Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550)/David e Benedetto Ghirlandai

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Cronaca Domenico Puligo

DAVID E BENEDETTO GHIRLANDAI

Pittori Fiorentini

Ancora ch’e’ paia e strano et impossibile che, chi seguita un maestro eccellente in qualsivoglia professione, continuando quel tale studio, non divenga esso ancora eccellente e raro, tuttavolta e’ si vede pure che i parenti, i fratelli et i figliuoli stessi delle persone singulari, ancora che e’ si sforzino di seguitarle, tralignano grandemente da quelle, e non solo non le somigliano interamente, ma né vi si appressano ancora per lungo intervallo. Della qual cosa mi penso io che sia la cagione non il sangue e la prontezza dello spirito che in essi non sia, ma i troppi agi e le facultà nelle quali allevati, coloro diventano il contrario di quello che arebbono a riuscire. Perché se eglino avessino esercitato lo ingegno che elli hanno ne gli studii a loro necessarii, come fece quel primo loro, e’ non è dubbio che tali sarebbono stati essi ancora, quale il primo che elli imitarono. E di questo sono tanti esempli antichi e moderni, che e’ non accade provarlo altrimenti. E chi pure ne stessi sospeso, guardi David e Benedetto Ghirlandai, i quali avevano bonissimo ingegno, e non fecero, se ben poterono, quello che aveva fatto Domenico loro fratello. Perché sviati dopo la morte sua, l’uno ciò è Benedetto andò vagabondo e l’altro si mise a ghiribizzare il musaico.

Fu David molto amato da Domenico et amò esso ancora Domenico sommamente, e la morte di lui tanto gli dolse che, mentre di lui ragionava sempre piangeva. Finí poi in compagnia di Benedetto suo fratello molte cose cominciate da Domenico, fra le quali è la tavola di Santa Maria Novella a Giovanni Tornabuoni da la parte di dietro, dove è la Resurressione di Cristo; et a gli allevati di Domenico fece finir la predella, che è sotto la figura del Santo Stefano, nella quale è una disputa di figure piccole, dipinta di man di Niccolaio, che per il molto studio dell’arte accecò, il quale sarebbe venuto maestro veramente eccellente. Vi lavorò ancora Francesco Granaccio et Iacopo del Tedesco. Cosí a Benedetto suo fratello fece fare in detta opera la figura di Santo Antonino Arcivescovo di Fiorenza e la Santa Caterina da Siena; et in chiesa, in una tavola, una Santa Lucia lavorata a tempera con la testa d’un frate, vicino al tramezzo della chiesa.

Trasferissi poi Benedetto in Francia, dove fece molti ritratti di naturale et altre pitture, per il che con molti danari guadagnati si ridusse a Fiorenza, et ebbe dal re privilegi di potere andare inanzi et in dietro per tutta la Francia esente d’ogni dazio o gabella in merito e testimonio della sua virtú. Fece ancor l’esercizio dell’armi, sí come quello che si dilettava molto della milizia. Morí d’anni cinquanta e fu sepolto insieme con Domenico. Ma David si dilettò di lavorare in musaico, e ne fece in un quadro grosso di noce una Madonna con alcuni angeli intorno, per mandarla a ’l Re di Francia. E per avere comodità di vetri a suo modo e di legnami, dimorò lungamente a Monte Aione, dove fece molte cose et alcuni vasi che furono poi donati a Lorenzo de’ Medici Vecchio, e tre teste, una di Giuliano suo fratello in una tegghia di rame, l’altra di San Piero e l’altra di San Lorenzo, per saggio e testimonianza della sua virtú. Visse onoratamente e da persona magnifica e lasciò bonissime sustanzie. Passò di questa vita di anni LXXIIII per una malattia di febbre nel MDXXV e da Ridolfo suo fratello gli fu dato in Santa Maria Novella, in compagnia de gli altri fratelli, onorata sepoltura.