Le pitture notabili di Bergamo/LXXIX

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LXXIX - Cappuccini

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CAPPUCCINI.


LXXIX.


FAtta erigere da Carlo Magno l’anno 801. a onore del glorioso Martire S. Alessandro, e donata ai Cappuccini nel 1531. che in più ampia forma la riedificarono, fattane la Consagrazione da Federico I. Cornaro Vescovo l’anno 1572. sotto [p. 149 modifica]l’antico titolo del prefato Santo Martire. Il primo Quadro che si trova entro la Chiesa a destra con S. Francesco stimatizzato, e Fra Lione in disparte, che fu presente al Fatto, è pregiatissimo parto del più strepitoso pennello che mai sia stato al mondo. Questo carattere, che fa il1 Zanotti al Tintoretto, che n’è l’Autore, troppo bene si verifica anche in quest’Opera, animata da un vivacissimo brio, e da una maestà senza pari. Sembra che il Pittore aderendo all’ordinario costume abbia figurato tale avvenimento, come seguito di notte, quando i Cronisti dell’Ordine affermano che tal celeste prodigio avvenne la mattina de’ 14. Settembre l’anno 1224. Il dirimpetto coll’addolorata Santissima Madre che regge fralle braccia il Divin Figliuolo, e i SS. Giovanni, Alessandro, Francesco, ec. è fattura del Moroni di color grave e fondato, ma alquanto secca ed aggruppata. Era quello Quadro la Tavola dell’Altar principale, quando vi fu sostituita quella che v’è di presente del Palma, fatta fare da Lelio, e Girolamo Adelasi.

La B. V. all’Altare della prima Cappella, entrando a destra, che porge il Bambino Gesù a San Felice, è fatica elegante di Monsieur Roumier di Carcassona; il quale dimorò qualche tempo in Bergamo, e vi morì circa l’anno 1730. Il S. Antonio di Padova nell’opposta Cappella, che riceve il [p. 150 modifica]Divin Infante dalle mani della Vergine, è di mano di Francesco Perazzoli Veronese. Opera nel vero limata e finita, ma poco per avventura gustosa, e di maniera piuttosto Tedesca, che Italiana. Il San Giuseppe da Leonessa, e il San Fedele da Sigmaringa negli Altari laterali al maggiore, sono operazioni di Giovanni Carobio. All’Altar principale mirasi una stimata Pittura del Palma il giovane, rappresentante la B. V. col Bambino in gloria di Angeli, e nel piano Sant’Alessandro inginocchione, e le SS. Orsola e Chiara colla Custodia del SS. Sacramento in mano, verso cui sta rivolto San Francesco in atto assai pittoresco e divoto. Il Quadretto nel Presbiterio colla Vergine appiè della Croce, e i SS. Francesco, Lorenzo, e Antonio Abate, è copia esatta e puntuale del Cavagna, tratta dal Moroni; che più piacerebbe, se fosse d’invenzione del Copista. Nel Coro v’ha un bellissimo Crocifisso di rilievo grande al naturale di Autore ignoto. Entro il Convento sonovi due Pitture da osservarsi: il Quadro che si affaccia, entrando, del San Felice colle bisacce, davanti alla B. V. col Puttino, che è del Borgognone dalle Teste: e la bella e gentilissima Tavolina nella Cappella della Infermerìa, esprimente la Madonna col Bambino, i SS. Francesco, e Caterina V. e M. e un Divoto inginocchiato, di mano del Ceresa, che si è ingegnato d’imitare il Moroni: ma se non gli è riuscito d’emularlo per quanto si aspetta alla forza del colorito, e alla maestà de’ contorni; si può dire che l’abbia superato nella grazia e nella vaghezza. Ripassato il ponte della Morla, e seguitando il cammino a sinistra [p. 151 modifica]sinistra, si va alla Chiesa della B. V. della Neve, detta comunemente la

MADONNA DELLE NUVOLE.

Note

  1. Allude il Zanotti a quanto cantò il Boschini del Tintoretto nel suo Poema alla pag. 197. con tali parole:
    „Un cervel più terribile de quelo
    Non fu mai visto certo in la Pittura;
    Come se vede in ogni so fattura,
    E in l’istoriar fantastico cervelo„.