La gente di spirito/Atto quinto/Scena nona

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Atto quinto

Scena nona

../Scena ottava ../Scena decima IncludiIntestazione 11 aprile 2011 75% Teatro

Atto quinto - Scena ottava Atto quinto - Scena decima

Ernesto, Lucia.


Ernesto
È inutile... c'è un destino.
Lucia
Che significa tutto ciò?
Ernesto
Massimo doveva battersi col cavaliere.
Lucia
Lo so.
Ernesto
Perché il cavaliere aveva lanciato dei sospetti sul suo conto.
Lucia
Sul mio conto!
Ernesto
Dicendo che lei... o che io... insomma, che quasi mi voleva bene a me. Si figuri. (Le porge la mano. Lucia è commossa). Non si batteranno, però. E Massimo venne poi da me a chiedermi se era vero o no. Non mi tocca la mano?

Lucia gliela porge piangendo.

Faccio il papà di commedia, ma sono contento, sa... e quasi trovo che vale la pena di vivere. Se sapesse come mi guardava ansioso, Massimo! E quanto amore c'era in quella domanda!

Lucia piange.

No, no, no... voglio che mi sorrida, che mi sorrida un momento, che mi sorrida a me. Sarà il mio premio... e poi... io vado via, io parto stasera... per dove... non lo so... ma voglio che mi sorrida, prima... voglio sentirmi dire una volta nella vita... che c'è qualcheduno al mondo che pensa a me... che ci penserà sempre con un po' di affetto... non è vero, signora Lucia... con un poco di affetto...
Lucia

gli stringe le due mani.

Grazie!

Fugge dalla laterale.