Le odi di Orazio/Libro primo/XXXVII

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Libro primo
XXXVII

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Quinto Orazio Flacco - Odi (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1883)
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XXXVII.


Or si dee bere, or con piè libero
    Picchiar la terra: omai con saliche
        Vivande le mense dei Numi
        4Era tempo d’ornare, o compagni.

Pria d’or nefasto era il trar cècubo
    Da celle avite, chè al Campidoglio
        Rovine dementi ed esizio
        8Minacciava all’Imper la Regina

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Con gregge sozzo, peste degli uomini,
    A frenar tutte speranze invalida
        Ed ebbra di dolce fortuna.
        12Ma scemò tali furieFonte/commento: Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/205 la sola

Nave che a pena campò all’incendio:
    La mente infusa di Mareotico
        Ai veri timori ridusse
        16Cesar: lei che d’Italia volava

Co’ remi incalza, qual falco tenere
    Colombe, o quale cacciator, celere
        Lepre via pei campi nevosi
        20Dell’Emonia, per mettere in ceppi

Il fatal mostro, lei che imperterrita
    Perir cercava, nè come femmina
        Tremò il ferro o in ascosi lidi
        24Riparò con veloce navile,

Ma osò con volto seren la reggia
    Mirar distrutta, e con forte animo
        Trattar gli aspri serpi, onde in seno
        28Il veleno funesto ne beva

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In cotal morte, che a sè delibera
    Più fiera, odiando ella, non umile
        Donna, da’ crudi Liburni sia
        32Orba tratta al superbo trionfo.