La Città dell'Oro/Conclusione

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Conclusione

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Conclusione

Cinque ore dopo don Raffaele, Alonzo ed il dottore, giungevano sulle sponde della savana tremante e s’imbarcavano in un canotto che Yopi aveva fatto preparare per loro.

Il re degli ultimi figli del Sole, se non aveva concesso a quegli uomini bianchi di entrare in quella famosa città fondata dagli Inchi, aveva però voluto dare una prova della ricchezza del suo popolo, poichè nel canotto aveva fatto imbarcare, oltre grande copia di provvigioni, un gran numero di doni: uccelli d’oro massiccio, pesci e piccoli animali dello stesso prezioso metallo, pel valore di cento e più mila piastre.

I nostri viaggiatori, doppiamente contenti di aver salvato le loro vite e di ritornare ricchi, non mancarono alla parola data. Diedero un addio a quei luoghi [p. 363 modifica]abitati dai discendenti degli antichi peruviani e scesero l’Orenoco.

Un mese dopo sbarcavano sani e salvi alla piantagione, ricevuti dal fedele Hara.

Il giuramento fatto non fu rotto e mai più osarono ritornare sull’Alto Orenoco, come a nessun altro confessarono, per lunghi anni, il luogo ove avevano veduto, dall’alto della montagna, quella famosa Città dell’Oro, visitata tre secoli prima da Giovanni Martinez e con tanto accanimento cercata, ma senza frutto, da Quesada, da Barreo, da Domingo Vera, dal cavalier Raleigh e Keymis ed anche da tanti altri audaci esploratori di quest’ultimo secolo. [p. 364 modifica]