Ladin! 2013/3

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Giuseppe De Sandre

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Colonbo Maria Giuditta Palatini in Concina, sanvitese, scrive dall’Ungheria
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Giuseppe De Sandre Colonbo Maria Giuditta Palatini in Concina, sanvitese, scrive dall’Ungheria Storie ottocentesche di San Vito raccomandate, pure a Vincenzo Pascal, come amico, ma nulla si ebbe per risposta, dal mio fratello Davide anche così, senza poi poter sapere per parte di nessuno se questi vivono ancora.

Queste cose mi sonno dispiacentissime nel considerare come nel nostro paese abbia da sussistere presso a me una così rara ostinazione senza un motivo datto nei tempi miei, ispecialità dai parenti più caldi che io li ho sempre amati, ebbenché lontana li ho sempre in mente, il mio paese poi quanto lo ricordo parmi confortare da me stessa, per questo ogni qual tempo penso scrivere or ad una persona, ora all’altra per non tediarli, come Carissimo Signor Bortolo!

Nagy Varad li 30 Gennajo 1894 Dopo un sì lungo silenzio fra noi, ho deciso oggi tornare ad incomodarla con questa mia lettera pregandola prima di tutto a volermi perdonare di questa mia libertà, di fargli sapere lo stato di buonissima salute di noi tutti, sperando il simile di Lei e di tutta la cara sua famiglia.

Resto poi molto marevigliata in me stessa, il non avere mai potuto avere notizie dai miei parenti da S. Vito, che tanto avrei desiderato il sapere da questi, per quante volte ho scritto anche alla famiglia del barba di quei Delotto in lettere ora faccio con Lei Signor Bortolo, tanto generoso come mi fu in altre circostanze che non dimenticherò mai, forsi spero che non mi vorrà anche questa lasciare addietro coll’ascoltare queste linee di dirmi come la è in S: Vito qualche cosa dei miei parenti per esempio del barba Simeone, del barba Bortolo e sua famiglia, di quella di quei delotto, della di Lei famiglia, se mio fratello Davide è in patria oppure dove si trova, poscia ancora se possibile sapere come sonno colegate le faccende della mia povera casa, credo che sarà ancora tutto nella posizione di prima, il tuttore del Davide in mancanza di quest’ultimo avrà disposto intanto Lotto l’ameda Rachella, Vincenzo Pascal con la sua famiglia ed Vido Monego

addio

Sua obbligatissima

Concina Giuditta Nagy Varadon Kiss: Magij Utiza 287 Szam

Dalle carte di famiglia spunta questa lettera, datata fine Ottocento, che proviene dall’Ungheria. Il destinatario è Bartolomeo De Sandre, all’epoca segretario del Comune di San Vito; l’identità della mittente, per contro, rimane a lungo da scoprire, anche dopo che sono stati consultati gli anziani delle famiglie da lei menzionati come parenti, ai quali il cognome Concina risulta sconosciuto. Ne viene a capo, dopo una laboriosa ricerca anagrafica, il dottor Matteo De Monte, attuale Vicesindaco del comune. Si tratta di Maria Giuditta Palatini Coleta, figlia di Giovanni Battista e di Maria Teresa Palatini Carlo, nata a Resinego di San Vito di Cadore il 18 settembre 1848, la quale sposa il 19 febbraio 1874 Beniamino Concina, figlio di Antonio e Anna Cristofoli, nato a Sequals (Udine) il 21 luglio 1838, residente in Santa Giustina (Belluno), brigadiere dei Carabinieri. Gli sposi vanno a abitare a Venezia, Sestiere di Dorsoduro, Parrocchia di Santa Maria del Rosario numero 136.

Lo documenta l’atto di nascita (12 novembre 1874) del loro primo figlio Umberto Emilio, steso da “Pietro nobile dottor Cavalier Veronese, Segretario Capo Divisione Ufficiale di Stato Civile” (tutte coll’affittare o dar a godere i fondi ai creditori in maniera di tenere le cose intatta perché il possessarsi direttamente non lo credo, sino anche vivono gli eredi, qui nessuno ci ha chiamato ec. ec. infatti noi qui non sappiamo niente come la sia. In quanto alla mia famiglia, mi trovo tanto bene, i miei figli mi anno datto la consolazione fin ora nel vederli così buoni e così bravi l’Umberto poi come più maggiore a datto a me tutta la vita non amo altro a questo mondo di avere solo quello così posto l’occhio, e lo scudo di tutti noi per la sua fina diligenza in famiglia e fuori, lo specchio di tutti i suoi compagni, egli è così istruitto su cinque lingue tiene giornalmente ripetizioni private ai primi signori, compone discorsi e poesie da se solo, fu chiamato giorni or sonno in una festa commemorativa di un scrittore ungherese al cospetto di tutti i professori delle Tecniche ed a tenuto il primo discorso, che li giornali pubblici lo hanno così benemeritato ora sta nell’ultimo anno cioè nella ottava classe, nel prossimo giugno farà la matura, poscia passarà alla università di Bologna, cosa questa che viene biasimata da tutti i signori Ungheresi, perché dicono che qui egli potrebbe ottenere una buona piazza; ma egli come sangue Italiano dice che vuole servire non altro che in Italia, e noi poveri genitori bisogna che supplimo a tutto. Altro non mi resta che salutarlo caldamente unita alla mia famiglia e tanto la di lei moglie nonche se avesse combinazione il barba Simeone con la sua famiglia, la famiglia del barba de maiuscole), il quale raccoglie la dichiarazione del padre, “Impiegato presso il cinquantunesimo Distretto Militare (ancora maiuscole), qui residente, alla presenza di Saguì Tommaso fu Giovanni offelliere e di De Lotto Bernardo di Antonio offelliere (questa volta minuscole), maggiori di età qui residenti testimoni scelti dal dichiarante”, di evidente provenienza e mestiere cadorini.

Non si sa quando e come Giuditta, che risulta rientrata a San Vito nel 1878, sia poi emigrata, con i figli, a Nagy Varadon (o Nagyvàrad), in italiano Gran Varadino, nella Transilvania, regione storica della Romania che ha subito flussi migratori e dominazioni da parte degli ungheresi, all’epoca inclusa nel Regno d’Ungheria. La nostra emigrazione nei paesi danubiani era, all’epoca, limitata ad uomini impegnati nell’esecuzione di ferrovie (Eisenbahn, in gergo l isinpòn o l esinpòn), i quali rientravano in patria a fine stagione.

Nel caso che ci riguarda, invece, ci troviamo alle prese con una famiglia stabilmente residente, del cui capo, che con ogni probabilità è rimasto in Italia legato al proprio servizio, non si fa cenno, mentre la madre, che appare donna decisa e fattiva, si rivela in grado di mantenerla con l’aiuto dei figli, già abbastanza grandi. L’inconcussa sua fiducia nelle capacità di successo del maggiore di loro, quale si prospetta in ragione degli ottimi risultati scolastici, rivelano un’alta tensione emotiva, che

ma di licenza della Scuola Reale di Gran Varadino (Ungheria); si è laureato in matematica il 21 giugno 1899 con voti 102/110, discutendo la tesi “Studio sulle proprietà metriche e focali delle quadriche in uno spazio euclideo ed ad enne dimensioni” (non è annotato il nome del relatore); inoltre nel biennio 1896/1897 e 1897/1898 ha frequentato la Scuola di magistero presso l’Università, ottenendo l’idoneità all’insegnamento della matematica nelle scuole secondarie; è stato, infine, nell’anno accademico 1900/1901, assistente nella facoltà di Scienze (di algebra e geometria analitica, aggiungiamo noi). Il suo percorso bolognese si ferma qui, anche se un seguito si riscontra nelle successive sue due pubblicazioni, curate dalla locale editrice Zanichelli, dal titolo: “Lezioni di geometria descrittiva di Federigo Enriques” e “Guglielmo Marconi e la telegrafia senza fili”. È da ritenere che, avvalendosi della conseguita abilitazione, si sia dedicato all’insegnamento della matematica nelle scuole secondarie, mantenendo un piede anche nell’università, come assistente (volontario) per un solo anno, al termine del quale (26 ottobre 1901), si registra il suo matrimonio, ad Ancona, con Regina Bosio, dal quale nasce Carlo. A questo punto non vi sono tracce, da cui poter desumere le sedi in cui abbia insegnato, oltre a quella della sua ultima residenza, che risulta essere La Spezia, quando, il 13 agosto 1929, muore a Borgo può apparirci alquanto sopra le righe, ma che è giustificabile per una persona che sta conducendo da sola, senza incertezze, un’orgogliosa battaglia. Umberto è “lo scudo di tutti noi per la sua fine diligenza in famiglia e fuori, lo specchio di tutti i suoi compagni [...] tiene giornalmente ripetizioni private ai primi signori, [...] fu chiamato giorni or sono in una festa commemorativa di uno scrittore ungherese al cospetto di tutti i professori delle Tecniche ed ha tenuto il primo discorso […] nel prossimo giugno farà la matura, poscia passerà alla università di Bologna, cosa questa che viene biasimata da tutti i signori ungheresi, perché dicono che qui egli potrebbe ottenere una buona piazza...”. In quest’ultima frase, di apparente rassegnazione all’ardita scelta di lasciare un posto sicuro per un’avventurosa esperienza italiana, c’è tutto il compiacimento della valorosa donna, la quale sembra chiedere al lettore di spostare l’attenzione da lei al figlio prediletto, certa che il programma sarà attuato. E l’ateneo, sollecito nel rispondere alle richieste di informazione, come si conviene al suo ormai millenario prestigio, ce ne dà conferma. Infatti, l’addetta alle relazioni pubbliche dottoressa Daniela Negrini, fattasi estrarre le carte dall’archivio, riferisce che Umberto Concina, nato a Venezia il 12 novembre 1874, si è iscritto alla Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali proprio nel 1894, presentando a corredo della domanda il diploVal di Taro (Parma), a soli cinquantacinque anni. A noi piace pensare che, durante questo trentennio, il professor Umberto Concina, il quale “come sangue Italiano, dice che non vuole servire altro che in Italia, e noi poveri genitori bisogna che suppliamo a tutto”, abbia avuto modo di tradurre in atto, a beneficio dei prescelti suoi connazionali, tutte le capacità preannunciate in gioventù, ripagando i sacrifici e le attese della generosa madre, la quale, sapeva sempre trovare il tempo di pensare, oltre che a lui, a tutti di famiglia, anche a quelli lontani, rimasti a S. Vito, in particolare al fratello Angelo Davide, di parecchi anni più giovane. Sottoposto a tutela, riguardato come un altro figlio, lei chiede ansiosamente “se è in patria oppure dove si trova”, così come le interessa, in questo secondo caso, sapere se “il tuttore del Davide in mancanza di quest’ultimo avrà disposto intanto coll’affittare o dar a godere i fondi ai creditori in maniera di tenere le cose intatte perché il possessarsi direttamente non lo credo, sino anche vivono gli eredi, qui nessuno ci ha chiamato ec. ec. infatti noi qui non sappiamo niente come la sia”. Davide è già negli States, sposato, con tre figli: alla sesta ed ultima darà il secondo nome della sorella. La protagonista rimane, in ogni caso, lei, Giuditta, coraggiosa come le richiede il biblico nome che porta (nomen, omen!), ostinatamente legata, nonostante tutto, ai suoi parenti ed a S. Vito (ebbenché lontana li ho dando a risiedere a Catania ed a morire il 7 settembre 1909, decide di abitare per qualche tempo nella stessa città ligure in cui vive Umberto, e poi, quando anche lui non c’è più, sempre in mente, il mio paese poi quanto lo ricordo parmi confortare da me stessa), la quale, mentre la figura del marito, il brigadiere Beniamino, appare sfilarsi dal suo e dal nostro orizzonte, andi rientrare, nel 1930, a Venezia per chiudere, proprio là dove aveva avuto inizio, la travagliata e dignitosa vicenda familiare cui ha dedicato tutta se stessa.


L’anno milleottocentosettantaquattro oggi quindici novembre ad un ora pomeridiano nel palazzo comunale di Venezia. Dinnanzi a me Pietro nobile dottor Cavalier Veronese, Segretario Capo Divisione Ufficiale di Stato Civile per atto diciannove Giugno anno scorso, è comparso Concina Beniamino fu Antonio di anni trentasei, Impiegato presso il cinquantunesimo Distretto Militare, qui residente, con domicilio a Sequals Provincia di Udine, il quale dichiara che a dodici ore meridiane del dodici corrente Novembre gli è nato un bambino di sesso maschile dalla di lui moglie Palatini Maria Giuditta, chiamata Giuditta, fu Giovanni Battista di anni ventisei attendente alla famiglia, seco lui domiciliata e nella casa di loro abitazione posta in Venezia sestiere di Dorsoduro Parrocchia Santa Maria del Rosario numero centotrentasei, al qual figlio da i nomi di Umberto Emilio. Ho dispensato dalla presentazione per essere il bambino indisposto accertatomi della nascita mediante dichiarazione della levatrice.

Quest’atto è steso alla presenza di Saguì Tommaso di Giovanni offelliere e di De Lotto Bernardo di Antonio offelliere, maggiori di età qui residenti testimoni scelti dal dichiarante, i quali previa lettura si sono meco e con lo stesso sottoscritti. Firmato: Concina Beniamino, Sagui Tommaso, De Lotto Bernardo, Pietro Veronese Concina Umberto nel 26 ottobre 1901 ha celebrato matrimonio con Bosio Regina nel comune di Ancona il cui atto fu inscritto nel relativo registro di matrimonio al numero 178 parte I.

Atto di Nascita
Comune di Venezia - Numero 1706
CONCINA Umberto
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Sezion 1 • Articole scientifiche
Famiglia Concina Beniamino - CONCINA Beniamino di Antonio e Cristofoli Anna, nato a Sequals (Udine) il 21.7.1838, Brigadiere
dei Carabinieri, emigrato a Santa Giustina (Belluno) il 26.2.1873, a Venezia il 5.1.1874, ultima residenza
Catania, morto il 7.9.1909;
- PALATINI Maria Giuditta Coleta di Giovanni Battista e Palatini Maria Teresa Carlo, nata a Resinego
di San Vito di Cadore il 18.9.1848, emigrata a Sequals il 19.2.1874, ad Asti nel 1906, a Venezia il
22.5.1930, deceduta a Venezia il 14.11.1938.
Dal loro matrimonio (19.2.1874) nascono:
1) Umberto Emilio nato a Venezia il 12.11.1874, coniugato il 26.11.1901 ad Ancona con Bosio Regina,
deceduto a Borgo Val di Taro (Parma) il 13.8.1929 (ultima residenza La Spezia). Figli: 1) Carlo.
2) Cesare nato a Venezia il 1.6.1876, coniugato con Simionato Augusta (Zianigo di Mirano, Venezia,
6.2.1882 - 27.11.1957), deceduto il 4.9.1954. Figli: 1) Napoleone (Venezia 25.10.1907 - 24.11.1907),
2) Costantino (Venezia 15.8.1908 - 4.2.1969), 3) Beniamino (Venezia 12.3.1910, emigrato a Padova
il 22.9.1993), 4) Pietro (Venezia 5.9.1913 - 18.7.1915), 5) Cesare (Venezia 18.11.1914 - 2.5.2005),
6) Maria (Venezia 25.6.1918 - 25.2.1989), dalla quale ultima nasce Grasso Vito (Venezia 16.4.1945,
emigrato ad Acireale, Catania, 1.8.1945);
3) Emma Anna Caterina.
Famiglia Palatini Giovanni Battista «Coleta» e Palatini Maria Teresa Carlo
- Maria Giuditta, nata il 18.9.1848
- Bortolo Antonio, nato il 27.1.1854
- Angelo Davide, nato l’11.3.1863
Famiglia Palatini Angelo Davide «Coleta» (11.3.1863, New York 21.4.1915)
e
Fiori Maria Maddalena «Cuco»
di Giovanni Andrea e Salvador Francesca
(Resinego 21.10.1864, Passaic N.J. 8.5.1931), coniugati il 14.2.1887
Figli:
- Maria Teresa, San Vito 16.10.1887
- Giovanni Battista, Pennsylvania 19.6.1891
- Teresa Vittorina, Denver, Colorado, 25.2.1893
- Ruggero, Denver 18.1.1895
- Olivia Basilia Marina, Passaic N.J., 26.2.1901
- Colomba Giuditta Angiolina, New York 14.9.1903.