L'insegnamento politico-amministrativo/III

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Ed ora che io vi ho esposto del mio meglio le ragioni, gli intendimenti e il carattere di questo nuovo studio, il mio compito, quale direttore del medesimo, sarebbe finito, rimanendo a ciascun insegnante quello di darvi conto in [p. 22 modifica]seguito del suo proprio insegnamento, e del modo che egli stimerà di tenere nel medesimo.

Senonchè io deferisco di buon grado al desiderio dei miei colleghi, e mi affido ancora per alcuni momenti alla cortese tolleranza vostra, a fine di tracciarvi per brevissime linee, e in forma, dirò così, di semplice contorno, quale sia l’assunto proprio dei singoli insegnamenti, e il naturale loro nesso cogli insegnamenti organici della facoltà.

Importa a noi tutti, e prima di tutto, che sia gelosamente evitato ogni appunto che mai potesse esserci mosso di trascendere con aspirazioni scientifiche non ancor bene definite, nè positivamente sancite, i limiti e le esigenze pratiche della didattica, o di usurpare indiscretamente sul campo che già si trovasse attribuito alla altrui competenza.

E ciò potrà pur anco giovare ad illustrazione e commento di quanto vi sono venuto poc’anzi esponendo in via generale, e a riprova del come vi corrisponda il presente sviluppo della scienza.

Avremo una scienza dell’amministrazione, e una scienza delle finanze.

La prima è la scienza che in Germania può attingersi in forma metodica ai testi classici del Mohl e dello Stein, ma che non manca di parziali antecedenti anche fra noi ed in Francia; e basta uno sguardo anche non molto profondo a quei libri, per accertarsi, chi ne dubitasse, se realmente una tal scienza esista, e qual ordine di cognizioni più specialmente comprenda. Io stesso ho avuto altre volte l’onore (or fa quasi venti anni) di esserne titolare presso l’università di Padova; e ricordo questa circostanza all’unico scopo di far meglio comprendere che non si tratta al postutto di una novità.

[p. 23 modifica]La scienza dell’amministrazione sta alla legislazione amministrativa, come la dottrina teoretica sta alla norma positiva; essa è destinata ad indagare i fondamenti e le ragioni del diritto amministrativo, e a sopperire i criteri applicativi per la sua esecuzione; è una scienza razionale delle leggi amministrative, com’esse vanno fatte, intese, applicate; e il costituirne un corso distinto dipende da convenienza di divisione del lavoro scientifico, e stante altresì il genere di studî che in essa particolarmente addimandansi. Poichè spetta ad essa appunto di penetrare nella materia su cui viene a spiegarsi l’azione amministrativa, o (come altri si esprime) nel suo contenuto, e fornire quella cognizione delle cose, e delle loro ragioni, cui poco fa io accennava; ed anzi sta in ciò il primo e sostanziale suo compito, mentre può invece riservarsi al diritto amministrativo tutta la dottrina giuridica dell’amministrazione nei suoi rapporti colla giustizia.

La scienza dell’amministrazione è uscita per gran parte dall’economia politica applicata, e ne mantiene il carattere; ma essa va alquanto più in là, e spazia in un campo assai più vasto di quello della sola e stretta ragione economica. Siamo quindi con essa ad un vero e proprio sviluppo organico nel grande albero nelle scienze di Stato; ad un ramo che oggi ha ragione di contare in modo distinto (non dico separato, o diviso), e prendere il proprio posto didattico in un insegnamento d’indole principalmente applicativo, come vuol essere il nostro.

Le stesse ragioni tengono anche per la scienza delle finanze in rapporto colla economia politica, dal cui ceppo è uscita in forma di applicazione, ma che oggi trovasi costituita in disciplina speciale; nella quale l’aspetto economico [p. 24 modifica]rimane pur sempre il preponderante, senz’essere nemmeno qui il solo in assoluto.

Importa, in particolare, che vi si tenga conto anche di quello che può dirsi l’assetto amministrativo dei servizî; e come sarebbe dei metodi di stanziamento e di esazione dell’imposta, e non soltanto, in via generica, delle ragioni e degli effetti economici di essa. Per esempio, trattando della imposta fondiaria, si desidera un’esposizione tecnico-economica del catasto.

E lascio qui pure ogni questione di limiti; i quali vanno naturalmente segnati in rapporto e di corrispondenza colle altre discipline congeneri. Altro è in ispecie, la finanza che raccoglie i mezzi pecuniarî di cui lo Stato abbisogna per la sua essenziale funzione, ed altro l’amministrazione propriamente detta, l’amministrazione civile, come alcuno la domanda, che studia l’essenza di questa funzione, la qualità e l’ordinamento dei servizi che ne dipendono.

Avremo un corso di contabilità di Stato, destinato a svolgere un tema, che esige una competenza speciale e non potrebb’essere se non a mala pena saggiato nell’ordinario insegnamento di facoltà: — parte anch’esso, se cosi vuolsi, del diritto amministrativo, nell’ampia significazione di questo, e che tocca pure al diritto costituzionale; ma parte naturalmente distinta, e dove si tratta di porgere l’indirizzo ad una intera categoria (essa pure professionalmente distinta) di pubblici ufficî; un corso, intendesi dire, sugli ordini legali ed amministrativi che reggono la contabilità dello Stato, a cominciare dalla dottrina dei bilanci e dei rapporti fra il potere legislativo ed esecutivo in fatto di di essi, e non già sui procedimenti tecnici dell’arte dei [p. 25 modifica]conti: il che non potrebbe entrare nel compito proprio ed immediato di uno studio come il nostro.

Un insegnamento di tal fatta aveva un tempo esistito (come pocanzi indicava) presso le Università di Padova e di Pavia, e vi corrispondeva altresì uno speciale diploma per le carriere contabili dell’amministrazione.

Quello di Pavia venne trasferito dopo il 1859 a Milano; quello di Padova soppresso, come corso ufficiale, dopo il 1866.

L’illustre uomo, al quale un tale insegnamento veniva nello studio nostro affidato, e che per l’alta sua competenza scientifica e pratica prometteva di rendercelo singolarmente proficuo, si trova ora chiamato a più eminente ufficio; ma il corso rimane tuttavia iscritto sotto il suo nome nel nostro programma, come auspicio ed arra di buon successo.

All’insegnamento del diritto internazionale, che già esiste in facoltà, si aggiunge un corso suppletivo di diplomazia e storia diplomatica.

Professata colla necessaria larghezza, la storia diplomatica diviene, per la corrispondente carriera, l’assomiglio di ciò che per la cultura generale sarebbe un corso di storia civile moderna; e la distinzione è anche qui consigliata da ragioni pratiche di tempo e partizione del lavoro scientifico.

Altro è il corso dogmatico di una disciplina, od anco la stessa disciplina professata con metodo storico, ed altro la storia dei fatti e delle istituzioni a cui essa si riferisce; e quest’ultima trattazione non mira in alcuna guisa a scemar importanza e dignità alla prima, ma piuttosto ad accrescerla.

[p. 26 modifica]La diplomazia è la procedura internazionale; e giova, nel caso e per gli intenti nostri, che essa sia commessa a chi deve ritenersene esperto anche per professionale esperienza. Vi potrebbero altresì trovar posto le cause celebri del diritto internazionale, e i rudimenti dello stile diplomatico.

In questi vari corsi si daranno lezioni e si terranno conferenze giusta le norme di ammissione che sono prescritte. Le conferenze comprendono pure il lavoro di ripetizione ed esercitazione; e in quest’ultima forma concorreranno, come diceva, nell’opera del Corso complementare, secondandone lo speciale indirizzo, anche altri insegnamenti che danno le loro lezioni ordinarie in facoltà: cioè, il diritto costituzionale, l’economia politica e la statistica.

Tal è pertanto il nostro programma; e non è tolto che in seguito esso possa in qualche punto modificarsi,secondo che verrà consigliato dall’esperienza. Gli ordini scolastici che ci reggono, sono abbastanza largi e flessibili, perchè molto possa farsi, senza bisogno che loro si apporti alcuna radicale innovazione.

Tuttavia, anche in questa forma alquanto ristretta, e senza presumer troppo di noi medesimi, ci sembra che possa parer buono che siasi tentata la prova; e la circostanza di trovarsi nella capitale, al centro dell’amministrazione generale dello Stato, aggiunge di certo maggior peso a tutte le ragioni che stanno per un insegnamento di questa natura, e può concorrere a farlo meglio apprezzare, ad avvivarne lo spirito, a crescerne l’efficacia.

Noi ci auguriamo, e vogliamo imprometterci, che quest’opera, che oggi s’inizia, non abbia a riuscire del tutto infruttuosa.