L'Economico/Capitolo XIV

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Capitolo XIV

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Senofonte - L'Economico (IV secolo a.C.)
Traduzione di Girolamo Fiorenzi (1825)
Capitolo XIV
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CAPITOLO XIV.


Se però, dissi, siasi alcuno reso anche così atto a soprastare, che sappia di leggieri indurre gli altri a voler prontamente mandare ad effetto tutto quello, che gli piaccia di comandare, ti parrà esser questo un perfetto castaldo, o rimane alcun’altra cosa ad apprendere a chi già sia tale, quale hai tu detto? Si certamente, rispose Iscomaco, che gli rimane d‘apprendere di astenersi dalla roba del padrone, e di non frodarlo; perocchè avendo egli in mano tutti i prodotti, se così si attentasse di farli svanire da non lasciarti nè meno quelli, che occorrono alla coltura, con un tale castaldo quale utile si potrebbe avere del coltivare i terreni ? Ma forse prendi tu ad insegnare, dissi, anche la giustizia? Si certo, rispose Iscomaco, ma non ritrovo già tutti apparecchiati a volerla seguire: quindi prendendo alcune cose dalle leggi di Dracone, altre da quelle di Solone mi studio, disse d’incamminare i servi alla giustizia; poichè parmi, seguì egli a dire, che cotesti savi uomini molte leggi abbiano poste per ammaestramento di una sì fatta disciplina, poichè statuirono essi gravissime multe per ogni sorta di frodi, e ordinarono che venisse posto in ceppi [p. 77 modifica]chiunque fosse trovato a rubare, e che si mettessero a morte coloro, i quali avessero tolto l’altrui roba con mano violenta: e ben si vede manifesto, disse, che con somiglianti leggi intendevano a rendere perniciosi agli ingiusti i disonesti guadagni: adunque io, disse, alcune di queste leggi scegliendo, o altre prendendone da quelle regie m‘ingegno con esse di ridurre i miei servi a volersi diportare con giustizia in tutte quelle cose, che hanno a passare per le loro mani: e delle leggi regie perciò io ne ho prese alcune, perchè le altre leggi ordinano solo punizioni per li rei, le regie non solamente puniscono gl’ingiusti, ma in molte maniere anche arricchiscono i giusti; quindi veggendo più divenir ricchi i giusti degli ingiusti, molti sendo anche amanti del guadagno assai bene si raffrenano dall'usare ingiustizia. Quelli poi che mi accorgo, disse, che quantunque molto ben trattati pure non si rimangono dal volersi procacciare ingiusti guadagni, questi, siccome da insanabile avarizia compresi, dal maneggio di ogni mia cosa affatto rimuovo. In quanto poi a que‘ servi, i quali conosco rendersi giusti non solo per farsi più ricchi colla giustizia, ma perchè bramano di venire da me lodati, con essi io mi conduco, come se già fossero uomini liberi, e non pure li arricchisco, ma quell’onore gli faccio che ad oneste, e virtuose persone si richiede. Poichè parmi, o Socrate, che [p. 78 modifica]quel’uomo, il quale sia vago di essere onorato, in questo differisca da quello, che ama il guadagno nel volere cioè per acquistarsi lode sostenere ogni fatica, incontrare ogni pericolo, e tenersi lontano dal procacciarsi qualunque vituperevole vantaggio.