La liberazione della donna/VIII

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VIII. Parole al comizio dei comizi

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Si riporta l’intervento della Mozzoni alla Assemblea della Democrazia che riuní l’11 e il 12 febbraio 1881, a Roma, repubblicani, radicali e socialisti per la rivendicazione comune del suffragio universale. Delegata della «Lega promotrice degli interessi femminili», la Mozzoni intendeva ottenere soprattutto una affermazione di principio, come si capisce da una sua lettera ad A. Beccari, direttrice di «La donna», del 10 agosto 1881: «Facciamo in modo che non si possa dire che il Suffragio Universale agitò l’operaio senza svegliare la donna.» Il suo scopo era di carattere politico e non giuridico, data l’occasione; era la saldatura del movimento femminista a quello operaio.

Per questo arrivò, con la consequenziarietà che la distingueva, a notare che piuttosto che dei «diritti del cittadino» si sarebbe dovuto parlare dei «diritti umani». Per la maggior parte i delegati all’Assemblea del 1881 volevano limitarsi infatti a dichiarare i diritti del cittadino (cioè dell’elettore); le donne sarebbero rimaste escluse dalle rivendicazioni in quanto non votavano. Di qui l’insistenza della Mozzoni per una formulazione che non lasciasse adito ad interpretazioni restrittive della rivendicazione del suffragio universale.

Note

  1. Parole di A. Maria Mozzoni rappresentante la Lega promotrice degli interessi femminili al Comizio di Roma nei giorni 11 e 12 febbraio 1881, Roma, Tipografia Artero, 1881.


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