Izquierda de copia - nuovi sensi del possesso nell'era digitale/404 not found - Appendice/Conclusioni..?

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Conclusioni..?

../../3.0 Libertà di creare, libertà di distribuire/3.5 Free Life ../Lessico IncludiIntestazione 7 marzo 2008 75% Tesi universitarie

3.0 Libertà di creare, libertà di distribuire - 3.5 Free Life 404 not found - Appendice - Lessico
Foto di Beth Kanter
Immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0

Ho iniziato a scrivere questa tesi solo perchè l’argomento delle nuove licenze mi interessava e volevo approfondirlo. Ora che sono arrivata alla fine mi sento in missione come i Blues Brothers, ma non per conto di Dio...

Continuo il mio lavoro iniziato qualche anno fa con l’intento di sforzarmi allo scopo di creare solo cose utili con le conoscenze che possiedo. Mi sono resa conto che l’argomento delle nuove licenze non è molto sentito, in Italia. Farò circolare il più possibile questa tesi e vorrei che ogni lettore facesse lo stesso, perchè al di là di certi interrogativi sulla legittimità o meno di alcune pratiche, al di là delle diatribe concernenti alcuni dettagli, non dobbiamo dimenticare che sopra a tutto c’è in gioco la nostra libertà e la diffusione della cultura nel mondo. Il tema del copyright è molto più vicino a noi di quanto immaginiamo. Forse pensiamo che, come tante altre leggi, anche quella sul copyright è affare dello Stato, di un parlamento, di politici. Ma non è giusto lasciare che qualcuno decida per la nostra libertà. Se pensiamo che le leggi attuali non siano “giuste”, allora dobbiamo alzarci in piedi per far valere i nostri diritti. Far sentire la nostra voce è importante. In Italia esistono già molti movimenti e associazioni che si occupano di raccogliere firme per petizioni, ma io credo che il problema principale è che solo chi è già interessato a certi temi visita i siti di queste associazioni. Per questo ogni giorno cerco di fare qualcosa in merito: mi metto a parlare con tutti, con zie, nonne, cugine, vicine di casa e sconosciuti sul treno. Li informo che quello del copyleft è un tema importante perchè la sua evoluzione deciderà le sorti della nostra società nell’immediato futuro e del nostro modo di vivere. Avviso i miei amici musicisti della possibilità di distribuire la propria musica online sotto licenza copyleft traendone profitto. Chiedo agli amici scrittori di riflettere seriamente sulla possibilità di applicare una Creative Commons ai propri lavori. Invito gli amici che stanno studiando, ad esempio, letteratura inglese del Settecento, a servirsi delle biblioteche online piene di opere sotto pubblico dominio, invece che comprarle. Anche a costo di essere terribilmente noiosa e insopportabilmente monotematica, ogni giorno nel mio piccolo cerco di fare qualcosa. Se lo facessimo tutti quanti, probabilmente le cose cambierebbero. E’ vero che esistono associazioni attive a livello planetario che si occupano di creare nuove licenze, studiarle, divulgarle. Ma credo che difficilmente l’addetto alla sala stampa di Creative Commons si metterà direttamente in contatto con il figlio dell’amico di vostra madre che suona la batteria in un gruppo e cerca un modo per farsi conoscere dal pubblico.. Per questo alcuni di noi devono appunto farsi carico di questa “missione” e... “divulgare il verbo”, come mi piace dire ultimamente. Sono una di quelle persone che pensano che il mondo possa cambiare, ma non possiamo aspettarci che cambi da solo.

Ultimamente (novembre 2007), in Italia, la SIAE ha accettato di esaminare le licenze Creative Commons e la loro validità, e ha (addirittura) permesso ad un locale appena aperto a Roma di divulgare materiale sotto licenza copyleft (quindi, senza che la SIAE riceva un compenso). Quella che dovrebbe essere la normalità sta cominciando, forse, a diventare realtà, nel senso che finalmente, dopo ben 5 anni dalla nascita delle Creative Commons, un organo come la nostra SIAE ha deciso di prenderle in considerazione. I siti che distribuiscono musica sotto licenza copyleft aumentano il volume del materiale scaricabile ogni giorno. In sempre più blog, ormai, si può notare il banner di Creative Commons che avvisa gli utenti che il materiale pubblicato è sotto regime copyleft (e ricordiamo che, nella maggior parte dei casi, i blog sono spazi individuali, gestiti da persone assolutamente “comuni” e non associazioni, attivisti o avvocati). Diversi portali per la pubblicazione di materiale audiovisuale (come Flickr e Photobucket) danno la possibilità di scegliere tra le diverse licenze Creative Commons la più adatta ai nostri gusti e scopi da applicare alle nostre fotografie o ai nostri video. Il volume di musica online (legale!) si moltiplica a vista d’occhio (7000 album gratis solo su Jamendo.com).

La sensazione è che, piano piano, all’interno della rete, le nuove licenze si stiano facendo strada, un po’ con il passaparola, un po’ attraverso la navigazione casuale in rete. Di certo, non grazie ai media tradizionali. Infatti, le notizie su tale argomento proliferano in rete ad una velocità impressionante e reperire informazioni è molto facile, grazie anche ai siti di associazioni no profit che se ne occupano, mentre giornali e televisione non ne parlano mai, o comunque non prevedono un piccolo spazio in cui si possa periodicamente parlare di copyright e nuove tecnologie, ad esempio.
Per la stessa ragione, in Italia il copyleft è ancora “in alto mare” per quanto riguarda il mondo dell’editoria scritta e delle pubblicazioni cartacee. Da qualcosa bisogna pur partire. Per quanto riguarda invece l’attuale legislazione italiana, il Comitato Consultivo permanente (previsto dalla legge 633/1941 sul diritto d’autore) nel 2005 propose un disegno di legge per un rinforzo dei poteri della SIAE.
Ma nel 2007 il nuovo presidente Gambino ha avuto il buon senso di rendersi disposto all’ascolto non solo dei tradizionali soggetti coinvolti nella normativa (come autori e editori), ma anche degli utenti del web (attraverso un progetto wiki all’indirizzo http://commissionedirittoautore.info/wiki/), delle associazioni dei consumatori, del mondo dell’open content (come l’associazine Frontiere Digitali), delle biblioteche, delle Creative Commons... Il risultato di questo scambio durato 5 mesi è un documento di oltre 300 pagine contentente proposte per una riforma, presentato a Roma nel dicembre 2007. Proposte che, probabilmente, giaceranno per un po’ di tempo tra i documenti da smaltire in attesa di un ennesimo nuovo governo (il quale, immagino, avrà ben altre priorità prima della riforma della normativa sul diritto d’autore...).
Il testo completo è scaricabile all’indirizzo:
http://www.interlex.it/testi/pdf/lda_proposte.pdf
Il testo di sintesi è disponibile invece all’indirizzo:
http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2008/01/utilizzazioni_libere.pdf
Nel frattempo (gennaio 2008) una legge ha trasformato la SIAE in un ente pubblico economico, mentre per il decreto Urbani (il cui vero nome è legge 128 del 21 maggio 2004), possiamo ancora ricevere multe salatissime se condividiamo file sulle reti di file sharing (da 12mila a 125mila euro...). D’altro canto, una “svista” potrebbe rendere legale la divulgazione di mp3 in Internet: sarebbe possibile semplicemente interpretando alla lettera una modifica di legge del dicembre 2007 che permette la pubblicazione in rete di materiale coperto da diritto d’autore (purchè a bassa qualità e non a scopo di lucro bensì esclusivamente didattico). Da questo piccolo errore giuridico è già nata la DegradArte (http://degradarte.beyourbrowser.com/), raccolta di opere d’arte che si conformano alla citata legge.

Insomma: se si cerca di capire qualcosa del panorama giuridico italiano in tema di copyright e nuove tecnologie, ci si ritrova con un gran mal di testa e con la sensazione di non aver ben chiaro qualcosa... nonchè con la certezza che chi “fa” le leggi, spesso, non ha la minima idea di ciò di cui sta parlando, usa termini a sproposito e -per così dire- “mischia tutto” (pirateria e condivisione dei saperi, ad esempio). Bisognerà aspettare ancora un po’ per capire in che direzione andremo, soprattutto a causa del nuovo cambiamento di governo (gennaio 2008).



fonti
http://www.dirittodautore.it/page.asp?mode=News&IDNews=4299
http://it.wikipedia.org/wiki/Decreto_Urbani
http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/diritti-web/legge-mp3/legge-mp3.html