L'uomo delinquente/Parte nona/II

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Capitolo II. Fattori ereditari ed etnici.

L'uomo delinquente/Parte nona/I L'uomo delinquente/Parte nona/III IncludiIntestazione 12 maggio 2012 75% Criminologia

Capitolo II. Fattori ereditari ed etnici.
Parte nona - I Parte nona - III

1. Eredità. - 2. Razza. - 3. Malattia.


1. Eredità. — Nella genesi del delitto come di altra forma di degenerazione, interviene come elemento essenziale l’eredità. Questa si chiama diretta se è trasmessa immediatamente da padre in figliò; indiretta se una o più generazioni sono saltate; omologa se si eredita la stessa forma di degenerazione; dissimilare, se l’una e l’altra forma equivalenti di degenerazione fisica e psichica, si sostituiscono: come il delitto, la prostituzione, l’alcoolismo, la pazzia, ecc. Il fatto più importante è che la criminalità dei genitori può essere ereditata direttamente. Il Virgilio trovò il crimine nei parenti, nel rapporto del 26,80%, quasi sempre, come l’alcoolismo (21,77), dal lato paterno, e inoltre nel 6% dei collaterali. — Su 3580 rei minorenni di Mettray, 707 erano figli di condannati, 308 figli di viventi in concubinato, — Le nostre statistiche ufficiali ci danno sui minorenni del 1871-72 un 3% di genitori carcerati. Anche qui il padre rappresenta la peggiore influenza (2,4), in confronto alla madre (0,5): il che si spiega per la minore criminalità, apparente almeno, delle donne. La statistica medesima ci insegna ancora che il 28% delle famiglie dei condannati minorenni aveva fama dubbia e il 26% cattiva: proporzioni che riproducono con molta esattezza quelle date dal Virgilio. — Si è notato che le femmine avrebbero un numero di parenti di fama dubbia e immorali doppio e più dei maschi, specialmente nelle provincie insulari. — Il feroce Galletto di Marsiglia era nipote di Orsolano, lo stupratore antropofago; Dumollard era figlio di un assassino; Patetot aveva il nonno ed il bisnonno nelle carceri; Papa, Crocco e Serravalle avevano avuto il nonno in carcere; Cavallante, il nonno e il padre. La famosa ladra SansRefus era figlia d’un ladro, Comtois, morto nel 1788 sulla ruota, e della ladra Lempave. Ma la prova più importante della ereditarietà del delitto e dei suoi rapporti colle malattie mentali e colla prostituzione viene offerta da uno studio fatto dal Dugdale sulla famiglia Juke e riassunto nelle tavole di pag. 356 e 357. Il capo-stipite di questa sciagurata progenie era un tal Max Juke, beone e donnaiuolo, che nacque circa nel 1720, in tarda età divenne cieco ed ebbe numerosa discendenza. Si vede da questo prospetto la singolare connessione della prostituzione, del delitto e della malattia, perché nella stessa famiglia si hanno: 1° ceppo Max Juke: 77 delinquenti e 142 vagabondi, 18 tenenti postriboli, 128 prostitute, 91 illegittimi, 131 impotenti idioti o sifilitici, 46 sterili. Con costante progressione vediamo i delinquenti, le prostitute e i vagabondi appena rappresentati nella seconda generazione, moltiplicarsi nella quarta e nella quinta. Scemano invece nella sesta e settima, perché la natura nel delitto, come in ogni mostruosità, provvidamente fa seguire alla iniziale fecondità della degenerazione, la sterilità delle madri, la quale qui da 9 nella terza generazione, aumenta a 22 nella quinta, e le morti precoci dei bimbi che aumentano a 300 negli ultimi anni. Altrettanto si verifica negli alberi genealogici dei Chretien, dei Lemaire, dei Fieschi, che sono stati esattamente ricostruiti da me e in quelli pubblicati dal dottor Zeri, nei quali l’aggravarsi progressivo della degenerazione è intensificato dall’intrecciaisi delle parentele tra elementi anomali, per quella affinità elettiva che li congiunge istintivamente l’uno all’altro.
Pazzia nei parenti. — Un certo numero dei parenti di criminali è affetto da alienazione mentale, si ha allora cioè un’eredità dissimilare. Noi su 314 ne abbiamo trovato 7 che avevano il padre alienato, 3 il fratello, 4 la madre, 5 gli zii e 1 il cugino. Gottin, che appiccò il fuoco alla casa del suo benefattore, aveva il nonno pazzo; Mia, il nonno ed il padre; Martinati, aveva una sorella cretina; Goudfroy, che uccise moglie, madre e fratelli, speculando sull’assicurazione della loro vita, aveva la nonna materna e lo zio pazzi; Ceresa, Abbado e Kulmann ebbero pure parenti alienati. Epilessia nei parenti. — Il Cnecht trovò 60 epilettici tra i parenti di 400 criminali. BrancaleoneGribaudo su 559 soldati delinquenti trovò l’epilessia dei genitori nel 10,10%; il Penta, su 184 rei-nati, nel 9,2%. Questa proporzione sale negli epilettici criminali al 46 % secondo Clarke e al 74,6 %, secondo Dejerine.
Alcoolismo nei parenti. — La statistica ufficiale, sopra 2800 minorenni rei del 1871-72, notava il 7,4% dei genitori ubriaconi; i più dei quali, padri (5,3); assai meno frequenti sono le madri; raramente ambidue (0,4). Penta trovò l’alcoolismo nel 27,33 % dei genitori criminali, io nel 20%.
Età dei parenti. — Secondo le ricerche del Marro, nei genitori dei criminali la longevità tende ad essere maggiore che tra i normali e maggiore è anche la loro fecondità. Padri vecchi, al momento della concezione, egli trovò nel 52,9% degli omicidi, nel 40% dei feritori, nel 37% dei truffatori, nel 30% degli stupratori. I figli di padri giovani non sono invece più del 3 % negli assassini, raggiungono il 13,5 nei feritori. La vecchiaia della madre fu trovata nelle stesse proporzioni nelle varie classi di delinquenti, sebbene in cifre alquanto minori.

2. Razza. — Vi sono veramente delle tribù e delle razze date più o meno al delitto. Nell’India v’è la tribù Zacka-Khail, che fa professione di rubare, e quando nasce un fanciullo maschio, ve lo consacra, facendolo passare per una breccia praticata nel muro della casa, cantandogli tre volte: « Sii un ladro ». Viceversa, anche tra i selvaggi, nei quali pure abbiamo visto mancare persino le nozioni del delitto, i Kourubar sono famosi per onestà; essi non mentono né rubano mai, per cui sono scelti a guardia dei raccolti (Taylor). Tra gli Arabi (Beduini), alcune tribù sono oneste laboriose, altre parassitarie, avventuriere, imprevidenti, oziose e con tendenza al furto. Questi dati ci fanno intravvedere che la razza deve influire sul crimine. Però scarsi ed incerti sono i documenti che valgono a dimostrarlo nel mondo incivilito. Noi sappiamo, per esempio, che gran parte dei ladri di Londra sono figli di Irlandesi stabiliti a Londra e che i più abili ladri inglesi son nativi del Lancashire. In tutte le regioni d’Italia vi sono alcuni villaggi, veri semenzai di delinquenti, probabilmente per causa etnica, come Artena in provincia di Roma, Cardè e San Giorgio Canavese in Piemonte, Pergola in Toscana, San Severo nelle Puglie, San Mauro e Nicosia in Sicilia. Il Niceforo, nella sua Delinquenza in Sardegna, ha posta assai bene in rilievo l’importanza che la razza ha nella criminalità sarda. Agli elementi africani ed orientali si deve fondamentalmente la maggior frequenza di omicidi in Calabria, in Sicilia ed in Sardegna; a Colonie albanesi la maggiore criminalità di sangue nelle provincie di Cosenza, di Catanzaro e di Campobasso in confronto delle altre dell’Italia meridionale; ad una colonia di Liguri ribelli antichi la criminalità maggiore di Massa Carrara e ad una di Liburni, feroci pirati dell’Illiria, quella di Livorno. Gli Zingari sono una intera razza di delinquenti, e ne riproducono tutte le passioni ed i vizi: l’oziosità e l’ignavia, l’ira impetuosa, la vanità, l’amor dell’orgia, la ferocia. Assassinano facilmente a scopo di lucro. Le donne sono più abili al furto e vi addestrano i loro bambini. Invece la statistica dimostra negli Ebrei una criminalità inferiore a quella dei paesi nei quali si trovano; vi prevalgono certe forme specifiche di reati spesso ereditarie come la truffa, il falso, la calunnia, e specialmente il manutengolismo e l’usura; rarissimi invece vi sono gli assassini.
Dolicocefalia, brachicefalia. Colore capelli. — Per accertare l’influenza della razza abbiamo voluto vedere i rapporti tra la criminalità e l’indice cefalico. Abbiamo veduto che nelle 21 province in cui prevalgono i dolicocefali la media dei ferimenti e degli omicidi è maggiore del 31 %, mentre la media è di 17. Invece nelle più brachicefaliche la media è di 8 % inferiore a quella generale. Quanto ai furti la differenza è assai minore:

460 per un milione di abitanti sono dolicocefali 360 per un milione di abitanti sono brachicefali 400 per un milione di abitanti sono mesocefali.

Quanto al colore dei capelli, prevale il delitto contro le persone là dove prevalgono i bruni, 12,6% colla Corsica; 9,7 senza la Corsica; mentre i biondi danno il 6,9%.

3. Malattie. Traumi. — Apparentemente e traumi e malattie sono altrettanto importanti quanto l’eredità. Di fatti esse lo sono molto meno, perché le malattie e i traumi possono intensificare e far scoppiare cattive tendenze già esistenti molto più facilmente che provocarle. Esistono però casi non dubbi in cui traumi: cadute dall’alto, meningiti, tifi, o altre malattie che intaccano il cervello hanno provocato la delinquenza in individui dapprima normali. Su 290 delinquenti studiati minutamente 20 avevano subìto traumi al capo in tenera età; tipico un ragazzo che ebbi a curare, di ottima famiglia, di buonissima indole, il quale in seguito a una lesione al capo riportata a 14 anni divenne epilettico, giuocatore e infine ladro e assassino; e un altro che venne a consultarmi, uomo di 50 anni, sempre onesto e tenero della moglie, che era diventato rissoso e feroce, con tendenze quasi irrefrenabili ad uccidere la moglie, in seguito a una gomma sifilitica, curata la quale, egli riprese l’indole antica. Ma questi casi sono rarissimi. La sola malattia che realmente senza altre cause, senza vizi ereditari né d’educazione, né d’ambiente riesca a trasformare un individuo sano in un delinquente, è l’alcoolismo.