La signora dalle camelie (teatro)/Atto III/Scena quarta

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Scena quarta

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SCENA QUARTA


Duval e Margherita, indi Nanetta.


Duval. La signora Margherita Gauthier?

Margherita. Sono io, signore. A chi ho l’onore di parlare?

Duval. Ad Ernesto Duval.

Margherita. Al signor Duval?

Duval. Sì, signora, al padre di Armando. [p. 55 modifica]

Margherita. Ma Armando non è qui.

Duval. Lo sapevo; ma è a voi sola che vengo a chiedere una spiegazione, ed io spero che mi ascolterete. Mio figlio compromette per voi il suo onore e si rovina.

Margherita. Oh!

Duval. Ve lo ripeto; Armando si rovina.

Margherita. Grazie a Dio, non havvi più alcuno che si ricordi di me, ed io nulla accetto da Armando.

Duval. Ciò vuol dire che mio figlio è tanto miserabile e vile per dissipare con voi quello che ricevete dagli altri.

Margherita. Perdonate, o signore, ma io sono una donna e sono in casa mia, due ragioni che dovrebbero parlarvi in mio favore; il tuono con cui mi parlate non è quello che mi sarei aspettato da un uomo d’esperienza, che ho l’onore di vedere per la prima volta, e...

Duval. E...

Margherita. E voi mi permetterete che io mi ritiri, più ancora per voi che per me stessa.

Duval. In verità, o signora, che quando alcuno si trova alla vostra presenza e vi sente parlare, appena può credere che queste parole siano formole preparate. Mi avevano detto prima di venir qui che siete una donna pericolosa.

Margherita. Sì, o signore, pericolosa, ma per me sola e non per gli altri.

Duval. Pericolosa o no, non è men vero che Armando si rovina per voi.

Margherita. Ed io vi ripeto, o signore, con tutto il [p. 56 modifica]rispetto dovuto al padre di Armando, vi ripeto che v’ingannate.

Duval. Se è come voi dite, che cosa significa questa lettera del mio notaio, che mi avvisa che Armando vuol vendere i beni lasciatigli da sua madre?

Margherita. V’assicuro che, se Armando ha quest’intenzione, l’ha fatto senza prevenirmene, perchè se mi avesse fatta una simile offerta, egli sa che l’avrei rifiutata.

Duval. Però non avete sempre agito così.

Margherita. È vero, ma allora io non amava.

Duval. E adesso?...

Margherita. Oh! in oggi è un’altra cosa... in oggi io ho in orrore il mio passato, e vorrei mi restasse tanto tempo di vita per poterlo espiare... Ascoltatemi, o signore; io so bene che si dura fatica a prestare fede a’ giuramenti di una donna... ma per quanto ho di più caro al mondo, vi giuro che io ignorava quanto ora voi siete venuto a dirmi.

Duval. Eppure bisogna bene che viviate di qualche cosa.

Margherita. Voi mi forzate a dirvi quello che avrei volentieri taciuto; ma siccome innanzi tutto è la vostra stima che voglio acquistarmi, parlerò. Dal giorno che conobbi nostro figlio, poichè un amore così possente non l’aveva mai provato, ho impegnato e venduto gran parte di quello che possedeva: sciarpe, diamanti, gioielli, carrozza e cavalli; e quando poco fa mi dissero che vi era un signore che chiedeva di me, ho creduto fosse un procuratore, che doveva incaricarsi della vendita delle mie mobilie; e se ne dubitate, prendete: voi non s’apporrete che anche questa fosse [p. 57 modifica]una formula preparata, perchè io non m’aspettava al certo di vedervi in casa mia... Ebbene, leggete, o signore, leggete. (Gli dà le carte)

Duval. (legge) La vendita di quanto possedete, coll’obbligo di pagare i vostri creditori e di rimettervi quello che avanza... (Guardandola) Dio mio! mi sarei ingannato?

Margherita. Sì, o signore, voi vi siete ingannato, o piuttosto vi hanno ingannato; però, è vero, io sono stata pazza... Il mio passato è triste, ma da che amo darei metà del mio sangue per cancellarlo. Oh! per quanto v’abbiano detto di me, per quanto siate mal prevenuto a mio riguardo, non credetemi tanto colpevole; compiangetemi piuttosto, perchè forse lo merito. Amo Armando, sono tre mesi che l’amo e sono felice; voi che siete suo padre, dovete essere buono come lui, ed io ve ne supplico; non parlate male di me in sua presenza; egli che vi ama tanto vi crederebbe, ed io pure vi amo di già, perchè siete suo padre.

Duval. Perdonate, o signora, il tratto incivile che usai verso di voi nel presentarmi in casa vostra; io non vi conosceva ed ignorava quali nobili sentimenti chiudete nel fondo del vostro cuore... io arrivava sdegnato pel lungo silenzio di mio figlio e per la sua ingratitudine, della quale accusava voi sola. Ve ne chiedo perdono.

Margherita. Quanto siete buono!

Duval. Ed è in nome di questi nobili sentimenti che io vengo a chiedervi, per la felicità di mio figlio, un sacrificio forse più grande di quello che avevate fatto.

Margherita. Mio Dio!

[p. 58 modifica]Duval. Ascoltatemi bene, o signora, e non prendete in sinistra parte quello che sono per dirvi.

Margherita. Oh, signore, tacete, ve ne prego. Voi volete al certo chiedermi qualche cosa di terribile... forse più terribile di quello che potrei immaginarmi. Oh! lo veggo, era troppo felice!

Duval. Margherita, non è già un giudice quello che ora sta dinanzi a voi; non è già colla collera sulle labbra che io vi parlo in questo momento, ma è un padre che viene a chiedervi una grazia, che a mani giunte vi scongiura di fare la felicità de’ suoi due figli!

Margherita. De’ suoi due figli!

Duval. Sì, Margherita. Ecco quello che mi conduce a voi. Io ho una figlia giovine, bella e pura come un angelo. Ella ama un gentiluomo ed è del pari riamata. Il matrimonio è stabilito fra le nostre due famiglie; ho scritto tale determinazione ad Armando; ma egli, occupalo soltanto per voi, non ha ricevuto le mie lettere. Avrei potuto morire, senza ch’egli l’avesse saputo. Or bene, mia figlia, la mia povera Rosa sta per entrare in una nobile famiglia che pretende che nulla vi sia di contaminato nella mia. Il mondo ha le sue esigenze, ed il mondo di provincia in ispecie. Per quanto onesta voi siate agli occhi d’Armando, ai miei fors’anche, non lo siete però agli occhi del mondo, che non vedrà in voi che il vostro passato, e che vi chiuderà spietatamente le porte. La famiglia dell’uomo che sta per divenire mio genero ha saputo il tenore di vita d’Armando; egli mi dichiarò di ritirare la sua parola, se Armando non promette di lasciarla. L’avvenire di una fanciulla che non v’ha [p. 59 modifica]fatto alcun male può essere spezzato da voi. Margherita, in nome del vostro amore, accordatemi la felicità della figlia mia.

Margherita. Sì, vi comprendo, un tale sacrificio da parte mia è necessario... Io lascerò Parigi, mi separerò da Armando per qualche tempo... ne soffrirò, ma poco importa, purchè voi nulla abbiate a rimproverarmi. D’altronde, la gioia, la speranza del ritorno mi faranno dimenticare il dolore della separazione. Voi gli permetterete almeno che mi scriva qualche volta, e quando sua sorella sarà maritata.

Duval. Grazie, Margherita, di questa vostra abnegazione, ma non è già questo che io veniva a domandarvi.

Margherita. No? mio Dio! e cosa potete chiedermi di più?

Duval. Parliamoci francamente, Margherita; e giacchè vi veggo sì bene disposta, compite il vostro sacrificio... Un’assenza momentanea non basta...

Margherita. Voi volete dunque che io lasci per sempre Armando?

Duval. È necessario.

Margherita. Giammai, o signore. Separarmi da Armando sarebbe più che ingiustizia, sarebbe un delitto!... sì, un delitto, perchè voi ignorate che io sono affetta da una malattia mortale che mi strugge e mi consuma... e che se in tal modo mi separassi da lui, non potrei sopravviverne al dolore; ne morirei!

Duval. Calmatevi, buona fanciulla, e non esagerate le cose. Voi siete giovine, siete bella, e prendete per una malattia gli strapazzi d’una vita agitata... Accertatevene... voi non morrete sì presto; vi chiedo un sacrificio enorme, lo comprendo, ma che però siete [p. 60 modifica]fatalmente forzata a compiere. Ascoltatemi: voi non conoscete che da tre mesi Armando, entrambi vi amate, ed al momento in cui vi parlo dareste volentieri la vostra vita piuttosto che rinunciare a quest’amore. Ma pazzi entrambi! alla vostra età il cuore può forse prendere un partito definitivo?... non cangia forse ad ogni istante di affezioni? è con lo stesso cuore che il figlio ama i suoi parenti più d’ogni altra cosa, lo sposo ama sua moglie più de’ propri parenti, e il padre adora i suoi figli più dei parenti... della moglie... più di tutto. La natura è esigente, perchè è prodiga. Volete voi conoscere la realtà di questo sogno che da tre mesi vi predomina?... di questo sogno che, dissipandosi, squarcerà dinanzi a’ vostr’occhi una terribile realtà?

Margherita. Parlate, o signore, parlate.

Duval. Voi siete pronta a sacrificar tutto per mio figlio; ma qual sacrificio potrà egli offrirvi in contraccambio del vostro? Egli vi amerà finchè siete giovine e bella, ma quando i vostri begli anni passeranno, che ne avverrà? O sarà uno sconoscente, e gettandovi sul viso il vostro passato, vi lascerà dicendo che non fa che quello che hanno fatto gli altri; o sarà onesto e vi sposerà. Questo legame che non avrà avuto nè l’onore per base, nè la religione per appoggio, nè la famiglia per risultato, sarà sorgete d’infinite sventure, poichè, esposto alla taccia del mondo che lo condannerà, quale ambizione gli sarà permessa, qual carriera gli sarà aperta, qual consolazione avrò io da mio figlio, dopo essermi sacrificato per tanti anni alla sua felicità?...

Margherita. Oh!

[p. 61 modifica]Duval. Contemplate allora la vostra vecchiaia, la solitudine a cui sarete condannata, il disprezzo a cui sarete soggetta, le umiliazioni che dovrete soffrire. Allora quale dolce rimembranza del vostro passato? qual bene avrete operato? Margherita, sonvi delle crudeli necessità nella nostra vita, contro le quali si spezzano le nostre idee se tentiamo lottare. Voi e mio figlio dovevate seguire due strade diametralmente contrarie; il destino le ha unite per un istante, ma la ragione, subentrando, deve spezzare questa casuale unione e ritornarle allo stato di prima. Nella vita che volontariamente vi siete imposta, voi non avete pensato alle conseguenze. Oh! credetelo. Margherita, esse sarebbero terribili per voi. Verrà un giorno in cui andrete superba di quello che oggi avrete fatto; è un padre che vi parla, un padre che conosce il mondo ed i suoi pregiudizii, e colle lagrime agli occhi vi scongiura di contribuire alla felicita dell’unica sua figlia.

Margherita. (quasi a sè stessa) Per quanto dunque sia intemerata, la mia vita avvenire, la creatura che ha errato non si rialzerà più? Dio, forse, giusto e clemente, le perdonerà, ma il mondo la colpirà d’anatema? infatti qual diritto hai tu, donna perduta, di pretendere un posto che è devoluto all’onore? tu ami un giovine che appartiene ad una famiglia distinta, onorata; l’hai amato povero e abbandonato... Ebbene, che importa?... bella ragione!... per quante prove tu potessi addurre di quest’amore, non ti si crederebbe, perchè tu hai sempre ingannato... ed è giusto... A che ci vieni tu a parlare di cuore e di avvenire! volgi lo sguardo al tuo passato: qual’è quell’uomo che vorrà [p. 62 modifica]chiamarti sua moglie?... qual fanciullo che non arrossirà chamarti sua madre? sì, o signore, quanto ora mi dite, io l’ho più volte ripetuto a me stessa e con terrore; ma siccome era sola a dirmelo, mi forzava a non crederlo e rifuggiva da questa spaventevole idea. Voi me l’avete suggerito, deve dunque esser vero, poichè voi non sareste capace di mentire; vi obbedìrò dunque... Voi mi avete parlato in nome di vostra figlia... di vostra figlia pura ed innocente... ebbene, o signore, voi direte un giorno a questa bella nobile fanciulla, perchè è a lei sola che io sacrifico la mia felicità: voi le direte che v’era una povera donna, che non aveva che un pensiero, una speranza in questo mondo, e che all’invocazione del suo nome, questa donna ha rinunciato a tutto, ha spezzato il suo cuore ed è morta... sì, perchè io ne morrò, o signore, ed allora forse Iddio mi perdonerà.

Duval. Povera donna!

Margherita. Ora ditemi che cosa debbo fare; io sono pronta.

Duval. Bisogna dire ad Armando che voi non lo amate più.

Margherita. (sorridendo) Egli non mi crederebbe.

Duval. Bisogna partire.

Margherita. Mi seguirebbe.

Duval. Allora...

Margherita. Ascoltatemi, o signore. Credete voi che ami Armando, che l’ami d’un amore disinteressato?

Duval. Sì, Margherita.

Margherita. Credete voi che di quest’amore io ne abbia fatto il sogno, la speranza, il perdono della mia vita?

[p. 63 modifica]Duval. Sì, Margherita, lo credo.

Margherita. Ebbene, o signore, stendetemi la vostra mano, come la stendereste a vostra figlia, ed io vi giuro che prima di otto giorni Armando sarà tornato presso di voi, forse addolorato per qualche tempo, ma guarito per sempre!... e che non saprà mai nulla di quanto è ora passato fra noi.

Duval. Voi siete una nobile fanciulla, o Margherita, ma io temo...

Margherita. Non temete di nulla, o signore; egli m’odierà. (suona e viene Nanetta) Dite alla signora Duvernoy che io l’aspetto.

Nanetta. Sì, o signora, (esce)

Margherita. Ora vi chiederò una grazia.

Duval. Parlate.

Margherita. Fra poco forse una grande sventura sta per accadere ad Armando... per sorpassare questa terribile crisi, avrà bisogno d’un cuore che comprenda il suo dolore e lo consoli.

Duval. Io non mi allontanerò da Anteuil; in quel momento sarò qui vicino a lui e lo consolerò... Ma che farete voi?

Margherita. Se io ve lo dicessi, o signore, vostro dovere sarebbe quello d’impedirmelo.

Duval. Allora ditemi almeno che potrò io fare in contraccambio d’un tale sacrificio?

Margherita. Voi potrete, quando io sarò morta, e che Armando maledirà alla mia memoria, voi potrete dirgli che io l’amava, e che per la felicità della sua famiglia ho rinunciato a lui... Ora addio, signore.. addio. (Duval esce)