Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550)/Valerio Vicentino

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Baccio d'Agnolo Antonio da San Gallo

VALERIO VICENTINO

Intagliatore

Da che gli egregii Greci ne gli intagli di pietre orientali furono cosí divini, e ne’ cammei sí perfettamente lavorarono, mi parebbe far torto et ingiuria grandissima s’io non facessi conto di quegli che sí maravigliosi ingegni hanno imitato. Con ciò sia cosa che per età che stata sia, ne’ moderni non s’è visto (dicono) ancora nessuno, che abbia passato gli antichi di finezza e di disegno, come in questa presente veramente felice età, carica et in tutto piena delle maraviglie del cielo, ne’ miracoli che gli uomini fanno, umanamente operando nel mondo, s’è veduto, e specialmente ne’ cristalli, di Giovanni da Castel Bolognese, fatti per Ipolito Cardinale de’ Medici, il Tizio, il Ganimede e le altre paci, et infinite pietre lavorate in cavo, appresso Giovanni Reverendissimo Cardinale de’ Salviati. Similmente s’è veduto nelle nette e pulite opere di Valerio Vicentino, di cui tanta moltitudine se ne vede a lui uscita di mano, che maraviglia è stato, come egli abbia potuto con tanto sottil magisterio, sí maravigliose opere conseguire. E pure a Papa Paulo III diede paci bellissime et una croce divina, e similmente coni d’acciaio da improntar medaglie, con le impronte delle teste e de’ rovesci antichi, talmente di similitudine lavorati, che non si può di bellezza far meglio, né di bontà piú desiderare. Infinito numero delle cose di costoro si trova appresso il Reverendissimo Cardinal Farnese, il quale cosí Giovanni come Valerio ha fatto lavorare. Questo ultimo ha nella arte sua con tanta pratica lavorato, che nell’età sua di LXXVIII anni ha fatto con l’occhio e con le mani miracoli stupendissimi. Ha insegnato l’arte a una sua figliuola, che lavora benissimo, anzi dottamente. Era tanto vago di continuo procacciare per dilettazione antiquità di marmi, impronte di gessi antichi e cose moderne, che spendeva ogni prezzo per essere sempre carico, di ritorno, con prede di tali esercizii. Similmente non restava da’ maestri, che fossero buoni avere disegni e quelli con venerazione tenere. Perché la casa sua in Vicenza di tante cose è piena e di tante varie cose adorna, che lo stupore esce di sé a vedere l’amore che Valerio a tale arte portava. E nel vero si conosce che, quando uno porta amore alla virtú, operando in quella continuo fino a la fossa, conseguisce opere virtuose e lascia dopo la morte di lui odore in infinito. Acquistò Valerio premii dell’opere sue grandissimi, ebbe beneficii et ufici da que’ principi ch’e’ serví, onde potranno quei che restano di lui, mercé d’esso, mantenere onorato grado. E non potendo egli piú, per li fastidi che porta seco la vecchiezza, attendere all’arte, né vivere, rese l’anima a Dio l’anno MDXLVI. E riportonne questa memoria:
SI SPECTAS A ME DIVINE PLVRIMA SCVLPTA,
ME CERTE ANTIQVIS AEQVIPARARE POTES.

Lasciò dopo sé molti lodati artefici vivi, i quali l’hanno di gran lunga avanzato, come si vede nell’opere di Luigi Anichini ferrarese, il quale di sottigliezza d’intaglio e di acutezza di fine ha le sue cose fatto apparire mirabili. Ma molto piú ha l’uno e l’altro passato di disegno, di grazia e di bontà, per essere universale Alessandro Cesati cognominato il Greco, il quale ne’ cammei e nelle ruote ha fatto intagli di cavo e di rilievo con somma grazia e divinità, e ne’ coni d’acciaio, lavorati in cavo e coi bulini, ha condotto le minutezze di tale arte con tanta estrema diligenza, che il valor d’esso non può meno di lode accompagnarsi, ch’egli di grazia e di gentilezza accompagnato si sia. E chi vuole finire di stupire ne’ miracoli suoi, miri una medaglia fatta a Papa Paulo III, la quale di bontà e di similitudine è perfettissima, come ancora il maraviglioso rovescio di quella vedrà condotto. La quale da Michele Agnolo, presente me, veduta, fu detto essere venuto l’ora della morte nell’arte, non pensando poter veder meglio. Ha seguito nel contrafar delle medaglie di prontezza infinitamente Leone Aretino, orefice et intagliator celebrato, il quale, nel continuar l’arte, se gli anni della vita arrivano al corso dove debbono arrivare, farà vedere di sé miracolose et onorate opere, sí come delle belle e lodate abbiamo fino al presente vedute. E similmente tali ingegni ha seguiti e segue negli intagli Filippo Negrollo milanese, intagliatore di cesello in arme di ferro con fogliami e figure, e Gasparo e Girolamo Misuroni intagliatori, et Jacopo da Trezzo, i quali in Milano lor patria hanno fatto opere lodevoli e degne di lor; come ancora mostra nelle medaglie Pietro Paulo Galeotti romano appresso il Duca Cosimo in Fiorenza, oltre i coni delle medaglie nell’opere della tausia, imitando gli andari di Maestro Salvesto, che di tal professione in Roma fece cose divine; Enea ancora Parmigiano, intagliatore di stampe di rame che oggi lavora felicemente, et Ieronimo de’ Fagiuoli bolognese, intagliatore pur di stampe di rame e bonissimo maestro di cesello.