Le odi di Orazio/Libro terzo/XXV

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Libro terzo
XXV

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Quinto Orazio Flacco - Odi (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1883)
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XXV.


        Dove m’esalti, o Bromio,
Pien di te l’animo? Per quali cacciami
        Spechi e foreste un impeto
4Novo? In quali aditi, di Cesare inclito

        Fia che la gloria io mediti,
E agli astri ascriverlo osi e al concilio
        Di Giove? Egregio, insolito,
8Mai detto un cantico vo’ dire. Attonita

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        Così da’ gioghi edonj
Riguarda un’Evia l’Ebro e la Tracia
        Bianca di neve e il Rodope
12Scorso da barbaro piè, com’io vacue

        Foreste e rive impervie
Sol mirar piacciomi. O re di Najadi
        E di Baccanti, validi
16Col pugno a volgere gli alteri frassini,

        Nulla io dirò di esiguo.
Di mortal, d’umile. Dolce è il pericolo
        Seguendo il dio che cingesi,
20Leneo, le tempie di verde pampano.