La Colonia Eritrea/Parte I/Capitolo I

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Capitolo I

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CAPITOLO I.

(1869-1882)



Acquisto di Assab e adiacenze — Primo atto di sovranità esercitata dall’Italia — Eccidio di Beilul — Incidente di Raehita — Convenzione coll’Inghilterra — Assab dichiarato colonia Italiana.


L’Italia rivolse lo sguardo alle regioni Etiopiche prima ancora che fosse sorta ad unità. Fin dal 1858 tra il conte di Cavour ed il cardinale Massaia furono gettate le basi di un trattato di amicizia coll’Abissinia, rimanendo incaricato di rappresentare il piccolo Piemonte presso Negussiè, allora capo del Tigrè, un certo Antonio Rizzo italiano residente all’Asmara. Ma l’apertura del canale di Suez che cambiò l’itinerario dell’Europa per le Indie, attirò l’attenzione dei governanti anche al Mar Rosso, il quale per la sua posizione e per le condizioni delle sue coste poteva offrire stazioni commerciali e approdi per rifugio e per rifornimento delle navi.

Si è perciò che nel 1869 il Governo italiano presieduto dal Lanza, incoraggiato dalle continue proposte fatte dal professore [p. 2 modifica]Giuseppe Sapeto, già dimorante in Etiopia e fra i Dancali, e spinto anche da un voto delle camere di commercio riunite in Genova, autorizzò il professore suddetto ad acquistare dal sultano Berehan di Raehita la baia di Assab, e l’isola vicina di Damarkiè, per conto della ditta Rubattino, anticipando per tale acquisto la somma di lire 47,000 che gli fu poi restituita.

Tale acquisto cagionò vive proteste dall’Egitto e dalla Turchia, che vantavano su quei luoghi dei diritti di sovranità; per cui il Governo d’allora, temendo delle complicazioni internazionali in un momento in cui si stava per compiere la liberazione di Roma ed infuriava la gigantesca guerra franco-germanica, rinunziò all’idea vagheggiata di stabilire regolarmente il suo dominio sul territorio acquistato, limitandosi a conservare la sua protezione ed i suoi incoraggiamenti al Rubattino.

E così durò fino al 1879 nel qual anno il Governo presieduto dal Cairoli, spinto dal Parlamento e dall’opinione pubblica, fece sbarcare, sulla fine di dicembre e sul principio di gennaio 1880, uomini e materiali ad Assab, collo scopo palesato di impiantarvi uno stabilimento commerciale di deposito per la società Rubattino, la quale frattanto aveva ceduto i suoi acquisti allo Stato, e con quello segreto di assumerne l’effettiva sovranità.

Questo primo atto di occupazione italiana nel Mar Rosso, suscitò diffidenze e controversie coll’Inghilterra, che vedeva di mal occhio un’altra nazione europea attraversare i suoi [p. 3 modifica]disegni sui territori dipendenti dall’Egitto; ma queste diffidenze furono poi vinte con dichiarazioni di remissività del Governo italiano, e specialmente poi quando al Gabinetto Beaconsfield-Salisbury, sottentrava nell’anno stesso a Londra quello Gladstone-Grandville.

Maggiori difficoltà incontrò invece la nostra occupazione da parte dell’Egitto e della Turchia, i quali sollevavano proteste ed opposizioni a tutti gli atti del governo italiano, e specialmente alla nomina di un commissario civile per la piccola colonia, che fu oggetto di non poche controversie. Senonchè nel maggio 1881 accadevano due fatti che dettero una maggiore spinta alla nostra politica coloniale, cioè l’occupazione di Tunisi per parte dei Francesi, e l’eccidio della spedizione Giulietti la quale erasi internata a quattro o cinque giornate di marcia da Beilul allo scopo di aprire una via di comunicazione coll’Abissinia1.

Al Gabinetto Cairoli era succeduto il 29 maggio predetto quello Depretis, col Mancini agli esteri, il quale stabilito coll’Inghilterra un modus vivendi, spiegò verso l’Egitto ed intorno all’eccidio di Beilul un’azione energica. Invocò dal Governo del Kedivè una severa inchiesta da farsi col concorso delle autorità italiane per accertare i fatti e le cause dell’eccidio, e scoprire e punire i colpevoli; e riuscì ad imporla; ma come prevedevasi, essa non ebbe alcun risultato, per la mala fede delle autorità egiziane.

[p. 4 modifica]Le relazioni tra l’Egitto e l’Italia erano quindi già tese, quando ad aggravarle maggiormente concorso un altro incidente.

Il Governo kediviale ostinandosi sempre più a contrastare la legittimità del nostro acquisto d’Assab, per avere in ciò maggior forza ed appiglio, e per prevenire nuovi ingrandimenti dell’Italia, aveva ordinato che dopo l’inchiesta predetta, i commissari egiziani della stessa facessero un viaggio d’ispezione sul territorio di Raehita, allo scopo di affermarvi dei diritti di sovranità, disponendo a tal uopo perchè vi sbarcassero anche delle truppe.

Ma fu pronto ad opporsi energicamente ai predetti disegni il capitano Frigerio, della corvetta Ettore Fieramosca che tenne al largo convenientemente le truppe egiziane; ed il Governo italiano, non solo approvò l’opera sua, ma gli diede ordini categorici e risoluti di impedire lo sbarco a qualsiasi costo, spedendo a tal uopo nelle acque di Suez la nave Affondatore pronta a prestargli aiuto.

Queste energiche misure, più che le note e le rimostranze, valsero a dissuadere il Governo kediviale dalla sua progettata impresa; sicchè alfine vi rinunziò, pur protestando e dichiarando di riserbarsi libertà d’azione per l’avvenire.2

[p. 5 modifica]Alla pacifica soluzione di questo grave incidente concorsero anche i buoni uffici ed i consigli dell’Inghilterra, colla quale veniva poscia stipulato (15 maggio 1882) apposita convenzione che garantiva all’Italia il possesso territoriale e la sovranità sulla baia d’Assab e adiacenze malgrado le riserve e la non accettazione della convenzione stessa per parte dell’Egitto e della Porta.

Così, con legge 5 luglio 1882 il nostro piccolo possedimento africano veniva dichiarato ufficialmente Colonia Italiana.






Note

  1. Giulietti era accompagnato dal sottotenente di vascello Biglieri e da dieci marinai.
  2. Il 20 settembre 1881 tra il R. Commissario civile di Assab cav. Branchi ed il sultano Berehan fu stabilita una convenzione che metteva tutto il territorio di Raehita sotto la protezione dell’Italia coll’obbligo al Sultano predetto di non cederlo a nessun’altra potenza.