è un oggetto che molti danno abbastanza per scontato: compriamo un computer, e insieme ad esso compriamo anche un sistema operativo proprietario (Windows), e non pensiamo nemmeno che potremmo averne un altro.

Inoltre, la maggior parte delle persone usa il pc per svago, e non ha bisogno di programmi molto particolari, così che non ha nemmeno la necessità di cercarne altri che già non siano presenti nel pacchetto di Windows; per questo motivo il dilemma della scelta tra un software proprietario e uno libero per la maggior parte degli utenti non si pone nemmeno. Per quanto riguarda la musica è diverso.

Tutti ascoltiamo musica, tutti l’abbiamo sempre comprata, scambiata con amici, registrata dalla radio... La musica fa naturalmente parte della vita quotidiana di ognuno di noi, da sempre, e da ben prima che le nuove tecnologie entrassero a forza nelle nostre case. Quando ci si è accorti che la musica poteva essere un oggetto digitale e -in quanto tale- aveva la possibilità di viaggiare gratuitamente in Internet o sulle reti P2P, già era troppo tardi, il traffico di musica scambiata illegalmente era diventato un problema per le case discografiche e per gli artisti, e ancora nessuno sapeva che quello della free music poteva essere un mercato alternativo a quello tradizionale, e non deleterio.

E’ un discorso molto complesso, che necessita molte spiegazioni, ma è stato dimostrato che modelli economici alternativi sono possibili anche nel campo del mercato musicale. L’importante è cercare di liberare la propria mente, uscire da certi schemi di pensiero (ai quali siamo fin troppo assuefatti), e allora tutto apparirà molto più chiaro. Non si tratta, infatti, di decidere se copiare o scaricare musica da Internet è cosa buona oppure cattiva. Si tratta di cambiare il nostro modo di pensare e di sforzarsi di vedere le cose sotto un altro punto di vista.

Uno dei freni più grandi alla libera circolazione della musica è quello posto dalle grandi discografiche, per ovvi motivi economici. Quello audiovisuale è un mercato che si basa sul controllo totale della produzione: sono le stesse case discografiche che decidono chi avrà successo e chi fallirà, grazie al fatto che, oltre a possedere il sistema di produzione, hanno anche una grande influenza sui mezzi di comunicazione (che spesso controllano direttamente). Gli artisti stessi, spesso, lanciano accuse contro le proprie etichette discografiche, ritrovandosi però il giorno successivo a doversene cercare un’altra per pubblicare i propri dischi.

E non parliamo dei primi arrivati, non parliamo di casi isolati di cantanti o gruppi giovani, indipendenti, affascinati dall’idea di libertà, che vogliono cambiare il mondo, bensì di artisti affermati e presenti sulla scena musicale mondiale da anni, come Michael Jackson, Fiona Apple, Alanis Morissette, i Public Enemy, Robbie Williams, David Bowie, Moby, i Beastie Boys, e molti altri. (vedi nota 6).

Quando Alaska (famosa cantante spagnola) in un’intervista si dimostrò scettica nei confronti dei prezzi dei cd, si vide ritirare il proprio disco dai negozi il giorno successivo. E quando Fiona Apple, agli MTV Music Awards del 1997, disse esplicitamente che «l’industria discografica è una merda», cinque anni più tardi si sentì dire dalla Epic (Sony BMG) che non voleva commercializzare il suo album “Extraordinary Machine” (vedi nota 6). Queste persone, proprio perchè hanno avuto a che fare con un certo ambiente per anni, si sono rese conto che il sistema attuale non funziona, o meglio, funziona davvero bene, ma solo, appunto, per le case discografiche (vedi nota 10).

E’ bene non credere fermamente nelle statistiche, ma quando si leggono certi numeri non si può fare a meno di fermarsi e pensare che, forse, un fondo di verità deve esserci... Il 90% della musica che circola nel mondo è controllata da 5 grandi industrie discografiche: BMG, EMI, Sony Music, Universal e Warner (vedi nota 8)., le quali sono ormai giunte ad un grado di perfidia spaventoso. Cercano di convincere l’utente che se si ostina a non comprare i dischi nei negozi (all’esorbitante prezzo imposto) la musica morirà, perchè il mercato della pirateria musicale soffocherà l’industria del disco. Ma non è certo la prima volta che la nostra società si trova di fronte ad una nuova tecnologia che rischia di soppiantare la precedente.

Il focus del problema non è capire o no se il disco in quanto oggetto sparirà oppure no, anche se io credo che questo non accadrà, o almeno non nell’immediato futuro. Dobbiamo capire che, anche cambiando il supporto su cui viaggia, la musica (così come ogni altra forma di cultura) non può in nessun modo sparire. L’idea di un mondo senza musica è talmente ridicola che è quasi inimmaginabile e sembra uscita da un romanzo di fantascienza distopica (come il mondo senza libri descritto da George Orwell nel suo romanzo "1984"). Dobbiamo liberarci da certe paure, che da sempre accompagnano l’arrivo delle nuove tecnologie. Soprattutto se queste sono potenziali nuovi mezzi di scambio culturale.

Esiste addirittura un studio eseguito da due docenti universitari americani il quale dimostrerebbe, attraverso studi e persino formule matematiche, che il download di musica dalle reti di file sharing non sarebbe la causa della crisi dell’industria discografica; al contrario, le reti P2P avrebbero invece funzionato da "canale promozionale" alzando le vendite. (vedi nota 9).. Ci si sta scagliando contro Internet senza pensare che, forse, la decisione di scaricare musica piuttosto che comprarla può essere invece una conseguenza, e non una causa, del calo di vendite di dischi nei negozi. Una delle conseguenze potrebbe invece essere, ad esempio, il prezzo troppo alto di un singolo album. Sembra che qualcuno stia cercando di rigirare le carte in tavola, ma basta osservare le cose con calma per vederle chiaramente (o almeno, da un nuovo punto di vista).

In tutto questo grande discorso sulla musica, bisogna sempre tenere in conto che i cantanti sono persone che hanno tutte le potenzialità per vivere della loro arte, e così dovrebbe essere. Diversi casi dimostrano che affidarsi ad una casa discografica spesso è deleterio, mentre cercare vie alternative per avvicinarsi ai fan risulta appagante, gratificante ed economicamente vantaggioso. Ma va anche ricordato il lato umano del rapporto artista-acquirente di musica. Non si può infatti negare che quello della musica non è un mercato come tutti gli altri. E’ inoltre innegabile (stando sempre alle dichiarazioni degli artisti stessi) che una casa discografica vuole solo pensare a rimanere in attivo e a conservare il potere che detiene (vedi nota 10)..

Nel 2005 l’artista jazz Maria Schneider ha vinto un grammy per un album che non ha venduto una sola copia nei negozi. La commercializzazione del disco è avvenuta interamente tramite Internet, attraverso il portale ArtistShare, e la Schneider si è dichiarata totalmente soddisfatta dell’esperienza: non ha dovuto pagare intermediari e case discografiche o agenzie di distribuzione, è rimasta in forte attivo e si è vista ricevere diverse chiamate da colleghi che volevano fare lo stesso con i loro dischi. (vedi nota 7).

Nel 2001 i Wilco hanno rotto il contratto con la Reprise Records (a causa delle forti restrizioni che quest’ultima voleva imporre sulla distribuzione), e hanno deciso di divulgare l’album gratuitamente in streaming su Internet. Il risultato fu che il loro disco successivo vendette più di ogni altro loro album precedente. A questo punto, tentarono il mai tentato prima: fecero il primo webcast in MPEG-4 della storia con Apple. Inoltre diffusero in Internet molta musica registrata dal vivo ai concerti e pubblicarono un nuovo album gratis. Alla fine, il nuovo album del 2004 è entrato nella top ten (vedi nota 11)..

Gli artist Stormy Mondays e Overkillers, i portali Lamundial.net, Jamendo.com e Dogmazic.net regalano musica in Internet. Phis, Grateful Dead e i Linkin Park hanno rotto il contratto con Warner perchè la casa discografica non faceva nulla per promuoverli, mentre il gruppo italiano Elio e le Storie Tese si è inventato il cd brulè: i concerti vengono registrati live, e all’uscita i fans possono comprare il cd masterizzato di fresco. Sono esempi che rendono l’artista più "umano" e amabile dai propri fans, i quali inevitabilmente lo premiano.

Secondo NielsenSoundScan, le vendite di musica online si sono triplicate nei primi sei mesi del 2005, passando dai 55 milioni di canzoni del 2004 a 158 milioni: sono cifre stratosferiche. I negozi online di musica, però, spesso sono poco pubblicizzati, poco accessibili, poco forniti, o forniti male (ad esempio, con formati di compressione eccessivamente poveri, o che funzionano solo con software proprietari come Windows o Flash) (vedi nota 12).. Insomma, i sistemi alternativi esistono, ma vanno usati e gestiti meglio.

Jamendo.com è un sito e un intero sistema di diffusione musicale molto ben riuscito. Chiunque può scaricare musica e pubblicare, sotto una licenza Creative Commons, la propria per farsi conoscere. Si sta lavorando a nuove versioni del sito in lingue diverse dall’inglese grazie alla collaborazione spontanea e gratuita degli utenti stessi. Gli utenti hanno anche la possibilità di scrivere una recensione del disco ascoltato e di lasciare una donazione direttamente all’artista stesso, che nella maggior parte dei casi è di 5 euro o 10, ma c’è anche chi dona molto di più.

Il sistema adottato per scaricare gratuitamente una canzone, o anche un intero album, lavora insieme a reti di file sharing (eMule e BitTorrent): basta cliccare sul disco che si desidera, scegliere il programma che stiamo usando per condividere file in rete, e automaticamente il file viene aggiunto alla lista dei nostri download. Lo stesso utente può essere, allo stesso momento, ascoltatore, creatore e recensore.

Il sito beatpick.com vende musica sotto licenza Creative Commons in formato mp3. Ogni album costa 6 euro, dei quali 3 vanno al sito e 3 all’artista. Quando un artista decide di rinunciare agli intermediari non fa che un favore a sè stesso e ai propri fans. Eliminando gli intermediari si eliminano diversi costi, molto alti, e contemporaneamente il costo finale di vendita del singolo cd si abbassa notevolmente. La conseguenza più ovvia è un aumento delle vendite nei negozi. Se risulta naturale pensarci tre volte prima di comprare un cd da 22 euro, risulta altrettanto ovvio pensarci solo due volte se il prezzo dell’album è di 12-15 euro.

Inoltre, per quelli che pensano che la maggior parte degli ingressi di un artista derivi dalla vendita del disco, ricordiamo che sono invece i concerti dal vivo la più grande fonte di entrate. Perchè la gente vada ad un concerto, c’è bisogno che la musica circoli. Per far sì che la musica circoli, deve avere un costo relativamente basso per il pubblico. Vanno cambiati i sistemi di distribuzione, perchè bisogna giungere ad un sistema meno costoso e più semplice dell’attuale.

I cosiddetti mercati di nicchia non saranno più un terreno in cui è pericoloso avventurarsi, ma diventeranno un mercato come gli altri; è risaputo che, ovviamente, le case discografiche non aspirano al mercato di nicchia, ma solo ai grandi successi pop, che tra l’altro sono esse stesse a creare. Sono strategie di marketing che dovrebbero scomparire, per lasciare spazio al potere decisionale dei veri gusti del pubblico. Si arriverà ad un punto in cui la musica non si “possiede”, alla musica si “accede”. Come tutte le opere dell’ingegno umano, non si può possedere: la cultura non si ha, la cultura si pratica. Se le leggi e le tecnologia restrittive ci impediscono di praticarla, la cultura morirà. E’ una battaglia della quale ancora non si vede la fine.

Dovremo sacrificare qualcosa, inevitabilmente, per ottenere una certa libertà (sia come autori sia come pubblico).

Per gli artisti che vogliono saperne di più sull’argomento, e vogliono avere una guida per la creazione e distribuzione di musica rilasciata sotto una licenza copyleft, in rete esistono numerosi portali di informazione e diffusione: