La Zecca di Reggio Emilia/Allegati

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Capitolo VII Nicolò Maltraversi
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LA ZECCA

di

REGGIO EMILIA

(Continuaz vedi Fasc. antecedente)



ELENCO DEI SAGGIATORI

(tratto dai Certificati dei saggiatori nell'Arch. di Stato di Reggio Emilia).


Paolo da Correggio, ricordato come saggiatore dal 17 marzo 1543 al settembre del 1545. È forse lo stesso chiamato poco dopo Paolo Cavallario orefice.
Gian Francesco Parolari, subentra nella fine del 1545 ma lavora saltuariamente.
Paolo da Correggio, e saggiatore di nuovo, a periodi, fino all'agosto del 1546.
Gian Francesco Parolari di nuovo, dall'agosto 1546 all'ottobre, in cui subentra
Paolo da Correggio, fino al novembre in cui subentra di nuovo
Gian Francesco Parolari, al quale segue nella carica
Giannantonio Signoretti nel gennaio del 1547: nel febbraio ritorna

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Gian Francesco Parolari che rimane per molto tempo. In sua assenza, il io ottobre 1547 fa saggio in sua vece
Gasparo Scaruffi.
Andrea Bosi, subentra al Parolari dal 5 luglio 1549 al 6 febbraio 1555, in cui subentra
Paolo Cavallarìo, che resta fino all’agosto 1557, nel qual mese abbiamo ancora
Andrea Bosi, fino al gennaio 1565, e poscia saltuariamente con
Paolo Cavallario, fino al 27 agosto 1567, in cui segue
Bernardino Signoretti, fino all’ottobre dell’anno stesso. Ultimo è
Paolo Cavallario, che resta fino al 22 dicembre 1572 data dell’ultimo saggio.


[Arch. di Stato di Reggio. — Comunale,
Carte della zecca: Saggiatori].




Oltre quest’elenco che incomincia soltanto col 1543, da altri documenti dell’Archivio citato risulta che furono saggiatori della zecca di Reggio:

Alberto Caselino, nel 1503, indi con
Tommaso Scarlatino, nel 1508.
Pietro da Cremona, nel 1529. Questi era stato fatto cittadino reggiano nel 30 aprile 1508 (Arch. cit. Provvigioni). Era ancora saggiatore nel 1532.

Il 6 maggio del 1530 l’ufficio di saggiatore fu tolto per economia (Arch. cit. Provvigioni). Vedemmo [p. 331 modifica]che fu poi ripristinato e rimase fino alla chiusura della zecca.

Altri nomi di saggiatori risultano dai capitoli e dai documenti che si uniscono, in appendice.



NOTIZIE DI ARTISTI REGGIANI

addetti alla zecca.


I. Bosi Andrea, orefice e saggiatore. È ricordato per lavori di tenue importanza, nella seconda metà del secolo XVI.

II. Cavallario Paolo, da Correggio, orefice. Fu saggiatore al servizio della zecca reggiana per lungo periodo di anni, cioè dal 1543 al 1572; nel 1543 era però da diciotto anni stabilito in Reggio colla famiglia: e dietro sua istanza il Consiglio Generale, nella seduta del 18 novembre di detto anno, gli conferiva la cittadinanza reggiana, trasmissibile ai discendenti in perpetuo. Dalle carte della zecca non risulta abbia avuta altra qualità che quella di saggiatore. Nelle altre fonti non ho trovato che il seguente mandato in suo favore: " Magistro Paulo aurifici libras sexaginta Imperialium prò eius solutione presentis anni ultimi elapsi ponderandi et bullandi monetas Argenteas „1.

III. Magnani Antonio Maria, argentiere. Oltre esser stato locatario della zecca dei bagattini e forse [p. 332 modifica]incisore dei conii, eseguì alcuni lavori di poca importanza per incarico del Comune. Ricorderemo soltanto che nel 1482 eseguì certi ornamenti in doratura nella torre dell’orologio, ricostrutta con ricchezza appunto in quel tempo. (Arch. di Stato di Reggio. Comunale. — Registri dei mandati, 1482, 1° ottobre).

IV. Dall’Oca Giovanni, orefice. Ricordato per lavori per la Comunità, tutti di poca importanza. Nel 1514 intagliò i conii per i bagattini, come vedemmo.

V. Parolari alias Sforzani Battista, orefice e fonditore. Questa famiglia d’artisti reggiani appartenne alla vicinia di San Prospero di Castello e abitava in via Sant’Agata. Nel 1506-07 Battista Parolari fu rettore dell’Università degli Artisti nello studio di Bologna (C. Malagola, Lo studio bolognese, anno 1506-07).

A lui nel 1497 gli Anziani di Reggio concedevano, dietro sua domanda di far certi restauri nella sua casa e lo stesso permesso gli accordavano nel 1513. La prima volta in cui è fatto cenno di lavori dell’arte sua è nelle Riformagioni del Comune del 1508 in cui trovasi un rogito di contratto per la fabbricazione, da parte del Parolari, di pesi e misure da servire di campione per la Comunità. Nel 1517, sempre d’incarico del Comune, fonde alcune campane da porsi sulla torre di guardia di Porta Santo Stefano, e nel 1525 altre tre per altre porte.

Ebbe quattro figli: Francesco o Gianfrancesco orefice di grido, Cherubino, Benedetto e Girolamo orologiai e orefici (Francesco Malaguzzi, I Parolari da Reggio e una medaglia di Pastorino da Siena, nell’Archivio Storico dell’Arte. Roma, Anno V., 1892, fascicolo I).

[p. 333 modifica]VI. Parolari Francesco, figlio di Battista, orefice. Nacque nel 1487. Nel 1515, per la venuta a Reggio di Giuliano de’ Medici, governatore papale, gli offriva due ricchi piatti d’argento del peso di oncie 192 1|4 da lui lavorati. Fu, poco dopo, addetto alla zecca dove, incominciando da saggiatore, arrivò al grado di Sovrastante. Nel 1533 e negli anni seguenti fuse e lavoro parecchie campane, dietro ordine del Comune. Eseguì lavori di doratura nell’orologio pubblico nel 1536 che era stato eretto con meravigliosi macchinismi dai celebri Rainieri. Nel 1536, arrivando a Reggio il duca Ercole II, accolto con grandi dimostrazioni di testa dalla città, Francesco gli offriva una ricca coppa d’oro col coperchio e con piede d’argento, il tutto suo lavoro. Di tal lavoro l’artista ricevette duecento ducati in oro. Ai gentiluomini al seguito del Duca furono regalate parecchie tazze d’argento, lavorate dallo stesso Francesco che di queste ultime ricevette dal Comune, che aveva ordinati i lavori, lire imp. 366,4 In seguito l’artista eseguì vasetti, oggetti preziosi e lavori minori come è ricordato sovente nei documenti reggiani. Nel 1553 Pastorino da Siena, abitante in Reggio in quell’anno per la fabbricazione dei conii, lo ritrasse in una splendida medaglia, or; presso l’Archivio di Stato reggiano.

Lasciò il suo testamento in data 9 luglio 1557; e in quest’anno era corpore languens. Il Campori dice che fu pure orologiaio, ma non si rinvennero documenti che comprovino la cosa.

VII. Signoretti Alberto, orefice. Nel 1537 i Canonici della Chiesa di S. Prospero estrassero il capo di S. Prospero, una mandibola di S. Venerio e un dito di S. Omobono dai loro tabernacoli, che [p. 334 modifica]avevano bisogno di essere rimessi a nuovo: "et dicta tabernacula dederunt magistro Alberto Signoreto civi et auri fabri Regij ad affectum ea reaptandi et espurgandi ut honorabilius associentur in ornatu arae magnae dictae Ecclesiae a quator candelabris argenteis nuper ere pubblico et privato factis cum insignijs magnificae comunitatis Regij„2.

Quest’artista fu per parecchi anni al servizio della zecca di Reggio, dove nel 1552 lo troviamo conduttore e coniatore di bagattini3.

VIII. Signoretti Antonio, orefice. Dalle molte notizie che di lui ho potuto raccogliere, ho ragione di supporre che desso sia uno dei più splendidi campioni di quella scuola di medaglisti reggiani fiorita dopo la breve permanenza a Reggio di Pastorino da Siena. Ed esso è probabilmente l’autore delle molte medaglie reggiane firmate S. coniate in quel lasso di tempo.

Antonio o Giannantonio Signoretti incomincia ad incontrarsi ne’ documenti nell’anno 1540 come saggiatore al servizio della zecca di Reggio4.

L’anno dopo, 15415, lo troviamo maestro di zecca, e da quest’epoca incominciamo a trovare regolari mandati di pagamento in suo favore.

Nel 1551 i sovrastanti alla zecca lo incaricano di portarsi a Bologna "ad iustificandum et defendendum valorem scutorum„6.

[p. 335 modifica]Nel 1553, ii nostro artista assume l’appalto della zecca reggiana, impegnandosi a tenere aperta l’officina per tre anni, dietro compenso annuo di centoquindici scudi d’oro.

Tre anni dopo il Signorctti è de’ sovrastanti alla zecca reggiana7.

Nel 1559 lo troviamo alla zecca di Novellara i cui Signori avevano allora acquistato il diritto di batter moneta, come riferisce il Davolio nelle sue Memorie manoscritte di Novellara.

Nel 1567 gli Anziani incaricarono il pittore Lelio Orsi di fare un disegno per un vaso destinato al Duca di Ferrara Alfonso II: la fattura del vaso fu commessa ad Antonio Signoretti. Nello stesso anno 1567 gli Anziani lo incaricarono di recarsi a Milano per donativi a personaggi che passavano per Reggio. In quella città l’artista si trattenne 9 giorni.

Nel 1571 il Signoretti assume nuovamente l’appalto della zecca di Reggio. Ecco i capitoli del contratto tra l’artista e la Comunità reggiana:

" 1571 - 9 Luglio.

In christi nomine, anno circumcisionis eiusdem millesimo quingentesimo septuagesimo primo, indictione decima quarta, die nono Julii.

Congregati in loco infrascripto infrascripti mag.ci domini Superstites Cichae Civitatis Regij videlicet:

Mag. Dns. Hippolitus Malegutius legum doctor.
D. Philippus Parisetus
D. Joannes Bap.ta Bosius
D. Lodovicus Fabalis
D. Franciscus Brameus.

Qui ibi presentes agentes nomine magnifice Comunitatis Regij virtute auctoritatis sibi a Senatu Regiensi attribute ad infra ut dixerunt protcstantes primo in aliquo nulle teneri de suo, sed tantum obligare bona dicte mag.ce Comunitatis, dederunt et concesserunt [p. 336 modifica]d.no Jo. Antonio filio quondam d.no Hieronymi de Signoretis civi et aurifici Regiensi presenti ibidem et conducenti prò se, hinc ad triennium proxime futurum inceptum in festo S.ti Petri de mense Junij proxime praeteriti et finiendum ut sequetur, at cudendum in hac civitate Regij monetas aureas et argenteas iuxta conventiones ordines et capitula superinde disponentia iustaque formam Statuti Regij ac etiam cum capitulis infrascriptis:

Capitoli stabiliti dalli magnici signori deputati alla Cecha di Reggio con m. Gioan Antonio Signoretti.

1.° ch’egli debba battere alla lega di Ferrara ogni e qualunque sorta di monete d’argento che tiene onze 11 d. 8 de fino e battere monete da L. 3 l’una et da sol. 30 et da 20 et da sol. 15 a suo beneplacito et de caulotti et columbine a beneplacito solamente delli sudetti sig. ri soprastanti et che serano prò tempore et il simile de sesini et quatrini.

2.° Item che per ogni lib. d’argento debba pagar alla mag.ca Comunità di Reggio sol. due.

3.° Item che battendosi scudi d’oro debba battere della bontà et peso che S. Ecc. ha concesso alla Città di Modona et pagar alla detta Comunità soldi 20 per ogni libra d’oro.

4.° Item ch’esso m. Gio. Antonio debba pagare ogni officiale et soprastanti a detta Cecha secondo il solito et consueto.

5.° Item ch’esso conduttore di detta Cecha debba dare buona et idonea sicurtà di scudi mille d’oro a detta m.ca Comunità, overo ad essi Deputati in nome suo, di osservare legalmente et fidelmente quel tanto che si contiene nelli ordini altre volte stabiliti sopra detta cecha et secondo la forma delli Statuti.

6.° Item che nella fine di detta locatione detto m. Gio. Antonio sia tenuto restituire tutti li ponzoni et altri usuigli che serano consigliati per essi signori Deputati in nome della mag.ca Comunità ad esso m. Gio. Antonio in quello medesimo stato, che gli saranno dati et consigliati et egli sia obbligato a mantenergli del suo, et bisognandone far di nuovo parimente egli sia tenuto a fargli fare a spese sue secondo ch’egli si è esibitio di fare.

7.° Item che in ogni et qualunque caso non piacessero a S. Ecc. le sorti delle monete d’argento et dell’oro che si batteranno in Reggio esso m. Gio. Antonio promette ad essi s.ri Deputati in nome della magnifica Comunità desistere et cessare di battere dette monete d’oro et d’argento senza danno veruno di detta magnifica Comunità overo de’ suoi Deputati a detta Cecca.

[p. 337 modifica] 8.° Item che sia obbligato detto cecchiero dare il ritratto a chi gli havrà dato l’argento overo oro fra il termine di giorni xv almeno o quel tanto tempo che sarà restato d’accordo con quello, che gli avrà datto la materia da battere.

Promittentes dicti magnifici domini superstites dicto nomine dicto domino Jo. Antonio stipulanti dictam locationem ratam habere.

Et hoc quia dictus dominus Joannes Antonius promisit dictis dominis superstibus stipili intibus nomine diete magnifice Comunitatis mihique notario stipulanti pro omnibus elidere dictas monetas arbitrio boni viri et iuxta dictas ordinationes ac capitala et statuta ad que se retulit et solvere et observare ad unguem ut in dictis capitulis ac statutis continetur.

Quam locationem et que omnia et singula sup.ta et infra dicti contrahentes dictis nominibus invicem stipulantes et me notario ut supra stipulante promiserunt ratam et rata habere et non contravenire sub poena dupli qua et qua poena Item reficere invicem sub obbligatione mutua videlicet respectu dictorum dominorum agentium diete magnifice Comunitatis honorum quorumeumque diete magnifice Comunitatis et respectu dicti domini foanis antonij sui ipsius heredum et quorumeumque honorum suorum presentami et futurorum quae bona renuntiaverunt. Juravitque dictus dominus Joannes antonius tantum ad S.ta Dei Evangelia corporaliter tactis scripturis predicta omnia et singula vera fuisse et esse at ca attendere Rogantes.

Actum Regij in domo habitationis dicti mag.ci domini Hippoliti sita in vicinia Cathedralis Regij in camera prope introitimi dietae domus praesentibus domino Jo. baptista Maro notario et Marco Antonio Barillo cursore diete magnifice Comunitatis testibus.

Ego Prosper Gialdinus fil. quondam D. Jo. Antonii pubblicus apostolica et Imperiale auctoritate notarius et civis Regij ac cancellarius predicte Magnifice Comunit itis quia premissis omnibus et singulis licet alterius manu scriptis me aliis occupatus negotiis interfui et de eis rogatus fui hic me in eorundem fidem subscripsi, signumque meum tabellionatus requisitus consuetum apposui.»

Queste altre disposizioni fanno seguito ai capitoli soprascritti:

«Modo che si debbe osservare per li M.ei S.ri soprastanti alla Cecha:

Prima debeno ahvere una cassa con due chiavi bone et ben fatte, de quali una sia di continuo appresso uno de li depositarij, et l’altra apresso il cechiero ma perho di contrarij diversi.

[p. 338 modifica]Et in quella stiano li ponzoni et stampe di qualunque sorta, quanto poi si vora stampare il Depositario dia la sua chiave et il cechiero la sua al stampatore. Uno de li depositari stia presente sempre quando si stampa et seu si lassarà di stampare.

Quando vorasi cessar dal batter moneta il Depositario repona sempre tutte le monete stampate con le stampe ne la predetta cassa et chiavisi bene come di sopra.

Quando sera tempo e bisogno fare il saggio di qualche monette overo argento et oro, alhora uno de li Depositarij trovi uno o due de li Soprastanti prò tempore et li conduca alla Cecha, quale alhora pigliara de la cassa preditta la monetta battuta di quella che si vora fare saggio tanto d’oro quanto d’argento et postagli sopra una tavola mischiandola bene li sopra stanti pigliarano in diversi loghi o tre o quattro del cumulo et tanto quanto alhora parrà honesto et le darano al Depositario, di poi darà al saggiatore quella per numero fia di bisogno pigliando de le dette monette la ratta per ciascuna, il quale fatto chavera il saggio darà di sua mano una police dove si contenera la bontà e la qualità di esse monette dandola al Depositario col saggio fatto, il qual saggio il Depositario lo debba governare sotto bona custodia in uno pico di carta scrivendoli suso il giorno qual fu fatto il saggio e riponerlo.

Quello habbia a stare in essa quando le monete serano ritrovate bone per li soprastanti, li soprastanti si sottoscriveranno le police poi di saggiatori di sua mano.

Et che siano li soprastanti al meno tre quando si vora levar di cecha monete tanto d’oro quanto d’argento.

E più ancora che li Depositari debano pesare le monette tanto d’oro quanto d’argento a libra poi notare quello peso suso uno libro a partita per partita secondo la qualità delle monete, il quale debba stare inchiuso ne la detta cassa.

Di più ancora che ogni sono di monette tanto d’oro quanto d’argento non bone in bontade over in peso sempre si guastino et si rifondino presente al meno uno de li soprastanti»8.

Nell’anno stesso Gian Antonio Signoretti teneva già l’affitto della zecca di Correggio, affitto che durò anni cinque, ed ebbe principio fin dal 4 giugno del 1569, come da rogito Negrisoli del 1 luglio 1571.

[p. 339 modifica]Ed ora ecco i Capitoli tra i Signori di Correggio e quella Comunità da una parte, e il nostro artista dall’altra:

«1.° Che la condotta della Zecca duri per anni cinque prossimi avvenire.

2.° Che M.° Gio. Antonio Zecchiere paghi ogni anno nel fin dell’anno alli sopradetti Signori e Comunità Lire seicento moneta imperiale, cominciando da quel dì che si caveranno di zecca monete stampate per spendersi et non per mostra.

3. Che i detti Signori o Comunità siano obbligati mantenere durante la locazione a M.° Gio. Antonio una casa abile all’arte della zecca, con patto però che il Zecchiere paghi l’affitto di essa.

4.° Che il Zecchiero possa condurre e ricondurre ogni sorta di roba pertinente alla zecca et al vivere e vestire per la famiglia di esso come pei lavoranti, e siano esenti da ogni dazio e da ogni imposta.

5.° Che tutto l’argento, oro, rame, ferro et altra roba pertinente per lavorare in zecca possano entrare ed uscire liberi da ogni dazio.

6.° Che M. Gio. Antonio possa sublocare in loco suo Nicolò Magnavacchi da Modena con la medesima autorità che à nelli presenti Capitoli: et in caso di morte di Gio. Antonio restarvi però coll’istesso obbligo il sostituto.

7.° Che non possano essere sequestrati denari di qualche persona, da chichesia in zecca.

8.° E perchè il Zecchiero spenderà molti denari in far fare li Ponzoni e le Stampe per le monete d’oro e d’argento che s’intende di fare, si dichiara che al fine della sua locazione possa portar via detta Ponzoneria, ma nel caso che entrasse altro Zecchiero debba pagargli tutti i Ponzoni a stima d’uomo perito e purché siano riconosciuti buoni.

9.° Che il Zecchiero debba lavorare a libbra e peso di Bologna del titolo di onde 9, denari 22 d’argeno lino per libbra di moneta; ma perchè si lascia due denari argento al Zecchiero per il calo che fa in diversi modi nel lavorarlo, si riduce in ragione di oncie 9, denari 20 per libbra di moneta fina, che sono Quarti, Bianchi, Giulj, Grossi, i quali tutti saranno di oncie 9, denari 20.

Sopra oncie 9, denari 20 argento fino a lire 5,18

l'oncia, vale L. 58,10
Fattura e rame "     1,10
L. 60,—

[p. 340 modifica]Si caveranno di zecca per ogni libbra:

Quarti da soldi 30 l’uno, num. 40 L. 60,—
Bianchi » 15 » » 80 » 60,—
Giulij " 10 » » 120 » 60,—
Grossi » 5 » » 240 » 60,—

E tutti di oncie 9, denari 20 d’argento fino per libbra.

Sopra oncie 7, 6 d’argento a lire 5,18 per oncia vale. L. 42,15,6
Rame e fattura »   1,15, —
L. 44,10,6


Si caveranno di zecca:
Monete da soldi otto l’una, num. 111 1/4 per libbra di oncie 7,4 L. 44,10
Monete da soldi quattro l’una, num. 223 »    44,10
Sopra oncie 4,2 d’argento a lire 5,18 per oncia vale L. 24,2
Rame e fattura »    1,18
L. 26,—
Si caveranno di zecca:
Monete da Soldi tre l’una, num. 173 1/3 di oncie 4,2 L. 26,—
Sopra oncie 3,6 d’argento a lire 5,18 per oncia vale L. 19, 3,6
Rame e fattura » 1,18,6
L. 21, 2,—
Si caveranno di zecca:
Monete da soldi due, num. in per libbra; e da soldi uno num. 222 di oncie 3,6 L. 21,2
Sopra oncie 1,6 d’argento a lire 5,18 per oncia vale L. 7,7,6
Rame e fattura "    2,1,—
L. 9,8,6
Si caveranno di zecca da oncie 1 denari 4:
Sesini num. 377.
Sopra oncie — , denari 20 d’argento per libbra, vale. L. 4,18
Rame e fattura »    2, 2
L. 7,—
Si caveranno di zecca, di denari dieciotto:
Quattrini, num. 590.
Li Scudi poi devono essere di denari 22 et al campione di Reggio L. 6,18

E per fattura per libbra

»    3, 5
[p. 341 modifica]

Specifica delle Monete

contenute nel rogito della prima locazione

col suo rispettivo peso.


Il Quarto deve pesare carati 48 eguali a grani 192
Il Bianco " " 24 " 96
Il Giulio ossia mezza lira " " 16 " 64
Il Grosso " " 8 " 32
La moneta da soldi 8 " " 17,21 " 69
   Idem — da soldi 4 " " 8,22 " 34
   Idem — da soldi 3 " " 11 " 44 cresc.
   Idem — da soldi 2 " " 9 " 35 "
   Idem — da soldi 1 " " 4 1/4 " 16 "
Il Sesino " " 5 " 20 cal.
Il Quattrino " " 3 " 12 "
Lo Scudo d’oro al taglio di 112 per libbra deve pesare carati 17 4/7 -68,579.


Il Signorotti cessò però dalla sua qualità di Zecchiere del Comune di Correggio nel 1572, e vi subentrò Giulio di Cesare Frassetti per cessione avutane con rogito Negrisoli 9 marzo 1572: il Frassetti continuò fino al 1581 cogli stessi patti e condizioni10.

Antonio Signoretti prestò l’opera sua anche pei privati e per enti ecclesiastici, che tanto spesso in quei tempi si arricchivano di oggetti sacri d’oro e argento, e più d’una volta occorre trovare mandati di pagamento in suo favore. Nel 1568 costruiva, per ordine dei Canonici della Cattedrale di Reggio, coppe e calici d’oro, coadiuvato da un Maestro Luca pure orefice11. Rimase conduttore della zecca reggiana, [p. 342 modifica]come vedemmo, fino alla chiusura definitiva dell’officina, e fabbricò i conii dell’ultima battitura.

IX. Signoretti Bernardino, orefice. Fu saggiatore e addetto alla zecca nel 156712.

X. Signoretti Nicolò, orefice. Fu addetto ai lavori della zecca per più anni ed è ricordato più volte per lavori di oreficeria.

XI. Zacchetti Taddeo, orefice. Il Comune di Reggio si servì più volte di lui per la costruzione di donativi a parecchi personaggi.

La prima volta che trovansi sue notizie è del 1482. In questo anno si pensa a rinnovare la torre del Comune che si ricostruisce nuovamente e attorno alla quale lavorano parecchi artisti.

Tra le moltissime note di spese in questa circostanza trovo:

«Datura fuit Tadeo de Zachetis aurifici ad dorandum per presidentes diete turris L. o s. 12 d. 6.

Item libras vigintiquatuor et soldum unum datum Tadeo de Zachetis pro emendo aurum pro dorando pomum et friciam pro dieta Turri L. 24 s. 1.

Item soldos tres datos dicto Tadeo pro emendo imam bandam pro faciendo coronam aquile que est super turi et pro Banda pro faciendo unum canonem in pomo L. o s. 3.

Item soldos tres pro duobus Bononiniis antiquis factis et stampatis tempore antiquissimo in Civitate Regij positis in ipso pomo de mandato supra stantium ad eternam rei memoriam L. o s. 3.

Item pro piombo posito super turi de suptus pomum deauratum pro conservatone ipsius L. o s. 3 d. 4.

Item pro doratura dicti pomi et pro mercede ipsius Tadei et omnium prefactorum L. 7 s. o d. o»13.

[p. 343 modifica]Nel 1487 gli Anziani del Comune progettarono fare un dono al Capitano di Reggio Filippo di Boccamaggiore, nobile Ferrarese, che governava la città a nome del Duca Ercole. A tale scopo diedero l’incarico all’orefice Taddeo Zacchetti di costrurre quattro ricche tazze d’argento14.

Nello stesso anno gli stessi Anziani diedero l’incarico all’artista di fare altre quattro tazze destinate in dono a M. Gaspare di Basilica Petri pel fatto di Cavriago, dice il mandato. Il fatto fu la distruzione di Cavriago ribellatosi a Reggio: nella cui impresa il detto cavaliere ebbe parte15.

Sempre sotto lo stesso anno trovasi un mandato in favore dello Zacchetti per aver fatte ed ornate due coppe d’argento del peso di due libbre da regalarsi a Giovanni Nicolo Correggi, Notaio e Segretario ducale " in retributione meritorum suorum erga comune tributorum et pro recognitione beneficiorum iam ab eo receptorum et pro hiis quo sperant in futurum ab eo consequi „16.

Nel 1493 troviamo l’artista servire ancora il Comune che gli commette la fabbricazione di altre tazze d’argento destinate a M. Saverio Pinotti17.

Nel 1500 lo Zacchetti diviene zecchiere e si assume la fabbrica dei bagattini coi patti ricordati.

[p. 344 modifica]

PUNZONI DELLA ZECCA


conservati presso il museo civico di reggio18.


  1. — Uomo nudo appoggiato, con cornucopia.
  2. — Scudo estense composto, senza le pezze.
  3. — Stemma di Reggio, con cartocci.
  4. — Testa barbata, a destra.
  5. com. regii scritto in due righe, entro giro di perline.
  6. — Contorno per contenere stemma.
  7. — Testa barbata piccola, a sinistra.
  8. — Testa barbata grande, a destra.
  9. — Contorno per stemma.
  10. — Figura d'uomo in biga in atto di guidare.
  11. — Stemma di Reggio, con cartocci.
  12. — Aquila estense.
  13. — Quattro cavalli veloci, a destra.
  14. — Testa barbata, a sinistra.
  15. — Testa barbata, a destra.
  16. — Scudo estense composto, senza le pezze.
  17. — Testa barbata, a destra.
  18. — S. Grisante.
  19. — Testa barbata a destra.
  20. — Grande ala d'aquila.
  21. — Busto e paludamento per figura ducale.
  22. — Idem.
  23. — Il Cristo colla croce e dal cui costato esce uno zampillo di sangue.
  24. — Grande ala d'aquila.
  25. — Corpo dell'aquila.
  26. — Collo e paludamento per busto ducale.
  27. — Idem. [p. 345 modifica]
(II fila, da destra; i punzoni che seguono sono quasi tutti di piccole proporzioni).

28. — Crocetta ✠
29. — Manico di pastorale (?)
30. — Piccola ala d’aquila (?)
31. — Giglio (?) (piccolissimo e non ben distinguibile).
32. — Braccio di santo benedicente.
33. — Braccio di santo.
34. — Liocorno mancante delle zampe anteriori.
35. — Fregio ornamentale (?)
36. — Zampa d’aquila.
37. — Fregio (?) a S rovesciata (interstizio di leggenda?)
38. — Busto d’uomo in biga con braccio alzato.
39. — Figura di San Prospero, senza testa, in piedi, benedicente.
40. — Ala d’aquila.
41. — Ruote e parte della biga.
42. — Corpo d’aquila, senza le ali.
43. — Aquila senza zampe.
44. — Aquila senza l’ala sinistra e senza zampe.
45. — Gruppo dell’Ercole che solleva Caco, senza le estremità inferiori.
46. — Testa barbata, a sinistra.
47. — Cristo dal cui costato esce uno zampillo di sangue.
48. — Testa barbata, a destra.
49. — Mezza figura ducale, a sinistra.
50. — Parte di paludamento di busto.
51. — Stemma di Reggio a mandorla tronca.
52. — Busto, a destra.
53. — Diamante (?)
54. — Testa, a sinistra.
55. — Liocorno.
56. — Busto con testa barbata, a sinistra.
57. — Santa Daria, in piedi.

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58. — Busto armato, senza capo.
59. — San Prospero, in piedi, benedicente.
60. — Stemma di Reggio, ornato.
61. — Quadriga senza la biga.
62. — Scudo estense composto, senza le pezze.
63. — Testa barbata, a destra.

(Continua).



Note

  1. Arch. cit. — Mandati e liste, 1559, ultimo dicembre.
  2. Arch. di Stato di Modena. — Corporazioni soppresse. — Capitolo di S. Prospero. — Reggio. Miscellanea, fasc. 14, vol. A, c. 18.
  3. Arch. Com. cit. - Rif. 154 2, c. - 141 e Reg. del conto gennaio 1542, c. 98, ecc.
  4. Arch. cit. — Reg. mand. 1540, c. 108 t.
  5. Arch. cit. — Reg. mand. 1541, c. 107 t.
  6. Arch. cit. — Reg. mand. 1551, c. 104.
  7. Arch. cit. — Carte della zecca.
  8. Arch. di Modena. — Zecca di Reggio, 1571 e Arch. di Stato di Reggio. — Carte della zecca.
  9. Questo documento tolgo dall’opera dell’Avvocato Cav. Quirino Bigi: Di Camillo e Siro da Correggio e della loro zecca. Modena, 1870, pag. 50-53.
  10. Op. cit.
  11. Arch. cit. — Opere Pie. — Consorzio Presbiterale. — Amministrazione della Cattedrale, 1568.
  12. Arch. cit. — Zecca.
  13. Arch. cit. — Reg. mand. 1482, 4 ottobre.
  14. Arch. cit. — Reg. mand. 1487, 7 luglio.
  15. Arch. cit. — Reg. mand. 1487, 20 gennaio.
  16. Arch. cit. — Rec. rif., 1487, 17 ottobre.
  17. Arch. cit. — Reg. mand. 1493, 17 luglio.
  18. La raccolta non essendo numerata né i punzoni avendo alcun segno di catalogo, li indico per ordine , incominciando dalla fila più bassa da destra a sinistra, come trovansi presentemente. Presso il Museo Civico di Reggio sono pure altri oggetti della zecca e i calchi in piombo dell'ultima battitura.