L'amor coniugale e le poesie d'argomento affine/Poesie d'argomento affine/XII/XXXII

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XXXII. Alla moglie morta

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Poesie d'argomento affine - XII Indice
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XXXII

ALLA MOGLIE MORTA


Sull’immatura fine del figlio Lucio.

(1500)


Già nove autunni, o sposa, passarono tristi, da quando
l’insazïata morte florida ti rapiva.

Memore tu frattanto del letto sponsale felice
e con pietà sí cara verso l’amato sposo,4

meco scherzavi nei sogni, fermarti con me tu solevi
e con i cari accenti alleviar le cure,

delle tue gravi sciagure tu pur consolavi il dolente,
mescevi ai nostri gaudii anche le gioie tue.8

Ogni piacere ed ogni dolore con me dividevi,
con te comune sempre ogni pensiero mio;

viva, presente nell’ombra tu spesso a me incontro venivi
viva di casa all’opre, in ogni ufficio pio.12

Qual odio mai ti prese? Qual dio mi fu tanto nemico
da far che tu lasciassi il tuo già vecchio sposo?

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Te non le solite notti mi rendono né i sogni cari,
ombra non piú notturna presso il mio letto vieni.16

Dove son essi i Mani compagni, l’imagin tua cara?
O sorte, o dolorosi tempi del mio destino!

Moglie all’amore ingrata, ingrata col vecchio marito,
ed alle tue soltanto dedita delizie.20

Tu per i verdi campi del rorido Eliso ten vai
lieta, e non altro pensi, lieta col figlio tuo.

Rose per lui superbe, ai sparsi narcisi disposi,
e oscure con i gigli candidi le viole:24

miste di porporini fiori gl’intrecci corone,
gli aspergi di soave liquida ambrosia il crine.

Anche tu serbi alle Parche l’eterno amaranto ed i fiori
che d’africane mele gravano i curvi rami.28

E forse con tai serti, con tali carezze placasti
esse, le tre sorelle, coi tuoi graditi doni,

onde tuo figlio, strappato dal collo e dal seno del padre,
recassero agli elisi, presso il materno cuore.32

Qual odio mai ti spinse? Lo sposo lasciasti, del figlio,
solo sostegno e caro della cadente vita,

privandolo... o diletta, pur vivi felice: la sorte
ti fa propizia, vivi per me felice ancora.36

Godi l’elisie gioie, o buona, e del giovane i baci,
godi i tuoi dolci affetti, godi i materni beni.

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Contèntati alfine: ed il latte e il miel della sede beata
fluiscano alle labbra del caro figlio tuo.40

Ma la canizie mia, la tarda mia età disprezzata,
priva di tanto appoggio, priva dell’opra sua,

nuda giacendo, priva dei cari nipoti: da sola
sarà alla mensa al letto, sarà la notte e il giorno.44

Ahi che del nostro sangue ormai piú non cresce un erede,
né alcuno piú con blanda voce saluta l’avo.

Non chi consoli i freddi inverni davanti alla fiamma,
garrulo e a me davanti scherzi coi cari giochi.48

Deserte le stanze ed i letti, deserto sta il mio focolare,
e il portico che pieno era di tante voci:

tutto m’è ostile: e nulla, né l’aura né l’ombra, né il canto,
piú mi diletta, o cetra, danze non piú e corone.52

Piú non mi piace il sonno: e quella che sola speranza
era, di nuova prole, già m’abbandona ormai.

Non piú dei nipoti la voce, sí cara! o mia moglie diletta,
soccorri a questi mali, allevia i danni miei.56

Dunque con me la notte, con me nella stanza e nel letto
vieni, e i notturni amplessi noti ricerchi, o sposa:

ché se poi teco porti gli abbracci del figlio e i suoi baci,
se alla mia sete, o cara, porti le sue parole,60

grave non m’è la canizie, non m’è la vecchiezza di peso,
ma l’aura e l’ombra amiche del sogno mi dilettano.

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Questo l’immagin tua lene e questo darà il mio sopore,
questo la vita allevia, questo la morte ancora.64

Né mancheranno gli esempi di grandi sofferti dolori,
mostra cosí la terra, mostra cosí la vita.

Tutte le cose nate la madre natura governa
quale fu lor principio, tale sarà la fine.68

Come la notte nera il giorno rapisce, di vita
morte sí il lume estingue, tutto con essa cade.

Pur l’ora incerta resta: di vita è il termine ignoto:
ma pur ignoto e incerto, tutto a suo tempo avviene.72

Di mille e mille fiori è l’albero adorno d’aprile,
ma reca al tardo autunno pochi maturi pomi.

Molte le vie di morte: su questi la grandine cade
l’umide e fredde nebbie nuocciono a quelli e i venti,76

causa di morte a molti i ghiacci, le nevi e l’arsura,
la ruggine che attrista l’arie corrotte sono;

la massima parte dal cielo deriva il suo male: i restanti
scuote una forza ostile dai loro adorni rami.80

Tale la vita: insidia da tutte le parti la lenta
morte ed or questi, or quelli celere afferra e uccide.

Ordina noi la natura morire e piegar ci conviene:
il suo comando è legge, legge ch’è eterna e uguale.84

Quella seguiamo: duce del giusto e del buono alla vita:
senza di lei giustizia esser non può e bontà.

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Ma la bontà e la legge e l’ordine fisso in natura
ànno in comune accordo codice e norma eguale.88

Morte non sfugge alla legge che a lei la natura prepose:
essa l’ossequio adempie e l’obbedienza sua.

Cedere dunque conviene: la saggia ragion ci ammaestra,
non essere agli umani oltre la tomba i mali.92

Dunque alla morte cediamo che il mal non conosce, recando
al travagliato cuore la desïata quiete.

Auguro a te felici, o figlio, i dí dell’Eliso
e a me teco sia dato d’esser felice ancora.96

A te che già libero appari da tutti gli affanni terreni,
a me che stanco attendo l’ora del mio destino.

Ma tu nel cielo ormai già vedi le stelle raggianti,
note a te già da tempo dalla paterna voce.100

Urania di nuovo ti mostra il volto e l’ufficio dei numi,
musa divina Urania, al padre tuo ben nota.

Figlio, il piacere è nato a te dalla morte e già godi
della divina vista e dell’eterna vita.104

Che se alla morte tua dolori ed affanni lasciavi
furon retaggio al padre, furono sorte mia.

Manca del frutto la vita: ché tolta mi fu del mio sangue
la discendenza, sterile albero senza frutto.108

Sola il dolore allevii, Tranquilla, ben degna nipote
del caro nonno e degna figlia di tale padre

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pur mi consolo pensando, che come a te già la beata
vita toccò, del male libera nei secoli,112

presto la via seguendo che tu percorresti, del mondo
vedrò i lucenti tetti verso i confini estremi;

e Dio vedrò, del cielo raccolto in un seno profondo,
lieto vivrò in eterno con la mia moglie cara.116