Le confessioni/XV

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XIV XVI


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XV.


Quante volte invidiai ai contadini la loro ignoranza, la loro incapacità di leggere e scrivere! In questi articoli di fede che per me non [p. 85 modifica]avevano senso alcuno, essi non vedevano nulla di menzognero. Essi potevano accettarli, credere nella verità, in quella verità nella quale io pure credevo.

Soltanto per me, infelice, era chiaro che quella verità era legata con un filo finissimo alla menzogna, e che non potevo accettarla sotto tale forma. Vissi così durante tre anni. In principio — quando, da penitente, non penetravo nella verità che a poco a poco, guidandomi soltanto con l’istinto e dirigendomi dalla parte ove il cielo mi pareva più chiaro — queste contraddizioni mi colpivano meno. Quando non comprendevo qualche cosa, mi dicevo: «È colpa mia, è perchè io son cattivo». Ma più mi penetravo di queste verità che apprendevo e più esse diventavano base della mia vita; più queste contraddizioni divenivano penose, sensibili, e più il distacco fra ciò che non comprendevo, perchè non sapevo comprendere, e ciò che non si poteva comprendere altrimenti che mentendo a se stesso, diveniva tanto più palese.

Nonostante questi dubbî e queste sofferenze, io tenevo ancora all’ortodossia. Ma apparvero i problemi della vita, che bisognava risolvere, e le soluzioni date della Chiesa, contrarie ai principî stessi di questa religione della quale vivevo, mi obbligarono a rinunciare completamente alla possibilità di qualunque comunione con l’ortodossia.

Questi problemi erano:

Il rapporto della Chiesa ortodossa con le altre Chiese, col cattolicismo e con i così detti scismi. In questo tempo, l’interesse che portavo alla fede m’aveva avvicinato ai credenti di diverse confessioni: cattolici, protestanti, vecchi [p. 86 modifica]credenti, molocani ed altri. Fra di essi incontrai molte persone superiori moralmente e profondamente credenti. Avrei desiderato esser loro fratello. Ma che! La dottrina che mi prometteva di unirci tutti per una sola fede, un solo amore, questa stessa dottrina, per bocca dei suoi migliori rappresentanti, mi diceva che tutte queste persone vivevano nella menzogna, che ciò che dava loro la forza di vivere era la tentazione del demonio, che noi soli possedevamo la sola verità possibile.

Notai che gli ortodossi tenevano per eretici tutti quelli che non avevano le loro stesse credenze, mentre i cattolici e gli altri tenevano per eretici quelli che appartenevano all’ortodossia. Notai anche come, verso tutti quelli che non confessavano la fede con gli stessi segni esteriori, con le stesse parole, l’ortodossia si mostrava ostile, quantunque cercasse di nasconderlo.

Infatti: 1.° Affermare che tu sei nella menzogna mentre io sono nella verità, è la parola più crudele che un uomo possa dire a un altro; 2.° e l’uomo che ama i suoi figli e i suoi fratelli non può non mostrarsi ostile verso chi vuol convertire i suoi figli e i suoi fratelli ad una religione menzognera. Quest’ostilità aumenta con una conoscenza più profonda della religione.

In quanto a me, che ponevo la verità nell’unità dell’amore, fui colpito dal fatto che la religione stessa distruggesse ciò che doveva produrre.

Questo fatto è soprattutto impressionante per noi, uomini istruiti, che abbiam vissuto in un paese in cui si confessano diverse religioni e che abbiam visto la negazione sprezzante, la [p. 87 modifica]fiducia incrollabile che affettano i cattolici verso i ortodossi e i protestanti, gli ortodossi verso i cattolici e i protestanti, i protestanti verso gli altri due, così come i vecchi credenti e le persone di qualunque altra religione. Questo fatto si nota fin dal primo momento. Si dice: è impossibile ch’essi non vedano ciò che è così semplice, che se due affermazioni si negano l’una con l’altra, allora nè l’una nè l’altra racchiude questa verità unica che deve costituire la fede. Vi è qualcosa che non va: una spiegazione qualsiasi s’impone.

Avendo pensato questo, mi misi a cercare questa spiegazione. Leggevo tutto ciò che potevo su questo soggetto, consultavo tutto il possibile, e non ricevevo spiegazione alcuna, se non quella degli ussari di Sumi, i quali credono che il loro reggimento sia il primo del mondo, come gli ulani gialli credono che il primo reggimento del mondo sia quello degli ulani gialli. I preti delle diverse confessioni, i migliori, non poterono dirmi che una cosa: si credevano nella verità, e gli altri erano nell’errore; tutto ciò che potevano fare era pregare per essi. Andai a vedere i vescovi, gli arcivescovi, i vecchi monaci, li interrogai, ma nessuno mi poteva spiegare questa stranezza. Uno solo mi spiegò tutto, ma in modo tale che non chiesi più nulla a nessuno.

Ho detto già che ogni incredulo che si converte alla fede (e tutta la nostra giovane generazione subisce questa conversione) si pone per prima domanda questa: Perchè la verità non è nel protestantismo o nel cattolicismo, ma nell’ortodossia? Gli si insegna al liceo, egli non può ignorarlo come i contadini, che i protestanti e i [p. 88 modifica]cattolici affermano nello stesso modo la verità unica della loro fede.

Le prove storiche che ogni confessione interpreta in proprio favore, sono insufficienti. Non è possibile, dicevo, comprendere la dottrina in modo abbastanza elevato da far sparire tutte queste divergenze per il vero credente? Non si può andar più lungi nella via che segniamo coi vecchi credenti? Essi affermavano che la croce, gli alleluia, il modo di camminare intorno all’altare sono diversi presso di noi. Noi abbiam detto loro: Voi credete al simbolo di Nicea, ai sette sacramenti: noi vi crediamo pure. Ebbene! Teniamoci dunque a questo, e per il resto fate come volete. Noi ci siam riuniti a loro perchè abbiam posto ciò che è essenziale nella religione più in alto di tutto il resto. Non si può dir lo stesso ai cattolici: Voi credete a questo e a quello, al principale; quanto al Filio que e al papa, fate come vorrete. Non si può dir la stessa cosa ai protestanti, andando d’accordo sul principale?

Il mio interlocutore accondiscese al mio pensiero, ma mi obbiettò che tali concessioni darebbero luogo a rimproveri verso il potere spirituale, se si allontanasse così dalla religione degli antenati; che si produrrebbe uno scisma, mentre il dovere spirituale era di mantener in tutta la sua purezza la religione greco-ortodossa che gli era stata trasmessa.

E compresi tutto.

Io cerco la fede, la forza della vita; essi cercano il miglior mezzo di compiere davanti agli uomini certi obblighi umani. E, compiendo opere umane, le compiono come uomini. Hanno un bel parlare della loro pietà per i fratelli perduti, delle preghiere che per essi innalzano [p. 89 modifica]all’Altissimo, per compiere opere umane la violenza è sempre necessaria, essa è stata e sarà sempre applicata. Le due religioni si credono nel vero, e si tengono reciprocamente per false, allora, per attirar gli uomini verso la verità, predicheranno la loro dottrina. Se la dottrina menzognera è predicata ai figli inesperti della Chiesa che crede posseder la verità, allora questa Chiesa deve bruciare il libro falso e respingere ciò che seduce i suoi figli. Che si può fare di quel settario che si consuma in una fede menzognera, secondo l’opinione dell’ortodossia, e che, in ciò che v’ha di più grave nella vita, nella religione, tenta i figli della Chiesa? Che fare di lui, se non tagliargli la testa o rinchiuderlo?

Al tempo di Alessio Mikailovic si bruciavan questi uomini sul rogo, cioè si dava loro il più gran castigo di quei tempi. Ai nostri giorni si applica pure la misura estrema: si rinchiude in una cella.

E portai la mia attenzione su ciò che si fa in nome della religione. Restai terrorizzato e rinunziai quasi completamente all’ortodossia.

Il secondo rapporto fra la Chiesa e i problemi della vita è il modo con cui ella considera la guerra e la pena di morte.

In quel tempo la Russia era precisamente in guerra. I Russi, in nome dell’amore di Cristo, si misero ad uccidere i loro fratelli. Era impossibile non pensare a questo, non si poteva non vedere che l’uccisione è un male contrario alle basi fondamentali di ogni religione. E, nello stesso tempo, nelle chiese si pregava per il successo delle nostre armi, i dottori della fede riconoscevano quel delitto come un’opera derivante dalla religione, e non solo i delitti [p. 90 modifica]commessi in guerra, ma quelli commessi in occasione dei disordini che ne seguirono. Io vidi membri del clero, monaci, pellegrini, approvar la condanna a morte di giovani smarriti, abbandonati. Portai la mia attenzione su tutto ciò che facevano uomini confessanti il cristianesimo e ne fui terrorizzato.