L'epopea della bonifica nel Polesine di San Giorgio/9

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La tecnologia olandese soccombe al pantano

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Dalla prima menzione, nel verbale della seduta del 20 settembre, l’ingegner Chizzolini assume il ruolo di autentico deus ex machina della bonifica delle Gallare: siccome l’apparecchio che verrà installato sarà imposto dalla sua pervasiva autorità, l’esattezza lessicale imporrebbe di definire l’apparecchio la machina ex deo, attribuendo al nume ingegneristico il potere di creare la macchina piuttosto che alla macchina il potere di fare comparire la divinità. Deliberata la realizzazione del grande progetto, il 15 novembre il diligente ingegner Piccoli si reca in provincia di Venezia, a San Donà di Piave, a verificare, a Cava Zuccherina, l’efficienza dell’apparecchio suggerito, attraverso Pavanelli, da Chizzolini. Le informazioni di cui dispone risultano errate, l’apparecchio non è ancora stato installato, la società costruttrice non ne ha consegnato che il tamburo, ma l’ingegnere che dirige l’installazione, l’olandese Overmars, dichiara a Piccoli che qualunque dubbio potrà essere risolto da Chizzolini, rappresentante in Italia del costruttore.

La Congregazione chiede informazioni sull’apparecchio al Ministero di agricoltura, industria e commercio, che trasmette la richiesta al Ministero degli esteri, il quale incarica, per parte sua, la Prefettura di Ferrara di riferire alla Congregazione che per ottenere le informazioni più sicure sulla “ruota pompa” non è necessario esperire ricerche in Olanda, siccome il costruttore, Van Royen, ha stipulato un contratto di esclusiva con l’ingegner Chizzolini, che è pronto a fornire qualunque ragguaglio sull’apparecchio. La presenza di Chizzolini nei consessi ministeriali è, palesemente, una presenza autorevole.

Dopo le decisioni assunte dalla “commissione straordinaria” il 20 settembre 1871 la bonifica delle Gallare non pare doversi aprire un varco tra pantani palustri, procede su un viale trionfale: il 6 gennaio 1872 la medesima commissione approva il piano finanziario del dottor Malagò, il secondo protagonista, abbiamo annotato, della vicenda, il 16 successivo viene stipulato il necessario mutuo con i banchieri Laudadio Grego di Verona, il 9 marzo viene nominato il direttore dei lavori: il tecnico prescelto è l’ingegner Giuseppe Borsari.

La circostanza più singolare della vicenda appare essere, tuttavia, il viaggio in Olanda per la scelta dell’apparecchio destinato al sollevamento delle acque. Partono per i Paesi Bassi, il 18 aprile 1872, Antonio Malagò, il consigliere Fabbri, l’ingegner Piccoli e, come consulente, un ingegnere dal nome inglese, Whitehead. Sussistendo un palese orientamento verso la “ruota-pompa” di Van Royen, l’apparecchio di cui detiene l’esclusiva per l’Italia Chizzolini, il comitato tecnico si dirige agli stabilimenti del costruttore olandese, che, ricolmo di premure, con sicura padronanza, “data l’influenza nel suo Paese, Cavaliere di vari ordini e reputatissimo”, scriverà Piccoli nella propria relazione, accompagna gli ospiti in una lunga tournée tra polder maggiori e minori, dove il comitato può verificare l’azione di tutti gli apparati idraulici che offrono i costruttori europei, pompe aspiranti, pompe aspiranti e prementi, ruote a palette, viti olandesi, pompe centrifughe. Singolarmente, spiega l’ingegner Piccoli nella relazione che corona il viaggio, l’esame di tutte le apparecchiature diverse conferma l’assoluta superiorità della “ruota pompa” del geniale Van Royen, che congeda gli ospiti italiani certo dell’affare, seppure eviti di affrontare qualunque tema economico, per correttezza, spiegheranno i solerti viaggiatori, verso l’ingegner Chizzolini, al quale ha assicurato l’esclusiva delle vendite in Italia.

Il contratto tra i rappresentanti della Congregazione e il mandatario italiano del costruttore olandese viene stipulato il 24 settembre 1872. Il prezzo pattuito per due caldaie e quattro pompe è 170.000 lire oro, oltre a 17.000 lire di attrezzi di corredo, più 37.000 lire per il trasporto fino a Venezia, o, a scelta del venditore, a Ferrara, restando il tragitto dal porto, o dalla stazione ferroviaria, al cantiere, a carico della Congregazione. Singolarità di un contratto di vendita, il costruttore ottiene, oltre al prezzo, 8.000 lire a titolo di riconoscimento del proprio brevetto, l’intermediario riceve 4.000 lire per le proprie prestazioni ingegneristiche. Assolutamente inequivocabile sulle clausole relative ai propri diritti, Chizzolini ha ottenuto dalla controparte la firma di un contratto ermetico sui tempi di consegna delle macchine. Gli immensi apparecchi giungeranno con ritardi tali da imporre more successive alla installazione.

E’ il 23 ottobre 1874 quando il professor Jacopo Benetti, docente di macchine termiche all’Università di Bologna, effettua il fatidico collaudo. Esito curioso di un incarico professionale, il collaudatore pubblica sulla Gazzetta Ferrarese una serie di articoli encomiastici sulle macchine che ha esaminato. Seppure la documentazione dell’archivio consortile sulla funzionalità delle apparecchiature dopo che i fuochisti hanno avviato le vaporiere sia, probabilmente non per caso, lacunosa, sussistono indizi plurimi di gravi appunti agli amministratori per la scelta effettuata, e le prove di costose riparazioni, persino di modifiche operate alle macchine per riparare difetti originari.

Risultate vane tutte le modifiche, le apparecchiature scelte, in Olanda, dopo la visita a impianti di pompaggio che impiegano l’intera gamma dei modelli prodotti dall’industria europea, sono sostituite, nel 1888, da pompe centrifughe Gwynne. Apparecchiature costate oltre 250.000 lire, versate in oro, hanno imposto, dopo soli quattordici anni dall’installazione, di verificare che le continue modifiche imposte da macchine di progettazione errata obbligavano a oneri maggiori dell’acquisto di macchine nuove. Le Gallare e le valli circonvicine emergono, comunque, nel 1875, dalle acque, assicurando a chi ne affronterà la coltivazione 12.500 ettari di terre che vanteranno un posto tra le più fertili della pianura ferrarese.